Il racconto dell’arciera della Nazionale dopo la terribile alluvione che il 16 e 17 maggio ha travolto e messo in ginocchio l’Emilia Romagna
“Ho vissuto questo periodo con ansia per la mia terra. La lontananza ha reso tutto più difficile”. Nel racconto di Irene Franchini quei giorni di terrore e paura per tutta l’Emilia Romagna.
Una primavera che ha profondamente segnato queste zone: i colori e l’aria frizzantina hanno ceduto il passo al maltempo e a tutte le tragiche fatalità che hanno colpito il territorio emiliano romagnolo. Le piogge continue hanno rotto gli argini del Lamone, il fiume che passa nelle campagne rigogliose, attraversa Bagnocavallo e sfocia nel mare Adriatico, dopo un percorso di 90 km, accompagnato dalla strada di fondovalle denominata La Faentina: un percorso fatto di cultura e natura. Il Lamone ha rotto gli argini in diversi territori percorsi: a Faenza l’argine ha ceduto in più punti, travolgendo l’intera città che questo inverno aveva ospitato nel suo palazzetto dello sport i Campionati Italiani Indoor Para-Archery, utilizzato dopo il disastro come ricovero per chi ha perso la propria abitazione e non solo…
Anche lo sport è stato colpito duramente nell’esondazione che ha stravolto la vita del popolo di Faenza, sicuramente tra le città più colpite dall’alluvione in Emilia Romagna: leggiamo che la storica palestra Lucchesi, sede della centenaria società di lotta Club Atletico Faenza dove sono cresciuti i campioni olimpici Vincenzo Maenza e Andrea Minguzzi, cosi come i campioni mondiali Enrica Rinaldi e Daigoro Timoncini, è stata totalmente allagata.
Un mondo alla rovescia è apparso a chi ha vissuto quei momenti tragici: un’isola felice l’Emilia Romagna del tiro con l’arco, tante le società presenti sul territorio, a Faenza, nello specifico, gli Arcieri Faentini ed una grande campionessa, Irene Franchini, che a Faenza ci vive dal 2006.
L’abbiamo incontrata per farci raccontare come ha vissuto la sua città nel dopo alluvione, lei in quei momenti terribili era a Shanghai per la seconda prova della World Cup.
La tua terra, la tua città travolta da un cataclisma. Eri fuori quando è successo, cosa hai provato?
“Faenza non è la mia città natale, ma quella in cui vivo dal 2006. È stato molto difficile essere a Shanghai mentre a casa mia stava avvenendo l’alluvione. È brutto essere lontani perché ti rendi conto di quanto sta accadendo, ma ti senti estremamente impotente. Non che se fossi stata a casa avrei potuto fare chissà che, ma anche solo essere presente penso che già avrebbe cambiato la mia percezione degli avvenimenti. Sono stati giorni di inquietudine perenne durante i quali cercavo avidamente notizie sul web. Vedendo le immagini, conoscendo i luoghi, ho capito anche da lontano che eravamo di fronte ad un evento eccezionale e sapere che i miei cari erano lì, seppur teoricamente al sicuro, non mi faceva essere serena”.
L’esondazione ha provocato problemi di evacuazione a tutta la città. La tua casa e quella dei tuoi familiari sono state colpite?
“La mia casa è situata nella campagna faentina, è stata allagata solo nella corte esterna, fortunatamente è leggermente rialzata rispetto al piano della strada e questo ha fatto sì che l’acqua invadesse solo il giardino, ma non l’abitazione, ma posso immaginare come l’acqua abbia messo in ginocchio tutta la città in ogni suo comparto”.
Sono stati usati impianti sportivi per i ricoveri degli sfollati?
“Il Comune ha messo a disposizione degli sfollati i due palazzetti dello sport, così come le palestre che sono servite per l’ospitalità dei soccorritori”.
Secondo il tuo punto di vista, tu che conosci il territorio della tua zona di origine, quanto è responsabile la mano dell’uomo?
“Non ho le conoscenze per stabilire quanto c’è di responsabilità umana, posso però dire che noto sempre più un’assenza di manutenzione dell’alveo dei fiumi. Sono cresciuta a Bologna con il fiume Savena sotto casa e ho visto molto bene la differenza nella manutenzione fluviale dalla mia infanzia ad oggi, credo che in questo senso bisognerebbe tornare un po’ indietro nel tempo e liberare il letto dei fiumi dalla fitta vegetazione che ora li invade togliendo spazio all’acqua per defluire. Non so se questo avrebbe cambiato molto la situazione attuale, ma forse avrebbe dato una mano a limitare i danni”.
Raccogliere, spalare, ricostruire. Sei sul campo in una veste diversa. Il volontariato che salva tutto: cosa ti ha insegnato questa difficile situazione, questa prova di vita?
“Vedo molta gente volenterosa e con un bello spirito combattivo, si dice l’unione fa la forza e si vede nei contesti difficili, in quelli in cui mai ti immagineresti di trovarti. Ecco, quello che non capisco è perché questo stesso spirito emerga così poco nella normalità, nella vita di tutti i giorni, nelle piccole difficoltà quotidiane. Mi auguro che questa esperienza possa essere d’ispirazione per tutti noi per portare nuova energia e nuova linfa di condivisione nei fatti della vita di ognuno di noi”.
Come si è mosso il mondo dello sport cittadino?
“Il mondo dello sport cittadino si è mosso come volontariato, molti si sono offerti di dare una mano. Da mercoledì 24 maggio sono riprese le attività per i ragazzi, anche come momento di svago per loro”.
Nella speranza che il prima possibile, con il necessario supporto delle autorità competenti, tutto torni alla normalità. •
Cinzia Noziglia: un anno indimenticabile
di Giusi de Angelis
L’arciera ligure ci ha raccontato l’amore per questo sport attraverso questo strumento unico, speciale, naturale: l’arco nudo.
Atleta dell’anno 2022, un riconoscimento che segna la tua attività professionale e sportiva.
“Il titolo di atleta dell’anno mi ha fatto molto piacere e chiude una stagione davvero indimenticabile! Il 2022 mi ha dato molte soddisfazioni, ma dietro c’è un lavoro che dura da anni. Se ho ottenuto questi risultati un ringraziamento va sicuramente alla Polizia di Stato e al gruppo sportivo delle Fiamme Oro per avermi dato la possibilità di rendere l’arcieria un lavoro”.
È stata la stagione migliore della tua carriera?
“Sicuramente sì a livello di titoli, anche perché non ci sono mai stati i World Games e due Mondiali nello stesso anno e non avevo mai vinto sia l’evento del campagna che quello del 3d. La vittoria individuale di tutti e tre non era nemmeno nei miei pensieri, mi sembrava improbabile!”
Cosa rappresenta per te l’arco nudo? Raccontaci il tuo amore per quest’arco.
“Ho iniziato con l’arco nudo e me ne sono innamorata, ma per curiosità ho provato a tirare anche con ricurvo e compound. La cosa che amo dell’arco nudo è che mette insieme la tecnologia dei materiali e la semplicità dell’arco primitivo, non avendo praticamente accessori e lasciando all’arciere la gestione totale del tiro. Può sembrare più facile, per via della semplicità, ma in realtà, a mio avviso, richiede delle caratteristiche particolari”.
Un riconoscimento tanto importante per te quanto per la divisione che rappresenti.
“L’arco nudo sta crescendo tantissimo, si è diffuso negli Stati Uniti, che hanno un bacino di atleti enorme e questo ha permesso di alzare i numeri a livello mondiale. Questa diffusione è avvenuta anche grazie alla visibilità che viene data da parte dei canali social delle varie federazioni agli eventi che interessano l’arco nudo. Per ora siamo ammessi all’Europeo indoor e ci viene riconosciuto il record mondiale targa outdoor, ma spero che a breve riusciremo a partecipare anche agli eventi mondiali outdoor”.
Ad un neofita consiglieresti il ricurvo o l’arco nudo?
“Ad un neofita consiglierei di divertirsi, quindi provare tutto e scegliere ciò che più si adatta alle sue caratteristiche”.
Il prossimo premio a cui ambisci?
“Quest’ anno ci saranno gli Europei 3d e Campagna, quindi l’obiettivo è fare bene in quelle occasioni, facendo le cose per gradi. Penserò prima alle qualificazioni per questi due eventi e ai campionati italiani. In realtà non ho mai ambito a un premio o a una medaglia, punto a mantenere una buona forma e a fare il mio durante le gare importanti”.
Hai accennato agli Europei 3D e Campagna che si disputeranno in Italia, a San Sicario Alto. Sicuramente sarai considerata l’atleta di punta dell’Italia…
“I due eventi in Piemonte saranno un’ottima vetrina per confermare l’ottima capacità organizzativa italiana. Il fatto che siano due competizioni consecutive sarà ancora più impegnativo per l’organizzazione e per chi parteciperà ad entrambi. Abbiamo già fatto un’esperienza simile con gli Europei 2022 che erano consecutivi, anche se in due location diverse. Per quanto riguarda l’essere l’atleta di punta, preferisco non pensarci, ora è il momento di pensare alle qualifiche e ai campionati italiani. Sicuramente arrivare lì da campionessa del mondo uscente sarà una fonte di pressione in più, proverò a dimenticarlo e a pensare solo al momento”.




