Il mondiale è un successo agonistico e organizzativo. Gli azzurri stravincono con 6 ori, 3 argenti e 5 bronzi, lasciandosi alle spalle l’Austria con 9 podi, Francia e Spagna con 4 medaglie
Si è tradotto in un vero trionfo, sia organizzativo che agonistico, il 10° campionato mondiale 3D di tiro con l’arco disputato in Umbria tra Terni, Stroncone e il parco archeologico di Carsulae. L’ennesimo successo italiano dopo la rassegna iridata già ospitata nella provincia di Terni nel 2015, quando l’Italia chiuse la gara al primo posto nel medagliere (furono 10 i podi, ma non si disputavano le finali mixed team…) e ricevette già in quella occasione i complimenti di tutti i partecipanti per un’organizzazione impeccabile.
Dopo 7 anni l’Italia si è confermata e, se possibile, è riuscita a fare ancora meglio. Anche questa volta gli azzurri hanno dominato svettando al primo posto del medagliere con 14 podi (6 ori, 3 argenti, 5 bronzi), seguiti a distanza dall’Austria al secondo posto con 9 medaglie (4 ori, 2 argenti, 3 bronzi), mentre Francia e Spagna condividono la terza piazza, entrambe con 1 oro, 2 argenti e 1 bronzo.
E anche in questa occasione l’organizzazione affidata agli Arcieri Città di Terni ha ricevuto il plauso dei partecipanti e dei dirigenti World Archery, grazie a una logistica perfettamente gestita con il supporto dei pullman dei Gruppi Militari e a un nutritissimo gruppo di volontari capaci di risolvere ogni contrattempo, anche i più complessi, come quando nel giro di un paio d’ore hanno allestito ex novo il campo delle finali a squadre presso l’impianto degli Arcieri Città di Terni perché un nubifragio aveva reso impraticabile l’archery village e i campi di gara ai Prati di Stroncone.
Poi, la vera chicca conclusiva, è stata la giornata delle finali individuali giocata in una cornice unica come il parco archeologico di Carsulae, dove i migliori specialisti al mondo si sono sfidati tra i ruderi, tirando sulle 4 piazzole valide per il podio tra il teatro e l’anfiteatro recentemente restaurati, con tanto di figuranti della Roma antica che hanno reso l’atmosfera ancor più affascinante.
LA GARA – La competizione ha visto la partecipazione di 28 nazioni (Argentina, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Cile, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Spagna, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Messico, Norvegia, Polonia, Slovenia, San Marino, Serbia, Svezia, Uruguay, USA) per un totale di 320 arcieri. Italia e Stati Uniti avevano il gruppo più nutrito, portando sui tre percorsi allestiti per la qualifica ai Prati di Stroncone 24 arcieri.
Gli azzurri hanno fatto capire fin dalle prime giornate che avrebbero reso la vita difficile a tutti gli avversari, facendo valere il più possibile il “fattore campo”, ottenendo, dopo la qualifica, il passaggio diretto alle semifinali individuali di ben 6 atleti capaci di raggiungere i primi due posti del ranking dopo i percorsi di qualifica. A riuscirci Irene Franchini ed Elisa Baldo nel compound, Cinzia Noziglia e Giuseppe Seimandi nell’arco nudo, Sabrina Vannini nell’istintivo e Giulia Barbaro nel longbow. A rimpinguare la schiera dei semifinalisti ci hanno pensato poi altri 5 arcieri, facendo diventare l’Italia la squadra col maggior numero di atleti a giocarsi le medaglie.
I PODI A SQUADRE – Ma i match validi per i podi individuali erano stati preceduti da quelli a squadre. I titoli mixed team sono stati assegnati nella terza giornata di gara ai Prati di Stroncone, mentre le gare a squadre si sono disputate sul campo degli Arcieri Città di Terni, con un cambio di location repentino dovuto ai 60 centimetri d’acqua che avevano letteralmente allagato gli splendidi paesaggi montani di Stroncone.
La gara a squadre miste, che faceva il suo esordio in questa rassegna iridata, ha visto l’Italia impegnata in tutte le semifinali. Il primo titolo mondiale è arrivato nel compound grazie a Irene Franchini e Marco Bruno. Il duo azzurro ha superato in semifinale la Francia (Bouteleux, Albanese) 85-83 e poi ha avuto la meglio all’ultima freccia sull’Austria (Ronacher, Wiener) 84-80. Argento nel longbow per il duo composto da Giulia Barbaro e Giuliano Faletti che, dopo la vittoria in semifinale sull’Argentina (Noale, Lopez) 53-51, sono stati superati nella finalissima dalla Spagna (Garrido Lazaro, Fernandez Alvarez) 73-61. Bronzo nell’arco nudo per Cinzia Noziglia e Giuseppe Seimandi, superati in semifinale dalla Svezia (Asell, Lundmark) 72-70, ma vincenti nella finalina contro gli USA (Girard, Colloms) 79-72. Bronzo anche nell’arco istintivo con Sabrina Vannini e Fedele Soria, superati in semifinale dalla Spagna (Vasco Inigo, Marco Rubio) 79-52 e poi vincitori nella sfida per il terzo posto con la Gran Bretagna (Monteith, Cullen), conclusa 69-64.
Poi, le sfide che hanno visto impegnati i terzetti. Se le azzurre Irene Franchini, Cinzia Noziglia e Giulia Barbaro non sono riuscite a confermarsi sul primo gradino del podio, superate ai quarti dalla Spagna 113-115, è stato invece esemplare il percorso del trio maschile: Giuseppe Seimandi con l’arco nudo, Giuliano Faletti con il longbow e Marco Bruno nel compound hanno battuto ai quarti di finale la Svezia 115-107, hanno superato in semifinale, con una prova perentoria, la Danimarca 117-99 e, infine, si sono giocati la finale con la Spagna (Fernandez Alvarez, Garcia Fernandez, Rodriguez) punto a punto, concludendo il match 117-107. Gli azzurri tornano quindi sul tetto del mondo dopo 15 anni, visto che l’ultimo oro era del 2007, arrivato a Sopron successivamente al primo titolo mondiale vinto a Genova 2005, nella seconda edizione della rassegna iridata.

LE MEDAGLIE INDIVIDUALI – Dopo i successi delle squadre sono arrivati i match per il podio individuale che, come detto, hanno avuto una cornice d’eccezione come il parco archeologico di Carsulae. L’Italia ha rimpinguato il suo bottino facendo risuonare l’inno di Mameli grazie alla vittoria di Cinzia Noziglia nell’arco nudo: l’arciera delle Fiamme Oro ha bissato l’oro già vinto a Terni nei mondiali del 2015 andando a superare in finale l’austriaca Rosemerie Leitner 36-34.
Elisa Baldo nel compound conquista invece il suo primo titolo mondiale battendo in finale la svedese Ida Karlsson, nell’unico match per l’oro concluso allo shoot-off: 39-39 (11*-11). Sempre nel compound sfuma il bronzo di Irene Franchini che perde il match con l’austriaca Ingrid Ronacher 34-30.
L’Italia è però regina nel longbow, grazie all’esordiente Cecilia Santacroce e Giuliano Faletti. La prima ha superato in finale, in un derby tutto azzurro, Iuana Bassi 31-23 (e pensare che poteva essere un podio interamente italiano, visto che la tre volte iridata Giulia Barbaro è stata battuta nella finalina dall’argentina Martina Noale 21-18). Per Giuliano Faletti il primo oro mondiale in carriera è arrivato invece con la vittoria sul francese Guillame Quetel per 28-26.
A queste medaglie individuali si aggiungono l’argento e il bronzo nell’arco istintivo di Sabrina Vannini e dell’esordiente Nicola Kos, entrambi portacolori della società organizzatrice: la prima è stata superata all’ultimo atto dall’austriaca Claudia Weinberger che ha avuto la meglio 26-23, mentre Kos, che esordiva in azzurro, ha superato lo statunitense Kenneth Rienas imponendosi 35-29. Medaglia di bronzo anche per Giuseppe Seimandi nell’arco nudo: il portacolori delle Fiamme Azzurre ha superato nella finalina lo statunitense Daniel Colloms 39-33. L’ultima medaglia di giornata per l’Italia se l’è guadagnata invece Marco Bruno, che conquista il bronzo andando a vincere 43-41 sull’austriaco Klaus Bitterman.
Una vera scorpacciata di podi italiani ha permesso di concludere la manifestazione con l’immagine più rappresentativa della settimana vissuta in Umbria: la foto che ritrae i volontari e gli azzurri sugli spalti del teatro romano che sorridono per aver scritto un’altra meravigliosa pagina di storia di questo sport. •
non può essere solo fortuna”Il direttore tecnico Giorgio Botto, al termine di una settimana da emozioni forti, non può che tessere le lodi del gruppo azzurro: “Sono molto contento della nostra prova e per aver vinto il medagliere. Non era facile, abbiamo quasi bissato quanto fatto lo scorso anno agli Europei field. Anche in questa occasione siamo stati grandi protagonisti e, guardando ai numeri degli ultimi anni, se in questi eventi riusciamo sempre a distinguerci non può essere solo fortuna”, dice Botto dopo l’ultima cerimonia di premiazione che ha concluso una rassegna iridata da ricordare.
“Oltre a dare i meriti a chi è salito sul podio, soprattutto a chi lo ha raggiunto essendo al suo esordio con la maglia azzurra, ammetto di avere anche un po’ di rammarico per chi invece non ci è riuscito, ma aveva tutte le carte in regola per vincere un oro mondiale. Vorrà dire che rimandiamo alla prossima occasione la loro affermazione”.
Cosa ha fatto la differenza in favore dell’Italia? “Ad avere un peso fondamentale è stato il gruppo. Se gli esordienti sono riusciti a esprimersi a questi livelli significa che abbiamo creato un contesto capace di farli inserire e rendere al meglio. Naturalmente ogni medaglia nasce dal lavoro, dai sacrifici e questo è merito degli atleti, delle società e dei loro tecnici personali. Poi ci vuole anche un po’ di fortuna, un po’ di abilità nel coordinare il tutto per far diventare il gruppo una squadra vera e propria. In questa disciplina, anche se è individuale, il valore della squadra pesa: uno sguardo, un aiuto da chi è a bordo campo, un semplice cenno di approvazione, possono fare la differenza. La Federazione sta raccogliendo il lavoro delle società – conclude Giorgio Botto –. Sapevamo che ci sarebbe voluto del tempo a recuperare terreno in divisioni come il longbow o l’arco tradizionale nei confronti di nazionali come l’Austria, che ha investito molto su di loro. La Federazione ci ha creduto, non ha ostacolato lo sviluppo di queste divisioni come testimoniano i nuovi atleti che si stanno guadagnando un meritato spazio in ambito nazionale e internazionale e i risultati si sono visti anche in questo mondiale”.









