Prosegue il fruttuoso percorso di Talenti in Regione: il lavoro sul territorio dello staff federale con i Comitati, i tecnici personali e i giovani più promettenti è avviato per ristrutturare il settore ricurvo
Talenti in regione ha preso il via. Il progetto giovanile della divisione olimpica si sta sviluppando su tutto il territorio italiano, gli appuntamenti sono tanti, così come sono tante le Società coinvolte. Il numero delle ragazze e dei ragazzi chiamati per prendere parte agli appuntamenti tecnici sta crescendo: preparazione atletica e fisica, preparazione motivazionale, psicologica e tecnica, tanti gli step che hanno permesso a questo progetto di raggiungere risultati importanti.
Come abbiamo sempre scritto, al centro di tutto e tema fondamentale di Talenti in Regione è la condivisione tra i Comitati Regionali, i tecnici personali degli atleti e lo Staff Federale, con il DT Ilario Di Buò al coordinamento, supportato dai coach azzurri Guendalina Sartori e Gianni Falzoni, e in special modo dai tecnici che si spostano tra i vari incontri calendarizzati al nord, al centro e al sud del Paese: Emanuele Alberini, Tamara Nespoli ed Andrea Toderi.
Proprio per sondare lo stato dell’arte, abbiamo raccolto le loro impressioni a più di un anno dalla nascita del progetto. Questo il giudizio di Tamara Nespoli sulla validità di Talenti in Regione: “Il progetto è molto valido. Sta procedendo bene e siamo già al secondo e terzo incontro nelle varie regioni. Rispetto all’inizio, il risultato più evidente e che porta grande soddisfazione, è la sempre maggiore collaborazione tra tutti i tecnici, personali, regionali e noi. Si parla sempre di più con un linguaggio comune e questo sicuramente porterà a effetti positivi”.
E proprio sul rapporto tra staff federale e tecnici, ecco la valutazione di Andrea Toderi: “Il nostro rapporto è ottimo ed è cresciuto attraverso questi raduni. In ogni regione troviamo tecnici molto preparati e desiderosi di creare una collaborazione sinergica con i tecnici dei Comitati Regionali e con quelli federali. Una comunicazione proattiva che rende gli incontri interessanti, stimolanti e molto piacevoli. È un lavoro di squadra che dà molta soddisfazione”.
Toderi punta il dito anche sull’importanza dei rapporti tra i tecnici personali e i giovani arcieri: “Il tecnico personale è un punto di riferimento importantissimo per la crescita di ogni atleta, di qualsiasi età o livello prestativo si tratti. Il lavoro quotidiano sul campo è la chiave per il miglioramento e questa tipologia di lavoro si affronta con il proprio tecnico personale. Figura che assiste alla crescita del proprio atleta giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Un rapporto di mutuo rispetto e di fiducia reciproca, indispensabile per progredire e per vivere a pieno questa grande passione che è il tiro con l’arco.”
Con Emanuele Alberini siamo entrati nel dettaglio dei raduni e degli allenamenti che vengono effettuati, non trascurando i rapporti tra i giovani atleti e la vita sociale.
Che tipo di allenamento viene svolto durante gli incontri tecnici?
“Lasciamo che la gestione dell’allenamento sia portata avanti dallo staff regionale, che svolge un ruolo di cerniera tra noi e le società. A volte lo staff ci chiede suggerimenti e di comune accordo proponiamo esercitazioni con una doppia finalità: lo sviluppo di abilità tecniche e lo sviluppo dei rapporti sociali tra i ragazzi”.
Come spronate gli atleti a dare il meglio negli allenamenti?
“I ragazzi che accedono al Progetto sono già molto motivati. Sono abituati a dare il cento per cento durante gli allenamenti, ci tengono a fare bene e sacrificano molto della loro socialità per eccellere con arco e frecce e la possibilità di accedere agli stage estivi li motiva ulteriormente. Avere contatti con lo staff federale per loro è uno sprone importante, aspettano con impazienza di incontrarci, ci contattano sui social per farci vedere i loro progressi e per chiederci in anticipo le date degli incontri; va da sé quindi che qualsiasi altro intervento motivazionale risulterebbe ridondante e forse anche eccessivo”.
Il tiro con l’arco è uno sport individuale, ma quando si lavora in gruppo lo spirito di squadra è importante. Che spirito si riscontra in occasione dei raduni?
“Il tiro con l’arco è uno sport inclusivo. C’è da sempre la sana abitudine di considerarci un’unica grande famiglia che collabora per un fine comune. Nell’ambito del progetto un momento che ricordo con emozione è stato quando durante una simulazione di gara mixed team, i ragazzi nello scegliersi hanno deciso di formare squadre con atleti che venivano dagli angoli opposti della regione. Alla richiesta di spiegazione la risposta di una ragazza è stata: ‘non ci conosciamo molto, quale modo migliore se non tirare insieme?’. E tutta la gara è stata contraddistinta da continui incitamenti e da un tifo assordante”.
L’obiettivo è far crescere i giovani attraverso l’esperienza sportiva ma anche di scoprire qualche campione in erba. Riuscirete in questo intento?
“Lo staff federale da solo no. Il Progetto è molto valido e darà risultati se, come già sta succedendo, i singoli elementi lavoreranno di concerto: lo staff federale, i tecnici regionali e i tecnici personali sono solo tre elementi di un’orchestra che deve comunicare e lavorare insieme per la crescita degli atleti e del gruppo. Lo staff federale ha un ruolo di supporto, la nostra cura e attenzione magari darà quello spunto in più per il miglioramento della performance e la speranza è che questo permetta ai talenti di emergere”.
Soddisfatto anche il Direttore Tecnico della Nazionale Giovanile Olimpica Ilario Di Buò delle risposte che questo progetto sta offrendo al mondo del tiro con l’arco: “Dopo un anno di lavoro abbiamo raccolto tante informazioni per capire dove stiamo andando e cosa fare per migliorarci. Molti arcieri hanno ottenuto il loro record personale, specialmente quando l’istruttore e l’atleta hanno condiviso e messo in pratica i consigli tecnici forniti. Questo tipo di risultati ci indica che la via intrapresa è quella giusta”.
Risultati che rappresentano il prodotto di un processo attivo di trasformazione guidato e controllato intenzionalmente attraverso il coinvolgimento di tutti. Un processo orientato verso quell’elevato livello di prestazione agonistica che dovrà essere raggiunto dal giovane emergente nel suo percorso di crescita. Alla base, deve esserci però la passione per questa disciplina, come spiega Emanuele Alberini: “Uno sport unico e speciale. È parte di me, ha un fascino ancestrale che ti mette in connessione con te stesso come nessun altro sport è in grado di fare. Questa è l’unicità del tiro con l’arco, spinge al miglioramento lavorando su aspetti diversi. Dà una forma mentis unica, impone disciplina e dedizione che riportate nella vita di tutti i giorni sono utili per raggiungere importanti traguardi”.
Traguardi che il progetto Talenti in Regione si prefigge di tagliare nel medio-lungo termine. Un progetto proiettato verso il futuro, con un orizzonte visibile e raggiungibile.





