Il 2022 ha segnato il ritiro di due Giudici di Gara Internazionali di primissimo livello come Fulvio Cantini e Andrea Bortot. Ripercorriamo le loro brillanti carriere attraverso questa doppia intervista
Fulvio Cantini e Andrea Bortot hanno percorso una carriera arbitrale di spessore internazionale, ricoprendo ruoli di rilievo nei maggiori eventi arcieristici in Europa e nel mondo, fino ad arbitrare ai Giochi Olimpici e ai Giochi Paralimpici. Un percorso, il loro, che rappresenta un vanto per l’intero movimento arcieristico italiano e che può essere preso ad esempio da chi vuole intraprendere il ruolo del giudice di gara.
Dopo aver vissuto in prima persona l’esperienza di Tokyo, hanno deciso entrambi di lasciare il loro incarico. Per questo motivo la Federazione ha voluto ringraziarli ufficialmente inviando loro una lettera firmata dal Presidente Mario Scarzella.
Nella speranza che il loro operato sia di ispirazione per i Giudici di Gara del presente e del futuro, ripercorriamo con Fulvio Cantini e Andrea Bortot la loro carriera attraverso questa intervista doppia.
Perché hai deciso di ritirarti?
AB: Dopo 23 anni da Giudice di Gara, lasciare qualcosa per la quale si ha così tanta passione e si è dedicato così tanto, non è stata una decisione semplice. Ma fare l’arbitro e arrivare proprio all’Olimpiade, all’obiettivo che mi ero prefissato, mi ha fatto capire un aspetto di me che, per quanto già un po’ conoscessi, è davvero molto forte: la determinazione. Se mi metto in testa una cosa, farò di tutto per raggiungerla e portarla a termine nel miglior modo possibile. Una volta raggiunto questo mio obiettivo dell’Olimpiade mi sono prefissato un nuovo traguardo e ho deciso di concentrarmi al 100% su quello, per poterlo raggiungere e superare.
FC: Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefisso e sono appagato.
Resterai nel circuito del tiro con l’arco?
AB: Certamente! Da qualche settimana ho ripreso a tirare, ma voglio farlo solo per divertirmi e passare del tempo con gli amici che condividono la mia passione per questo sport. Non voglio farmi nessuna pressione agonistica, di gare ne ho vissute davvero tante (anche se con la lente d’ingrandimento e i cartellini tra le mani!) e quindi voglio ricominciare, almeno per un periodo, riavvicinandomi allo sport semplice e divertente che riempiva i miei pomeriggi quando ero piccolo.
FC: Sicuramente sì. Non ho lasciato il mio posto in società, la Arcieri 5 stelle, e continuerò a frequentare i campi di gara anche se in altre vesti.
Se dovessi sintetizzare la tua carriera arbitrale in un unico evento, quale sarebbe?
AB: Difficile sintetizzare una carriera in un unico evento. Forse l’evento più importante della mia carriera sono state le Olimpiadi di Rio nel 2016, non solamente perché è l’evento per eccellenza, ma perché è sempre stato il mio obbiettivo fin dal primo corso arbitri. All’epoca, infatti, quando in fase di esame mi chiesero quale fosse il motivo per cui volevo diventare Giudice di Gara, non ho avuto dubbi: “per arbitrare un’Olimpiade”. Mi rendo conto che all’epoca possa essere sembrata una risposta un po’ azzardata, ma alla fine l’impegno mi ha portato proprio dove sarei voluto arrivare.
FC: Senza dubbio l’ultima competizione a cui ho partecipato, che si è tenuta ad Albenga (SV) nel mese di febbraio, organizzata dalla mia società, gli Arcieri 5 Stelle, ed in particolare dal caro amico Giorgio Briozzo, ha sintetizzato alla perfezione tutta la mia carriera arbitrale. È stato meraviglioso sentire la vicinanza di tutti gli arcieri presenti, alcuni conosciuti da più di 25 anni, e il calore dei numerosi atleti della Nazionale Italiana intervenuti, tra cui il grande Mauro Nespoli, con cui ho condiviso le gioie delle esperienze olimpiche. Esattamente in quel momento ho realizzato quanto di bello sono riuscito a costruire, sia come Giudice di Gara che come persona, in quest’esperienza lunga trent’anni.
Hai nel tuo palmarès ben due olimpiadi, l’obiettivo di tutti gli sportivi; pensi che l’avventura olimpica cambi un arbitro? Se sì, in cosa?
AB: In realtà le Olimpiadi sono state 3: Olimpiade di Rio 2016, Paralimpiade di Tokyo 2020+1 e le Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires nel 2018. Nella mia esperienza non è tanto l’Olimpiade che cambia un arbitro, ma è l’arbitro che cambia per arrivare all’Olimpiade, soprattutto nella mentalità e nel modo di vedere le cose. Ma indipendentemente dagli eventi arbitrati, credo sia essenziale non cambiare o “sentirsi arrivati”. Anche dopo un evento di quella portata, è importante continuare a focalizzarsi sulla formazione e continuare ad approcciarsi a tutte le gare, anche quelle locali, con l’idea di poter trarre esperienza dalle casistiche che vi possono emergere.
FC: È indubbio che l’esperienza olimpica ti cambia radicalmente. Oltre ad acquisire competenze, che solo lì si possono ottenere, si raggiunge l’apice del percorso intrapreso ed anche la piena consapevolezza delle proprie capacità ed abilità sul campo di gara; risultato che ti porta a gestire le competizioni seguenti con più serenità e scioltezza.
Se tracciassimo una linea temporale dall’anno in cui hai iniziato all’anno in cui hai smesso, quali sarebbero gli eventi degni di nota?
AB: Tutti, senza distinzione di sorta. Sono stati tutti fondamentali per crescere ed imparare a gestire la tensione e le problematiche che possono succedere durante una gara. E non mi riferisco solamente agli eventi Internazionali! Spesso, infatti, i casi più particolari sono accaduti nelle gare interregionali o nazionali.
FC: Ci sono veramente molti momenti, che visti poi a posteriori, sono da considerarsi degni di nota e sicuramente una svolta nella mia storia arbitrale è stato senza dubbio il doppio Fita di Rivarolo Canavese del 1995, in cui sono stato notato dal mio mentore Gianni Boerio e che mi ha permesso di intraprendere la carriera internazionale. Negli anni a venire altri due momenti sono stati decisivi; il primo il Mondiale Targa di Lipsia, in cui i vertici WA hanno capito che sarei stato pronto per le competizioni di alto livello, e poi la Preolimpica di Londra, dove probabilmente il coordinatore dell’evento ha realizzato che sarei potuto essere Giudice di Linea l’anno successivo.
Ci racconteresti un aneddoto che possa rappresentare la tua carriera arbitrale?
AB: Non è un aneddoto che può rappresentare la mia carriera arbitrale, ma se vogliamo è quello più particolare. Nel corso dei Giochi Europei 2015 a Baku, durante gli scontri a squadre, un atleta era quasi in ancoraggio e proprio in quel momento un volontario dell’organizzazione ha deciso di passare dietro ai paglioni. L’unica cosa da fare è stata quella di bloccare i tiri. Non è stata una scelta facile, interrompere i tiri durante un evento di quella portata e con uno scontro così importante. Ma diversi anni di arbitraggio ed esperienza mi hanno permesso di analizzare più freddamente la situazione e di trovare la sicurezza e la forza di reagire a quell’imprevisto, evitando problemi di sicurezza.
FC: Più che un vero proprio aneddoto, vorrei raccontarvi della fortuna che ho avuto nel conoscere persone fantastiche come Giampiero Spada, Gianni Mangino e Renato Doni, che non solo mi hanno insegnato molto nell’ambito arbitrale ma anche umanamente, con i loro racconti sull’arcieria in Italia e dei primi passi della FITARCO, seduti intorno ad un tavolo nei momenti di relax, di un mondo principalmente fatto di passione e dedizione, ben lontano dalle pressioni odierne sempre più incalzanti e mirate ormai al professionismo.
Hai un consiglio da dare ai giovani arbitri e a chi sta pensando di intraprendere questa carriera?
AB: Ci sarebbero tanti consigli da dare, ma quelli più importanti per me sono due: essere curiosi, infatti non si smette mai di imparare (sia in ogni tipo di gara, sia dal continuo confronto con i colleghi) ed essere coraggiosi, non avendo mai paura di prendere le decisioni e di mettersi in discussione.
FC: Il consiglio è molto semplice, studiare e lavorare sodo per poter realizzare i propri sogni. Essere Giudice di Gara FITARCO è stato il moto propulsivo per buona parte della mia vita e mi ha permesso di realizzarmi appieno nel conoscere persone e luoghi stupendi nel mondo. •
Nato a Belluno il 1º settembre 1979. Arbitro interregionale nel 1999, Nazionale nel 2003, Continental Judge nel 2007, International Candidate nel 2009, International Full Judge nel 2013.Tra gli eventi a cui ha preso parte: più di 20 Campionati nazionali nelle varie specialità; più di 150 gare nelle varie specialità; 2016 Giochi Olimpici di Rio De Janeiro; 2021 Giochi Paralimpici di Tokyo; 2018 Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires; 2015 Giochi Europei di Baku; 2013 Coppa Europa Giovanile a Lubiana come Responsabile della Giuria Arbitrale; 2013 World Master Games a Torino come Responsabile della Giuria Arbitrale; 2012 Campionati Mondiali Indoor di Las Vegas; 2010 Campionati Europei Giovanili di Winnenden; 2008 Campionati Europei Targa di Vittel.

Nato a Savona il 18 luglio 1970. Arbitro interregionale nel 1993, nazionale ed internazionale nel 1995. Tra gli eventi a cui ha preso parte, vari Campionati del mondo, compresi quelli di tiro di campagna di Canberra nel 2002, di Llwynypia nel 2008 e di Visegrad nel 2010. Le rassegne iridate Indoor di Aalborg nel 2005 e di Ankara nel 2016. Quelli Outdoor di Lipsia nel 2007 e di Copenaghen nel 2015. Le Universiadi a Taiwan nel 1998. I Giochi Olimpici di Londra nel 2012 e i Giochi di Tokyo 2020. È stato Coordinatore della Giuria Arbitrale alla World Cup di Berlino nel 2018.





