La seconda metà dell’Ottocento fu interessata dall’imporsi di importanti cambiamenti in quasi tutti gli ambiti della vita umana, dalla musica alla scienza; si ebbero progressi e innovazioni, e si preparò lo spirito, l’atteggiamento ed il gusto dell’uomo del “secolo breve” novecentesco.
Anche in campo filosofico vi furono cambiamenti significativi; Friederich Nietzsche fu uno dei principali “innovatori” in tale settore, sebbene i richiami del suo costrutto filosofico siano fortemente legati al mondo tradizionale.
Se, infatti, egli ha il merito di essere riuscito a cogliere il nuovo spirito che aleggiava all’alba del ventesimo secolo, e di aver dato a questo spirito una risposta avveniristica nella definizione dell’oltre-uomo, questa si improntava su valori tradizionali.
Il filosofo tedesco amava, inoltre, ricorrere alle metafore per dipingere la sua complessa dottrina e per annunciare le sue importanti novità, ed uno dei simboli che meglio le condensano è rappresentato dall’arciere.
Un’arte dal sapore arcaico ed antico e con forti richiami regali, quasi sacerdotale nel gesto cadenzato e reiterato: il tiro con l’arco è metafora perfetta per esprimere buona parte dei concetti racchiusi nei vari volumi filosofici di Nietzsche.
Il simbolo è chiaro: l’arciere incocca la freccia, tende con forza e vigore, restando ben saldo sulla sua posizione, così prende la mira con attenzione e poi colpisce il suo bersaglio. Così, anche la volontà umana, per potersi compiere e raggiungere l’obiettivo, deve avere “una corda ben tesa”, per scoccare lontano e con efficacia le proprie frecce.
È, ad esempio, nel “Così parlò Zarathustra”, che Nietzsche indica lo spirito come un arco dalla corda tesa, che mira ad un obiettivo e, raggiungendolo, lo trasfigura rendendolo simile a sé.
Il protagonista del volume è Zarathustra, il padre e profeta dello Zoroastrismo; la religione diffusa specialmente in Iran prima che si affermasse l’Islam. La religione era monoteistica e di tipo dualista, ossia riteneva che vi fossero il male ed il bene, in lotta e contrapposti l’uno all’altro.
Zarathustra, o Zoroastro, fu quindi il profeta di questa religione, ma venne ripreso da Nietzsche e rimaneggiato, poiché egli aveva bisogno del suo profeta per annunciare la sua nuova dottrina.
Nello specifico, l’elemento di importante novità annunciato da Zarathustra è rappresentato dall’Oltre-uomo, ossia l’uomo che si compie aldilà di sé, oltre le sue debolezze, malgrado le sue difficoltà.
Il protagonista infatti – racconta il filosofo nel suo testo – si reca presso gli uomini per smascherare gli inganni del loro tempo (che è poi, in realtà, il nostro tempo) ed insegnar loro l’Oltre-uomo.
Questo insegnamento avviene, chiaramente, per gradi e metafore, il Maestro impartisce consigli ed ammonimenti nel racconto che è pregno di simboli e rimandi.
Uno tra questi è, per l’appunto, quello dell’arco e dell’arciere, che si ritrova abbastanza di frequente all’interno dell’opera.
Non a caso, Zarathustra mette in guardia coloro che lo ascoltavano da quel tempo, prossimo a giungere, in cui la corda dell’arco della volontà umana sarà ormai così morbida da non riuscire a scagliare più le sue frecce che al di qua dell’uomo. Ma cosa può voler significare questo? Se pensiamo che Zarathustra vuole educare all’oltre-uomo, se vuole dunque spronare al superamento di sé, la corda morbida dell’arco rappresenta una volontà fiaccata che non riesce più a scagliare la propria ambizione al di là, ad esempio, del soddisfacimento di piccoli piaceri.
Per superamento di sé, in ogni caso, si intende una piena affermazione di sé, guadagnata attraverso la fatica, l’abnegazione ed il coraggio; è perfettamente illustrato, infatti, dalla progressione che riguarda la “trasformazione” che interessa l’arciere e il bersaglio.
L’arciere, infatti, ha volontà di colpire il bersaglio, egli si concentra sui suoi strumenti – l’arco e la freccia – che divengono in un certo senso un prolungamento del proprio corpo, il suo desiderio, tuttavia, la sua attenzione è volta già oltre la sua posizione, è più lontano, è situata dove si trova il bersaglio.
Questo, non appena viene colpito, diviene espressione esso stesso della volontà dell’arciere che lo aveva preso di mira.
Uscendo dal mondo delle metafore, possiamo immaginare degli esempi.
Uno di questi potrebbe essere il raggiungimento della posizione lavorativa desiderata da sempre, ambita, e per la quale si è studiato a lungo. Quando Caio, ad esempio, è ancora studente, la sua volontà è volta verso una determinata professione, e quanto la corda del suo arco (volontà) è più tesa, tanto più le sue frecce (mezzi, possibilità, occasioni) verranno scagliate lontane e con precisione (raggiungeranno l’obiettivo desiderato e ambito). Vi è quindi la tensione verso qualcosa, ma non appena questa viene raggiunta, viene quindi ricoperto l’incarico ambito, la professione che Caio desiderava diviene il suo lavoro, partecipa, quindi, in qualche modo a definire ciò che Caio è e fa ed assume dei caratteri personali di colui che l’ambiva. Tuttavia, affinché l’obiettivo rientri tra quei bersagli “al di là dell’uomo”, come auspicato dal filosofo, non basta che la professione sia remunerativa, socialmente rilevante o faticosa da raggiungere, è essenziale che risponda alla vera e più intima natura di Caio.
Il fatto che Caio (…il seguace di Zarathustra, l’uomo che vuole reagire al dissolvimento della volontà) debba “portare a compimento” se stesso, per superarsi, non significa, però, che possa, o quasi debba, seguire le proprie voglie indistintamente, al contrario deve trovare dentro di sé la propria “missione”, seguire il proprio dovere interiore e adempierlo.
In poche parole, ognuno di noi ha già i propri bersagli “oltreumani” al proprio interno, i suoi propri e personalissimi bersagli, ma deve scovarli e sperare di avere tanta forza nel braccio per tendere un buon arco che vibri con forza.
La tensione, infatti, se è, da una parte, assolutamente necessaria alla buona riuscita del lancio è, d’altro canto, gravosa. Avvertire la tensione della corda, dunque dello spirito, affatica e stanca ed è per questo che, nota Nietzsche, gli uomini moderni – e in special modo gli europei – si accontentano della corda ammorbidita da alcuni “vizi spirituali” che permette loro di raggiungere facilmente obiettivi facili e comodi.
Ma noi, egli dice, vogliamo che la corda del nostro arco vibri ancora e ambiamo a bersagli lontani: “(…) noi “buoni Europei” e spiriti liberi, assai liberi, noi la sentiamo ancora, tutta la pena dello spirito e la tensione del suo arco! E forse anche la freccia, il compito, e chissà? la “meta”…”. •
Qualche riferimento biografico su Nietzsche
Friedrich Wilhelm Nietzsche, nato a Rocken il 15 ottobre 1844 e morto a Weimar il 25 agosto 1900, fu un personaggio poliedrico, l’anti-filosofo che influenzò in maniera cospicua il pensiero, filosofico e non, del Novecento, pur rimanendo un rara avis in terris, inimitabile ed inimitato.
Per quanto il suo pensiero filosofico sia piuttosto innovativo, tanto da essere considerato uno spartiacque, è comunque pregno di simbologie ancestrali; un unicum nel genere, si può comunque ricondurre parte del suo costrutto filosofico alla branca della “filosofia della vita”, quel filone nato in contrapposizione alla gelida dottrina dell’Illuminismo, del Positivismo e dell’Intellettualismo, opponendo lo “slancio vitale” come oggetto prediletto di indagine e attenzione.
Questa cosiddetta corrente filosofica comprende filosofi e atteggiamenti spesso molto lontani tra loro ed in alcun modo assimilabili e portò, comunque, agli esiti più disparati.
Quelli raggiunti da Nietzsche furono originali, il suo impianto filosofico, sebbene ombroso e non sempre comprensibile in prima battuta – o da tutti- (lo si è interpretato come tutto e contrario di tutto), gode di un certo grado di completezza e coerenza interna.
Visse da apolide per ragioni di salute, ma probabilmente anche per necessità, diremmo noi, spirituali.
Tra le sue mete preferite di viaggio è da menzionare sicuramente l’Italia, dove visse a lungo, indubbiamente influenzato dagli scritti di Goethe.
Il suo primo viaggio in Italia fu una vera e propria occasione di metamorfosi, e lo mutò tanto che decise di trasferirsi nel Bel Paese, dove trascorse ben dieci anni soggiornando in varie città, da nord a sud.
In questi anni il suo pensiero filosofico assunse corpo e forma.
A Torino, ultima città italiana, egli lavorò con vigore a tre grandi opere: L’Anticristo, Il crepuscolo degli dei ed Ecce homo; opere mature e fondamentali per definire il pensiero del filosofo.
Dopo un crollo psichico, avvenuto proprio a Torino, che lo condusse ad undici anni di infermità, si spense a Weimar, ormai teso, anch’egli come la corda del suo arco, in una paralisi totale.
Lasciava dietro di sé una filosofia che, come dinamite, avrebbe fatto saltare molte certezze, antiche e moderne, una filosofia che avrebbe suscitato opinioni contrastanti.
Tra queste, però, svetta immutabile il fiero ed aristocratico suo arciere, erede della tradizione e fautore del futuro, che ancora mira al di là della meta.
(A.C.)
Piccolo glossario su temi affrontati
Il superuomo: (ted.) Übermensch, letteralmente l’Oltreuomo, è colui che, in reazione alla povertà spirituale del suo tempo reagisce con vigore accrescendo il proprio spirito.
Egli accetta di liberarsi da tutte le catene ideologiche e morali che lo legano ai suoi simili e lo trattengono verso la mediocrità, per spingersi, come suggerisce il nome, al di là, oltre l’uomo.
Non è certamente un Superman, dotato di forza incredibile o di capacità straordinarie, al contrario la sua principale caratteristica è di “superare” l’uomo attraverso le sue intime inclinazioni. In poche parole, un uomo timido e misantropo non supererà sé stesso andando in battaglia ed arringando platee con discorsi infuocati, ma migliorandosi attraverso le proprie vocazioni.
L’oltreuomo è caratterizzato, inoltre, da Amor fati e Volontà di potenza, indicata generalmente come possibilità di affermare “nuovi valori”.
Amor fati: l’Amore del Fato è una caratteristica fondamentale da possedere per giungere all’oltreuomo nietzschiano.
La concezione di un tempo circolare e di un fato ineluttabile potrebbe portare allo sconforto e ad una accettazione passiva e dolorosa della propria vita.
Al contrario Nietzsche, che condivideva, appunto, le concezioni di circolarità ed ineluttabilità, desidera che il “suo” oltreuomo reagisca con coraggio, ma sopratutto gioia, perciò che egli sia attivo all’interno delle maglie della vita ed ami il proprio destino.
(A.C.)



