Il CT Fuchsova analizza le prestazioni ai Campionati Italiani e guarda al percorso degli azzurri verso Tokyo: “Cassiani da record e voleva smettere, Mijno fra le più grandi sportive italiane”
Sono andati in archivio i Campionati italiani indoor paralimpici: al Palacalafiore di Reggio Calabria, gli arcieri azzurri hanno dato spettacolo. Per la gioia di Guglielmo Fuchsova, responsabile tecnico della Nazionale Para-Archery: “Mi congratulo in primis con gli organizzatori, che hanno dato vita a una bellissima rassegna – afferma Willy – all’interno di un impianto meraviglioso. La Asd Aida merita un plauso particolare. Come i miei ragazzi e le mie ragazze, di cui vado fiero. Senza considerare il contributo di una Federazione che è sempre presente”. Il Sol Levante, con i Giochi Paralimpici di Tokyo, è ormai all’orizzonte. E allora, anche per la guida azzurra, è tempo di guardare oltre, facendo tesoro delle indicazioni emerse dal weekend tricolore nella città dei Bronzi.
Partiamo dall’arco olimpico che ha proposto qualche novità: Diego Garavaglia ha conquistato il suo primo titolo assoluto, dopo aver superato in finale, alla freccia di spareggio, Giuseppe Verzini. E Stefano Travisani ha completato il podio.
“Travisani è in buona forma. Già al raduno che ha preceduto i Tricolori aveva confermato di essere in crescita. E, soprattutto, di essere pronto per il grande evento. Per quanto riguarda Verzini, è sulla strada giusta: ora il suo grande obiettivo è di conquistare il pass per Tokyo, mentre Garavaglia non è più soltanto una sorpresa, bensì una conferma”.
E a livello femminile?
“Elisabetta Mijno è una delle atlete più forti d’Italia. Attenzione, però: non sto parlando solo dell’ambito Para-Archery. È tra le più forti in assoluto, a livello sportivo. Ma anche le altre, come Petrilli (seconda a Reggio Calabria) e Visentini (terza), stanno bene e hanno confermato le loro qualità. Al pari di Veronica Floreno: essendo qualificata per Tokyo, sta curando più la preparazione a 70 metri, che non nell’indoor”.
Passiamo al Compound.
“Pochi dubbi: abbiamo una squadra tra le più competitive al mondo. Sia in ambito maschile, sia femminile”.
A tale proposito, impossibile non citare l’exploit di Maria Andrea Virgilio.
“In due settimane è riuscita a conquistare qualcosa come tre titoli italiani. E ha avuto il merito di primeggiare pure a Rimini, gareggiando contro atleti normodotati. Tra gli uomini, invece, Paolo Cancelli, Alberto Simonelli e Matteo Bonacina rimangono delle assolute certezze”.
Poi c’è il W1. E c’è, in particolare, Daniele Cassiani e i suoi record.
“Incredibile, ha fatto registrare un record del mondo che sarà difficile da battere. Sì, perché 580 punti sono davvero tanti. La sua è stata una prova semplicemente straordinaria. E pensare che un paio di mesi fa, per una serie di motivi di natura personale, voleva mollare il tiro con l’arco. Non è da tutti sapersi “resettare”, tornare sul campo di tiro e realizzare un record di quel tipo”.
Quali corde ha toccato per far sì che Daniele rivedesse la sua decisione e continuasse a recitare da protagonista?
“Stiamo parlando dell’atleta più giovane fra i W1: è un patrimonio per tutti noi e non potevamo perderlo. Così io e il mio staff abbiamo cercato di stimolarlo e, grazie al prezioso supporto della Federazione, abbiamo dotato Daniele di un nuovo arco. Più adatto alle sue caratteristiche. Questo aspetto ha contribuito a restituirgli la fiducia necessaria. Una fiducia che è già stata ripagata da Cassiani. E in maniera grandiosa. Ora lo porteremo a Nove Mesto per tentare di conquistare una delle due carte che ancora rimangono in vista dei Giochi Paralimpici”.
Un cenno alla categoria dei non vedenti?
“Giovanni Maria Vaccaro si è riconfermato campione italiano davanti a Elia Soracase, ma purtroppo a Reggio Calabria c’erano pochi partecipanti. Solo tre. Tutta colpa del Covid e dello strascico di problemi che provoca la pandemia. Non c’erano voli comodi e, di conseguenza, raggiungere il Palacalafiore si è rivelato estremamente complicato”.
Non solo Reggio Calabria: anche a Rimini, come accennato in precedenza, sono andati in scena i Campionati italiani indoor. Aperti a tutti, compresi gli atleti con disabilità. I quali, ormai non è una novità, si ritagliano spazi sempre più rilevanti.
“Solo il fatto di aver visto 13 arcieri paralimpici sulla linea di tiro mi ha riempito d’orgoglio. Anche perché il numero si arricchisce di anno in anno. E Virgilio, dopo aver già trionfato l’anno scorso a Lignano, ha saputo addirittura riconfermarsi”.
Le frecce dell’inclusione arrivano dritte al bersaglio.
“E ne sono contento. Il mio compito, in particolare, è quello di prendere delle macchine che hanno avuto qualche problemino. E rimetterle in pista. Senza cambiare alcun pezzo. Lo scopo finale? È di farle correre insieme alle vetture nuove. E, perché no, cercare magari di superarle”.
Come procede il percorso di preparazione, in piena pandemia?
“Nonostante il periodo complicato, la situazione è confortante. I risultati ci sono, gli atleti stanno bene e continuano a impegnarsi al massimo. Anche se l’inizio, quando il virus si è insinuato nelle nostre vite, è stato drammatico per chiunque. Con l’attività agonistica bloccata totalmente, sono crollati tutti gli obiettivi. E dopo anni di lavoro e sacrifici, veder sfumare ogni traguardo non è stato facile. Ma il Covid qualcosa di positivo lo ha lasciato”.
Ovvero?
“La possibilità di scegliere. Di annotare il superfluo ed eliminarlo. Di focalizzarci su ciò che ci sta attorno. Come la famiglia”.
E in riferimento al tiro con l’arco?
“Lo scoppio dei contagi ci ha insegnato a sviluppare nuovi sistemi di allenamento. Per esempio a casa”.
Allargare il movimento di base resta una delle priorità?
“Sì, ogni due anni c’è sempre qualcosa da modificare. Anche per evitare certe rigidità schematiche nei confronti del mondo dello sport. In caso contrario, rischiamo di avere serie difficoltà nel reperire nuove leve”.
Nel frattempo, sboccia la primavera. E a sbocciare è pure la stagione all’aperto, con il mirino fisso su Tokyo. Le tappe nell’immediato futuro?
“Si riparte dal raduno di Padova, dall’8 al 12 aprile. Più ci avviciniamo alla data delle Paralimpiadi, più il numero dei convocati si restringerà. In ogni caso, ed è quel che più conta, grazie a un protocollo che funziona a meraviglia non ci sono problemi in termini di allenamento e preparazione. Gli unici ostacoli sono legati alla chiusura delle palestre per chi abita in zona rossa. Ma siamo fiduciosi”





