Giochi Paralimpici Parigi 2024UN CAPOLAVORO FIRMATO ITALIAdi Marco D’Incà – Foto World...

Giochi Paralimpici Parigi 2024
UN CAPOLAVORO FIRMATO ITALIA
di di Marco D’Incà – Foto World Archery e CIP/Alegni

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Per l’11 edizione consecutiva l’Italia sale sul podio alle Paralimpiadi. Bronzo individuale per “Betta”, bronzo misto W1 per Dameno e Tono, due quarti posti e nell’ultimo giorno di gare Mijno e Travisani chiudono in bellezza con l’oro ricurvo

Un capolavoro italiano, a Parigi. Ma il riferimento non è alla celebre Gioconda di Leonardo da Vinci, esposta al Louvre. L’opera d’arte, in territorio francese, l’ha realizzata la Nazionale azzurra Para-Archery. E tutto il mondo l’ha potuta ammirare: non nel museo adagiato sulle sponde della Senna, bensì all’Esplanade des Invalides. La “casa”, a cielo aperto, che ha accolto le prove di tiro con l’arco di un’edizione dei Giochi paralimpici semplicemente indimenticabile. Perché arrivano ben tre medaglie: due di bronzo. E uno straordinario oro, che prende forma dodici anni dopo il titolo di Oscar De Pellegrin, a Londra. A conquistarlo è una coppia ben nota nel panorama arcieristico: quella formata da Elisabetta Mijno e Stefano Travisani, d’argento a Tokyo. E in trionfo, nel Ricurvo Open, all’interno della gara che ha chiuso il programma di Parigi 2024. Un lieto fine con i fiocchi.
Non solo: l’Italia, alle Paralimpiadi, allunga la sua “luna di miele” con i podi, se è vero che, in uno dei primi tre gradini, sale ininterrottamente dal 1984. Ovvero, dall’appuntamento di Stoke Mandeville. A quarant’anni di distanza, l’Olimpo dell’arco si veste ancora di tricolore. Nella storia paralimpica a tinte azzurre, le medaglie raggiungono quota 34. E c’è pure una prima volta: nel W1, una categoria nobilitata dalla terza piazza di Daila Dameno e Paolo Tonon, nel mixed team. E in cui gli italiani non si erano mai spinti così in alto. Già, in alto. Come e più di Icaro: solo che, diversamente dal personaggio mitologico, Elisabetta Mijno può avvicinarsi al sole, senza timore di perdere le ali. Perché, al suo leggendario palmares, l’atleta piemontese aggiunge non una, ma da due medaglie: oltre all’oro nel mixed team, il bronzo nell’individuale.
In generale, è un tris di podi. E poteva essere un poker. O addirittura una cinquina, se si considerano le semifinali raggiunte dal duo Eleonora Sarti-Matteo Bonacina (Compound) e da Paolo Tonon (W1), sfociate in due quarti posti ricchi di orgoglio e poveri di rimpianti.
Ma andiamo con ordine. E riavvolgiamo il nastro di una Paralimpiade da film: con otto capitoli.

RANKING ROUND – L’antipasto è nel segno del ranking round. E delle 72 frecce. Ma arriva subito un segnale, forte e chiaro, da chi ha raggiunto la capitale francese con idee ambiziose e una concentrazione granitica: Elisabetta Mijno, prima nel Ricurvo Open sia a livello individuale (641: è di “Betta” il miglior punteggio), sia nel mixed team, insieme a Stefano Travisani. La giornata d’apertura, inoltre, è infiammata da due record del mondo (quello della ceca Sarka Pultar Musilova nel W1, 659 punti, e nel compound della turca Oznur Cure Girdi, con 704 punti). E uno paralimpico, timbrato dal francese Guillaume Toucoullet, nel ricurvo maschile (652).

ELIMINATORIE INDIVIDUALI COMPOUND – Il tabellone è subito beffardo. E, per uno strano disegno del destino, la prima sfida a eliminazione diretta, nel Compound Open, è un derby. Un’azzurra di qua, una di là: Eleonora Sarti contro Giulia Pesci. L’atleta di Cattolica si aggiudica il confronto e stacca il biglietto per gli ottavi (136-126 il punteggio), nonostante una prova generosa di Pesci, al debutto nei Giochi dopo aver ottenuto il pass paralimpico grazie al successo nel torneo di Dubai. Subito fuori, invece, il campione del mondo in carica Matteo Bonacina, dopo scomodo incrocio con l’iraniano Hadi Nori, cede 141-139, nonostante un avvio impeccabile, caratterizzato da quattro 10 in sequenza.

W1 E COMPOUND FEMMINILE – Tre italiane in gara, ma il podio rimane lontano: nel W1, Asia Pellizzari non riesce a superare lo scoglio degli ottavi contro la turca Misir (112-118) e Daila Dameno viene eliminata ai quarti dalla ceca Tereza Brandtlova (117-127). Fuori agli ottavi pure Eleonora Sarti, piegata 135-141 nel Compound Open da Sarita. L’indiana è la numero 4 del ranking mondiale, ma tira da numero 1. Tanto è vero che l’unica freccia al di sotto del 9 arriva solo nel finale, quando il confronto è già ampiamente deciso. Per quanto riguarda Daila Dameno, si rivela determinante un errore alla seconda freccia, mentre Asia, di fronte all’esperienza della turca Nil Misir e con il sostegno dell’intera famiglia presente sulle tribune, riesce solo ad avvicinarsi al cerchio giallo.
Al termine della giornata la cinese Chen Minyi supera in finale Sarka Pultar Musilova 136-129, raggiungendo il secondo oro in carriera, ma la Repubblica Ceca si prende due terzi del podio con Brandtlova che batte 127-122 la coreana Kim Ok Geum. Da raccontare la storia della finale del compound femminile, dove a vincere l’oro dopo il record mondiale in qualifica è la turca Oznur Cure Girdi che vince 144-141 sull’iraniana Fatemeh Hemmati, mentre il terzo posto va alla britannica Jodie Grinham, scesa in campo col pancione ben visibile, supera nel derby inglese Phoebe Paterson Pine 142-141 diventando la prima arciera paralimpica incinta a salire sul podio nella storia delle Paralimpiadi.

TONON QUARTO NEL W1 – Al termine di un percorso di altissimo spessore, Paolo Tonon sfiora il podio. Ma la dea bendata si dimentica di lui nella fase decisiva di una giornata dalle mille emozioni. Al debutto sul campo di gara paralimpico, Paolo parte dagli ottavi e batte Antonios (Finlandia) 132-130, supera ai quarti il bronzo di Tokyo, Hekimoglu (Turchia) 138-134. E poi sfiora la medaglia, anche se occupa un posto fra i migliori quattro arcieri dei Giochi, nel W1. A frenare Tonon è soprattutto la malasorte, in semifinale: nelle ultime tre frecce una scucitura al polsino che tiene lo sgancio della freccia risulterà fatale contro lo statunitense Jason Tabansky, in quel momento avanti di un singolo punticino. Poi, l’azzurro torna in campo nella finale per il bronzo, tentando l’impresa con il polsino di riserva, ma Zhang Tianxin ha la meglio: 138-126. Un vero peccato, visto che l’arciere veneto ha affrontato una delle sfide più importanti della sua carriera con un problema tecnico irrisolvibile. Almeno nell’immediato.
Jason Tabansky, lanciatissimo dopo la semifinale con Tonon, si è poi aggiudicato l’oro superando il cinese Han Guifei 134-131. Un risultato inatteso visto che nove settimane prima dei Giochi non si era nemmeno qualificato, ma il ritiro dell’australiano Davis gli ha spianato la strada per il debutto alle Paralimpiadi.
A dir poco spettacolari le sfide per le medaglie del compound. La copertina è tutta di Matt Stutzman, “The Armless Archer”. Dopo aver tracciato con la sua incrollabile resilienza la via degli arcieri privi di braccia, l’istrionico campione a stelle e strisce, alla quarta e ultima Paralimpiade, dopo l’argento individuale a Londra 2012, ha chiuso la sua storia d’amore col tiro con l’arco con un lieto fine d’oro. Il suo è un vero e proprio show: vittoria agli ottavi su Forsberg (Fin) allo spareggio con un 10 che spacca il crocino del bersaglio, passaggio in semifinale di un solo punto contro il vicecampione del mondo MacQueen (Gbr) e l’accesso alla finalissima grazie a un 10 di riga allo spareggio contro He (Chn). Poi, l’atto finale contro l’altro cinese, Ai Xinliang, oro a squadre a Rio e bronzo individuale a Tokyo, si tramuta in una vera e propria corsa al 10 conclusa con quattro 30 e un 29. La sfida termina 149-147 col tripudio dei tifosi, i salti di gioia e le lacrime di Stutzmann, che si inchina verso un pubblico, a dir poco gratificato per aver assistito alla performance di un campione capace di firmare col suo piede tutto fare un’altra meravigliosa pagina di storia dello sport.

W1 E COMPOUND MISTI: BRONZO E QUARTO POSTO – Il 2 settembre è il giorno della prima medaglia italiana a Parigi: è di bronzo e arriva grazie al mixed team, nel W1. A ottenerla sono Daila Dameno e Paolo Tonon, protagonisti di una finale per il terzo posto da raccontare ai nipotini. Perché il successo si concretizza al termine di una rimonta clamorosa, con ben 8 punti recuperati nelle ultime due volée alla Corea del Sud. Kim Ok Geum e Park Hong Jo partono meglio (35-32) e sembrano prendere il largo nel secondo atto: 71-63. Sembra finita: la speranza è flebile. Ma il giorno in cui hanno distribuito tenacia e orgoglio, Dameno e Tonon si sono presi razione doppia. Così, nella terza volée, arrivano tre 10 e un 9, mentre la Corea scivola in un inaspettato 1. La situazione è clamorosamente ribaltata: 102-97 per un’Italia che riuscirà a gestire le frecce conclusive in modo mirabile. È fatta. E il gavettone liberatorio di coach Fabio Fuchsova è una delle cartoline più significative da portare in valigia.
Dopo la vittoria ai quarti sugli USA (139-126), i due azzurri erano stati superati in semifinale dalla Repubblica Ceca (Drahoninskyi-Musiolva), ma i fuoriclasse cechi non sono poi riusciti ad avere la meglio nella finalissima sulla Cina che, col duo Chen-Zang, si prende un altro oro dopo quello di Tokyo e il record paralimpico siglando nello score 147-143.
Ma all’Esplanade des Invalides sono straordinari anche Eleonora Sarti e Matteo Bonacina, nel Compound Open: quarti, senza rimpianti. Perché solo due record paralimpici li privano di un podio che avrebbero meritato. I due azzurri perdono la semifinale 149-156 contro la Gran Bretagna (Grinham, Macqueen). E la finale per il bronzo con l’India, che la spunta 155-156, anche in virtù di un punto di riga controllato dal giudice di bersaglio con la lente d’ingrandimento che fa festeggiare la giovane e prodigiosa atleta senza braccia Sheetal Devi, in coppia con Kumar. A prendersi il titolo paralimpico sono poi i britannici che battono con una prova d’autorità l’Iran (Hemmati, Nori) 155-151.

LE DICHIARAZIONI
Daila Dameno: Aveva già preso parte ai Giochi Paralimpici: estivi, nel nuoto, ad Atene. E invernali, nello sci, a Torino, salendo anche sul podio. Ma Daila Dameno ha trovato nel tiro con l’arco una nuova dimensione. E una passione incommensurabile, sfociata in un risultato da brividi: il terzo posto nel mixed team, insieme a Paolo Tonon. “Un’emozione grandissima, volevamo assolutamente questo podio, doveva essere nostro. E così è stato. Averlo ottenuto in così poco tempo, da quando tiro con l’arco, è un’ulteriore soddisfazione. Considero questa la mia più bella medaglia di sempre”. La terza vita sportiva dell’atleta originaria di Magenta non poteva iniziare meglio: “In questi contesti, è necessario rimanere sempre sul pezzo, concentratissimi, evitando di farsi prendere dall’ansia o da altri pensieri. Io, per esempio, in finale ho centrato un deludente 6 e potevo andare nel panico. Ma non è accaduto. Siamo stati bravi a rimanere connessi fino alla fine. Sì, toppato nell’individuale e desideravo riscattarmi. Dedico il terzo posto alla mia cagnolona Viola, morta lo scorso mese di agosto”. Ma Dameno non si culla sugli allori. Ed è già proiettata al domani: “Nella prossima stagione ci saranno i Mondiali in Corea. E piano, piano ci avvicineremo alle Paralimpiadi di Los Angeles, nel 2028, con l’obiettivo di vincere altre medaglie. Sì, al plurale: non una sola”.
Paolo Tonon: Dopo il quarto posto individuale, Paolo Tonon ha conquistato un bronzo che profuma d’impresa: “Ero ancora stanco dalla gara del giorno precedente, ma volevo riprendermi ciò che la sfortuna mi aveva tolto. Io e Daila non siamo una coppia consolidata, però sapevo che potevamo fare bene. Una volta persa la semifinale, è subentrata un po’ di paura. Ma abbiamo tenuto duro, senza mai mollare”. Il polsino scucito della prova individuale è diventato uno dei simboli dei Giochi: “Siamo riusciti a rattopparlo, grazie allo staff e ai tecnici del villaggio. Ed è andato tutto per il meglio. Non me lo aspettavo, anche se sono partito da casa con grande fiducia. Ho lavorato parecchio e, negli ultimi due mesi, mi sono allenato al meglio. Mi sentivo preparato e determinato. Ma da qui ad arrivare in fondo ne passa”. Dediche? “Ai miei genitori, alla mia famiglia, ai tanti amici che erano a Parigi, ai miei compaesani di Orsago, in provincia di Treviso, al mio allenatore Ezio Luvisetto, a Fabio Fuchsova, allo staff. E, in generale, a chi ha sempre creduto in me. Il tiro con l’arco è davvero uno sport pazzesco, in cui devi essere una macchina perfetta: sia mentalmente, sia fisicamente”.
Eleonora Sarti e Matteo Bonacina: La medaglia? Solo sfiorata. Ma per la qualità della loro prestazione, Eleonora Sarti e Matteo Bonacina. avrebbero ampiamente meritato di mettersela al collo: “Non ho rimpianti. Anzi, ho vissuto una delle giornate più belle della mia vita – è il commento di Eleonora -. Finalmente è emerso il percorso che ho condotto in questi ultimi anni. Credetemi, sono felice. Non mi sarei mai aspettata di tirare con una simile serenità e lucidità. E di divertirmi così tanto. La medaglia sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Abbiamo gareggiato contro dei mostri sacri? E allora dobbiamo diventare più mostri dei nostri avversari”. Anche Bonacina può essere soddisfatto: “La concorrenza è altissima, ma abbiamo dimostrato che ci siamo pure noi. Sono orgoglioso della mia compagna, del nostro staff, di tutto il team. In più, era la prima volta che gareggiavo di fronte a un pubblico così numeroso e ritengo di aver gestito bene la situazione. La considero una grande vittoria. Uscire così un po’ brucia. E la strada da percorrere è ancora tanta. Ma è quella giusta”.

MIJNO DI BRONZO NEL RICURVO – Da una medaglia all’altra: dal W1 al Ricurvo. Il metallo è sempre lo stesso: bronzo. E a metterselo al collo è Elisabetta Mijno. La campionessa – che nella quotidianità veste i panni di medico chirurgo al CTO di Torino – non smette di regalare soddisfazioni e infila il quarto podio paralimpico consecutivo. Agli ottavi, “Betta” supera senza troppi patemi l’australiana Amanda Jennings (6-0), il quarto di finale è a senso unico contro la polacca Milena Olszewska: la numero 3 della classifica mondiale, e bronzo a Londra 2012 e Rio 2016, cede 6-0. In semifinale, però, Mijno si trova di fronte la cinese Wu Yang, atleta che non è in vetta al ranking per un dono della provvidenza, anzi: dopo un confronto serratissimo ed equilibrato, Wu, all’ultimissima freccia, trova il 9 di riga che farà la differenza. Un peccato, anche perché, con il sistema cumulativo di punti, avrebbe vinto l’azzurra 134-131. Ma Elisabetta non si perde d’animo e va a prendersi il bronzo, nel confronto con Selengee Demberel (Mongolia): secco 6-2. E la scena si ripete: Mijno è ancora sul podio, dopo due secondi posti (Londra 2012 nell’individuale e Tokyo 2021 a squadre miste con Stefano Travisani) e un terzo a Rio 2016 (sempre a squadre miste, ma con Roberto Airoldi). Nulla da fare, invece, per Veronica Floreno. L’atleta di Erice non trova il “feeling” con il bersaglio e viene stoppata, ai sedicesimi, da Oyun-Erdene Buyanjargal, portacolori della Mongolia.
A conquistare il titolo paralimpico, in un derby tutto cinese, è poi Wu Chunyan, che supera Wu Yang 7-1.

RICURVO OPEN MASCHILE – Secondo le sacre scritture, il settimo giorno è dedicato al riposo. E forse anche la Nazionale italiana Para-Archery ha bisogno rifiatare. Perché, nel penultimo capitolo di Parigi 2024, c’è un unico azzurro sulla linea di tiro: è Stefano Travisani, nel Ricurvo Open. Ma completerà solo un piccolo tratto di percorso, arrendendosi al giapponese Ueyama Tomohiro: 6-2 e le porte degli ottavi rimangono sbarrate.
La competizione ha visto poi la storica vittoria di Singh Harvinder, il primo indiano ad aver vinto nel tiro con l’arco una medaglia d’oro nella storia dei Giochi Olimpici e Paralimpici, dopo che era stato il primo a vincere una medaglia a Tokyo (bronzo). Trionfo arrivato sul polacco Lukasz Ciszek per 6-0. Ma l’uomo del giorno, pur rimasto ai piedi del podio, è certamente l’outsider australiano Taymon Kenton-Smith che perde la finalina con l’iraniano Arab Ameri Mr 6-0 ma, con i suoi capelli arruffati tinti di giallo e verde, il cappello da Mr. Crocodile con tanto di penna ben in vista, tra inchini al pubblico e agli avversari, ha galvanizzato i presenti con un continuo show condito da frecce inaspettatamente al centro del bersaglio.

MIJNO E TRAVISANI CAMPIONI PARALIMPICI – Elisabetta Mijno e Stefano Travisani ci riprovano, a tre anni esatti dalla piazza d’onore raggiunta a Tokyo, nel mixed team del Ricurvo. Grazie al miglior piazzamento nel ranking round, gli azzurri decollano direttamente dai quarti. E non lasciano scampo all’Indonesia di Wahyu Retno Wulandari e Setiawan Setiawa: 5-3. In semifinale, ad attendere il Elisabetta e Stefano, c’è l’India di Pooja e del neo campione paralimpico, Harvinder Singh. La partenza italiana è ai limiti della perfezione e il 4-0 ha già i contorni dell’ipoteca. Anche se gli indiani si rifanno sotto nel terzo set, salvo poi lasciare definitivamente la scena a Mijno e Travisani, in un quarto atto maiuscolo con due 10 conclusivi: 6-2. Dopo tre sconfitte di fila, l’incantesimo delle semifinali è rotto. Manca poco per completare il capolavoro. A dividere gli azzurri dall’oro spunta un avversario inedito: la Turchia di Merve Nur Eroglu e Sadik Savas. Come nella precedente sfida, l’approccio degli azzurri è sontuoso: 35-31 nel primo set, 39 punti realizzati su 40 nel secondo. E se il terzo sorride ai turchi, il quarto ha il timbro del trionfo tricolore. Anche perché la freccia di Eroglu scivola sul 6. Già, 6: come i punti sufficienti a Mijno per chiudere i conti, nell’ultimo tiro. E quando mai “Betta” ha fatto meno di 6? Infatti arriva un 9. È oro: il primo della spedizione parigina. Il primo di Stefano. Il primo anche di Elisabetta Mjino. È l’Esplanade des Invalides: sembra il Louvre. Che capolavoro, ragazzi.
Per la cronaca, a prendersi il bronzo a sorpresa era stata la Slovenia, superando l’India allo spareggio: 5-4 (19-17).

LE DICHIARAZIONI
Elisabetta Mijno: Sono lacrime di gioia. Lacrime di liberazione. Lacrime d’oro. Le versa Elisabetta Mijno, una volta scoccata l’ultima freccia: quella decisiva. Quella che le permette di laurearsi campionessa paralimpica: “Finalmente è arrivata questa medaglia d’oro. Mi sono tolta un’enorme soddisfazione, al termine di una giornata quasi perfetta”. Alla quinta Paralimpiade, Elisabetta raggiunge l’apice di un percorso destinato a marchiare a fuoco la storia dell’arco azzurro. E non solo in ambito paralimpico: “Già quando ho vinto il bronzo nella gara individuale, tra me e me, avevo cantato l’inno. Sentirlo suonare davvero scatena sensazioni impossibili da trasmettere e raccontare. È un’emozione che prende il cuore e lo stomaco. La primissima volta che sono salita sul gradino più alto di un podio internazionale è un momento che non dimenticherò mai. Quel momento l’ho rivissuto a Parigi”. Mijno non tiene soltanto per sé una simile e ineguagliabile gioia. “Siamo una grande squadra, fatta non solo di arcieri e tecnici, ma di persone che mi sono sempre state vicine. Mi hanno dato amore e permesso di raggiungere i traguardi che conosciamo”.
Stefano Travisani tocca il cielo con un dito. E, dopo essere uscito ai sedicesimi di finale, in una prova singola sotto tono, ribalta un destino avverso. Con classe, intelligenza. E personalità: “Arrivare in fondo è stato tosto. Non è facile mantenere il focus fino alla fine, perché alla lunga la testa inizia a vagare per il campo. In più, alla luce della mia gara individuale, non mi aspettavo di riuscire a capovolgere la situazione in questa maniera”. L’emozione è travolgente: “Dedico l’oro in primis a me stesso e poi a tutti quelli che mi hanno teso la mano. E mi hanno aiutato a rialzarmi. Grazie, inoltre, a Laura, alla mia famiglia, ai miei amici. A Parigi ho vissuto un sogno, ma adesso non vedo l’ora di tornare alla vita normale con questa fantastica medaglia. Pesa maggiormente rispetto all’argento di Tokyo”.

PAROLA AL DIRETTORE TECNICO
Guglielmo Fuchsova: Non può che essere positivo il bilancio tracciato dal direttore tecnico della Nazionale italiana Para-Archery, Willy Fuchsova: “La soddisfazione è enorme, anche perché arriva in fondo a un paio d’anni un po’ complicati. L’aver affrontato alcune difficoltà, negli ultimi tempi, a Parigi ci ha aiutato. Chiudiamo questa avventura con due bronzi, un bellissimo oro e due quarti posti ottenuti da ragazzi che hanno tirato alla grande. Sono emozionato e non possono non ringraziare chi ha creduto in noi. A proposito di ringraziamenti, uno particolare va alla Federazione, allo staff, ai tecnici personali degli atleti, che hanno svolto un lavoro incredibile. E poi a loro, gli arcieri: non finiscono mai di emozionarci”. Cinque semifinali in nove competizioni hanno un solo significato: la Nazionale italiana del tiro con l’arco paralimpica è una certezza. Da sempre: “Lo è – conclude Fuchsova – ma il livello si sta alzando in maniera sensibile e anche noi ci dobbiamo adeguare. Un’analisi approfondita va condotta a prescindere. Soprattutto dopo una vittoria”.

IL MEDAGLIERE ARCIERISTICO
Se alle Olimpiadi si è assistitio al dominio della Corea del Sud, il medagliere arcieristico a Les Invalides alle Paralimpiadi ha visto invece la Cina confermarsi la migliore e prendersi con autorità il primo posto con 8 podi, 3 ori, 3 argenti e 2 bronzi. Alle spalle degli asiatici gli USA con 2 ori, poi la Turchia con 1 oro e 1 argento, mentre l’Italia, dopo l’oro nel mixed team che si è aggiunto ai due bronzi dei giorni precedenti, ha scalato la classifica raggiungendo il 4° posto, scavalcando India e Gran Bretagna, quinte con 1 oro e 1 bronzo. A seguire, Iran e Repubblica Ceca con 2 argenti e 1 bronzo, Polonia nona con 1 argento e Slovenia decima con 1 bronzo.
IL MEDAGLIERE DELL’ITALIA
Un’edizione, per l’Italia, indimenticabile sotto tanti punti di vista, a partire dal numero di medaglie vinte, 71, due in più rispetto a Tokyo 2020. Ben 24 gli ori conquistati, 10 in più rispetto al Giappone, 15 argenti e 32 bronzi, oltre a un miglioramento nel medagliere generale di tre posizioni, dal nono al sesto posto anche se a Tokyo era presente la RPC (ossia la rappresentativa russa senza bandiera).
A guidare la classifica la Cina con 220 medaglie (94 ori, 76 argenti,50 bronzi), seguita da Gran Bretagna (36 ori, 42 argenti, 27 bronzi), USA (36 ori, 42 argenti, 27 bronzi), Olanda (27 ori, 17 argenti, 12 bronzi), mentre i padroni di casa della Francia sono ottavi con 19 ori, 28 argenti e 28 bronzi.

UN ARCO DI TRIONFO
di Nicola Sangiorgio
Giornalista RAI Commentatore del tiro con l’arco a Parigi 2024

La Tour Eiffel di fronte, il Musée de l’Armée a sinistra e il Gran Palais a destra… la “casa” dell’arco è stata di gran lunga la più affascinante e suggestiva sede di Parigi 2024. Il rischio, soprattutto nelle giornate più limpide, è stato spesso quello di distrarsi, lassù in postazione cronaca, alzando per un attimo lo sguardo dal campo di gara.
Olimpiade e Paralimpiade a Les Invalides sono state un’esperienza memorabile: un bagno di folla senza soluzione di continuità. Spalti sempre pieni in tutte e due le competizioni, tanto da suscitare stupore negli stessi arcieri, assolutamente non abituati a tirare di fronte a così tanti spettatori.
Parenti, amici, fan club degli atleti, ma anche appassionati, turisti e semplici curiosi: tutti hanno contribuito alla magia di questo meraviglioso e antico sport, disputato nel cuore della Ville Lumiere. Ne ho osservati tanti in tribuna, con l’espressione incredula di chi si chiede: “ma come fanno, da così lontano, anche solo a prendere il bersaglio?”. Sono stati giorni di gare intensi e variegati, con vittorie schiaccianti, sfide punto a punto, rimonte impossibili. A volte sotto un sole che picchiava duro, a volte con pioggia e vento a cambiare la storia degli incontri (e a mischiare i fogli dei nostri appunti sul tavolo!). All’Olimpiade è stato, come spesso accade, “Resto del mondo” contro Corea del Sud. Una nazione che ha confermato il suo ruolo di leader, conquistando tutte le medaglie d’oro in palio. Alla Paralimpiade la competizione è stata più equilibrata, anche se il ruolo dei sudcoreani l’hanno ricoperto i cinesi, trionfatori nel medagliere di categoria.
Tra i personaggi dell’Olimpiade mi ha colpito il talento, la calma e il sorriso di Kim Woo-jin, che ha coronato il sogno dell’oro individuale che gli mancava, battendo dagli ottavi in poi tutti i più forti arcieri del mondo (D’Almeida, Gazoz, Lee Woo-seok e Brady Ellison) e poi ha completato il “triplete” con i titoli a squadre. Stessa strada percorsa dalla giovanissima Lim Si-hyeon, che ha dominato tra le donne con tanto di record del mondo (694 sulle 72 frecce).
I protagonisti paralimpici sono tantissimi, ognuno con una storia di sport e di vita da romanzo. Da Matt Stutzmann, “the armless archer”, il primo arciere senza braccia a vincere un oro paralimpico, alla sua “pupilla”, la giovanissima indiana Sheetal Devi. E anche la britannica Jodie Grinham, che, incinta di sette mesi, ha vinto un oro e un bronzo. Un posto speciale nel cuore, ovviamente, è per Elisabetta Mijno e Stefano Travisani, capaci di un’impresa meravigliosa proprio nell’ultimo giorno di gare.
Come in tutte le competizioni ci sono stati vincitori e vinti, lacrime di gioia e di dolore, ma tutto questo fa parte dello sport e della vita stessa. Quel che resta in chi c’è stato, come protagonista o come testimone, è la consapevolezza di aver fatto parte di una bellissima storia. Il tiro con l’arco è uno sport emozionante e molto attraente, dal vivo come in tv, e raccontarlo è stato un onore e un privilegio.
Al di là dei singoli risultati, e visto che parliamo di Parigi… possiamo dire senza dubbio che è stato davvero un Arco di Trionfo.

RISULTATI
https://ianseo.net/Details.php?toId=19508

FOTOGALLERY
https://worldarchery.smugmug.com/OLYMPIC-GAMES/PARA-PARIS-2024

VIDEOGALLERY
https://www.raiplay.it/programmi/paralimpiadiparigi2024

 

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