Oramai è un fatto assodato. Il corretto utilizzo del rilascio meccanico, in questo specifico caso quello a pollice, concorre con una altissima percentuale al buon esito del tiro con l’arco compound.
Nelle righe che seguiranno, saranno elencati diversi modi di utilizzo che potranno essere impiegati per arrivare a migliorare la sequenza di tiro, in modo particolare nella fase di rilascio. Saranno descritte diverse tipologie di utilizzo, sperimentate ed applicate per anni da tiratori di ogni categoria e specialità, senza mai far pendere la bilancia verso una modalità rispetto ad altre. Prima di entrare in merito alle modalità di utilizzo, vorrei sottolineare che quelle qui elencate sono descrizioni a carattere tecnico, senza voler rendere l’una migliore rispetto all’altra, tenendo sempre presente che nel nostro sport il personalismo sensato e motivato trova un ampio spazio anche sulla modalità di utilizzo del rilascio meccanico. Ricordiamoci inoltre che, parlando di tiro con l’arco, qualsiasi modalità utilizzata per il rilascio meccanico o per qualsiasi oggetto in corredo al compound, arco compreso, non porterà a nessun miglioramento se non accompagnato da un puntuale e costante allenamento che comprenda le tre componenti basilari: psicologica, tecnica e fisica.
Iniziamo con la taratura. I rilasci di buon livello hanno due viti che regolano il tutto. Una regola la sensibilità di apertura, l’altra il percorso (corsa) che compie il meccanismo di scatto. Un primo consiglio è di tenere la vite di regolazione della corsa tarata sul percorso più breve, tarando invece la vite che regola la sensibilità su una regolazione medio/dura o solo dura. Per chi non è fornito di attrezzi specifici che determinano peso/pressione del nottolino (durezza) per arrivare all’apertura del rilascio, consiglio di legare con un filo sottile una bottiglia di acqua da mezzo litro al nottolino e poi alzare piano il rilascio facendo in modo che appena la bottiglia si stacca dal tavolo il rilascio si apra. Importante sapere che, in merito alla durezza della molla, un rilascio a tre dita difficilmente potrà avere le stesse regolazioni di un rilascio a quattro dita e, alcune volte, anche per il posizionamento del nottolino. Lo stesso può valere per un rilascio a due dita, anche se questi ultimi sono poco utilizzati.
Un fattore da non sottovalutare è la “taglia” del nostro rilascio. Fortunatamente da qualche anno le case produttrici hanno messo in commercio rilasci dello stesso modello ma con taglie diverse, proprio per adattarli meglio alle mani dei tiratori. Pur riconoscendo diversi personalismi, alcuni molto estemporanei, limitiamoci ad analizzare i tre modi più comuni per impugnare il rilascio a pollice:
– Profondo
– Medio
– Esterno
PROFONDO – Partiamo dal modo di impugnare profondo. Solitamente chi impugna il rilascio nella modalità profonda tende ad avere il posizionamento del nottolino verso la base del pollice (foto 1). Questo modo di impugnare il rilascio, in molti casi porterà inevitabilmente ad una “contrazione” di tutta la mano per far sì che il rilascio si apra a discapito di una opportuna e ricercata “tecnica a sorpresa”. Potrà sembrare un paradosso ma, impugnando così profondamente, si rischia di non avere un ancoraggio ripetitivo dal momento che il primo contatto con il viso sarebbe quello delle nocche delle dita, quando invece una parte piatta (dorso e prime falangi in linea) troverebbe più spazio e maggior solidità all’approccio con la nostra guancia (ancoraggio). Altro particolare importante è la distribuzione della tensione delle dita sull’impugnatura. Questa modalità d’impugnare impegna molto anche l’anulare e nel caso del quattro dita anche il mignolo. Questa modalità solitamente è utilizzata da tiratori che hanno un rilascio con tarature tendenti al duro e con libbraggi elevati e, nonostante le libbre, il risultato dell’azione finale è raramente dinamico. Questo non significa che non può portare ottimi risultati, ma resterà un modo di tirare che impone una maggior solidità nel reggere psicologicamente, oltre che fisicamente, la fase finale del tiro.
MEDIO – Il secondo modo di impugnare, quello medio (foto 2), forse è il più usato, soprattutto nel settore femminile. Questa modalità permette al nottolino di inserirsi nella piega tra la prima e la seconda falange del pollice. Lavorando su un giusto equilibrio di forze in trazione e rilassamento parziale dei muscoli flessori delle dita, incorreremo nella modalità più corretta di apertura avvicinandoci sempre più a quello che è il desiderio di tutti i tiratori (e degli allenatori): assistere ad un rilascio improntato alla dinamicità con un’alta percentuale di “involontarietà”, lasciando che la nostra mente (concentrazione) continui nella fase di mira e non venga “spostata” verso il lavoro che deve compiere il dito pollice.
In ogni caso adottando questa modalità di utilizzo si rischia con il tempo di “inserire” un mixage tra trazione e pressione volontaria sul nottolino. Per ovviare che questo accada, il consiglio è di allenarsi con un rilascio a rotazione che abbia le stesse caratteristiche ergonomiche del rilascio a pollice, avendo cura di regolarlo su una tempistica medio/lunga e, se non vi spaventa, non appoggiare il pollice sul perno di sicura durante la fase di apertura dell’arco. Per alcuni potrà sembrare strano, ma questo vi permetterà un ulteriore rilassamento dei muscoli flessori, oltre a evitare un movimento contrario del dito pollice che con l’altro rilascio non fate.
ESTERNO – Ora rimane la terza modalità, quella più esterna (foto 3). Per non creare confusione è meglio specificare come sono catalogate le falangi rispetto al palmo della mano. La prima falange è quella più vicina al dorso, la seconda quella centrale la terza la più esterna. La terza modalità qui elencata viene chiamata appunto esterna, dal momento che il rilascio viene impugnato principalmente verso la terza falange. Modalità che richiede una grande padronanza del gesto fin dal caricamento dell’arco. A parer mio è una modalità non semplice, che in ogni caso porta molti vantaggi nel rilassare i muscoli flessori delle dita. Necessita poi di un lavoro supplementare di ricerca del posizionamento del nottolino, dal momento che nel rilascio, essendo impugnato così esterno, si rischia di andare ad approcciare col polpastrello il nottolino stesso. Sappiamo tutti che il nostro senso tattile passa dai polpastrelli delle dita e la “lettura” del nottolino da parte del polpastrello porta molte volte all’impulso di schiacciare oppure, nel migliore dei casi, di accompagnare e per farlo si è vincolati a una sensibilità eccesiva della molla di scatto. Per fortuna le case costruttrici hanno messo in commercio accessori aggiuntivi che permettono posizionamenti del nottolino, indipendentemente dalla modalità di utilizzo del rilascio, molto personalizzati.
Ritengo che questa modalità esterna, indipendentemente dal posizionamento del nottolino, resta una prerogativa di pochi e soprattutto fa parte del bagaglio di quei tiratori che prediligono il rilassamento della mano, abbinato ad una perfetta azione dinamica figlia di una perfetta azione in back tension.
Come detto in precedenza, una modalità che prevalga in assoluto sulle altre non esiste: ogni scelta va ricercata e adattata a noi, alle nostre mani e al nostro modo di gestire la fase finale (mira). Ciascuna delle tre modalità, con gli opportuni consigli e suggerimenti sperimentati col vostro tecnico di fiducia, vi posso assicurare che renderà l’apertura del rilascio facile e soprattutto ripetibile, svincolata il più possibile dalla nostra volontà di premere sul nottolino. •




