campionati italiani targaUNA FESTA TRICOLOREMatteo Oneto – Foto Universalclick

campionati italiani targa
UNA FESTA TRICOLORE
di Matteo Oneto – Foto Universalclick

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Nello splendido scenario di Monte Argentario i Nazionali di ritorno
da Rio, insieme agli altri azzurri e azzurrini, hanno dato spettacolo. Meritato applauso a Natalia Valeeva per l’addio all’agonismo

Le stelle del tiro con l’arco brillano a Monte Argentario. Ci sono tutti, i nuovi campioni italiani Tonelli, Landi, Nencioni e Anastasio, gli azzurri di ritorno da Rio 2016, Galiazzo, Nespoli, Pasqualucci, Sartori, Boari e Mandia e poi la più applaudita, Natalia Valeeva. Nel racconto di una tre giorni da incorniciare il primo flash è proprio quello che riguarda una delle arciere più medagliate di sempre che ha detto addio all’attività agonistica. E, ad applaudire la campionessa azzurra, ci sono anche i sei arcieri protagonisti al Sambodromo, tutti in gara per giocarsi il tricolore dopo l’esperienza olimpica.
La festa agonistica dell’arco italiano si celebra sulla lunghissima linea di tiro del Polo Club di Monte Argentario, una location mozzafiato appannata solamente dalla pioggia che il venerdì è battente ed accompagnata da un vento impossibile da valutare per chi tira. Il difficile arriva soprattutto al pomeriggio del primo giorno quando la gara compound viene sospesa per oltre un’ora. La splendida organizzazione guidata dal team degli Arcieri della Signoria con il supporto del Comitato Regionale Fitarco Toscana e dagli Arcieri Montalcino però non trema, anzi, dimostra tutta la sua preparazione. Appena pioggia e vento diminuiscono, tutti si mettono al lavoro, il campo è pronto a tempo di record e le 72 frecce del compound vengono concluse entro la fine della giornata. Fattore determinante per continuare senza ritardi un programma fittissimo.

TONELLI E LANDI CAMPIONI NELL’OLIMPICO – Il sabato, giorno delle qualifiche arco olimpico e dei match uno contro uno sia individuale che a squadre, vola via veloce, poi arriva la domenica con le frecce decisive per decretare i nuovi campioni italiani. La giornata è baciata dal sole ma sferzata dal solito vento, costante e con folate forti e fastidiose.
Condizioni climatiche complicate che non fermano lo spettacolo. Nell’arco olimpico individuale sale per la prima volta in carriera sul tetto d’Italia Amedeo Tonelli. Per l’aviere azzurro è stato un anno particolare. Ha passato tre mesi in Corea del Sud per perfezionarsi, una scelta condivisa con la Federazione, poi è tornato con il sogno di volare a Rio ma non è riuscito a rientrare nella squadra azzurra. Una scelta metabolizzata con il sorriso facendo il tifo per chi in Brasile ha difeso i colori italiani. Poi è arrivato il suo momento: a fine luglio ha vinto i Tricolori Campagna e da Monte Argentario torna con lo “Scudetto” nel tiro alla targa vinto ai danni di Luca Melotto, altro azzurro dell’Aeronautica, battuto in finale 6-0. La festa degli avieri si completa con la sfida tra due titolari di Rio 2016 col bronzo di Pasqualucci che in finale sconfigge Marco Galiazzo 7-1.
È un bis straordinario, invece, quello servito a pochi passi da casa da Vanessa Landi nel ricurvo femminile. La Fitarco sta lavorando molto sui giovani e i risultati si vedono. Per il secondo anno di fila la finale è tutta Junior; questa volta di fronte alla rappresentante degli Arcieri Montalcino e campionessa uscente c’è Lucilla Boari (Arcieri Gonzaga). Due compagne di Nazionale, due ragazze che hanno vissuto insieme negli ultimi tempi nel centro tecnico federale di Cantalupa per giocarsi un posto da titolare a Rio. Vince Landi 6-0, un regalo bellissimo al termine dell’estate in cui la maturità ha suggellato anche il successo a scuola. Nel podio c’è spazio anche per Guendalina Sartori che batte Carla Frangilli nella finale per il bronzo allo shoot off 6-5 (9-8). Non è una medaglia qualunque, è un’emozione forte che non viene trattenuta nel momento in cui l’arbitro segnala la sua vittoria. Scendono le lacrime, la delusione di Rio è esorcizzata, Guendalina continuerà la sua strada guardando fisso l’obiettivo Tokyo 2020 per prendersi quello che la sfortuna ha tolto a lei, Claudia Mandia e Lucilla Boari lo scorso agosto.

NEL COMPOUND FESTA NENCIONI E ANASTASIO – La Toscana fa festa anche nel compound maschile per il primo Tricolore di Michele Nencioni. Lo specialista azzurro degli Arcieri della Signoria vince davanti al suo pubblico al termine di una due giorni di gara da favola. Lo sfidante della finale è uno dei più poliedrici arcieri italiani: Giuseppe Seimandi. Tira forte l’atleta delle Fiamme Azzurre, lo fa col compound nel targa così come con l’arco nudo nel campagna. È il primo in classifica dopo le qualifiche (frecce che gli valgono il titolo di classe dopo che aveva vinto l’argento in questa divisione agli Europei 3D), arriva carico sulla linea di tiro ma per Nencioni, dopo aver brillato nelle classi giovanili e aver spiccato il volo con la Nazionale maggiore, è il momento di arricchire il palmarès col titolo di Campione d’Italia. La finale è sua con il risultato di 144-142.
Tra le donne torna sul gradino più alto del podio a quattro anni di distanza dall’ultimo successo Anastasia Anastasio. Lo fa grazie alla vittoria in finale contro la compagna di Nazionale e iridata Indoor Irene Franchini. È una sfida tesa, difficile, il vento soffia forte, sposta gli archi e le frecce. Finisce 134-132 per l’arciera della Marina Militare contro quella delle Fiamme Azzurre. Il podio è tutto azzurro perché la campionessa uscente Marcella Tonioli vince il bronzo contro Laura Longo 144-138. Viatico perfetto per aumentare la fiducia in vista della finale di Coppa del mondo.
DOMINIO DEGLI ARCIERI TORREVECCHIA – Nelle competizioni a squadre sono gli Arcieri Torrevecchia a fare incetta di ori. Il tecnico Olivieri è una presenza praticamente costante nel “box” degli allenatori sul campo delle finali. Il Torrevecchia è campione nel compound sia al maschile che al femminile, una vera rivoluzione per una società che mai era salita sul tetto d’Italia assoluto con i propri terzetti compound nei Tricolori targa. Merito di Carlo Bernardini, Antonio Carminio e Jacopo Polidori che battono gli azzurrini del Kappa Kosmos Rovereto Viviano Mior, Jesse Sut e Manuel Festi, capaci di migliorare il record italiano durante le eliminatorie. La finale termina 215-213, uno spettacolo vibrante in cui vincono i più esperti, ma i giovani confermano di essere un trio perfetto per il futuro della Nazionale. Terzo posto per gli Arcieri delle Alpi (Pejretti, Pompeo, Seimandi) che battono gli Arcieri Solese (Della Stua, Leotta, Porta) 231-220.
Pochi minuti prima la società capitolina aveva vinto anche con Elena Menegoli, Viviana Spano e Anastasia Anastasio. Ultimi a capitolare sono gli Arcieri Tre Torri con Giulia Cavalleri, Elena Crespi e Francesca Facchini Vailati nell’ennesima finale combattuta della domenica toscana conclusa sul 203-198. Gli Arcieri Decumanus Maximus (Dermati, Longo, Marchesini) conquistano il terzo posto superando la Maremmana Arcieri (Cristiano, Pasquinelli, Romoli) 223-215.
Si passa al pomeriggio e la musica non cambia. Gli Arcieri Torrevecchia vincono altri due titoli nell’arco olimpico. Massimiliano Mandia, Paolo Caruso e Fabio Molfese riportano il sodalizio al Tricolore dopo il successo nel 2014. La vittoria arriva con un 5-1 nel derby romano con gli Arcieri Tempio di Diana di David Pasqualucci, Simone Pivari e Cristiano Rivaroli. Il bronzo va alla Iuvenilia di Morello, Tonelli e Zagami vincente 6-0 sugli Arcieri 5 Stelle (Ben Fekih Ali, Lamberti, Losi).
L’ultima dei ragazzi di Olivieri arriva nel mixed team dove i fratelli Massimiliano e Claudia Mandia si riprendono l’oro a due anni di distanza dall’ultimo battendo 5-3 i campioni uscenti Arcieri Monica (Frangilli-Rota). Bronzo per gli Arcieri Saccisica (Sartori-Carraro) con il successo in finale 5-3 sul Kappa Kosmos Rovereto (Montigiani-Tonetta).
Il dominio del Torrevecchia finisce qui, agli altri non resta che spartirsi il resto del bottino. Nell’arco olimpico Juniores mixed team gli Arcieri del Piave (Canzian-Monego) battono gli Arcieri Tempio di Diana (Romano-Pasqualucci) allo shoot off 5-4 (18-16). Bronzo per gli Arcieri Torrevecchia (Mercuri-Orsaia). Nel misto compound terzo Tricolore in fila per gli imbattibili azzurri della Polisportiva Adrense Tonioli-Pagnoni che battono il Castenaso A.T. (Franchini-Tullini) 153-147. Il bronzo va agli Arcieri Tre Torri (Uggeri-Vailatti) capaci di battere 152-146 il Decumanus Maximus (Longo-Pettenazzo). Tra gli Allievi compound mixed team trionfo per il Kappa Kosmos Rovereto (Andreatta-Roner) sugli Arcieri Augusta Perusia (Abbati-Micheli) 141-125.
Il titolo a squadre dell’arco olimpico femminile è stato assegnato al Kappa Kosmos Rovereto (Cristina Ioriatti, Elena Tonetta, Sara Violi) in seguito alla squalifica delle semifinaliste Castenaso Archery Team e Arcieri del Sud per l’errata compilazione dello score del match che aveva visto vincenti le arciere pugliesi. Il bronzo è andato così automaticamente agli Arcieri Torrevecchia (Mandia, Mercuri, Romoli).
L’edizione numero 55 dei Campionati Italiani Targa va in archivio, la grande festa del tiro con l’arco si chiude con applausi per tutti: nuovi campioni, azzurri, glorie del recente passato e organizzatori.

NATALIA VALEEVA RICEVE L’ABBRACCIO DELLA FITARCO
di Guido Logiudice

Natalia Valeeva, una delle arciere più titolate della storia, si ritira dall’agonismo e tutto il mondo del tiro con l’arco la celebra. La sei volte olimpica era stata premiata per la sua lunga carriera durante la terza tappa di World Cup di Antalya, nel giorno in cui Boari, Mandia e Sartori andavano a conquistare la qualificazione a squadre per i Giochi di Rio 2016. Una celebrazione internazionale seguita, qualche mese dopo, dal saluto dell’arco italiano. Ai Tricolori Targa di Monte Argentario il Presidente Scarzella ha voluto porre Natalia Valeeva al centro della scena. Un giusto riconoscimento che l’azzurra ha accolto con emozione. Poche parole ma un abbraccio vero tra la campionessa e il Presidente che è valso più di mille discorsi.
Natalia Valeeva dice basta dopo aver gareggiato con Unione Sovietica e C.S.I. (ex URSS), Moldavia e con l’Italia dal 1997. La possibilità di vestirsi d’azzurro arriva dopo il matrimonio con un arciere italiano e una nuova vita nella provincia di Modena dove vive tutt’oggi con la sua famiglia che conta tre splendidi figli.
Non manca nulla nel palmarès di Natalia: bronzo individuale e a squadre ai Giochi di Barcellona ’92, 2 ori ai Giochi Europei di Baku 2015, 10 titoli mondiali, 6 titoli europei, 2 ori ai Giochi del Mediterraneo, 11 podi in Coppa del mondo, 6 podi al Grand Prix, 39 titoli italiani conditi da 6 record mondiali. Un vero gigante che ha contribuito in maniera determinante a rendere grande la Nazionale italiana.

Quando hai maturato la decisione di “appendere l’arco al chiodo”?
“Da settembre 2015 avevo programmato di seguire un programma di allenamento individuale personalizzato per provare a dare il mio contributo per i Giochi di Rio. Ho gareggiato in Italia cercando di ottenere dei risultati che andassero bene per il livello internazionale. Ma avevo una spalla che si infiammava in continuazione e le gare che ho disputato non mi hanno dato responso soddisfacente. Quando ho visto che non sarei stata competitiva in ambito internazionale ho pensato che era meglio lasciare, perché non avrei potuto dare il mio contributo alla squadra che doveva qualificarsi per le Olimpiadi. Sono sempre stata abituata a vincere e la mia coscienza da atleta mi ha detto che avevo dato tutto: per questo ho deciso che era giunto il momento di fermarmi. Inutile continuare a sacrificarti se non sei competitiva”.

Quali sono le vittorie internazionali che ricordi con maggior piacere?
“Tutte le gare che ho vinto sono come dei figli: rimangono tue per sempre… Il podio più faticoso è stata la vittoria del Mondiale targa di Lipsia nel 2007: avevo partorito da poco le mie gemelle ed ero stanchissima. Era dura gestire la vita di casa e gli allenamenti ma è stata una grande soddisfazione arrivare a vincere l’oro.
Guardando indietro ricordo con piacere il 1995, perché vinsi tutto: record mondiali, titolo iridato indoor, outdoor e altre gare internazionali. Una stagione incredibile. Ogni vittoria è stata vissuta in maniera diversa, ma rimangono tutte nel cuore e nella memoria”.

C’è una gara che non è andata come avresti voluto?
“L’Europeo del 1990: c’era ancora il Grand Fita Round, stavo vincendo e mentre tiravo a 70 metri ho spostato il mirino ma non ho sistemato il buco della prolunga e ho fatto uno zero che mi è costato il podio. Sono passati tanti anni ma è stata una grande delusione che ancora oggi ho viva nella memoria”.

Quali sono le figure che hanno affiancato la tua carriera e che devi ringraziare?
“Il mio primo allenatore Anatoliy Tkacenko quando ero giovanissima e mi allenavo a Tiraspol, allora Unione Sovietica, oggi Moldavia. Poi Liudmmila Arhannikova, Vladimir Esheev e Stanislav Zabrodsky che, quando sono entrata nella Nazionale URSS mi hanno aiutato con i loro consigli tecnici. Poi è stato importante Franco Basili dopo il mio arrivo in azzurro e Marco Pedrazzi, il mio allenatore personale. Il suo apporto è stato tecnico, ma anche umano. Mi ha aiutata a raggiungere i record mondiali a 70 metri e a vincere il Mondiale Targa di Lipsia”.

Cosa ha significato per te la maglia azzurra?
“Per 25 anni sono stata un’atleta internazionale e per 19 anni lo sono stata con la maglia dell’Italia. Inutile dire che la permanenza in Fitarco è stata la parte più importante della mia vita. Oggi infatti mi sento più italiana che sovietica”.

Qual è il futuro di Natalia Valeeva?
“Sicuramente mi dedicherò all’insegnamento del tiro con l’arco anche se dovrò imparare a gestire questa nuova vita. Vorrei iniziare a lavorare con i giovani e in realtà ho già cominciato a farlo col Comitato Emilia Romagna. Vedremo se con la Federazione troveremo il modo di mettere a disposizione la mia esperienza, a cominciare dalle classi giovanili. Devo imparare il mestiere di allenatore e vedremo in futuro cosa riuscirò a fare in questa nuova veste. Vorrei poter ripercorrere lo stesso iter che ho seguito da atleta, crescendo gradualmente fino a togliermi grandi soddisfazioni”.
E noi siamo certi che l’esperienza arcieristica e lo stile inconfondibile di Natalia Valeeva rappresenteranno un valore aggiunto per chi avrà voglia di seguire i consigli di un’atleta che ha scritto la storia dello sport italiano e internazionale.

 

 

 

 

 

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