gara di qualificazione paralimpica – dubai A PARIGI SARÀ UN’ITALIA A FORZA...

gara di qualificazione paralimpica – dubai
A PARIGI SARÀ UN’ITALIA A FORZA NOVE
di Marco D’Incà – Foto World Archery

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Al torneo di qualificazione negli Emirati Arabi l’Italia ottiene altre due carte per le Paralimpiadi con Giulia Pesci e Daila Dameno. Al Fazza Para-Archery Tournament gli azzurri conquistano anche 4 ori

Aggiungi un posto a tavola. Anzi, sarà meglio aggiungerne due: come gli amici in più, facendo il verso alla commedia musicale di Garinei e Giovannini. O meglio, le amiche: al femminile. Perché la “tavola” in questione è quella dei Giochi Paralimpici, in programma questa estate a Parigi. Una tavola che, per quanto riguarda la Nazionale italiana Para-Archery, conta nove posti in totale: gli ultimi due, in ordine di tempo, riguardano il compound open e il W1 femminile, ottenuti grazie a Giulia Pesci e a Daila Dameno, nel torneo di qualificazione a Dubai. Per obliterare il ticket paralimpico, era necessario arrivare in finale, nella rassegna andata in scena negli Emirati Arabi. Ed esattamente fino alla finale, nel compound, si sono spinte le due azzurre: Giulia Pesci e Maria Andrea Virgilio, mentre nel W1 ad approdare all’ultimo atto è stata Dameno.
Il percorso – Entrando nelle pieghe del percorso, Pesci è riuscita a lasciarsi alle spalle tutte le avversarie affrontate lungo la competizione: dall’ucraina Malykh (battuta 131-92), all’irlandese Leonard (132-129), fino all’americana Wallace (137-130). Un andamento in linea con quello di Maria Andrea Virgilio, capace di superare la brasiliana Nunes De Moraes (131-122), l’irachena Al-Murshedy (135-116) e la bengalese Akter (137-136). Con il pass per le Paralimpiadi già nella “cassaforte” italiana, le due azzurre si sono confrontate in una finale di rara intensità e caratterizzata da un grande equilibrio. Alla lunga a spuntarla è stata Giulia Pesci, allo shoot off 138-138 (9-9*).
E Dameno? Ha ottenuto il primo posto in una fase di qualificazione interpretata in modo magistrale e, non contenta, si è presa il lusso dii superare la turca Misir, nell’atto conclusivo, col punteggio di 121-114. L’Italia Para-Archery, quindi, ha nove carte da calare a Parigi 2024: nove, proprio come a Tokyo, nel 2021. Due, invece, saranno le arciere impegnate nell’olimpico open, nel compound open e nel W1: il massimo possibile in ogni divisione, mentre nell’olimpico, nel compound e nel W1 maschile spicca un azzurro per ogni divisione. Numeri che permetteranno all’Italia di gareggiare sia nelle competizioni individuali che nel mixed team.
Strada sbarrata – Nulla da fare per gli altri azzurri. Nell’olimpico maschile, escono al primo turno Roberto Airoldi (sconfitto 6-5 dal lettone Jonasts), l’esordiente Davide Bettoni (piegato dall’arciere della Repubblica Ceca, Chaloupsky) e Giuseppe Verzini, fuori con il portacolori del Bangladesh, Hossain. In merito al compound maschile, Giampaolo Cancelli supera 143-132 il canadese Watermann ma, sempre per un solo punto, è obbligato ad arrendersi al kazako Medvedev (141-140), mentre Christian Seneca è piegato (143-132) dal padrone di casa Dabil Alnaqbi. Complice un tabellone ben poco favorevole, trovano la strada sbarrata pure Maurizio Panella e Francesco Tomaselli: il primo vince lo scontro diretto in chiave azzurra, 137-113, però deve cedere al finlandese Antonios.

QUATTRO ORI AL FAZZA TOURNAMENT
Parallelamente al torneo di qualificazione per le Paralimpiadi, si è disputato l’8° Fazza Para-Archery Tournament, gara valida per il world ranking, utile come confronto a livello internazionale e a testare lo stato di forma degli atleti. In questo senso, le indicazioni positive abbondano. Come le medaglie: quattro d’oro, tra mixed team e individuale.
Nell’arco olimpico, Elisabetta Mijno e Stefano Travisani non danno scampo al Giappone (Shigesada, Ueyama), nell’atto conclusivo chiuso col punteggio di 6-2. D’oro, inoltre, è la coppia del W1 formata da Asia Pellizzari e Paolo Tonon. I quali superano di slancio la Repubblica Ceca con il risultato 147-139, in virtù di un approccio impeccabile al confronto. E di tre parziali – i primi – colorati d’azzurro (35-32, 39-37 e 38-34): l’ultimo round sorride a Davidek-Brandlova (36-35), ma il successo italiano non è in discussione. E non lo è nemmeno il dominio, in ambito individuale, di Elisabetta Mijno, che si impone con un inequivocabile 6-0 sull’indiana Pooja. E, dopo aver archiviato la qualifica al primo posto, non cede neppure un set in finale (parziali: 27-23, 26-24 e 28-16). L’arco olimpico regala soddisfazioni pure nel maschile con Stefano Travisani, abile a sconfiggere il francese Toucoullet: 6-4. Dopo un avvio nel segno dell’equilibrio (26-26, 27-27), Travisani accelera (28-27), viene ripreso e, nel quinto set, è pressoché perfetto, come testimonia il tris di “10”. Nel W1, infine, sfiorano il podio Asia Pellizzari (superata nel confronto per il bronzo dall’arciera della Repubblica Ceca, Pultar Musilova) e Maurizio Panella, costretto a lasciare strada al finlandese Jean-Pierre Antonios. Ma il bilancio rimane lusinghiero. E, da Dubai, gli atleti di punta della Nazionale italiana Para-Archery tornano con un carico di fiducia e risposte confortanti, a pochi mesi dall’appuntamento più importante dell’anno. Anzi, del quadriennio. •

La prima volta di Giulia Pesci: “Esperienza unica”
Giulia Pesci tocca il cielo con un dito: “Questa qualificazione è il frutto di un grande lavoro. Finalmente, dopo tanti tentativi, sono riuscita a tagliare l’importante traguardo. E il merito non è solo mio, ma di tutte quelle persone che hanno collaborato con me e mi hanno permesso di raggiungere un simile risultato”. Col pensiero, l’arciera pavese di San Martino Siccomario è già proiettata alla Tour Eiffel: “L’esperienza a Parigi? Me la immagino ricca di emozioni, difficile, ma comunque unica. Cercherò di rimanere focalizzata sull’obiettivo. Di sicuro, l’impegno è all’apice, così come la voglia di confermarmi: voglio arrivare pronta. Prima, però, intendo curare al meglio il percorso che mi porterà ai Campionati Italiani di Pesaro e agli Europei di Roma: due tappe fondamentali in preparazione alle Paralimpiadi”.
Dameno pronta alla quarta Paralimpiade: “L’emozione si rinnova”
La carta d’identità non mente? Quella di Daila Dameno, sì. Perché l’entusiasmo è ancora quello di una ragazzina. La classe non è mai sfiorita. E l’esperienza lievita come il pane in forno, fino a diventare un valore aggiunto. Così, in barba ai 56 anni da compiere il prossimo 18 giugno, l’atleta è pronta a scrivere un’altra pagina incredibile del suo romanzo sportivo e di vita: “Step by step, mi sono posta dei piccoli obiettivi e quello di Parigi era indubbiamente il più rilevante da raggiungere, oltre che il più complicato”.
Nulla al caso – Daila non ha lasciato nulla al caso: “Ho lavorato parecchio dopo gli Italiani indoor, a Novara. Solo che, in un appuntamento internazionale come quello di Dubai, bisogna sempre fare i conti con l’alto livello della competizione e col fattore legato all’emotività. L’atmosfera era particolare, sembrava una sorta di Mondiale, se non addirittura una piccola Paralimpiade, in cui chiunque voleva conquistare queste sospirate carte”. L’ottima performance in qualificazione ha rasserenato l’orizzonte di Dameno: “Mi ha permesso di credere di più in me se stessa. A quel punto, ho evitato di pensare ai Giochi in Francia. Mi sono concentrata esclusivamente sulla gara, sulla ferma volontà di tirare bene, senza curarmi dei punteggi delle altre. In questo modo, pur essendo in svantaggio di diversi punti nella prima volée, sono riuscita a recuperare e a superare la mia avversaria”. Non manca un simpatico retroscena: “Ero talmente concentrata sulla linea di tiro che, a un certo punto, ho guardato il mio allenatore con aria incredula e gli ho chiesto il motivo per il quale non mi passasse più le frecce. ‘È finita, hai vinto, mi ha risposto. Così, mi sono lasciata andare a un pianto di gioia”.
“Nemiche-amiche” – Con Asia Pellizzari c’è un rapporto privilegiato. E particolare: “Siamo come Julia Roberts e Susan Sarandon in un famoso film, ‘Nemiche amiche’. Amiche nella vita e avversarie in gara».
Habitué – Dameno è quasi un’habitué delle Paralimpiadi, avendo partecipato ai Giochi estivi del 2004, ad Atene, dove si è cimentata nel nuoto (stile libero e farfalla). E ai Giochi invernali di Torino, nel 2006, in cui si è messa al collo ben due medaglie: d’argento nello slalom speciale e di bronzo nel gigante. Senza considerare Vancouver 2010. E ora la nuova avventura: “Dovrei essere abituata, in realtà ogni volta è un’emozione. Adesso ho un’età diversa, come diversa è la consapevolezza, oltre alla disciplina e al gruppo con cui condividerò il percorso. In più, ogni Paralimpiade ha una storia a sé, anche se poi le persone con cui gareggiamo sono sempre le stesse”. Daila ha letteralmente bruciato le tappe: “Il fatto di aver centrato la qualificazione all’evento, in soli due anni, rappresenta una sorpresa persino per me. La mia prima prova internazionale risale a marzo dell’anno scorso, a Nove Mesto. Ne sono davvero contenta, oltre che orgogliosa. A tale proposito, ci tengo a ringraziare la mia società, la Federazione che ha creduto e investito in una persona ‘avanti con l’età’ e avvicinatasi da poco al tiro con l’arco. Nessun dubbio, è stato uno straordinario lavoro di squadra”.
Da Parigi a Los Angeles – La visione è ad ampio raggio e a lungo termine: “Nel momento in cui arriverò al villaggio olimpico di Parigi, la mia medaglia l’avrò già vinta. E comunque posso subito anticipare che non ho intenzione di fermarmi: andrò avanti fino al 2028, quando si terranno i Giochi di Los Angeles. Perché fin da bambina, quando giocavo a pallavolo, lo sport è sempre stato il filo conduttore della mia vita: mi ha permesso di confrontarmi con me stessa e con gli altri. Per quanto riguarda il tiro con l’arco, era una disciplina che non avevo mai preso realmente in considerazione, essendo io una persona piuttosto esuberante. Non a caso, praticavo nuoto e sci: sport esplosivi, diametralmente opposti all’arco, in cui non basta imparare la tecnica, ma è necessario uno specifico lavoro mentale. E questo mi è servito anche nella vita di ogni giorno, per ragionare in maniera diversa, riflettere, dare la priorità ad alcuni aspetti rispetto ad altri. Ecco perché, se proprio dovessi scegliere la mia disciplina preferita in assoluto, ora direi il tiro con l’arco. Non riesco più a immaginare la mia esistenza senza le frecce e i bersagli”.
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