Gli olimpionici Marco Galiazzo e Mauro Nespoli hanno esordito in un percorso field lo scorso aprile a Rivoli. Entrambi soddisfatti della prova, sono vogliosi di proseguire con questa esperienza
La prima volta non si scorda mai. E questa prima volta è arrivata lo scorso aprile per due atleti olimpionici del calibro di Marco Galiazzo e Mauro Nespoli. Ci riferiamo al loro esordio in una competizione tiro di campagna, l’affascinante disciplina arcieristica che, nonostante i tanti anni di tiro con l’arco ad altissimi livelli, non avevano mai praticato prima.
Spinti dal Direttore Tecnico Giorgio Botto, specialista ed amante della disciplina della quale da anni ricopre anche il ruolo di commissario tecnico, i due azzurri hanno provato e, a quanto pare, dopo aver partecipato alla gara 12+12 organizzata a Rivoli dagli Arcieri delle Alpi, non se ne sono pentiti. Per la cronaca, al termine della prova, un olimpico esperto di questa specialità come Federico Musolesi ha raggiunto la cima della classifica con 359 punti, seguito da Nespoli e Galiazzo che hanno messo a segno rispettivamente 354 e 343 punti al termine delle 24 piazzole. Ma sentiamo come hanno vissuto questa esperienza i due protagonisti.
Dopo tanti anni, quando ti sei convinto a partecipare alla tua prima gara field? Ha avuto un ruolo il DT Giorgio Botto che è uno specialista e da sempre considera “allenante” il tiro di campagna anche per la specialità targa?
Marco Galiazzo “In realtà questa non è stata proprio la mia prima gara in questa specialità, bensì la seconda. La prima l’ho fatta nel lontano 1998, quando ero ancora un allievo. Giorgio Botto mi ha convinto a riprovare e ho fatto bene a dargli retta. Poi abbiamo condiviso la stessa piazzola di tiro lungo il percorso”.
Mauro Nespoli “Erano anni che volevo provare, ispirato soprattutto da Michele Frangilli che ha vinto ben tre Mondiali in questa tipologia di gara. Michele me ne ha sempre parlato come una disciplina allenante per chi fa il targa. Mi ha messo la pulce nell’orecchio e ho pensato che potesse tornarmi utile per aumentare i miei punteggi. In effetti una parte dei miei allenamenti prevede anche i tiri su superfici instabili e per questo sicuramente c’è un’affinità con questa disciplina. Ho fatto bene ad assecondare la proposta di Giorgio Botto”.
Che sensazioni hai avuto in gara? Cosa ti è piaciuto di più e quali le difficoltà che hai riscontrato in gara?
M.G. “La giornata era ottima per tirare, sia il meteo che la temperatura. Diciamo che è stata la giornata giusta per riprendere il discorso col field dopo tanto tempo. L’unica difficoltà che ho riscontrato all’inizio del percorso è stata sull’equipaggiamento: avevo uno zaino poco adatto che intralciava un po’ i movimenti. Per il resto è andato tutto bene e mi sono trovato a mio agio”.
M.N. “Le sensazioni sono state molteplici. Sicuramente grande rilassamento: ero lì solo per fare esperienza, non avevo aspettative, volevo divertirmi approcciando a questa disciplina che è briosa e insidiosa: le distanze variabili e sconosciute aggiungono curiosità e sfida, ma ciò che mi ha esaltato di più è stato il percorso che mi ha permesso di sentirmi davvero immerso nella natura. La difficoltà maggiore è stata quella di eseguire un tiro perfetto: nel campagna, a livello propriocettivo, ricevi feedback molto differenti dal targa, spesso fuorvianti. Un’altra difficoltà è stata la parametrazione, che non so fare: ho provato a stimare le distanze a occhio e tutto sommato mi ci sono avvicinato abbastanza a parte in una piazzola dove mi ha salvato il libbraggio del mio arco”.
Come giudichi la tua prestazione e il punteggio?
M.G. “Come prestazione direi che è andata nella norma: in alcune piazzole potevo fare di più, mentre in altre poteva andarmi peggio. Nel complesso sono soddisfatto considerando che avevo controllato i mirini solamente il giorno prima”.
M.N. “Parlando con Federico Musolesi, che da sempre lo pratica, ho fatto un’ottima prestazione, ma non era il risultato che mi interessava. Volevo solo acquisire maggiori informazioni possibili”.
Continuerai con questa esperienza e, nel caso, che ruolo ha con la scelta di proseguire il fatto che World Archery definisca i punti del ranking anche in base ai risultati ottenuti nelle grandi manifestazioni field?
M.G. “Non escludo di continuare in questa disciplina, ma sempre in ottica di allenamento in vista delle competizioni targa. Mi piace molto andare per i boschi, anche troppo, forse per quello finora ho sempre considerato quasi un intralcio passeggiare in questi ambienti con l’arco. Ad oggi considero questa disciplina un buon allenamento per le gare targa”.
M.N. “Sicuramente sì, perché mi sono divertito come un pazzo dall’inizio alla fine. Cercherò di partecipare ad altre competizioni provando dei percorsi tecnici, ma compatibilmente con gli impegni del tiro alla targa, che resta la via principale. Per quanto riguarda il ranking mondiale e l’importanza che hanno dato ai risultati field, questo ha senso per identificare l’atleta più poliedrico, ma credo che bisognerebbe scindere il ranking globale da quello delle singole discipline. Considerando anche l’influenza che la graduatoria mondiale ha in vista delle qualificazioni olimpiche credo ci sia poca coerenza nel mantenere un’unica classifica per tutte le discipline arcieristiche”.





