psicologia dello sportensieri lenti e velociManolo Cattari – Psicologo Nazionale FITARCO

psicologia dello sport
ensieri lenti e veloci
di Manolo Cattari – Psicologo Nazionale FITARCO

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Il potere del pensiero nell’orientare la prestazione e la propria vita

Ricordo che da adolescente mi feci male ad una caviglia per due estati di fila e venni ingessato. Quando mi tolsero il secondo dissi a mio padre: “Chissà cosa succederà l’anno prossimo!”. Lui si arrabbiò un po’ e da buon psicologo mi rispose: “Non va bene che tu pensi già che ti succederà qualcosa”. Mi spiegò che il solo pensarlo era un po’ come mettermi nelle condizioni di riviverlo.
Può il nostro pensiero influire così tanto da condizionare ciò che ci capiterà nella nostra vita? Nello sport e nella prestazione questo processo trova spazio di lavoro nel dialogo interno: pensieri e comunicazioni che ciascuno veicola a sé stesso. Con questo tipo di pensieri si programma, indirizza e gestisce qualsiasi comportamento influenzando profondamente il nostro agire.
Quanto può influenzare sul risultato un pensiero del tipo “ormai è fatta”, un pensiero “c’è ancora tempo” o ancora “contro quest’avversario ho perso in partenza”. Oppure immaginate un’ansia da prestazione non sportiva più comune: il dover parlare in pubblico. Pensate di dirvi “Ecco ora inizierò a sudare, arrossire e a non aver voce… Come al solito farò la mia figuraccia”, piuttosto che dirvi: “So parlare, lo faccio sempre e gli altri sono qui per ascoltarmi e non giudicarmi”.
Esistono dei veri e propri esercizi per modificare i pensieri disfunzionali e la psicologia dello sport è la disciplina giusta per lavorare in questa direzione. In questo spazio mi voglio focalizzare sull’irrazionalità della nostra logica che spesso percepiamo fredda, ma che in realtà è profondamente influenzata dalle emozioni, che orientano il dialogo interno, portando a risultati imprevedibili. Dire che la Nazionale italiana femminile di tiro con l’arco ha vinto la carta olimpica contro la Spagna o che la Spagna l’ha persa, oggettivamente descrive lo stesso evento, ma il significato emozionale che diamo alle parole di “vittoria” e “sconfitta” influenza la logica con la quale percepiamo ciò che è capitato.
Citando Kahneman (Nobel per l’economia), cosa scegliereste tra le due opzioni:
1) Accettare una scommessa con il 10% di probabilità di vincere 95 euro e il 90% di probabilità di perderne 5
2) Pagare 5 euro per una lotteria con il 10% di probabilità di vincere 100 euro e il 90% di non vincere niente.
Le proposte sono le stesse, ma la parola “perdere” influenza la nostra scelta. Lo sa bene lo Stato italiano che con i gratta e vinci ama “vincere facile” sul nostro dialogo interno, così irrazionale.
E lo sanno bene i nostri arcieri campioni che a Tokyo rappresenteranno i nostri colori: d’altronde o si vince o si impara. •

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