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PIÙ DI UNA MAGLIA: IL VIAGGIO DI UN SIMBOLO, DA PARIGI A NOVELLARA
di Marco D’Incà

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La maglia e la promessa. La maglia è quella cucita tra un podio che racconta l’Italia del coraggio e una cornice che profuma di provincia emiliana, e la promessa è di chi sceglie il silenzio dell’azione alla voce della retorica. Oggi, la divisa azzurra di Stefano Travisani – atleta della Nazionale italiana di Para-Archery, oro paralimpico a Parigi 2024, insieme a Elisabetta Mijno – abita a Novellara. È appesa con cura, custodita come un cimelio. Ma soprattutto: è viva. E lo è perché chi l’ha acquistata all’asta non voleva un “impolverato” oggetto da collezione. Voleva un simbolo da condividere.

DONO – Il protagonista è William Tondelli, presidente dell’ASD Arcieri dell’Ortica. Uno che antepone i fatti alle parole: “Quando abbiamo visto che la maglia di Stefano era all’asta – racconta – non abbiamo esitato. Per il valore sportivo, umano. E perché fare del bene è il motore che ci spinge a guardare avanti”. La divisa se l’è aggiudicata per 260 euro, mentre altri 240 sono serviti per incorniciarla. Totale: 500 euro. Una somma che non profuma di spesa, ma di dono, visto che il ricavato è andato alla Fondazione Ghirotti: una realtà in prima fila nell’assistenza socio-sanitaria per chi ha bisogno di cure palliative, a casa o nei due hospice.

DOPPIO APPUNTAMENTO – E quella maglia, martedì 15 aprile, è tornata a parlare. Non dal vetro che la protegge, bensì dalla voce di chi l’ha indossata: Stefano Travisani. La giornata è iniziata a Luzzara, nelle aule di una scuola secondaria di primo grado, con circa ottanta alunni delle classi terze. I quali, stavano portando avanti un progetto sullo sport paralimpico. Solo che stavolta non hanno avuto bisogno di libri: avevano un testimone in carne e ossa. Accanto a loro, la sindaca Elisabetta Sottili, i dirigenti scolastici, e quella curiosità limpida di chi sa ascoltare. Poi, nel pomeriggio, Novellara: non un evento ufficiale o una celebrazione. Un incontro vero. Con i cittadini. Con gli arcieri dell’Ortica. Con chi crede che lo sport sia anche cura, comunità, connessione. In questo contesto, è stato presente pure il sindaco, Simone Zarantonello.

LINEA DRITTA – Gli Arcieri dell’Ortica non sono nuovi ad alimentare iniziative di solidarietà. E il Presidente Tondelli le ricorda una per una, come si ripassano i bersagli colpiti nella vita: “A due ragazzi di Novellara, colpiti da malattie degenerative, abbiamo regalato un paio di generatori: quando mancava la corrente, infatti, era un problema enorme. Abbiamo contribuito, inoltre, a realizzare un giardino all’hospice di Guastalla. Quattro anni di eventi, di raccolte fondi. Si sono unite a noi anche altre società. Dopo il terremoto, abbiamo quindi donato all’asilo nido di Reggiolo tutto il materiale perso sotto le macerie”. Poi si lascia andare a un sorriso. Ma non per vanità. Per gratitudine: “Quando si parla di solidarietà, la nostra società è sempre in prima fila. Per le opere di beneficenza, siamo stati premiati anche dal Presidente del Coni, Giovanni Malagò”.

ANCORA IN VOLO – A guardarla oggi, quella maglia azzurra sembrerà una reliquia moderna. Incorniciata, ma ancora in volo, come le frecce di Stefano Travisani. Quelle stesse frecce che non si fermano nell’impatto col bersaglio. Vanno oltre. Arrivano dove servono risposte, gesti, mani tese. A conferma che questa non è solo la storia di un atleta che ha vinto. È la storia di chi ha deciso che la vittoria di Parigi dovesse diventare di tutti. Di una società sportiva che sa dove tirare. E di una comunità che ha scelto di trasformare una maglia in una missione.•

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