storiaIl Solenarion, micidiale guidafrecce bizantinoAndrea Cionci

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Il Solenarion, micidiale guidafrecce bizantino
di Andrea Cionci

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Nel 476 d.C. si spense il grande sogno che, partito da Roma, aveva conquistato col suo ordine e la sua legge una vasta porzione del mondo allora conosciuto. Cadeva l’Impero romano, ma non del tutto: dall’altra parte del Mediterraneo una sua propaggine sarebbe resistita per altri mille anni, ricevendo in eredità leggi, ordinamenti e tecnica militare. L’Impero romano d’Oriente divenne il nuovo fulcro di influenza, mentre la penisola italica veniva sferzata dalle diverse ondate di invasioni barbariche.
Le differenze tra l’Impero romano e il cosiddetto Impero bizantino, tuttavia, non erano poche e vi fu un lento e graduale processo di trasformazione di tutte le istituzioni, dovuta, in parte, anche all’influenza orientale subita dal secondo.
L’esercito del “tardo Impero” romano presenta sicuramente delle differenze da quello proto-bizantino e da quello bizantino vero e proprio.
Quest’ultimo era diviso in diversi corpi, la cui articolazione ed equipaggiamento riflettevano in parte l’impostazione di derivazione augustea nella forma mentis militare ed in parte le innovazioni ispirate dall’incontro-scontro con le vicine popolazioni mediorientali.
Nei diversi corpi dell’esercito vi erano i comitatenses, i soldati regolari provenienti dalle zone montuose della Tracia, i limitanei ossia i soldati posti a presidio dei confini, la guardia palatina, i foederati ed i socii, i bucellari, ossia i soldati privati, i ballistari ossia i soldati che, armati di ballista, componevano l’artiglieria.
L’equipaggiamento del soldato bizantino era composto da elmo, corazza e scudo; i soldati erano altresì armati di arco. Moltissimi arcieri si spostavano a cavallo per non dover confrontarsi in combattimenti troppo ravvicinati con nemici particolarmente violenti, come ad esempio i Germani.
Nell’equipaggiamento dell’arciere bizantino, tuttavia, poteva trovarsi anche un piccolo oggetto, che permetteva di scagliare le frecce ad una distanza molto superiore alla media.
Negli eserciti, infatti, si è sempre cercato di aumentare la gittata, per trarre un accresciuto vantaggio tattico dal tiro con l’arco: rimanendo più distanti si è meno esposti al tiro nemico, e lo si può danneggiare in maniera tale da trovarlo fiaccato e demoralizzato nel momento dello scontro diretto.
Se il peso maggiore della freccia, in effetti, permette di colpire più duramente il nemico o addirittura di ucciderlo, ferire solamente l’avversario, tuttavia, può recare un vantaggio addirittura superiore alla sua uccisione: il soldato ferito viene soccorso, e l’avanzata subisce per questo un rallentamento.
Per queste ragioni, molto probabilmente, l’esercito bizantino decise di adottare il solenarion, un piccolo tubo di ferro, o in alternativa un regolo scanalato di legno, che veniva appoggiato (dunque non fissato stabilmente) all’arco alla bisogna, nel quale veniva posizionata una freccia più corta delle normali. In questo modo era anche inutilizzabile da eserciti non muniti della stessa tecnologia. L’asta misurava, infatti, circa 35 centimetri e pesava appena 20 grammi, tuttavia, la gittata di una freccia di queste dimensioni scagliata con il solenarion poteva essere addirittura superiore ai 300 metri. Le dimensioni della freccia, oltre a permettere la lunga gittata, avevano anche un altro vantaggio: quello, cioè, di subire meno le deformazioni prodotte dall’accelerazione del lancio e colpire perciò il nemico di punta. •

Simili ai solenaria… nella storia
L’esercito bizantino doveva essere entrato in contatto con questo accessorio da guerra tramite le popolazioni orientali, lo aveva poi perfezionato nel modo più confacente alle battaglie condotte dalla milizia imperiale.
Sono molti, infatti, in Oriente i dispositivi simili al solenarion che ne condividono l’aspetto e l’utilità: quella cioè di aumentare cospicuamente la gittata. I vantaggi di una freccia di dimensioni più ridotte, quindi più leggera ed aerodinamica, sono proprio il lancio più veloce e lungo e, in più, per il nemico è difficile veder arrivare una freccia più piccola.
Tra gli accessori “cugini” del solenarion vi è il coreano Pyeonjeon, in tutto simile, impiegato dagli arcieri in prima linea, nel quale si potevano reimpiegare anche piccole frecce rotte, alla bisogna. È stato considerato arma segreta durante l’invasione cinese della Corea negli anni Novanta del ‘500.
Anche nell’esercito turco si adoperava un guidafrecce simile al solenarion chiamato Majra, un regolo di legno con una scanalatura al centro con la funzionalità descritta. Le frecce venivano scagliate anche da breve distanza quasi come arma da corpo a corpo, risultando fatali come avvenne nel caso di Gerardo di Quierzy nella Prima Crociata.
Un’armatura ben fatta, come quella dei franchi, doveva comunque proteggere abbastanza bene dal tiro di tali frecce leggere che non erano in grado di trapassarla e ferire gravemente.
Le affinità con i guidafrecce utilizzati da questi due eserciti sembrano quindi confermare che i Bizantini acquisirono la tecnica dall’Oriente e, perfezionandola, idearono poi il tubetto di ferro, simile ad una antesignana canna di fucile. (A.C.)

Simile al solenarion… oggi
Anche nell’arcieria moderna si trova un accessorio simile al bizantino solenarion, con pressoché le stesse finalità: l’arco compound, caratterizzato da un sistema di cavi fissati su due pulegge all’estremità dell’arco. Questo sistema a carrucola permette di moltiplicare l’energia muscolare al momento della trazione diminuendo abbondantemente lo sforzo del tiratore.
La maggiore energia accumulata permette di scagliare la freccia ad una velocità maggiore rispetto ad un arco tradizionale, inoltre anche le deformazioni subite dalla freccia sono inferiori.
Infatti, quando viene scoccata, la freccia subisce deformazioni solo in virtù della forza esercitata dalla corda attaccata alle pulegge sulla sua parte posteriore: la punta – più pesante del corpo – oppone una certa resistenza, ma le deformazioni sono minime perché lo sgancio meccanico ha effetti ridotti rispetto al rilascio manuale.
Questo tipo di arco, come abbiamo dunque visto, permette di tirare le frecce in maniera più veloce e con più accuratezza, tuttavia vi si può anche fissare un accessorio, simile nelle finalità al solenarion, chiamato Overdraw.
Questo accessorio permette, dunque, di adoperare delle frecce più corte e leggere rispetto alle classiche frecce per compound.
L’Overdraw consente di arretrare il punto di appoggio rispetto al punto di perno; trova scarso impiego nel tiro al bersaglio, ma è ampliamente utilizzato nella caccia con l’arco perché, anche se il lancio è meno preciso – dunque non adatto alla competizione – si ottiene una gran velocità dovuta all’asta leggera. (A.C.)

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