Dopo il raduno e il torneo “Arco Senza Barriere”, le parole dello staff tecnico della Nazionale Para-Archery che guarda al percorso che porterà l’Italia ai Giochi Paralimpici di Tokyo
Il 17 settembre 2020 è stato un giorno molto importante per la Nazionale Para-Archery che, dopo mesi di attesa a causa del Covid-19, ha potuto finalmente tornare a lavorare in gruppo. La sede del raduno, durato tre giorni, è stata Reggio Calabria e per testare al meglio la condizione degli arcieri lo staff tecnico ha organizzato anche una gara vera e propria, il Torneo Arco Senza Barriere che è stato trasmesso in diretta su YouArco ed è stato anche inserito con una sintesi nel palinsesto di Rai Sport.
A partecipare al primo raduno post lockdown sono stati Stefano Travisani (Fiamme Azzurre), Fabio Tomasulo (GSPD), Giuseppe Verzini (Arcieri Cormòns), Elisabetta Mijno (Fiamme Azzurre), Veronica Floreno (Dyamond Archery Palermo), Annalisa Rosada (Arcieri Del Leon), Vincenza Petrilli (Aida) e Kimberly Scudera (Arco Club Gela) nell’arco olimpico. Nel compound Matteo Bonacina (Arcieri delle Alpi), Giampaolo Cancelli (Arcieri D.l.f. Voghera), Eleonora Sarti (Fiamme Azzurre), Maria Andrea Virgilio (Dyamond Archery Palermo) e Giulia Pesci (Arcieri Ardivestra). Nel W1 convocazione per Salvatore Demetrico (Dyamond Archery Palermo), Daniele Cassiani (Arcieri Della Signoria), Gabriele Ferrandi (Arcieri Ardivestra) e Asia Pellizzari (Arcieri Del Castello). Assenti giustificati Alberto Simonelli e Paolo De Venuto nel compound e Annalisa Rosada nel ricurvo.
Il gruppo al completo, in attesa di un altro raduno che dovrà svolgersi entro fine anno, ha potuto svolgere diversi lavori specifici, come quello dell’allenamento della “no comfort zone”, oltre ad approfondire “aggiustamenti” pratici individuali sia tecnici, sia in riferimento ai materiali. Poi, il momento clou è stato rappresentato dalla competizione, che ha dato mostra di un elevato stato di forma generale nonostante gli allenamenti casalinghi e il lockdown, con le vittorie conclusive di Stefano Travisani ed Elisabetta Mijno nel ricurvo, Giampaolo Cancelli e Maria Andrea Virgilio nel compound ed Asia Pellizzari nel W1.
Di seguito, le parole di soddisfazione dello staff tecnico azzurro che ha curato nei dettagli le giornate di lavoro del raduno in vista del percorso che dovrà portare la Nazionale agli appuntamenti internazionali del 2021, a partire dagli Europei Para-Archery di Olbia, per passare alla gara internazionale di Nove Mesto in Repubblica Ceca, entrambi utili per rimpinguare i 7 pass già ottenuti ai Mondiali del 2019, prima della partenza estiva per i Giochi Paralimpici di Tokyo.
Willy Fuchsova – L’analisi del primo raduno post lockdown della Nazionale Para-Archery spetta a Willy Fuchsova, responsabile tecnico del settore, che si è detto molto soddisfatto di quanto ha visto a Reggio Calabria: “Grazie a questi giorni, tra raduno e gara, ho avuto la possibilità di testare lo stato psicofisico e tecnico della squadra. Da questa competizione sono usciti fuori bei risultati, un record personale, sono saliti quasi tutti sul podio, hanno fatto i loro punti e anche qualcosa in più. La risposta sul campo è certamente positiva. La squadra sta bene e dopo questo grande imprevisto che ci ha allontanato dai nostri obiettivi, un evento così ci voleva sicuramente”.
Una gara dopo mesi di inattività poteva essere vista come un allenamento e niente più, concetto sbagliato che Fuchsova ha voluto subito allontanare: “Grazie alla partecipazione della Rai, dei giornalisti e di tutti i nostri rappresentanti della Federazione, ho messo nelle condizioni i miei atleti di vivere situazioni di no comfort zone, un aspetto che a volte blocca gli atleti. Sappiamo benissimo che il novanta per cento degli arcieri non riesce a mettere in pratica tutto quello che prova in allenamento e che sa fare. A Reggio Calabria abbiamo avuto l’opportunità di mettere in difficoltà i nostri atleti facendo loro affrontare alcune situazioni create sia per via naturale che provocate da noi, per migliorare il loro livello di concentrazione in situazioni di difficoltà”.
Il coach azzurro rivolge infine un pensiero a tutto quello che sta succedendo a causa della pandemia: “L’unica soluzione a questa situazione è utilizzare gli strumenti che ci possono salvaguardare dal virus, mascherina, distanza di sicurezza, queste sono le uniche cose per evitare che tutto torni come durante il periodo di lockdown. Noi abbiamo sempre continuato a lavorare da casa, non abbiamo mai abbandonato il gruppo che è stato sempre con noi e questi sono i risultati, nulla è cambiato: eravamo pronti per Tokyo un mese fa e lo siamo anche adesso”.
Antonio Tosco – La palla passa poi al coach dei compound Antonio Tosco: “Il periodo del lockdown è stato difficile per tutti, un’interruzione che non sapevamo a cosa avrebbe portato. C’era grande curiosità nel rivedersi tutti insieme, capire il livello da cui dobbiamo ripartire per preparare in poco tempo alle Paralimpiadi, sperando che si facciano”.
Le impressioni sono state positive anche per Tosco: “I ragazzi sono stati bravi, adesso ripartiamo dai segnali che ci sono stati dopo l’interruzione delle competizioni. Siamo contenti dei risultati che abbiamo riscontrato e questa gara ci ha dato gli stimoli giusti per affrontare lo sprint finale nei prossimi sei, sette mesi che ci separano dalle Paralimpiadi”.
Stefano Mazzi – Al fianco di Antonio Tosco si schiera ormai da tempo come assistente tecnico compound Stefano Mazzi, che si concentra soprattutto su quello che avverrà nel 2021: “Non riuscendo a riprodurre sul campo gara le caratteristiche che ha un’Olimpiade, proviamo a replicare una situazione in cui gli atleti devono riuscire a rimanere concentrati sul tiro nonostante ci siano elementi di distrazione intorno a loro. Gli atleti hanno risposto bene ai momenti di no comfort zone. Sono molto ottimista sui ragazzi, anche troppo.
Gabriele Meneghel – Il sorriso di Stefano Mazzi è lo stesso di tutto il gruppo azzurro, come racconta Gabriele Meneghel, tecnico del ricurvo: “Durante il periodo di lockdown ci siamo comunque tenuti in contatto e questo aspetto è stato molto positivo per proseguire il lavoro. È chiaro che trovarsi tutti insieme è diverso, il fatto di stare in gruppo è fondamentale, motivante e ne avevamo bisogno. Dopo uno stop così lungo senza competizioni era importante verificare lo stato di salute dei ragazzi, che è ottimo; questo significa che hanno continuato a lavorare in maniera professionale”.
Il tiro con l’arco ai tempi del Coronavirus non è lo stesso di prima, ma funziona: “Abbiamo visto che questa situazione è gestibile, il protocollo della FITARCO è ottimo, si può tirare e allenarsi con serenità ma comunque continuiamo a tenerci in contatto anche nel momento in cui torneremo a casa”.
Fabio Fuchsova – Il lavoro da fare è ancora molto e l’obbiettivo è ben chiaro anche nella testa dell’assistente tecnico del ricurvo Fabio Fuchsova: “Dopo una lunga sosta forzata ci siamo ritrovati tutti insieme a fare gruppo per portare avanti una causa, arrivare preparati a Tokyo. La squadra è pronta ed è ad un buon livello, stanno facendo progressi soprattutto i ragazzi dell’olimpico. C’è ancora tempo per migliorare le imprecisioni e siamo fiduciosi”.
Fiducia e programmi, così si costruiscono le imprese sportive: “I nostri atleti tecnicamente sono tutti molto validi, a volte i problemi potrebbero nascere dalla mente, per questo stiamo cercando di migliorare l’aspetto psicologico che potrebbe penalizzare qualsiasi atleta, dal più al meno esperto. I progressi visti provengono soprattutto da uno stato psicofisico migliore rispetto a quello precedente”.
Chiara Barbi – E per migliorare lo stato psicofisico degli arcieri, la Nazionale ha due angeli custodi, la prima è la fisioterapista Chiara Barbi: “Il periodo di inattività non è stato cosi penalizzante dal punto di vista della salute dei nostri atleti. In questo quadriennio olimpico abbiamo costruito, insieme allo staff, un percorso che li avrebbe visti in questo periodo nella migliore condizione possibile in vista di Tokyo”.
Il lavoro di Chiara Barbi è stato molto importante anche durante la chiusura: “abbiamo seguito i ragazzi a distanza con percorsi individuali, con allenamenti specifici su potenziamento fisico e psicologico che ha permesso loro di arrivare preparati in questo momento. I ragazzi sono in ottime condizioni, i risultati che abbiamo rilevato a Reggio Calabria ci hanno dato ragione in questo percorso che non è cominciato dal periodo Covid, ma dal ritorno da Rio”.
Prima di chiudere il suo intervento Chiara Barbi ci racconta perché è così rilevante per gli azzurri prevenire i problemi fisici: “Un infortunio per gli atleti paralimpici è un momento di crisi che non li coinvolge solo dal punto di vista sportivo, ma anche nell’autonomia personale. Per esempio un atleta disabile utilizza gli arti superiori anche per gli spostamenti, dunque oltre a dover interrompere l’attività sportiva subisce pure problematiche riguardo la propria autonomia giornaliera. Anche per questo motivo è importante avere un programma di prevenzione che abbiamo predisposto individualmente su ogni atleta a seconda del tipo diverso di patologia. La personalizzazione del lavoro fa in modo tale che ognuno di loro possa essere performante al meglio nonostante la disabilità”.
Gianni Bonas – L’altro angelo custode degli azzurri è Gianni Bonas, psicologo della Nazionale azzurra, che si concentra sulla gara di Reggio Calabria: “la prima cosa che mi viene in mente è parlare di talento nella gestione della no comfort zone. Questi ragazzi sono abituati ed è un aspetto a cui abbiamo dato significato. I risultati lo hanno dimostrato, la psicologia dello sport è legata al ‘cosa lo prova’. Oggi abbiamo ottenuto delle dimostrazioni, c’è stato un record personale, punteggi alti e la squadra è unita”.
Ma come si allena a livello psicologico un atleta? “Non dobbiamo togliere dalla mente il sogno, ma gradatamente dobbiamo raggiungerlo e capire come ci si può arrivare, dando senso alla fatica, perché questo è uno sport di fatica. I ragazzi devono applicare a casa quello che fanno nei raduni; il loro allenamento parte dal risveglio. Diamo valore ad aspetti concreti, la capacità di dormire bene, attivarsi prima di mangiare, seguire i ritmi circadiani; queste sono cose fondamentali, la respirazione, la nutrizione. Dietro ad ogni dettaglio c’è un insegnamento dato dai tecnici e da tutto il team, che è un team di valore”. •




