storiaManzicerta: una battaglia di arcieri e cavalleriaAndrea Cionci

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Manzicerta: una battaglia di arcieri e cavalleria
di Andrea Cionci

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In Turchia si stanno svolgendo da alcuni anni delle ricerche per individuare il luogo dove si svolse la battaglia di Manzicerta (Mantzikert), combattuta nel 1071 tra i Selgiuchidi, capeggiati dal sultano Alp Arslan, e l’esercito bizantino. Durante gli scavi, sono emerse punte di freccia e di lancia; furono gli arcieri, infatti, ad attaccare con vigore le milizie bizantine, sconfiggendole in pochissimo tempo.
L’esercito selgiuchida usava con gran destrezza la cavalleria leggera, composta da arcieri formidabili che possedevano faretre in grado di contenere diverse decine di dardi.
A proteggere questi uomini vi erano dei piccoli nuclei di cavalleria pesante, armati di lunghe lance e di spada, ma anche di arco. Pare che il sultano stesso fosse il più abile tiratore del suo tempo.
La battaglia di Mantzikert fu l’acme di tre campagne militari condotte dall’imperatore bizantino Romano IV per evitare che i Selgiuchidi si espandessero in Anatolia, dove effettuavano continui saccheggi e razzie.
Romano IV, dunque, approfittò della lontananza del sultano per coglierlo di sorpresa col proprio esercito. Si stanziarono a Teodosiopoli, a 130 km da Mantzikert.
L’esercito bizantino – che doveva contare almeno 40.000 uomini, prevalentemente mercenari – si sparse per il territorio non immaginando di doversi impegnare in uno scontro campale, ma di compiere una semplice operazione di ripristino dei confini. I Selgiuchidi, invece, ripiegarono in Siria per affrontare i nemici, senza dar loro il tempo di riorganizzarsi.
Il sultano, giunto nella regione di Mantzikert, propose all’imperatore una pace, i Selgiuchidi infatti erano per lo più abituati alle incursioni e meno abili nello scontro in campo aperto. L’accordo venne però rifiutato per ragioni economiche: sarebbe stato impossibile per Romano IV radunare nuovamente un esercito abbastanza grande da arginare l’espansione selgiuchida: bisognava agire confidando nella superiorità numerica. Un secondo errore tattico dell’imperatore, oltre aver disperso le proprie forze, fu quello di non dar loro tempo di radunarsi nuovamente: temeva infatti che i Selgiuchidi potessero ricevere rinforzi nel frattempo; bisogna però anche considerare che le truppe, composte prevalentemente da mercenari, si sarebbero potute ribellare nell’attesa.
Dopo aver conquistato con l’assedio la città di Mantzikert, Romano IV schierò l’esercito, composto prevalentemente da cavalleria pesante, in una vallata. Un terzo errore tattico fu quello di affidare la retroguardia al Ducas, rivale dell’Imperatore, coinvolto nella campagna militare, probabilmente, con l’intento di tenerlo lontano dalla corte.
Lo schieramento scarseggiava di fanteria leggera e arcieri a piedi come supporto dei cavalieri, ma non incontrò ostacoli durante la propria avanzata verso l’accampamento nemico: sembrava più una marcia che una battaglia. Alp Arslan, infatti, aveva disposto questa tattica: tallonare l’esercito greco ma non concedere ingaggio, aspettando la ritirata.
A sera, l’imperatore diede ordine di rientrare nell’accampamento, per non lasciarlo sguarnito e per non dover avanzare col buio in territorio nemico: era il segnale che il Selgiuchida aspettava. L’ordine fu recepito solamente dal contingente centrale, che ripiegò effettivamente, mentre le ali proseguirono l’avanzata, e furono le prime ad essere attaccate. L’ala destra crollò immediatamente, mentre la sinistra ingaggiò una difesa disperata, ma fu abbattuta e dispersa dalle frecce nemiche.
Con le ali annientate, il centro dello schieramento – dove si trovava Romano IV – venne investito da diecimila unità di arcieri a cavallo e la retroguardia non fu spronata a difendere la prima fila; i nemici riuscirono, così, a ferire e far prigioniero l’imperatore. Il Ducas, tra l’altro, sparse la voce che l’imperatore era morto, e ciò che restava dell’esercito capitolò velocemente.
Romano IV, per essere liberato, si impegnò a pagare tributi annui, a liberare i prigionieri musulmani e a garantire aiuto militare, in accordo col sultano.
Le conseguenze della sconfitta furono comunque nefaste: Bisanzio cadde in una rovinosa guerra civile; la fazione dei Ducas, ostile all’imperatore, lo aveva deposto e si era particolarmente vicini alla fine di Costantinopoli per disgregazione interna. Il tesoro imperiale venne fortemente impoverito per supportare le fazioni. Anche se l’Impero non cadde, Costantinopoli ne uscì fortemente ridimensionata. •

I protagonisti

I protagonisti della battaglia furono senza dubbio l’imperatore ed il sultano. Alp Arslan (1029-1072) era il secondo sultano della dinastia dei Selgiuchidi. Una volta asceso al trono, soffocò diverse ribellioni, riorganizzò i territori dell’Asia anteriore che erano stati conquistati dal suo predecessore e con la vittoria ottenuta a Manzicerta aprì la penetrazione in Asia minore ai turchi. Favorì l’assimilazione della cultura arabo-persiana con quella – nettamente meno raffinata – dei turchi, anche grazie all’opera del suo ministro Nizam al-Mulk, il fondatore dell’Università di Baghdad.
Romano IV Diogene (1067-1071) faceva parte dell’aristocrazia militare, si distinse nelle campagne contro i peceneghi; al momento della reggenza della vedova di Costantino X, Ducas divenne il candidato al trono per coloro che premevano per un governo di stampo militare. Romano riuscì a sposare la vedova e divenire imperatore. Anche se profuse moltissimo impegno nella gestione dell’impero, la situazione finanziaria e militare era molto compromessa.
(A.C.)

L’arco turco

Con molta probabilità l’arco dei Turchi Selgiuchidi doveva essere del tutto simile a quello dei Turchi Ottomani, un arco composito in corno che poteva essere anche riccamente decorato e impreziosito con l’oro.
Malgrado fosse di lunghezza inferiore rispetto a quello europeo poteva scagliare le frecce ad una distanza notevole, infatti per essere ritenuto un buon tiratore un arciere turco doveva riuscire a coprire circa 500 metri con una freccia apposita; alcuni comunque superarono anche gli 800 metri.
(A.C.)

 

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