L’imporsi, spesso brutale, della tecnica e della modernità fa spesso nascere, per reazione, una voglia di riscoperta delle proprie radici: è così che fioriscono, specialmente nei piccoli centri medievali, iniziative folkloriche, fiere, tornei e contese.
Talvolta, il legame col passato è un po’ pretestuoso e creato ad arte dalle Pro Loco, in certi casi è frutto di un certo nostalgismo storicista ottocentesco. Altre volte, invece, le rievocazioni si basano su un attento lavoro filologico ed uno studio storico accurato: è in questi casi che il “prodotto” risulta veramente peculiare, e può riguardare i più svariati ambiti, caratteristici di una piccola realtà: da specialità enogastronomiche a competizioni, o speciali finiture ed armamenti. A Norcia, il piccolo comune umbro, ad esempio è nato il gruppo Arcieri di Norcia – Arcatores de Nursia, il cui nome si ispira all’antico toponimo della città – che promuove sul territorio il tiro con l’arco. Il comitato fondatore si è occupato di ricostruire la trama che ha legato gli abitanti della Valnerina all’uso dell’arco nel corso dei secoli: dai documenti sembra che tale legame sia piuttosto antico e che l’arma venisse utilizzata principalmente a scopo venatorio, garantendo quindi una forma di sostentamento alla popolazione.
L’Associazione si è dunque prefissa di promuovere l’arcieria declinata secondo la realtà più prossima a Norcia, con corsi di tiro con l’arco, ma anche con la costruzione di archi storici, per sottolineare l’importanza che questo strumento rivestiva nella società nursina, tanto per la difesa quanto per il sostentamento delle famiglie: la scelta del nome, dal sapore arcaico, esprime bene questa volontà di riconnessione col proprio passato. La compagnia, dopo alcuni anni di inattività è ritornata sulla scena sportiva dell’Umbria nel 2014. Nel 2016, invece, si è disputata con grande entusiasmo la prima gara ufficiale organizzata dalla compagnia 11NURS – Arcatores de Nursia, che si è inserita nel calendario ufficiale dell’UMAM (Comitato regionale Umbria, Marche Abruzzo e Molise). La gara si è tenuta nella cornice suggestiva di Cascia e ha attirato competitori provenienti anche da altre regioni; erano comprese diverse Numeri: arco storico, longbow, arco nudo, compound e arco ricurvo, il tracciato prevedeva 24 piazzole che presentavano sagome di animali tridimensionali piccole, grandi e medie.
Il lavoro dell’associazione, che ha unito la competizione sportiva alla ricerca storica, ha portato alla consultazione di alcuni documenti che testimoniano l’uso dell’arco nella Valnerina a partire dal XII secolo e, in effetti, fu dopo l’esperienza delle Crociate che nelle file degli eserciti occidentali cominciarono ad essere inquadrati dei provetti tiratori. Durante le Crociate, i soldati cristiani, avvezzi ai combattimenti frontali e particolarmente arditi nel corpo a corpo, si ritrovarono a fronteggiare dei nemici che utilizzavano tutt’altro schema tattico e furono costretti ad adeguarsi per non soccombere, incrementando e perfezionando l’arcieria a cavallo. Anche l’impiego della balestra crebbe esponenzialmente in tutto l’Occidente, dopo il successo riscosso dall’arma in Terra Santa, ma a differenza dell’arco – micidiale, sì, ma che rispettava in una certa misura il codice cavalleresco, per cui un abilissimo soldato avrebbe potuto scampar la morte – non lasciava scampo alcuno, specie se venivano utilizzate frecce avvelenate. Fu così che durante il Secondo Concilio Lateranense, nel 1139, Papa Innocenzo II sancì l’anatema per l’impiego della balestra in contese tra cristiani, ma l’arma preferita in Europa rimase proprio la balestra, che trovava di giorno in giorno un sempre maggior favore e diffusione.
Gli Arcieri di Norcia rappresentano l’impiego che anticamente trovava l’arco nella realtà nursina; ma i Monti Sibillini tra Umbria e Marche sono stati anche lo scenario di un bel video realizzato dalla compagnia di arcieri “Aspidum Sagittas” di Camerino, che ha affrontato in abiti medievali un piccolo viaggio a piedi, da Castelluccio di Norcia fino a Visso, passando per luoghi splendidi ed incontaminati.
La terra d’Umbria è veramente ricca di scorci senza tempo, e ospita un gran numero di compagnie arcieristiche, ed in occasione dei Mondiali 3D, ospitati dalla città umbra di Terni, hanno partecipato alla cerimonia di apertura, rievocando il colore e la storia di un’arte antica e sapiente come quella del tiro con l’arco. I Mondiali, sospesi nel 2021, torneranno a disputarsi regolarmente a Terni l’estate 2022. •
L’abitato di Norcia, carezzato dai fianchi degli Appennini, è stato spesso colpito da terremoti. Le montagne sono giovani e continuano a spingere in maniera impercettibile, ma talvolta le scosse sono possenti e portano morte e distruzione. Prima del 30 ottobre 2016, l’abitato era già stato colpito da alcuni terremoti piuttosto violenti nel 1328, 1567, 1703, 1730, 1859, 1979. Dopo il sisma del 1703 fu emanato un interessante documento: si tratta del regolamento pontificio “antisismico” che proibiva di costruire in città case che superassero i due piani: per sopperire alle dimensioni ridotte, la popolazione nursina più illustre si ingegnò a commissionare ornamenti ricercati, contribuendo così a creare costruzioni tipiche e peculiari. L’abitato, ad ogni modo, è stato rimaneggiato svariate volte proprio a causa dell’attività sismica: con l’ultimo terremoto, purtroppo, il fulcro della città, la Piazza di San Benedetto, che ospitava il complesso dei monumenti più importanti, è stato fortemente danneggiato. Qui si trovano la chiesa di S. Benedetto che fu edificata, secondo la tradizione, sulla casa del Santo ed effettivamente nella cripta è possibile vedere i ruderi di una casa romana. Da menzionare, il duomo ed il palazzo del Comune, nel quale era custodito un reliquiario del 1450.
(A.C.)
Una delle figure più autorevoli ed interessanti nel novero dei santi cattolici è sicuramente San Benedetto da Norcia. Nato attorno al 480 da un’agiata famiglia romana, Benedetto intraprese i propri studi nella capitale dalla quale, tuttavia, fuggì presto per ritirarsi nel silenzio dell’alta valle dell’Aniene. Appena diciassettenne, decise di dedicarsi alla vita eremitica, eleggendo Subiaco a propria dimora; qui fu raggiunto da un nutrito gruppo di giovani desiderosi di conformarsi alla sua vita: era infatti vivo in tutto l’Occidente l’interesse per la vita eremitica, che sembrava promettere, praticando una vita ascetica e contemplativa, una più intima aderenza alla vita di Cristo. In Europa, qui e lì, molti tentavano un approccio a questa vita fatta di preghiera, ma i risultati erano disordinati e per nulla organici, così vi era una gran confusione. San Benedetto ha il grandioso merito di aver portato ordine: quando altri giovani lo raggiunsero per seguire la sua medesima vita, gli diedero lo stimolo alla riflessione: Benedetto aveva fuggito la mondanità di Roma per evitare di corrompersi, non avrebbe certamente potuto tollerare di dissipare la propria vita spirituale in una sorta di “comune” arrangiata, sorretta solo da buoni propositi. Per vivere in santità era necessario, anzitutto, l’ordine, ed è così che incominciò la stesura della Regola: il primo miracolo del Santo. In essa sono raccolti tutti i dettami che un monaco avrebbe dovuto rispettare, sottoponendosi alla disciplina e alla vita comunitaria, rispondendo ad una gerarchia ferrea. Con la Regola, San Benedetto contribuì in maniera sostanziale a definire la vita eremitica occidentale, che cominciò ad assumere dei tratti peculiari che la distanziarono sempre di più da quella orientale, fatta di privazioni e solitudine. Secondo il Santo, ma era un’opinione abbastanza diffusa nel Medioevo, la vita solitaria poteva allontanare, anziché avvicinare, la santità, perché esponeva il monaco ad un gravissimo peccato, dal quale era meglio guardarsi bene: l’accidia. Questa è, fondamentalmente, la noia, intesa in senso spirituale, che invece poteva essere combattuta con il cenobitismo (la vita trascorsa in comune con altre persone, che ovviamente condividono le medesime aspirazioni spirituali); il cenobitismo prevedeva non solo di condividere preghiera ed ascesi, ma anche di dedicarsi al lavoro fisico ed all’impegno manuale: la vita del monaco benedettino trascorreva tutta in un medesimo luogo, a differenza dell’abitudine di alcuni monaci di dubbia fama che vagavano qua e là. Il religioso non possedeva nulla di proprio, tutto ciò che gli apparteneva veniva condiviso coi confratelli; la terra annessa alle abbazie veniva lavorata da braccianti stipendiati, ma i monaci non sdegnavano certo di aiutarli. La Regola ordinava la giornata, alternando lavoro e preghiera, favorendo lo sviluppo delle lettere e delle arti: il lavoro degli amanuensi, in special modo, ha lasciato un patrimonio di altissimo livello ovvero i testi religiosi, adornando la pagina di splendide figure; era una eccellente sintesi della regola benedettina: leggere le Sacre scritture, meditarle e nel frattempo tenere le mani occupate. (A.C.)






