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AZZURRI PRONTI PER L’ESTERO
di Guido Lo Giudice – Foto Filippo Corsini e World Archery

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Dopo i raduni di settembre e la partecipazione individuale nelle competizioni nostrane, la Nazionale Olimpica torna a gareggiare in ambito internazionale: dal 2 al 4 ottobre azzurri in Turchia per l’International Antalya Challenge

Dopo un’estate di lavoro, che proseguirà anche in autunno e inverno, la Nazionale Olimpica è pronta a tornare in gara, anche in ambito internazionale.
Se lo scorso luglio gli azzurri avevano riassaporato il gusto delle competizioni, sfidandosi in occasione del Torneo della Ripartenza a Cantalupa e, successivamente, dopo un mese di agosto nel quale lo staff tecnico ha previsto per ognuno un piano di “riposo attivo”, gli olimpici hanno continuato a sondare il loro stato di forma dal mese di settembre, gareggiando a titolo individuale nelle competizioni organizzate in Italia, nuovamente valide per il ranking.
Ora però è finalmente arrivato il momento di tornare a confrontarsi anche all’estero. Sì, perché World Archery ha lavorato per l’intera estate affinché si potesse tornare a gareggiare pure in ambito internazionale, spronando i vari Paesi ad organizzare competizioni con almeno quattro Nazionali presenti per poter dare a queste sfide lo status di gara valida per il ranking internazionale.
INTERNATIONAL ANTALYA CHALLENGE – La prima nazione a candidarsi per ospitare una competizione internazionale nel vecchio continente, seguendo naturalmente tutte le precauzioni richieste da World Archery in merito al protocollo Covid per la totale sicurezza sanitaria dei partecipanti, è stata la Turchia, da diversi quadrienni uno dei Paesi che organizza almeno un evento internazionale all’anno. Se nel 2020, proprio a causa del propagarsi del Coronavirus, la città turca è stata costretta a cancellare una tappa di Coppa del Mondo e un Campionato Europeo Targa, ha colto al balzo l’opportunità concessa dalla Federazione internazionale per far tornare il prima possibile sulle sue linee di tiro almeno gli arcieri europei. Con questi presupposti le è stata accordata l’organizzazione dell’International Antalya Challenge, competizione che si svolgerà dal 2 al 4 ottobre, valida per il ranking internazionale perché gran parte delle Nazionali europee ha dato conferma di partecipazione.
GLI AZZURRI AD ANTALYA – Tra queste, non poteva mancare l’Italia che, soprattutto per quanto riguarda la squadra maschile olimpica, ha necessità di scalare posti nel ranking mondiale. Se le azzurre stazionano al terzo posto, per gli uomini c’è da risalire la classifica, considerando l’attuale decimo posto. Ad accompagnare la Nazionale nel primo impegno internazionale del 2020 saranno il Capo Delegazione Sante Spigarelli, i tecnici Matteo Bisiani e Natalia Valeeva e lo psicologo Manolo Cattari. Nel maschile saranno in gara Mauro Nespoli, David Pasqualucci e Marco Morello, tutti arcieri dell’Aeronautica Militare, insieme ai giovani Federico Musolesi (Castenaso Archery Team) e Alessandro Paoli (Arcieri Iuvenilia). Nel femminile la scelta è ricaduta sulle due atlete delle Fiamme Oro, Tatiana Andreoli e Lucilla Boari, su Vanessa Landi (Aeronautica Militare) e Chiara Rebagliati (Arcieri Torrevecchia).
Naturalmente si tratta di un atteso ritorno alle competizioni, che potrà dare indicazioni molto utili soprattutto prendendo in esame un confronto reale con le altre Nazionali che, così come gli azzurri, hanno dovuto modificare i loro piani di lavoro a causa della pandemia, la sospensione del calendario internazionale e lo slittamento di un anno dei Giochi Olimpici. •

I raduni di settembre

Nel mese di settembre sono stati due gli appuntamenti che hanno visto impegnati gli azzurri al Centro Tecnico Federale di Cantalupa. Il primo si è svolto dall’1 al 7 settembre e ha visto a lavoro nel maschile Federico Musolesi (Castenaso Archery Team), Yuri Belli (Arcieri Aquila Bianca), Alessandro Paoli (Arcieri Iuvenilia) e gli atleti dell’Aeronautica Militare Mauro Nespoli, Michele Frangilli, Marco Galiazzo, David Pasqualucci, Marco Morello e Luca Melotto. Nel femminile la chiamata azzurra è arrivata per Tatiana Andreoli e Lucilla Boari, portacolori delle Fiamme Oro, e per le arciere dell’Ae-ronautica Militare Vanessa Landi, Tanya Giada Giaccheri ed Elena Tonetta, insieme a Chiara Rebagliati (Arcieri Torrevecchia), Karen Hervat (Trieste Archery Team) e Laura Baldelli (Arcieri Augusta Perusia).
Il secondo raduno di settembre si è svolto dal 24 al 30, utile proprio per preparare al meglio la trasferta in Turchia. A questo incontro tecnico i convocati sono nel maschile gli arcieri dell’Aeronautica Militare Marco Galiazzo, David Pasqualucci, Mauro Nespoli, Michele Frangilli, Luca Melotto e Marco Morello, insieme a Federico Musolesi (Castenaso Archery Team), Yuri Belli (Arcieri Aquila Bianca) e Alessandro Paoli (Arcieri Iuvenilia).
Tra le donne Tatiana Andreoli e Lucilla Boari delle Fiamme Oro, Tanya Giada Giaccheri, Vanessa Landi ed Elena Tonetta, dell’Aeronautica Militare, con Chiara Rebagliati (Arcieri Torrevecchia), Karen Hervat (Trieste Archery Team) e Laura Baldelli (Arcieri Augusta Perusia).
LO STAFF – In entrambi i casi a seguire gli azzurri erano presenti il Coordinatore Tecnico Sante Spigarelli, l’assistente del Coordinatore Tecnico Giorgio Botto, i coach Matteo Bisiani, Natalia Valeeva e Amedeo Tonelli, il preparatore atletico Jacopo Cimmarrusti, lo psicologo Manolo Cattari e i fisioterapisti Andrea Rossi nel primo e Davide Caraffini nel secondo.

Correva l’anno…
Ventennale dell’argento di Sydney 2000

Matteo Bisiani, Ilario Di Buò e Michele Frangilli, insieme al tecnico Franco Basili hanno organizzato una “rimpatriata” per rivivere insieme, venti anni dopo, la vittoria dell’argento a squadre conquistato ai Giochi Olimpici di Sydney 2000.
Per la precisione, il giorno del primo argento azzurro ai Giochi risale al 22 settembre 2020. Una storica medaglia mai vinta in precedenza dalle Nazionali FITARCO, arrivata dopo i bronzi individuali di Giancarlo Ferrari a Montreal ’76 e a Mosca ’80, seguiti dal bronzo a squadre di Atlanta ’96 ottenuto da Bisiani, Frangilli e Parenti, con Di Buò riserva “sul campo”.
È stato bellissimo rivedere i sorrisi dei protagonisti azzurri che hanno scritto la storia del tiro con l’arco, riuniti dopo vent’anni da quel successo. Una vittoria che va condivisa con tutto il mondo dell’arcieria, così come i nostri tre moschettieri hanno voluto condividerla con il loro coach di allora, tanto che Michele Frangilli ha portato a Franco Basili una copia della medaglia vinta in Australia, proprio per ringraziarlo del contributo dato al gruppo.
Conoscere la propria storia e i protagonisti che l’hanno scritta è fondamentale per chi guarda al futuro. Soprattutto per i più giovani, che ora devono essere capaci di raccogliere questa eredità prendendo esempio dai giganti della disciplina arcieristica…

le interviste
Parlano i coach azzurri
di Alessandro Rizzo

I tecnici della Nazionale Olimpica ci hanno parlato della gestione del gruppo durante i lunghi mesi del lockdown e di come hanno lavorato per far tornare gli azzurri alla normalità in vista di un percorso che, nonostante le limitazioni dovute al Coronavirus, dovrà condurre l’Italia fino ai Giochi Olimpici di Tokyo nel 2021.
A parlare sono il coach della Nazionale maschile Matteo Bisiani, il coach della Nazionale femminile Natalia Valeeva e il tecnico di supporto delle azzurre Amedeo Tonelli.

MATTEO BISIANI
“Il lockdown è stato naturalmente pesante per i ragazzi dello sport e per tutto il mondo del tiro con l’arco – spiega Matteo Bisiani –. Noi arcieri siamo abituati a gareggiare all’aperto e ci siamo trovati davanti a situazioni molto alternative da gestire rispetto al solito, cambiando ovviamente modalità di tiro e allenamento in base alla singola situazione.
Siamo intervenuti subito immaginando quanto potesse durare questa fase di emergenza e diciamo che è andata bene, seppure con molta fatica.
Il Torneo della Ripartenza dello scorso luglio ha confermato quanto di buono abbiamo fatto durante questa lunga pausa, anche se ovviamente non ci sono stati exploit.
Il nostro lavoro è tutto incentrato sulla partecipazione ai Giochi di Tokyo, passando prima per la qualifica del gruppo al completo, visto che ad oggi abbiamo due pass. Il mese di agosto è stato un periodo di riposo attivo, abbiamo dato l’opportunità ai ragazzi di andare al mare – ride, ndc -, mantenendo però il loro stato di forma perché il tempo che ci separa dai grandi eventi previsti per il 2021 ce lo ha permesso”.
Bisiani parla di come si è poi gestita la ripartenza: “A settembre si è ricominciato alla grande e con il passar dei mesi valuteremo anche la curva dei contagi di questo Covid. Siamo tornati sul campo e a lavorare in palestra, sapendo di dover essere in grado di gestire dei gruppi di lavoro numericamente importanti: ma questo non è un problema, abbiamo trovato il modo per gestire queste situazioni, anche perché da settembre abbiamo ricominciato a svolgere due raduni al mese, proprio per ripartire al meglio”.
L’ultima battuta è sugli obiettivi da raggiungere in vista di Tokyo: “Guardando alla qualificazione per i Giochi Olimpici sono positivo, ho la fortuna di aver avuto un passato sui campi di gara internazionali e ammetto che è difficile come prova, perché le nazioni da battere sono tante e rispetto a qualche anno fa, ora partecipano quasi il doppio delle nazioni; la concorrenza è alta. Le aspettative per un buon lavoro però ci sono e sicuramente un buon risultato siamo in grado di raggiungerlo: mi sbilancio e dico che il posto ce lo prendiamo, ci dobbiamo credere!”.

NATALIA VALEEVA
“Sono fortunata ad aver avuto una splendida carriera da atleta e mi sento altrettanto privilegiata nell’aver cominciato questo percorso da allenatrice, anche se è un grande cambiamento di vita, di mentalità e di pensiero – spiega Natalia Valeeva –. Innanzitutto mi sono presa un anno per ripercorrere i passi della mia carriera e per analizzare i consigli che mi hanno dato in passato i miei allenatori, pensando molto a come poter trasmettere queste conoscenze ad arcieri di livello diverso.
Allenatori non si nasce ma si diventa, come l’essere genitori: avendo tre figli, infatti, ho imparato a gestire la pazienza e il dover ripetere le indicazioni più volte. In pratica quello che sto facendo oggi con le mie allieve”.
Il passaggio da atleta a tecnico può aver cambiato l’atteggiamento nei confronti dei propri atleti?
“Non mi definirei un’allenatrice ‘chioccia’: quando c’è da lavorare non permetto alle ragazze la minima distrazione, durante le gare invece cerco di trasmettere loro il sostegno morale, psicologico e tecnico di cui hanno bisogno. Alle atlete serve questo, un consiglio in più per tirare bene o per cambiare strategia durante la competizione. Sto insegnando alle ragazze ad essere più precise nella tecnica, nella preparazione, nella scelta del materiale e nel saper cambiare di volta in volta le strategie che proviamo in allenamento, per renderle più autonome e indipendenti in gara”.
Poi Natalia parla di come è stato gestito il lockdown: “Nella sfortuna di questo periodo, in cui sono state annullate tutte le gare e nel quale siamo rimaste ferme tre mesi, ho proposto alle ragazze di cogliere l’opportunità di lavorare sugli errori tecnici che non riuscivamo ad eliminare tra un impegno internazionale e l’altro. Stiamo costruendo il tiro, tra lavoro mentale, tecnico e fisico. Ci stiamo soffermando sull’ampiezza del movimento e stiamo cercando di colmare le lacune che diminuiscono la qualità della prestazione, così l’anno prossimo, appena saremo pronte per ripartire, metteremo la sesta marcia invece che accelerare poco alla volta. I margini di miglioramento sono ampi, abbiamo delle ragazze giovani che possono solo crescere; l’unico aspetto negativo sul quale insistere è la consapevolezza di riuscire a togliere il freno a mano in determinate situazioni e la voglia costante di tenere la testa bassa e lavorare”.
AMEDEO TONELLI
“Il mio passaggio a coach della Nazionale femminile è avvenuto quest’anno, un incarico fresco e giovane, proprio come il mio approccio a questa disciplina. La Federazione mi ha dato fiducia chiedendomi di venire a supportare le ragazze per ottenere questa importante qualificazione olimpica: con un’atleta già siamo riusciti nel nostro intento e nei prossimi mesi cercheremo di portare a Tokyo l’intera squadra. Abbiamo un gruppo giovane, ma sono presenti anche elementi di esperienza, molto importanti nei momenti che contano”.
Anche Amedeo parla del delicato passaggio da atleta e tecnico, ripercorrendo la sua carriera: “Questo passaggio penso sia arrivato in maniera naturale, perché già nel 2018 la FITARCO mi aveva coinvolto in un progetto sul settore giovanile, anche se io mi sentivo ancora un atleta competitivo, avendo appena vinto i World Games di Wroclaw nel tiro di campagna, battendo in finale Brady Ellison, il più forte al mondo”.
Adesso però ha deciso definitivamente di mettere a disposizione del gruppo la sua esperienza: “Mi sono formato a Cantalupa, è dal 2008 che mi alleno nel Centro Tecnico Federale, tuttavia ho voluto realizzare un paio di esperienze importanti all’estero, soprattutto in Corea del Sud, che è la nazione regina della nostra disciplina. Lì ho trascorso nel complesso 4 mesi e ho accresciuto notevolmente il mio bagaglio tecnico e sportivo. Ho dovuto farlo, perché da atleta mi sono trovato a sgomitare più volte con compagni vincitori di medaglie olimpiche ed essendo appena più debole di loro ho dovuto cercare di apprendere e migliorare sempre, infatti i risultati sono arrivati. L’aspetto sul quale sto cercando di focalizzarmi, ed è molto complicato, è portare questa mia esperienza dentro il gruppo nazionale”.
Tonelli guarda al lavoro svolto e fa una disamina dell’attuale situazione, prendendo in esame i numerosi cambiamenti che la disciplina arcieristica ha vissuto negli ultimi anni: “Credo moltissimo nel progetto che stiamo realizzando, abbiamo delle ragazze giovani che possono migliorare, abbiamo il supporto dei gruppi militari, tra Aeronautica e Polizia, e poi la Federazione sta facendo il massimo per sostenerci: quindi credo che queste ragazze possano darci soddisfazioni e portarci in alto. Il tiro con l’arco negli ultimi anni è cambiato notevolmente, io per esempio sono entrato nelle giovanili nel lontano 2001, un ragazzo di un paesello del Trentino senza nessuna esperienza internazionale e ho vinto la prima Junior Cup che per noi in quel momento era il massimo livello esprimibile. Ora sicuramente questo sport è passato a un maggior professionismo, sia da parte dei coach che degli atleti. C’è un’attenzione maggiore di tante nazioni verso questo sport. Per competere a grandi livelli c’è bisogno di metodo, di disciplina, di uno sforzo importante e di voler ottenere il risultato. Noi lavoriamo duramente e stiamo proprio mirando a grandi traguardi”.

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