Le vittorie arcieristiche ottenute indossando il cappello della As Roma sono valse a Lorenzo Gubbini un invito allo Stadio Olimpico e l’omaggio di una maglia personalizzata col numero 10
Comincia tutto da un cappellino con uno stemma giallorosso sulla fronte. Un simbolo inequivocabile, quello che ogni tifoso di un’amatissima squadra di calcio porta nel cuore. È lo stemma della Roma. Così, con quel cappellino in testa, Lorenzo Gubbini tira alla grande, e trionfa nel campionato italiano compound. Era lo scorso settembre a Rovereto. Campione assoluto a soli 20 anni, anche se bisogna precisare che da allievo, a soli 16 anni, Lorenzo si era già fregiato del tricolore assoluto. Ma i suoi successi contano relativamente poco in questa storia di emozioni, tifo e sport.
Quello che conta è il suddetto cappellino e quello che significa per Gubbini. Perché Lorenzo non è romano: se così fosse sarebbe quasi banale raccontare la sua passione per la Roma. Invece no, il campione italiano è umbro: nato a Foligno dove vive, gareggia per la compagnia Arcieri Città di Terni. Umbro doc insomma. Eppure sin da piccolo la sua passione per i colori giallorossi è incontenibile. E non certo una passione ereditata, visto che il nonno è milanista e il padre juventino. Nella sua camera da letto il poster di Francesco Totti gli fa compagnia e gli dà la buonanotte da anni. Quando non è impegnato in allenamenti, raduni con la nazionale o qualche gara in giro per l’Italia e per il mondo, Lorenzo guarda le partite della Roma in tv, magari in compagnia di papà Riccardo, anche lui arciere: è colui che gli ha aperto le strade dell’arco facendolo appassionare e, soprattutto, è il suo apprezzato allenatore. Per Lorenzo il padre è importantissimo nella sua avviata carriera di arciere di valore internazionale. Gubbini senior costituisce le fondamenta del passato e la garanzia del futuro di Gubbini junior, che nel mirino intravede una città oltreoceano chiamata Los Angeles. Ora il compound è entrato nel programma olimpico con il mixed team e quindi Lorenzo ha finalmente la licenza per sognare.
Ma torniamo alla nostra storia, che entra nel vivo. Dunque Gubbini si laurea campione d’Italia e la Fitarco, attraverso il suo ufficio stampa, mi chiede di fargli un’intervista, che avrete potuto leggere nel numero scorso della rivista Arcieri. Sono un arciere anche io, da un paio d’anni travolto dalla passione per questo sport, e accetto con piacere l’idea di mixare il mio hobby con la mia professione di giornalista. Una lunga telefonata con Lorenzo mi fa entrare nel suo mondo, fatto di frecce, di musica (lui grande chitarrista, aveva anche una band prima di diventare un arciere “professionista”) e di calcio. Poche settimane dopo la pubblicazione dell’intervista incontro Lorenzo di persona a Terni, dove entrambi partecipiamo a una gara interregionale. Lui ovviamente stravince. Io? Meglio tacere. Comunque ci conosciamo, questo è importante, nasce una bella amicizia. Alla fine della gara gli faccio una proposta: perché un giorno non vieni a Roma e andiamo insieme allo stadio a vedere la “Magica”? Neanche l’avessi detto: a Lorenzo brillano gli occhi, un sorriso radioso si stampa sul suo viso, già prima che lui apra bocca intuisco quanto sia felice di accettare la mia proposta. Consulto immediatamente il calendario della Serie A, scelgo una partita e gli dico: che ne pensi di Roma-Como? Perfetto, la sua risposta. Apro subito l’app della AS Roma per comprare i biglietti: incredibilmente gli unici due posti vicini rimasti liberi in tutto lo stadio Olimpico sono in Tribuna d’Onore Centrale. Non ho scelta, li acquisto al volo, per evitare che spariscano anche quelli.
Al momento di salutarlo chiedo a Lorenzo se, venendo a Roma, volesse allenarsi al nostro campo (la mia compagnia è Arcieri Sagittario), prima di andare allo stadio la sera. Risposta positiva. Della serie mai perdere un giorno di allenamento. Gli chiedo di portare, oltre all’arco, anche la sua adorata chitarra: chissà mai che non ci scappi una suonatina.
Il 15 dicembre arriva veloce. Ma io ho comunque avuto il tempo di organizzare con la Roma una sorpresa che farà felice Lorenzo. Anzi, trasformerà una bellissima giornata di sport in una serata per lui indimenticabile. Come previsto la mattina di quel lunedì Lorenzo arriva con la sua macchina in perfetto orario, pochi minuti prima delle dieci. Appuntamento in un bar per una bella colazione e poi dritti al campo del Sagittario. Apriamo le borse, montiamo gli archi, gli altri arcieri presenti cominciano a interloquire con Gubbini. Alla fine lui si mette a disposizione di chiunque voglia fare domande, chiedere consigli, farsi spiegare i “trucchi” del mestiere. Tra una freccia e l’altra Lorenzo dispensa suggerimenti con un’umiltà che sorprende tutti. Parla del compound con una straordinaria semplicità: spiega e corregge i movimenti di chi gli è accanto sulla linea di tiro. Non è infastidito da tanta attenzione su di lui: in fondo, dice, oggi sono qui per la partita della Roma e posso anche fare un allenamento blando. Blando? Cosa si intende per blando quando c’è di mezzo un campione? Ve lo spiego io con un numero: 597. Gubbini simula le venti volée di gara e mette le sue frecce al centro del giallo, quello che vale dieci, per ben 57 volte su 60. Avanzano tre 9. Errori li definisce lui. Quel 597 sarebbe il suo record (il suo ufficiale è 596), a un solo punto dal record italiano, ma non vale perché questo è un allenamento. Per fortuna che si trattava di un allenamento blando. Che emozione vederlo tirare con tanta implacabile naturalezza.
In mattinata arriva al campo anche Emiliano Rampon, che per il Sagittario è tesserato, anche lui campione italiano assoluto: a Rovereto, a soli 19 anni, con il suo ricurvo ha vinto una gara in cui erano presenti tre azzurri campioni olimpici. Lorenzo ed Emiliano parlottano un po’, si confrontano, si aggiornano sul loro percorso in azzurro, e tirano frecce così precise che potresti metterti una mela in testa e piazzarti davanti al paglione senza timore. Timore misto a emozione che invece provo io per qualche minuto quando mi trovo a tirare col mio arco nudo proprio in mezzo ai due campioni italiani. Ma ora corriamo, che dobbiamo andare a cambiarci per la serata calcistica. A casa mia compare la famosa chitarra, con la quale Lorenzo mi ipnotizza: resto ammaliato dalla sua bravura, pur non allenata come con l’arco. Mezzora di melodie e poi il cambio abiti e la partenza direzione Olimpico.
Entriamo nel clou della storia. Arriviamo allo stadio in scooter, ci avviamo verso la Tribuna Monte Mario. Siamo dentro e io avverto il dirigente della Roma con il quale ero d’accordo per la sorpresa a Lorenzo. Lui, ancora ignaro, è già evidentemente emozionato nel fare ingresso nell’area hospitality. Si guarda intorno, tutto è giallorosso: si fa qualche selfie, poi affronta con entusiasmo e appetito il ricco buffet. All’improvviso si palesa un signore, indossa una giacca con lo stemma della Roma. È lui il dirigente, mi saluta, saluta Gubbini, sa bene chi è il ragazzo. Lorenzo capisce che sta per succedere qualcosa di bello: in mano il dirigente ha una sacchetto firmato AS Roma. Lo porge a Lorenzo, sempre più incuriosito ed emozionato. Lo apre: contiene una maglia giallorossa. Ma non è una maglia qualsiasi, sulle spalle c’è stampato il suo nome: Gubbini. E come numero non poteva che esserci quello: il 10. Che ha una doppia valenza in questa circostanza: oltre a rievocare Francesco Totti, quel 10 rappresenta anche l’obiettivo di ogni freccia che Lorenzo tira. Il ragazzo, quasi imbarazzato, ringrazia: di maglie giallorosse a casa ne ha un’infinità, ma una donata dalla Roma e addirittura col suo nome stampato sulle spalle proprio gli mancava. La indossa, si fa cento foto, non riesce a credere di aver ricevuto un regalo così.
Si va in tribuna, la partita sta per cominciare. Un fotografo dal campo, Pino Fama, avendo saputo della presenza del campione italiano, punta l’obiettivo su di noi, Lorenzo ritira fuori la maglia, la sventola e si fa immortalare con il suo nome bene in vista. È felicità pura. Ma adesso, dentro di noi aleggia una certa ansia: porterà bene tutta questa cerimonia di consegna e la presenza di Lorenzo all’Olimpico? In fondo l’avversario è il Como, una delle squadre più competitive del campionato. Il match è sofferto, il primo tempo si chiude senza reti. Nella ripresa arriva il tanto auspicato gol del vantaggio della Roma, che seppur tra molti sospiri, i giallorossi conservano fino al fischio finale. Lorenzo esulta, la sua maglia avrà un valore maggiore: ha portato fortuna. E come porta fortuna lui l’ha portata a Nimes, nella quinta tappa delle World Series. Tutto è cominciato da un cappellino, ora la storia prosegue con una maglia. Quella maglia giallorossa che porta il suo nome. Sempre nel segno dei colori giallorossi.




