giochi paralimpici – rio 2016IL BILANCIO DELLO STAFF TECNICOGuido Lo Giudice –...

giochi paralimpici – rio 2016
IL BILANCIO DELLO STAFF TECNICO
di Guido Lo Giudice – Foto Dean Alberga e Ability Channel

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Il Responsabile Tecnico Guglielmo Fuchsova
Dopo aver vissuto sul campo nelle vesti di coach del ricurvo la grande gioia dell’oro di Londra 2012 di Oscar De Pellegrin, Willy Fuchsova ha gestito la trasferta di Rio 2016 per la prima volta nei panni di Responsabile Tecnico del settore paralimpico. Un esordio positivo che ha visto l’Italia per la nona edizione consecutiva tornare a casa con almeno una medaglia.
Quello del Sambodromo è un risultato che ha soddisfatto le tue aspettative?
“Un argento, un bronzo e diversi atleti all’esordio ai Giochi: il risultato della nostra Paralimpiade è soddisfacente. Va detto però che, prima di partire, speravamo di poter ottenere una o due medaglie in più e questo è avvenuto esclusivamente perché le prestazioni internazionali dei nostri atleti prima della partenza per Rio ci dicevano che eravamo molto competitivi in più gare, su tutte il mixed team compound”.
Quindi c’è qualche rimpianto?
“Nessun rimpianto. Abbiamo cercato di preparare la trasferta nel modo migliore e se non sono arrivati tutti gli allori che volevamo non abbiamo grosse scusanti, perché abbiamo avuto il sostegno della Federazione e del CIP per l’intero quadriennio, con la possibilità di esprimere tutte le nostre potenzialità. Sappiamo però che le Olimpiadi sono una gara a sé, che gli atleti vengono catapultati in un mondo dove tutto è diverso rispetto alle altre trasferte. In queste occasioni giocano un ruolo importante l’esperienza e la capacità di non farsi travolgere dalle emozioni e dalle pressioni. Parliamo di fattori che possono cambiare i valori in campo e questo accade molto spesso”.
È stata questa la carta vincente che ha permesso agli azzurri di salire sul podio?
“Prendiamo il caso di Alberto Simonelli: ha gareggiato come sa fare lui, ha messo a frutto tutta la sua esperienza, si è concentrato solo sull’obiettivo, ha tirato benissimo e ha vinto con merito l’argento. Non è arrivato alla medaglia d’oro solo perché il suo avversario in finale è stato quasi perfetto, quindi non ha nulla da rimproverarsi. Discorso simile per Elisabetta Mijno: è arrivata in Brasile dopo un periodo molto difficile della sua vita lavorativa, ma è riuscita a mettersi tutto alle spalle. Da questo punto di vista è stato bravissimo Roberto Airoldi che, nonostante fosse all’esordio, ad ogni allenamento prima della gara ha acquisito maggior convinzione e sicurezza. E infatti negli scontri ha dimostrato di avere la giusta determinazione e insieme a Elisabetta ha espresso una grande prestazione che è valsa il bronzo in uno dei match più combattuti. Per quanto riguarda il misto compound, invece, qualcosa non ha funzionato: Rolly ha fatto valere i suoi trascorsi in questa competizione, mentre Eleonora, che era alla sua prima Paralimpiade, ha pagato un po’ di inesperienza e non è riuscita ad esprimere tutto il suo potenziale. Proprio per questo motivo dico che dobbiamo saper proteggere meglio i nostri atleti, cercando di non far pesare le grandi aspettative che il movimento ripone su di loro. Eleonora è fortissima e lo ha dimostrato in più occasioni prima di arrivare a Rio, ma poi al Sambodromo ha pagato dazio. Ci può stare e noi le saremo vicini per fare in maniera che i fattori esterni non la disturbino: quella di Rio è stata un’esperienza importante che le permetterà di crescere e sono certo che avrà la possibilità di rifarsi”.
Si è parlato anche di condizioni di tiro difficili: dalla pedana traballante al vento di difficile gestione che si alzava il pomeriggio.
“Inutile accampare scuse: la prima cosa che abbiamo fatto quando siamo arrivati è stato proprio provare la pedana, che in realtà non arrecava alcun problema. Per quanto riguarda il vento i nostri atleti sono abituati a tirare con quelle condizioni, l’unica cosa che ci è mancato erano i punti di riferimento per capire come si comportasse il vento durante la parabola della freccia, perché le maniche a vento non erano indicative, così come le bandierine sopra i bersagli. Queste però erano le condizioni di tiro per tutti i concorrenti, quindi è inutile lamentarsene”.
Considerando le prestazioni generali e i podi, con quali indicazioni la Nazionale si prepara al nuovo quadriennio?
“Dal nostro ritorno in Italia ho subito cominciato a pensare alla prossima stagione e alle successive per raggiungere al meglio Tokyo 2020. Dovremo rimettere in piedi la squadra maschile del ricurvo, così come abbiamo già fatto dopo Londra. Roberto Airoldi è diventato un punto fermo e ci saranno altri atleti che dovranno crescere al suo fianco. Spero di poter contare ancora su un grande arciere come Alessandro Erario che per arrivare a Rio ha dovuto fare grandi sacrifici, come d’altronde quasi tutti, trascurando il lavoro o la famiglia. L’obiettivo è continuare ad essere competitivi e puntare a vincere nelle grandi manifestazioni. Per quanto riguarda l’olimpico femminile Elisabetta Mijno si è confermata una campionessa e Veronica Floreno è un’atleta su cui continuare a puntare. Il fatto di essere arrivata a Rio all’ultimo momento le ha fatto bene: nonostante abbia chiuso con un risultato meno buono rispetto a Londra, al Sambodromo ha tirato senza paura e questo le servirà per avere ulteriori motivazioni in futuro. Per quanto riguarda il compound dico che Simonelli ha tutte le carte in regola per continuare a gareggiare per arrivare ai Giochi di Tokyo e anche gli altri hanno fatto il loro dovere: positivo l’esordio di Bonacina, che ha tirato bene in qualifica ed è entrato molto bene nelle dinamiche del gruppo; bene anche Cancelli, che sta maturando ancora e il prossimo quadriennio sono certo che farà parlare di sé. Inutile dire che puntiamo molto su Eleonora Sarti e lavoreremo per far uscire fuori anche altre atlete in grado di giocarsi le loro chance in azzurro. Nel W1 purtroppo abbiamo avuto questa brutta sorpresa che non ci ha permesso di portare in Brasile Monica Borelli, ma con lei abbiamo lavorato per 4 anni e la vogliamo assolutamente recuperare. Azzolini puntava molto a giocarsi un podio nel mixed team e non ha potuto farlo. Anche sulla sua esperienza possiamo continuare a puntare, ben sapendo che ci sono anche atleti come Cassiani che ha disputato un 2016 ottimo”.
Che ruolo ricopre in questa prospettiva la valorizzazione del settore giovanile?
“Sono orgoglioso dei nostri giovani ed è una grande soddisfazione poter dire che, insieme ad Oscar De Pellegrin e al gruppo di Arco Senza Barriere, siamo stati i primi e probabilmente gli unici ad avere sviluppato questo settore. Dopo aver organizzato diversi raduni, abbiamo già tirato fuori due atlete che dalla prossima stagione passeranno tra le senior e sono certo che quanto prima faranno parte della Nazionale maggiore. I primi risultati stanno già arrivando, ma ci sono anche altre atlete più giovani su cui puntare. Proprio per questo motivo l’ultimo raduno giovanile che chiude il 2016 lo svolgiamo all’O.I.C. di Padova e il prossimo anno vorrei appunto dare la possibilità a questi giovani di partecipare a turno ai ritiri dei senior per farli crescere seguendo l’esempio dei grandi. Abbiamo dei giovani motivati che questa estate, durante uno degli incontri, hanno mandato il loro in bocca al lupo agli azzurri in partenza per Rio, scrivendo in un cartellone che si sentono già pronti per arrivare a Tokyo 2020… Questo fa capire la voglia di arrivare lontano che hanno. Naturalmente allo stesso tempo dovremo proseguire il lavoro di reclutamento che abbiamo sviluppato in questo quadriennio, perché oltre alla crescita qualitativa dei giovani siamo consci che questa base di atleti su cui lavorare va ulteriormente ampliata”.
La crescita del settore giovanile è un obiettivo che va di pari passo con la crescita del gruppo azzurro. Gli atleti si apprestano a cominciare un nuovo quadriennio in vista di Tokyo 2020 e avrà un ruolo centrale in questo cammino anche lo staff tecnico. Quali sono le prospettive?
“Abbiamo un gruppo di lavoro affiatato e capace di tirare fuori il meglio dai nostri arcieri. Ognuno ha dato un contributo a partire da Marco Pedrazzi che rappresenta per noi una risorsa importante, ha grande esperienza e la squadra femminile gli vuole bene. Spero che si convinca a rimanere con noi, perché sarebbe molto difficile trovare qualcuno che abbia conoscenza della materia e professionalità pari alle sue. Credo comunque che potrà continuare a dare il suo contributo al gruppo. Per quanto riguarda Antonio Tosco, che era alla sua prima Paralimpiade, si è comportato benissimo e ha svolto al meglio il suo compito nel settore compound. Estendo i ringraziamenti per il lavoro svolto anche a Chiara Barbi, la nostra impagabile fisioterapista. A Rio siamo stati un team coeso: qualsiasi divisione fosse in gara, tutti erano sempre presenti al Sambodromo per tifare e sostenere i compagni. Naturalmente i meriti delle medaglie vinte a Rio vanno condivisi con tutto il resto dello staff che non ha preso parte alla trasferta. Ognuno ha dato il suo contributo, chi al Sambodromo, chi da casa, per far fruttare le opportunità che ci hanno fornito la Federazione e il Comitato Italiano Paralimpico. Il nostro compito adesso è continuare a non deludere le aspettative anche per i prossimi quattro anni”.

Il Coach dell’olimpico Marco Pedrazzi
Ad Atlanta ’96 la sua prima Paralimpiade da coach, mentre a Sydney 2000 è partito nelle vesti di C.T., ruolo che ha mantenuto ininterrottamente fino a Londra 2012, senza dimenticare Atene 2004, dove è stato il tecnico del ricurvo femminile anche ai Giochi Olimpici. A Rio de Janeiro Marco Pedrazzi ha vissuto la sua sesta presenza ai Giochi Paralimpici, ma nelle vesti di coach del ricurvo e non è scontato dire che parliamo dell’allenatore che più di tutti ha contribuito alla crescita dell’arcieria paralimpica in Italia.
Non era facile riproporsi ad alti livelli nella divisione che ha visto dare l’addio di Oscar De Pellegrin dopo Londra 2012. Eppure l’Italia è riuscita lo stesso a conquistare un podio grazie al duo Mijno-Airoldi.
“Prima di partire se avessimo dovuto scommettere qualcosa avremmo puntato sul podio del misto compound e invece come spesso accade in questa competizione i pronostici vengono sovvertiti. Nel misto ricurvo, infatti, non partivamo tra i migliori, ma i ragazzi hanno disputato un’ottima gara e alla fine hanno meritato il bronzo. Ai Mondiali e agli Europei vengono quasi sempre rispettati i valori e le prestazioni personali, mentre ai Giochi Paralimpici cade ogni certezza, probabilmente per la pressione che comporta la manifestazione più importante e seguita del mondo”.
Era possibile raggiungere anche altre medaglie?
“Potevamo avere altre possibilità, ma in quasi tutti i casi ha giocato un ruolo fondamentale la qualifica degli atleti. Credo che a partire da Elisabetta Mijno, per passare alla gara di Rolly Simonelli ed Eleonora Sarti la differenza ai Giochi la faccia il tabellone degli scontri diretti. Per questo un’ottima ranking round avrebbe dato maggiori chance di podio ai nostri. Elisabetta per esempio ha incontrato la Nemati troppo presto: pensavo e speravo che si sarebbe riproposta la finale di Londra e invece non ha potuto tirare nemmeno per il bronzo individuale. È stata comunque una grande soddisfazione vedere la campionessa iraniana che, al termine del match con Betta, le ha ribadito la sua stima, dicendole che era la sua migliore avversaria, l’unica che temeva davvero. Sono belle parole, anche dopo una sconfitta, dette da un’atleta che era stata portabandiera e titolare dell’Iran alle Olimpiadi. Elisabetta, che aveva vinto l’argento di Londra dopo aver preparato le gare mentre scriveva la tesi di laurea, questa volta è arrivata a Rio in buone condizioni fisiche, ma più provata sul versante psicologico visto che la preparazione l’ha fatta in tutt’altra situazione, vivendo a Modena lontana da casa e con un intenso impegno lavorativo. Nonostante tutto è stata bravissima, ha fatto i punti che servivano e anche nel match con la Nemati ha ribaltato la gara portandosi dal 4-0 al 4-4, giocandosela fino alla fine. Per quanto riguarda la gara mixed team, invece, possiamo dire che con Roberto Airoldi hanno affrontato dei match ad altissimi livelli”.
A chi daresti il voto migliore?
“In generale la sorpresa maggiore è stato l’iraniano Rahimi, vincitore dell’oro ricurvo: insieme a Willy ci siamo meravigliati per come tirava bene in allenamento e infatti poi ha dimostrato grandi qualità andando a vincere la competizione. Per quanto riguarda il gruppo azzurro credo che il voto più alto se lo meriti Roberto Airoldi. Non mi aspettavo rimanesse così tranquillo durante la gara nel mettere tutte quelle le frecce nel 10. Tirarle nel centro alle Paralimpiadi è molto diverso che in altre competizioni. Sembrava fosse in allenamento e questo gli ha dato una marcia in più. Ricordiamoci che era all’esordio: ha avuto una grande crescita e la sua prestazione è stata una bellissima sorpresa”.
Cosa ti aspetti in vista del prossimo quadriennio?
“Questa è stata probabilmente la mia ultima Paralimpiade: sono arrivate due medaglie invece di 4, ma sono soddisfatto, perché l’Olimpiade spesso premia gli outsider. Non voglio fare previsioni, dico solo che abbiamo creato un bel gruppo e che sicuramente continuerò a dedicarmi agli atleti che già seguo da tempo. A partire da Francesca Ceppaglia che fa parte del gruppo giovanile Para-Archery e dalla quale mi aspetto che ripercorra pian piano il percorso delle atlete della Nazionale maggiore. Proseguirò il lavoro con Monica Borelli, che purtroppo non è potuta partire con noi per Rio per una questione medica nonostante avesse meritato sul campo il pass olimpico. Insomma, lavorerò con tutti gli atleti che avranno bisogno di me individualmente, anche perché è giusto che si rinnovi anche nel settore tecnico. Di certo prima dovrò ringraziare il Presidente del CIP Luca Pancalli, che a Rio ha voluto condividere con noi il villaggio come fosse un atleta. Credo che anche lui non si aspettasse questo grande risultato in termini di medaglie. Abbiamo ricevuto al nostro rientro in Italia una sua lettera di congratulazioni: il suo ringraziamento è stato davvero gratificante”.

Il coach del compound Antonio Tosco
Alla sua prima Paralimpiade nelle vesti di coach, Antonio Tosco ha vissuto con trepidazione le prestazioni dei suoi atleti, fino ad esultare sul campo delle finali per lo splendido argento ottenuto da Rolly Simonelli. Queste le sue parole sulle prestazioni degli azzurri: “La giornata dedicata alle eliminatorie individuali non era iniziata benissimo; purtroppo Matteo Bonacina è uscito al primo scontro. Cancelli ha passato benissimo il primo match con grande determinazione e preparazione. Poi ancora i sedicesimi con Simonelli che ha superato l’avversario in modo agevole e questo faceva già ben sperare per il suo percorso.
Agli ottavi sfortunatamente Cancelli è uscito, non si può rimproverare niente, era determinato e secondo me il vento ha influito sul risultato, altrimenti sono convinto che avrebbe superato il turno, perché ha tirato alcune frecce in condizioni peggiori rispetto all’avversario. Discorso a parte per Alberto Simonelli che è andato avanti a testa bassa incurante delle condizioni meteo: “Agli ottavi Alberto ha saputo gestire in maniera perfetta anche il vento, passando il turno senza alcuna difficoltà. Ai quarti di finale ha fatto capire di essere pronto, con l’inglese ha preso subito il vantaggio, lo ha mantenuto ed è arrivato alla fine con determinazione. La semifinale è forse lo scontro più importante, perché sai che a quel punto ci si ritrova davanti solo avversari fortissimi. È andato sotto di due punti ma ci ha creduto fino in fondo ed è riuscito a tirare fuori il meglio, pareggiando e scavalcando l’avversario. È arrivato con merito in finale dove, se possibile, bisogna saper mantenere ancora di più la concentrazione. L’avversario di Rolly era forte e ogni tiro è stato effettuato al massimo delle forze. Ci può stare perdere una sfida all’ultima freccia. Siamo stati contentissimi per l’Italia, che ha vinto questo argento spettacolare ed emozionante.
Nel complesso, facendo un passo indietro, per quanto riguarda Bonacina, pur essendo uscito al primo turno, deve essere contento. Era all’esordio e ha fatto vedere una qualità cresciuta nel tempo, è arrivato preparato con ancora qualche miglioria su cui lavorare, ma da qui in avanti ci aspettiamo dei risultati e delle soddisfazioni. In Cancelli ho visto una crescita continua in questo ultimo anno; ha avuto qualche problema nella gara perché deve migliorare un pochino quando va in difficoltà e deve imparare a gestire ancora meglio la qualifica e le condizioni meteo. Simonelli ha fatto un grande percorso, è arrivato preparatissimo a questa Paralimpiade grazie al lavoro svolto da tutto lo staff insieme a lui”. •

La prima da spettatore per Oscar De Pellegrin…
di Guido Lo Giudice

Dopo sei edizioni consecutive da protagonista assoluto sulla linea di tiro quella di Rio de Janeiro è stata per il consigliere federale Oscar De Pellegrin la prima Paralimpiade vissuta da casa senza scoccare frecce che valessero il podio. L’oro di Londra 2012 commenta così questa sua prima volta da spettatore.
“Seguire i Giochi da casa è stata una sensazione strana. Sarei dovuto partire con il gruppo ma la mia presenza poteva togliere alcune comodità ai ragazzi, quindi ho pensato che avrei fatto meglio a seguirli da casa. Dopo sei edizioni consecutive, l’ultima addirittura nelle vesti di portabandiera, questa volta ho seguito la cerimonia di apertura in televisione insieme a mia moglie. Mentre la guardavo mi è sembrato di aver chiuso una lunga parentesi. Dopo aver potuto esprimere le mie emozioni sul campo, mi sono reso conto che ho ricevuto tanto dallo sport e che sono migliorato come persona. Per questo al termine della carriera ho capito che si aprono nuove prospettive e ho subito avuto voglia di contribuire in altra veste per ridare allo sport quanto ho ricevuto. Naturalmente per quanto riguarda le Paralimpiadi la mia mente era sempre lì con gli azzurri”.
Che giudizio dai delle prestazioni dell’Italia al Sambodromo?
“Con l’argento di Simonelli e il bronzo di Mijno e Airoldi abbiamo raccolto il 70-80% di ciò che era nelle nostre intenzioni. Non è poco perché le Paralimpiadi sono una gara a sé stante, molto diversa dai Mondiali o dagli Europei. Io avevo preventivato il raggiungimento di tre medaglie, perché pensavo fossero nelle potenzialità del nostro gruppo: non le abbiamo raggiunte ma i due podi hanno premiato comunque il lavoro svolto nel quadriennio. A Rio abbiamo portato nuovi atleti che nelle nostre intenzioni dovevano essere anche competitivi e questo obiettivo è stato raggiunto. Ciò che non siamo riusciti ad ottenere al Sambodromo è stato dovuto all’inesperienza dei nuovi che non sono riusciti a gestire le pressioni di questo evento quindi ora sappiamo su cosa lavorare in vista dei Giochi di Tokyo 2020 per continuare ad essere protagonisti. Diciamo che a Rio è mancata solo la ciliegina sulla torta con un terzo podio, ma abbiamo consolidato la forza del nostro movimento, quindi nel complesso la FITARCO ha lavorato bene”.
Quali sono le prospettive per il prossimo quadriennio?
“Vogliamo proseguire il lavoro del progetto promozionale Arco Senza Barriere, che ha portato a un incremento di tesserati, di tecnici specializzati e alla nascita di un settore giovanile. Poi bisognerà far emergere altri atleti di alto livello. La promozione sul territorio è doveroso farla, ma bisognerà anche migliorare la Nazionale giovanile accompagnando la crescita di questi giovani. Non sappiamo ancora se Tokyo potrà già essere un loro obiettivo, ma è importante lavorare sulle potenzialità dei ragazzi che ambiscono a gareggiare nell’alto livello. L’anno prossimo si disputerà il Mondiale a Pechino e dobbiamo farci trovare pronti. Continueremo a lavorare presso la splendida struttura dell’O.I.C. Padova, che ringraziamo per averci permesso di preparare sotto ogni punto di vista i nostri azzurri. Ci teniamo a non deludere le aspettative, sempre più elevate, che il Comitato Paralimpico giustamente ripone nel tiro con l’arco italiano, considerato un’eccellenza visti i risultati che da sempre ottiene. Noi abbiamo dato il massimo e ci siamo confermati. I meriti vanno innanzi tutto agli atleti per il loro impegno e i sacrifici che hanno dovuto sostenere, al CIP e alla Federazione che ci hanno dato gli strumenti per lavorare al meglio, a tutto lo staff tecnico che ha saputo far fruttare queste opportunità e allo staff di Arco Senza Barriere.
Il Presidente del CIP Luca Pancalli è stato molto soddisfatto dei risultati ottenuti dall’Italia a Rio de Janeiro. Che giudizio dai della trasferta italiana?
“Prima della partenza tutte queste medaglie non erano previste. Superare le 30 sarebbe già stato un risultato molto positivo. Possiamo dire che siamo al passo delle altre grandi del mondo. Siamo di nuovo tra i primi 10 nel medagliere e con una percentuale altissima di medagliati rispetto al numero di partecipanti: quasi il 40% degli atleti azzurri è infatti salito sul podio, un rapporto eccellente rispetto a chi ha portato in gara oltre 200 atleti. A Pechino e Londra, con un po’ di fortuna in più, potevamo ottenere altre medaglie visto che avevamo collezionato tanti quarti posti: evidentemente a Rio eravamo in debito con la buona sorte ed è andato tutto bene. Il nuoto e il ciclismo sono le Federazioni che più di tutte hanno dimostrato di avere atleti di alto livello. La FITARCO ha fatto come sempre la sua parte e ha chiuso contribuendo con le sue medaglie per la nona edizione consecutiva. Nel complesso è un risultato inaspettato e straordinario. Guardando al futuro spero che il CIP abbia la forza e la volontà per migliorare ulteriormente, a cominciare dalla promozione che sarà necessaria per ampliare la base di praticanti e tesserati. Questo aspetto sarà fondamentale per creare le basi per avere un team di alto livello per le competizioni internazionali in vista di Tokyo 2020”.

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