intervista al presidenteGRAZIE… Guido Lo Giudice

intervista al presidente
GRAZIE…
di Guido Lo Giudice

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Il Presidente Mario Scarzella non si ricandida e, dopo aver vissuto intensamente 24 anni alla guida della FITARCO, ripercorre la sua esperienza nel mondo arcieristico

La Federazione, attraverso la sua guida, ha raggiunto risultati mai ottenuti in precedenza che rimarranno per sempre nella storia di questo sport. Il Presidente Mario Scarzella, ha deciso di non candidarsi per un nuovo mandato, attraverso queste pagine ripercorriamo con lui questa lunga storia d’amore.

Da giovane è stato uno sportivo: quali insegnamenti le ha trasmesso il mondo dello sport per quella che poi è stata la sua carriera dirigenziale?
“Sono sempre stato uno sportivo, fin da bambino. Ho praticato atle- tica leggera, ho giocato a calcio e a palla tamburello, in questo caso ad alti livelli e, posso dire che lo sport mi ha insegnato cosa significhi davvero abnegazione e preparazione. In generale, credo che la sportività e il rispetto degli avversari dovrebbero essere presenti in ogni luogo dove si pratica sport”.

Come ricorda il suo ingresso nel mondo del tiro con l’arco?
“Il tiro con l’arco è parte della mia vita. Inizialmente sono entrato in questo mondo solo per esaudire la richiesta di mio figlio, che desiderava tirare con l’arco. Così, dopo questo iniziale approccio, mi sono appassionato e successivamente mi hanno chiesto di diventare Presidente del comitato regionale Piemonte: mi sono messo a disposizione, rispondendo però che se avessi avuto un solo voto contrario non mi sarei candidato. Da quel momento possiamo dire che è iniziata tutta la mia carriera dirigenziale, perché dopo il comitato ho fondato una società a Torino, gli Arcieri Iuvenilia, sono stato eletto in Consiglio Federale come Vicepresidente di Gino Mattielli, poi sono diventato il Vicepresidente vicario e infine Presidente, dal 2001”.

A quale dirigente del passato deve di più?
“I miei punti di riferimento sono stati Gino Mattielli, con cui ho condiviso e imparato moltissimo. Poi non posso non citare Francesco Gnecchi Ruscone, che mi ha insegnato a muovermi anche in ambito internazionale. Da un punto di vista dirigenziale sono stati entrambi un esempio da seguire”.

In questi quadrienni la FITARCO ha ottenuto grandi successi agonistici, organizzativi e amministrativi: pensava di poter raggiungere questi risultati?
“Nel 2001, quando sono stato eletto Presidente quasi con un plebiscito nei confronti degli altri due candidati, ho subito intrapreso la via che consideravo più giusta per il movimento arcieristico. Ma non sono io ad aver raggiunto questi risultati, bensì la Federazione e soprattutto gli atleti attraverso le loro prestazioni. Credo di aver contribuito in minima parte ai grandi successi dell’Italia, ma per riuscirci ho cercato di mantenere sempre un ottimo rapporto con i consiglieri federali, gli arcieri, i tecnici, gli interlocutori dei gruppi sportivi militari e più in generale con i dirigenti di tutto il mondo arcieristico. I risultati sono dalla nostra parte, ma il merito è giusto attribuirlo a una squadra, non a un singolo, sia a livello sportivo che dirigenziale”.

Ambiva a una carriera internazionale fin dall’inizio?
“Inizialmente mi sono approcciato all’ambiente internazionale sostenendo la candidatura di Dario Carbone nel 1999. Poi, una volta divenuto Presidente Federale, mi sono candidato al consiglio dell’EMAU, che era presieduto da Ugur Erdener.
Grazie al supporto di Marinella Pisciotti, che era il Segretario Generale della federazione europea, abbiamo avviato una lunga e fruttuosa collaborazione: quando il mio amico Ugur è diventato Presidente della Federazione Internazionale, io sono stato eletto a capo dell’organismo europeo. Abbiamo continuato a lavorare in sintonia, Ugur ha voluto che facessi parte del suo gruppo di lavoro anche in seno all’allora FITA finché, nel 2011, sono stato eletto Vicepresidente vicario dell’organismo mondiale che ha cambiato denominazione, diventando World Archery. In tutti questi anni ci siamo impegnati al massimo per la crescita del movimento arcieristico e siamo riusciti a ottenere dei grandi risultati. Anche le soddisfazioni personali ottenute in ambito europeo e mondiale le devo condividere col movimento arcieristico italiano, perché ho ricevuto massima collaborazione da parte delle società, dei comitati regionali, dei Consiglieri Federali e dei Vicepresidenti, portando la FITARCO a essere una Federazione modello in ambito internazionale, anche per quanto riguarda l’organizzazione di grandi eventi ospitati in Italia”.

Ripercorrendo il passato, a quali successi della Nazionale si sente più legato?
“Il primo pensiero è sicuramente dedicato all’oro olimpico di Marco Galiazzo ad Atene 2004, ma sono molto legato anche al successivo argento a squadre di Pechino 2008, con la squadra maschile che ha fatto soffrire fino all’ultima freccia la Corea del Sud. Poi, ricordo con grande piacere anche il titolo mondiale vinto a New York da Michele Frangilli e non posso non citare le grandi emozioni vissute a Londra 2012, dove lo stesso Michele, con Marco e Mauro, ci hanno portato il primo oro a squadre. I festeggiamenti di quella sera a Casa Italia sono davvero un ricordo meraviglioso.
Naturalmente mi porto nel cuore tutte le esperienze Olimpiche, come il quarto posto delle nostre ragazze a Rio 2016, che considero un grandissimo risultato così come lo è stata la prima doppia meda- glia vinta a Tokyo, in una edizione dei Giochi Olimpici contraddistinta dal terribile periodo del covid: l’argento di Mauro Nespoli e il bronzo di Lucilla Boari, prima azzurra a salire sul podio alle Olimpiadi, sono stati dei momenti memorabili. Anche per quanto riguarda il mondo paralimpico ho tanti successi a cui mi sento legato, a partire dall’oro di Oscar De Pellegrin e l’argento di Elisabetta Mijno a Londra 2012. Poi sono arrivati i due podi a Rio 2016 e tre medaglie a Tokyo 2020, cui abbiamo dato seguito a Parigi concludendo un percorso davvero esaltante, considerando le cinque finali disputate, due quarti posti, il primo bronzo nel W1 grazie a Dameno e Tonon, il terzo posto individuale di Elisabetta e la meravigliosa conclusione con l’oro misto di Mijno e Travisani arrivato nell’ultimo giorno di gara. Inutile dire che sono legatissimo anche a tutte le altre vittorie che abbia- mo raggiunto con le nostre nazionali, dai compound al giovanile, per passare al tiro di campagna e al 3D. Sarebbe impossibile citarle tutte, ma quando si esce dal campo con l’Italia al primo posto del medagliere per Nazioni, come spesso ci è capitato, è sempre una grandissima soddisfazione”.

Parlando più in generale del mondo dello sport, con quali dirigenti ha avuto il rapporto migliore?
“Aver firmato uno dei primi protocolli d’intesa con il Comitato Italiano Paralimpico mi permette di dire che mi sento legato in modo particolare al Presidente del CIP Luca Pancalli, che in questi anni ho affiancato in seno alla sua giunta. Ma ho avuto un ottimo rapporto anche con il Presidente del CONI Gianni Petrucci e successivamente con il Presidente Giovanni Malagò”.

C’è stata invece una delusione che ancora è viva nella sua memoria?
“Il quarto posto di Rio 2016, ma più che una delusione direi che è vivo in me il rammarico per non aver visto festeggiare con una medaglia le nostre ragazze. Ricordo ancora gli occhi pieni di lacrime di Guendalina Sartori, Claudia Mandia e Lucilla Boari a fine gara e in quel momento ho capito davvero l’attaccamento delle nostre atlete alla maglia azzurra”.

Rispetto ai suoi interventi nel mondo arcieristico, quale cambiamento le ha dato maggior soddisfazione?
“Sul versante dirigenziale l’aver ottenuto il cambiamento dei regolamenti della gara olimpica, senza i quali probabilmente in questo momento non avremmo più fatto parte del mondo olimpico. La promozione del tiro con l’arco da parte del CIO, inserito nella fascia degli sport tra i più rilevanti grazie anche agli ascolti televisivi e la presenza sui social, mi ha dato grande soddisfazione”.

C’è qualcosa che avrebbe voluto fare e che non è riuscito a portare a termine?
“Un rimpianto è il mancato ingresso della divisione compound nel mondo olimpico. Ci abbiamo lavorato tantissimo e avevamo non solo speranze, ma delle certezze che ci sono poi state negate per Los Angeles 2028. In ambito nazionale avrei voluto incrementare maggiormente il numero di atleti iscritti alla Federazione. I nostri numeri da Atene 2004 a oggi sono sicuramente aumentati, passando da 14mila ai quasi 30mila di oggi.
È vero che esistono anche altre realtà arcieristiche in Italia che in qualche maniera disperdono il numero di praticanti, ma nel corso dei miei mandati sarei voluto arrivare a un incremento ancora maggiore di tesserati”.

Come vorrebbe essere ricordato dal mondo arcieristico?
“Vorrei che si dicesse di me che ho amato il tiro con l’arco. Dall’arciere della domenica, a quello che tira la sua prima freccia, fino al campione olimpico”.

Perché ha scelto di non candidarsi per un altro mandato?
“Dopo 24 anni mi sembrava giusto rinnovare gli organi federali dando la possibilità ad altri di potersi esprimere e di poter portare, pur senza stravolgere il nostro mondo, delle idee innovative per la crescita del tiro con l’arco. Altrimenti sarebbe diventata un’egemonia personale che non mi appartiene come uomo”.

Che percorso vorrebbe che intraprendesse la Federazione nel prossimo futuro?
“In questi anni credo di aver lasciato molto e di aver commesso anche degli errori. Sono il primo a concepire questo concetto. Spero che chi guiderà la Federazione porti idee nuove, ma senza stravolgimenti. Bisogna tenere presente la volontà e le esigenze di tutte le società e portarle a collaborare, evitando la conflittualità. Bisogna costruire assieme, in squadra, le nuove idee e il nuovo mondo arcieristico. Di sicuro ci saranno ulteriori cambiamenti dovuti alle leggi che cambiano, ma questo sarà un capitolo che affronterà il nuovo consiglio federale”.

A chi vuole rivolgere il suo ringraziamento?
“Alcuni li ho già citati, ma vorrei ringraziare i Vicepresidenti e i Consiglieri Federali che in questi anni si sono succeduti al mio fianco, i gruppi sportivi militari con i quali abbiamo creato uno splendido rapporto e che nel corso degli anni hanno aperto le sezioni arcieristiche sostenendo i nostri atleti di alto livello. E poi non posso dimenticare i Presidenti Regionali e i Presidenti delle società che dedicano tanto tempo al nostro sport sottraendolo alle loro famiglie. La passione che mi ha contraddistinto, in fondo, è la stessa che ve- diamo ogni fine settimana sui campi di gara, quella stessa voglia di mettersi in gioco che ho avuto io in tutti questi anni, che vivono giornalmente in gara e in società gli atleti, i tecnici, i giudici di gara e tutti coloro che, con spirito di servizio, ci hanno permesso di far crescere il nostro sport e di essere fieri della FITARCO”. •

Mario Scarzella, una vita al servizio del tiro con l’arco
Mario Scarzella, ottavo Presidente della FITARCO, è nato a Rocca d’Arazzo, in provincia di Asti, il 24 maggio 1946, e abita a Torino.

E’ stato dirigente e imprenditore nel settore edile, attualmente è in pensione.
Sposato con Enrica Carmen Garetto, allenatrice FITARCO, che si dedica principalmente al settore giovanile degli Arcieri Iuvenilia, con la quale ha due figli, Ardingo e Fiammetta, entrambi arcieri.
Ha praticato lo sport dell’atletica leggera, il calcio ed è stato per 5 anni atleta di serie B e per 10 anni atleta di serie A di palla tamburello.

Come dirigente sportivo, nel suo curriculum arcieristico, figurano la presidenza del Comitato Regionale Fitarco Piemonte dal 1992 al 1996; la presidenza della Società Arcieri Iuvenilia, che ha fondato nel 1997; la vicepresidenza della Federazione al fianco di Gino Mattielli, dal 1997 al 1999; la vicepresidenza vicaria nel Consiglio Federale guidato da Dario Carbone nel biennio 1999-2000.

Dal 2001 passa alla guida della Federazione: viene eletto Presidente della FITARCO e viene riconfermato nell’incarico all’unanimità per i quadrienni 2005-2008, 2009-2012, 2013-2016. Nell’Assemblea Elettiva del 6 novembre 2016, viene rieletto con l’88,93% dei voti per il quadriennio 2017-2020 e confermato nell’Assemblea Elettiva svoltasi a gennaio del 2021 per il quadriennio 2021-2024.

È membro del Consiglio Nazionale del CONI dal 2001 e del Consiglio Nazionale del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) dal 2009. Dal 2010 è membro della Giunta CIP.
Durante il Congresso dell’Unione Europea di Tiro con l’Arco (EMAU) del 2002 è stato eletto membro del Consiglio della Federazione continentale e nel 2005 è stato eletto anche nel Consiglio della Federazione Internazionale di Tiro con l’Arco (FITA).

Dal 2006 è Presidente dell’EMAU che, nel 2012, ha cambiato denominazione in World Archery Europe. È stato rieletto Presidente dell’organismo europeo nei quadrienni 2010-2014, 2015-2018 e, nel Congresso di Legnica (Pol) del 26 agosto 2018, è stato confermato alla presidenza per il quarto quadriennio consecutivo con 41 voti su 42, per poi ottenere la quinta conferma al Congresso di Monaco di Baviera del 2022, con 37 voti su 38.

Nel 2011, in occasione del 49esimo Congresso di Torino è stato eletto Vicepresidente Vicario della Federazione Internazionale che ha cambiato la sua denominazione da FITA in World Archery. Ha mantenuto il ruolo di Vicario per 11 anni e, nel Congresso di Berlino del 2023, è stato eletto Vicepresidente.

Nel 2001 ha ottenuto dal CONI la Stella d’Oro al Merito Sportivo e successivamente la Stella d’Oro del CIP, nel 2004 è stato insignito del titolo di Commendatore per meriti sportivi dal Presidente della Repubblica e nel 2017 ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Scienze Sociali dal Rettore dell’Università ARRSUP – Associazione di Ricerca Scientifica e Studi Universitari Privati di Grono (Svizzera).

Nel corso del suo mandato l’Italia ha mantenuto un ruolo di prestigio nel panorama mondiale dell’arcieria, vincendo per la prima volta una medaglia d’oro individuale alle Olimpiadi (Marco Galiazzo ad Atene 2004). In particolare spiccano l’argento a squadre (Di Buò, Nespoli, Galiazzo) ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, la medaglia d’oro di Gloria Filippi alla prima edizione dei Giochi Olimpici Giovanili di Singapore

nel 2010 e la medaglia d’oro conquistata a Londra 2012 dal trio azzurro maschile
(Nespoli, Galiazzo, Frangilli), cui si aggiungono l’oro e l’argento di Oscar De Pellegrin ed Elisabetta Mijno alle Paralimpiadi in Gran Bretagna. Ai Giochi di Rio 2016 l’Italia ha raggiunto il quarto posto con il trio femminile (Boari, Mandia, Sartori) e il sesto posto individuale con Mauro Nespoli, per poi conquistare alle Paralimpiadi l’argento compound con Alberto Simonelli e il bronzo mixed team ricurvo con Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi.

A Tokyo 2020 nuovi record per il tiro con l’arco azzurro: per la prima volta l’Italia ottiene due medaglie nella stessa edizione, l’argento individuale di Mauro Nespoli e il bronzo individuale di Lucilla Boari che mette in bacheca il primo alloro olimpico femminile della FITARCO.

Alle Paralimpiadi arriva la decima edizione consecutiva con almeno un podio vinto, grazie al bronzo compound di Maria Andrea Virgilio (prima medaglia femminile in questa categoria), all’argento ricurvo di Enza Petrilli e l’argento mixed team ricurvo di Elisabetta Mijno e Stefano Travisani.

Nel 2023, in virtù degli eccezionali risultati ottenuti da dirigente sia in ambito nazionale che internazionale, è stato premiato con il Collare d’Oro al merito sportivo, il massimo riconoscimento previsto dallo sport italiano.

Nel 2024 conclude il quadriennio con la soddisfazione di vedere l’Italia al primo posto nel medagliere in vari eventi internazionali e, ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024, può festeggiare la conquista dell’oro mixed team di Elisabetta Mijno e Stefano Travisani nel ricurvo open, il bronzo individuale di Mijno e il bronzo misto nel W1 di Daila Dameno e Paolo Tonon.

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