Mentre vi scrivo la stagione outdoor sta volgendo al termine e noi italiani abbiamo tanti motivi per essere soddisfatti per quanto fatto sia in termini agonistici, sia in termini organizzativi.
Abbiamo affrontato gli eventi internazionali con la voglia di primeggiare e, quasi in ogni circostanza, siamo riusciti ad ottenere il risultato prefissato. Abbiamo primeggiato guadagnandoci il gradino più alto del medagliere per nazioni ai World Games, ai Mondiali 3D e agli Europei Para-Archery. Un grazie sentito va rivolto a Cinzia Noziglia, Chiara Rebagliati e Marco Morello per i successi ottenuti a Birmingham; stesso discorso per il gruppo che si è distinto nel 3D tra Terni, i Prati di Stroncone e Carsulae, dove abbiamo letteralmente dominato portandoci a casa 14 medaglie, un numero che ci contraddistingue, visto che è lo stesso quantitativo di podi ottenuto dagli azzurri paralimpici agli Europei, un risultato che ci conferma come la miglior squadra del vecchio continente.
La nostra grande soddisfazione è che in queste occasioni difficilmente l’Italia rimane a guardare. Può testimoniarlo anche Mauro Nespoli che, per la sesta volta in carriera, attraverso l’argento vinto nella tappa di coppa a Medellin, si è guadagnato la finalissima di World Cup. La sua voglia di migliorarsi nonostante i numerosi successi già ottenuti in carriera dovrebbe essere presa ad esempio dai nostri giovani neofiti.
E a proposito di giovani, mentre prosegue il lavoro che lo staff tecnico svolge sul territorio con i Comitati Regionali per far emergere nuovi talenti, non possiamo dimenticare che questa estate abbiamo ottenuto risultati rilevanti anche con gli azzurrini, che si sono ben comportati alla Youth Cup di Bucarest e poi agli Europei di categoria a Lilleshall. Oltre alle medaglie e ai record, che sono sempre indicatori rilevanti, ci interessava potessero maturare ulteriori esperienze internazionali per crescere come gruppo, soprattutto pensando a tutte le opportunità e le esperienze che, a causa della pandemia, sono stati costretti a perdere.
Tornando agli eventi internazionali, non posso non rivolgere un sentito ringraziamento a chi si è impegnato in prima persona per ospitare due manifestazioni di tale grandezza: il Mondiale 3D in Umbria e gli Europei Paralimpici di Roma hanno dimostrato ancora una volta le spiccate qualità di noi italiani nell’organizzare eventi di alto profilo. Stefano Toimbesi per il 3D e il medesimo gruppo che aveva organizzato nel 2017 la finale di Coppa del Mondo a Roma hanno ricevuto il supporto delle autorità locali, di sponsor e, soprattutto, hanno contato sulla disponibilità di numerosi volontari, capaci di far filare tutto liscio o di risolvere ogni problematica in tempi strettissimi, anche in situazioni estreme, senza che gli atleti pagassero alcun contraccolpo.
Il meritato plauso a dirigenti e volontari va esteso a chi ha sapientemente organizzato gli eventi federali. Grazie al concreto interessamento delle autorità politiche abbiamo disputato le finali in location che hanno valorizzato il nostro sport e, allo stesso tempo, il luogo che ci ospitava. Mi riferisco alle finali del targa in Piazza Grande a Oderzo, dove abbiamo visto la storica vittoria del tricolore assoluto della campionessa paralimpica Elisabetta Mijno e alle finali del campagna nella Rocchetta di Castellarano: in entrambi i casi abbiamo dato un’immagine eccellente del tiro con l’arco, risultato evidente anche per chi si è goduto la sintesi trasmessa da Rai Sport.
In occasione dei Campionati di Oderzo abbiamo finalmente potuto celebrare i 60 anni della nostra Federazione con una serata di festa. Mi ha fatto molto piacere aver potuto contare sulla presenza del Segretario World Archery, Tom Dielen, sulla presenza di atleti, tecnici, dirigenti e tesserati di ogni tipo con i quali abbiamo ripercorso le tappe fondamentali della nostra crescita.
Guardando al passato e volgendo lo sguardo verso il futuro, molte pagine di storia del tiro con l’arco italiano e internazionale sono state scritte da un gigante del nostro mondo, il cui ricordo rimarrà indelebile. Mi riferisco a Francesco Gnecchi Ruscone, che è venuto a mancare all’età di 98 anni, dopo aver dedicato gran parte della sua vita a questo meraviglioso sport. Se FITARCO e World Archery sono arrivate fino alle vette odierne gran parte del merito è suo. Grazie Francesco per tutto quello che hai fatto! A noi e alle generazioni future il compito di portare avanti il tuo esempio. •
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