settore para-archeryTEORIA E PRATICA PER LA CRESCITA DEL SETTOREGiusi de Angelis

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TEORIA E PRATICA PER LA CRESCITA DEL SETTORE
di Giusi de Angelis

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Il mondo paralimpico sta crescendo in maniera vertiginosa non solo sotto l’aspetto sportivo ma anche sotto quello formativo. In particolare la FITARCO sta cercando di accompagnare i successi internazionali degli azzurri e la crescita del movimento di base aumentando anche la proposta formativa per avere su tutto il territorio nazionale dei tecnici in grado di accogliere nelle società gli atleti paralimpici.
L’ultimo corso si è svolto nel mese di giugno, un secondo appuntamento per il 2022 si svolgerà nel mese di novembre, sempre al Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti”, mentre un terzo appuntamento è programmato per la prima metà dell’anno 2023. Si lavora per ampliare le conoscenze e, di conseguenza, permettere a questo settore di ampliare i numeri della base grazie alla presenza di istruttori in grado di accompagnare un percorso di crescita sportiva, anche agonistica.
Entrando nei dettagli delle materie approfondite nei corsi, abbiamo parlato con Gianni Bonas, psicologo della nazionale Para-Archery, che ha condiviso questa intervista insieme al Direttore Tecnico Guglielmo Fuchsova e Chiara Barbi, fisioterapista storica della Nazionale Paralimpica, che pone l’attenzione su chi ha scelto di seguire il corso: “I partecipanti hanno tirato fuori il loro vissuto e questo è stato fondamentale per passare dalla teoria alla pratica. Perché, proprio come afferma Levine, ‘Non c’è nulla di più pratico di una buona teoria’”.
Gianni Bonas fornisce un’analisi del lavoro svolto tra aula e campo di tiro: “Il corso di specializzazione svolto a Roma è stato in presenza con un’impronta di tipo esperienziale e di squadra possibile grazie alla presenza di allenatori e atleti, i quali hanno collaborato insieme ai relatori. È stato fatto un lavoro integrato, in cui l’esperienza è stata costruita insieme. Gli interventi stessi sono stati integrati da vari contributi e interventi, grazie alla presenza di Willy Fuchsova. In maniera semplice, sintetica e lucida hanno portato contributi utilissimi per gli allenatori, fruibili già dal giorno successivo la fine del corso. È fondamentale per un allenatore avere conoscenze psicologiche, ma l’allenatore non è uno psicologo; dovrebbe avere delle conoscenze mediche, ma non è un medico. È necessario però che lui abbia anche queste altre competenze, mantenendo sempre il proprio ruolo. La parola chiave è umiltà e il coraggio di farsi aiutare quando ci troviamo di fronte a problematiche complesse, poiché le problematiche per allenare un atleta paralimpico lo sono oggettivamente”.
Una grande importanza è stata data alla valutazione degli atleti, attraverso strumenti scientifici come il MUS (intervista strutturata per la valutazione dei sintomi vaghi): “Lo abbiamo sperimentato assieme ai partecipanti – prosegue Bonas – poiché prima di conoscere l’atleta è bene conoscere noi stessi, in limiti e potenzialità. Questa cosa è stata di grande effetto poiché i partecipanti hanno portato fuori anche le loro fragilità, le loro vulnerabilità e non solo i punti di forza. Nel corso si è cercato di abolire ogni forma di psicologismo. Lo provano la presenza nei momenti esperienziali degli allenatori e degli atleti. Abbiamo trovato 30 allenatori pronti a mettersi in gioco e noi docenti abbiamo avuto la possibilità di imparare molto da loro. Alla fine è stato chiesto a tutti i partecipanti di esplicitare con una sola parola quello che loro si stavano portando a casa in relazione al proprio vissuto biologico, psicologico e sociale. Le parole dette con più frequenza sono state: acquisizione di competenze, consapevolezza, complessità, impegno, ricerca, aggiornamento, dare senso alla fatica”.
Durante il corso si è approfondito anche l’argomento dedicato alla preparazione dei tecnici per gli atleti paralimpici con problematiche intellettivo relazionali: approfondimento resosi sempre più necessario in seguito al protocollo d’intesa siglato tra FITARCO e Fisdir, Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo e Relazionali. L’approfondimento online è stato tenuto dalla Dottoressa Daniela Sepio, specializzata in psicologia dello sport, docente per i corsi di formazione per allenatori UEFA C (FIGC) e responsabile dell’area psicologica della Federazione Italiana Giuoco Calcio – Settore Giovanile e Scolastico del Lazio, che nelle giornate dedicate al tema intellettivo relazionale ha presentato il progetto “Metti la persona e dopo la disabilità”, toccando alcuni punti salienti nel programma di comunicazione tra il mondo dello sport e il mondo della disabilità, in particolare nella disabilità intellettiva e poiché le competenze sono limitate ma presenti in maniera differente bisogna “stimolare lo sviluppo della comunicazione sostenendo canali comunicativi gestuali, mimici e prassici, sia per sviluppare la funzione simbolica e la verbalizzazione, sia per valorizzare ogni intenzionalità comunicativa e non perdere il desiderio di comunicare”.
Il tema centrale della disabilità intellettiva e relazionale è la comunicazione e l’approccio alla comunicazione, che su bambini affetti da autismo “è focalizzata su bisogni immediati invece che su intenzioni sociali”. È importante sapere che non si possono utilizzare, con persone con queste problematiche, le stesse strategie di allenamento che si utilizzano con gli altri atleti, ma bisogna strutturare il lavoro usando strategie specifiche. Importante è il contesto sociocultare al quale Lev Semënovicˇ Vygotskij, pedagogista, attribuisce un ruolo fondamentale: “la comunicazione è quella parte di competenze che un bambino può sviluppare mediante l’interazione con l’adulto o con dei pari competenti”, ovvero una persona con disabilità intellettiva e relazionale ha la possibilità di superare limitazioni individuali grazie al sostegno del contesto ed accedere a livelli superiori di pensiero. •

Un successo il campionato FISDIR-FITARCO
Lo scorso 18 settembre, presso il campo degli Arcieri Tor di Quinto, organizzatori dell’evento, si è disputata la seconda edizione del Campionato Italiano FISDIR-FITARCO che, rispetto alle precedenti esperienze, ha contato un aumento di partecipanti oltre che del numero di società coinvolte. Siamo solo agli inizi, ma questo movimento è certamente destinato a crescere. Sul prossimo numero di Arcieri pubblicheremo i risultati, fotografie e approfondimenti.
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