Non starò qui a raccontarvi i mille aneddoti che mi rincorrono nella memoria dopo 20 anni gomito a gomito tra lavoro d’ufficio e trasferte in ogni angolo d’Italia. Sono troppi i ricordi e preferisco tenermeli dentro, perché mi aiutano a lenire un dolore che, purtroppo, tale rimarrà, esattamente come quando ti lascia un familiare che si porta via un pezzo di te.
Partiamo dalla cronaca. Una triste cronaca. Lo scorso 10 gennaio la Federazione Italiana Tiro con l’Arco è stata sconvolta dalla notizia della prematura scomparsa di Giggi Cartoni, avvenuta il giorno precedente in seguito a un malore.
Per tutto il mondo dell’arcieria Giggi, all’anagrafe Pier Luigi Maria Cartoni, classe 1960, precisamente il 20 aprile, il giorno prima della festa che celebra la sua amata Roma, non rappresentava un semplice dipendente federale perché, dopo così tanti anni nelle vesti di cerimoniere delle trasferte in tutte le manifestazioni ospitate nel Bel Paese, era divenuto una figura di riferimento per tutti: dirigenti, organizzatori, tecnici, atleti, accompagnatori, genitori e passanti.
La sua presenza negli eventi federali era impossibile da non notare grazie alla sua istrionica, colorata e inconfondibile personalità. Il suo impegno nel mettersi sempre a disposizione degli altri, la sua capacità di affrontare ogni circostanza sfoderando una battuta in romanesco – costantemente a portata di mano come un mago con l’asso nella manica –, la sua cultura ed etica del lavoro, la sua difesa a oltranza dei dettami federali, il suo senso del dovere mischiato alla capacità di sdrammatizzare e “cazzeggiare” ogni volta che ce n’era l’opportunità, hanno permesso ai presenti agli eventi FITARCO di viverli con un insostituibile valore aggiunto, che si rifletteva dentro e fuori al campo di gara.
A Giggi bastava presentarsi e, grazie ai suoi tratti inconfondibili, dopo la prima battuta, era in grado di farti sentire immediatamente suo amico e compagno di avventura. I tempi che viviamo sono caratterizzati da una comunicazione mediata e da rapporti umani sempre più rarefatti ma, nonostante ciò, quanto abbia lasciato umanamente Giggi agli arcieri italiani lo si può forse comprendere contando reazioni e interazioni sui social federali dopo la sua dipartita: numeri che hanno ampiamente superato anche alcuni post relativi ai grandi successi internazionali degli azzurri. Che avesse lasciato un vuoto difficilmente colmabile lo ha capito anche e soprattutto chi ha partecipato alla giornata dell’ultimo saluto nella sua amata Anguillara, dove erano presenti amici e conoscenti arrivati da tutta Italia, nonostante lo scarsissimo preavviso.
Giggi amava la libertà. Non subiva il giudizio delle persone. Non sentiva la necessità di mettersi sui binari imposti dalla nostra società. Preferiva i percorsi pieni di curve, quelli in cui un motociclista si immerge per sentire l’aria in faccia. Solo che lui quei percorsi era capace di intraprenderli con pareo colorato e infradito, con totale disinvoltura di fronte ai rischi o alle trappole della vita.
Proprio per questo suo coraggio misto a incoscienza, è riuscito nell’impresa di essere un uomo libero. Ha saputo fregarsene degli stereotipi e del politicamente corretto, diceva quello che pensava e faceva quello che programmava, anche se in molti provavano a dissuaderlo.
Di questo suo amore per la libertà, portato alle estreme conseguenze, ne ha spesso pagato un conto fin troppo salato. E, di fronte alle prove che ti sbatte in faccia la vita, non si è mai voltato. Ha sempre guardato ogni vicissitudine dritta negli occhi e l’ha affrontata, spesso con la penna in mano. Magari scrivendo un libro che servisse da monito a chi, come lui, separatosi dalla moglie, non aveva potuto per troppo tempo rivedere l’amata figlia Martina, oppure buttando giù un sonetto impegnato o, in altri casi, tanto divertente da farti piangere dalle risate. Canzoni e poesie, lo studio della romanità sotto varie forme lo hanno portato a declamare la sua creatività in decine di feste, matrimoni, ricorrenze e spettacoli, fino a firmare anche una rubrica radiofonica divenuta molto conosciuta nella Capitale.
Ma poi, nelle sue infinite giornate, trovava sempre il tempo per lo sport, praticato o da allenatore nel basket. Trovava il tempo per rispondere agli amici che lo invitavano da Aosta a Palermo e, infine, trovava il tempo per aiutare un collega di lavoro in difficoltà anche quando la sua scrivania debordava di fogli e promemoria scritti con maniacale precisione e font stravaganti mai visti prima.
Ecco, questo, in breve, era Giggi: un uomo che ha dato agli altri molto di più di quanto abbia ricevuto. E lo faceva donandosi senza riserve, con il cuore. Un cuore grande così, che lo ha – e ci ha – tradito troppo presto. Giggi poteva guardarsi allo specchio senza sentire di aver snaturato sé stesso e, per questo, poteva guardare tutti a testa alta.
Non trovo pace nel pensare che il suo meraviglioso nipotino Giovanni, che lo aveva mandato in visibilio dopo la sua nascita, non potrà godersi di persona un nonno a dir poco straordinario. Vorrà dire che i tanti che lo hanno amato, glielo faranno conoscere raccontandogli chi è stato. E di racconti ce ne saranno a migliaia…
Sappiamo che il vuoto che ha lasciato nel mondo arcieristico e non solo non sarà in alcun modo colmabile, ma abbiamo la certezza che il suo esempio nel lavoro, la sua vitalità e l’inimitabile simpatia continueranno ad aleggiare sui campi di gara, oltre che nei cuori e nella memoria di chi lo ha conosciuto, così come la sua fragorosa risata o i suoi detti irripetibili, che risuonavano puntuali al termine di ogni competizione, scrivevano col sorriso la parola fine a giornate lavorative interminabili.
Adesso che sei andato a “sbriciolà il letto” per prenderti un po’ di riposo da quella vita incasinata e piena di iniziative, so che comunque ci saprai dare i consigli giusti al momento giusto, come hai sempre fatto, con l’esempio giornaliero.
Grazie Gì
PS Sappi che per me sei solo andato qualche giorno in ferie a riposarti, dopo l’ennesima e sfiancante trasferta.
Scomparso Priamo Palmieri degli Arcieri del Medio Chienti

Un esempio di correttezza sportiva, sempre pacato, educato, un leader per la sua associazione ed apprezzato da tutto il mondo arcieristico: questo il ricordo di Priamo Palmieri nella sua società dove è stato anche Presidente, la ASD Arcieri del Medio Chienti. Dal suo arrivo alla dirigenza della società Belfortese è stato un punto di riferimento per tutta la gestione dell’attività agonistica e di formazione. La FITARCO tutta, con il Presidente del Comitato Marche Raimondo Cipollini e il consiglio regionale, si stringono intorno alla famiglia, cosi provati da questo dolore.
Arcieri Solese in lutto

È venuto a mancare Marcello Iacuone, socio fondatore della società Arcieri Solese. Ne ha dato l’annuncio la stessa società che si stringe affettuosamente ai familiari. Marcello Iacuone è stato presente nel direttivo degli Arcieri Solese per venti anni ed era il medico della compagnia arcieristica. La Federazione Italiana Tiro con l’Arco porge le più sentite condoglianze alla famiglia e agli Arcieri Solese.




