Lo scorso ottobre è stata inaugurata a Roma la mostra sui Marmi Torlonia: novanta pezzi della prestigiosa collezione – che comprende in tutto ben seicentoventi marmi antichi – sono esposti a Villa Caffarelli, presso i Musei Capitolini.
Il percorso di visita si articola in cinque sezioni, piuttosto raccolte, che permettono di ammirare con attenzione l’incredibile perfezione e raffinatezza dei pezzi esposti; tra questi ve ne sono due, di dimensioni importanti e di fattura finissima, che rappresentano le fatiche di Eracle (Ercole per i latini).
Il mito di Eracle narra che egli fu sottoposto, infatti, a dodici prove, tutte pressoché impossibili da superare anche per un semidio. Il motivo è proposto su un sarcofago e su una vasca “a tazza” di notevoli dimensioni: nell’antichità le dodici prove che l’Eroe dovette superare erano, in effetti, percepite anche come rappresentazione dell’umano tribolare in vita, una sorta di allegoria delle varie difficoltà che è necessario affrontare, sempre con animo saldo: per questa ragione il motivo si trova spesso in ambito funebre.
La tazza con le fatiche di Ercole fu rinvenuta nel 1762 sulla Via Appia: è decorata su tutto il perimetro e ciascuna delle Dodici Fatiche è accompagnata da una figura femminile che si potrebbe identificare con Atena, talvolta rappresentata seduta.
Alcuni schemi iconografici presenti sono stati ricondotti ad un gruppo statuario del celebre scultore greco Lisippo, che ebbe una grande influenza sulla rappresentazione delle Fatiche nel periodo ellenistico e romano.
Il Sarcofago, invece, presenta sulla fronte la rappresentazione delle Fatiche; se ne riconoscono diverse: il Leone ucciso a mani nude, l’Idra di Lerna, il Cinghiale di Erimanto trasportato a spalla dall’eroe, tra gli altri anche gli Uccelli Stinfalidi colpiti in sequenza dalle frecce.
È interessante notare che nella raffigurazione anche di altre fatiche l’eroe appaia armato di arco e freccia; è infatti noto che Eracle fu tra i più abili arcieri della mitologia classica, e l’arco e le frecce di Eracle dovevano essere certamente speciali, se egli li donò a Filottete come compenso per la sua fedeltà. Secondo la tradizione infatti, la moglie di Ercole, gelosa della passione del marito per un’altra donna, ne cosparse la tunica con un veleno capace di causare atroci sofferenze; Eracle allora si costruì una pira e chiese ai presenti che venisse infuocata per liberarlo dal dolore.
Nessuno ebbe il coraggio di farlo, eccetto Filottete che, per questo, ricevette in premio l’arco e le frecce di Eracle; verosimilmente armi di grande prestigio, dono regale e divino.
Il personaggio di Eracle, ancora così affascinante per noi moderni, vive le sue fatiche ed il superamento di sé stesso nei mirabili manufatti che ci giungono dal passato, ed il suo arco è ancora teso e granitico negli splendidi marmi della famiglia Torlonia, ora in mostra a Roma, in grado di stupire e di condurre, per un istante, nell’epoca degli Eroi e degli Dei.
Sui due lati brevi compare la lotta di Ercole contro i Centauri; questi due lati vennero realizzati da un artigiano meno dotato di quello che ha realizzato il fronte della cassa; il retro invece è lasciato grezzo.
La sequenza delle imprese è quasi identica a quella del sarcofago degli Uffizi, ed è riprodotta sul coperchio, sull’alzata e sulla fronte.
L’eroe infatti era figlio del dio Zeus e della regina Alcmena, ma la divinità del padre non bastava a renderlo immortale: per volontà paterna fu attaccato al seno di Era per fargliene suggere il latte.
Secondo la leggenda, il vigore con il quale il bimbo si attaccò fu tale da far sussultare la dea di dolore ed una goccia del suo latte divino sarebbe perciò caduta nel cielo, dando così origine alla Via Lattea. •
La famiglia Torlonia, da contadini a principi
Il capostipite della famiglia Torlonia era di umili origini, il suo nome era Marin Tourlonias, nato nella seconda decade del 1700.
Era figlio di un agricoltore ma, partito dalla Francia alla volta dell’Italia, divenne cameriere particolare di un cardinale, che gli lasciò in eredità una rendita con cui poté avviare un’attività tessile che si rivelò particolarmente redditizia. Successivamente sarebbe passato all’ancora più remunerativo prestito di denaro.
Un altro Torlonia, nel periodo di occupazione napoleonica, seppe far fruttare la presenza francese ed incrementò notevolmente il patrimonio di famiglia, che servì anche da fondo per elargire prestiti alla nobiltà romana: essa era solita ipotecare a titolo di garanzia i propri possedimenti che, nel caso di insolvenza, passavano di proprietà ai Torlonia.
La ricchezza della famiglia crebbe a dismisura, in maniera quasi esagerata e Giovanni Torlonia, nel 1814, ottenne da papa Pio VII il titolo di Princeps.
I Torlonia crearono legami con alcune illustri famiglie romane attraverso i matrimoni, e continuarono ad accumulare ricchezze ed opere d’arte, tanto che, nel 1859, fu inaugurato il Museo Torlonia che ospitava la collezione dei marmi completa, ben 620 pezzi, paragonata da molti a quella dei Musei Vaticani.
Il Museo fu poi chiuso, ma si spera che presto la collezione possa trovare nuovamente e per intero una collocazione permanente.
(A.C.)
La pedagogia nel tiro con l’arco da Eracle in poi
L’incredibile forza di Eracle fu educata e armonizzata in giovinezza da vari insegnanti, che lo istruirono in diverse arti virili: ebbe maestri di pugilato, di scherma e tattica, si esercitò a guidare il cocchio e a suonare la lira.
Eurito, nipote del dio Apollo, fu il maestro d’arco dell’eroe e ne fece un arciere strabiliante, che superò in bravura tutti gli arcieri viventi e vissuti, riuscendo in alcuni virtuosismi impareggiabili.
È interessante notare come, nel trattare l’educazione dell’eroe, si faccia particolare riferimento all’arcieria: il tiro con l’arco sembra rappresentare una dimensione di sviluppo integrato tra mente, corpo e spirito.
Effettivamente, il tiro con l’arco è uno sport particolarmente indicato per lo sviluppo armonioso della persona, perché riguarda il coinvolgimento fisico e muscolare, ma anche quello psicologico della concentrazione.
Questa disciplina di conseguenza si rivela incredibilmente adatta anche ai bambini, per farli crescere non solo sani nel fisico, ma anche per aiutarli a tenere sotto controllo le emozioni, specialmente quelle che tendono a fagocitare le altre: lo stress e la tensione.
I benefici apportati dal tiro con l’arco sono, dunque, psicofisici: il dover centrare l’obiettivo stimola l’affermazione delle proprie capacità interiori, lo sport dona al fisico tonicità ed un particolare sviluppo del busto.
(A.C.)





