Uno spettacolo unico alla Fiera di Roma con tanti campioni in gara e due primati mondiali nella prima giornata. Ascolti record per le finali trasmesse in diretta RAI, grazie alle ottime prestazioni degli azzurri: Galiazzo, Noziglia e Bassi d’oro, Andreoli e Della Stua d’argento
Migliorare la prima edizione, era questo l’obiettivo del Comitato Organizzatore del Truball/Axcell Roma Archery Trophy subito dopo l’ultima freccia scoccata nel 2018. In un anno il lavoro è stato lungo e stancante ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto. La seconda edizione della gara nella Capitale, valida come terza tappa delle Indoor World Series, è stata migliore della prima sotto tutti i punti di vista. Maggiore il numero degli iscritti che ha raggiunto quota 600 e degli arcieri sulle due linee di tiro allestite nel padiglione 1 della Fiera di Roma, il più grande. Straordinario è stato il livello agonistico della competizione, che registra due record del mondo e una lunga lista di campioni a giocarsi i posti in finale e, tra questi, gli arcieri della Nazionale azzurra in tutte le divisioni ammesse: ricurvo, compound, arco nudo e longbow.
Poi c’è tutto il contorno ed è qui che il Comitato Organizzatore ha fatto un deciso salto in avanti con una vera e propria arena allestita per le sfide che hanno assegnato gli ori, con 30 stand commerciali in mezzo alle due linee di tiro, compreso lo spazio dedicato ai Gruppi Sportivi Militari e Civili, oltre a varie iniziative collaterali.
Insomma, di tutto e di più ma, per confezionare un vero grande spettacolo per gli appassionati, molti dei quali si sono potuti gustare i match decisivi della manifestazione grazie ad un’ora e mezza di diretta su Rai Sport che ha registrato ascolti record, cui va aggiunto il live streaming di tutte le sfide per l’oro della domenica su YouArco e sul canale YouTube di World Archery.
Anche da casa si è quindi potuta respirare l’atmosfera del “big event” e intuire quale fosse il livello della manifestazione. Nonostante questo, diamo un consiglio a chi non è stato presente: il prossimo anno varrà la pena esserci di persona.
UN SABATO DA RECORD – La linea di tiro della Capitale nella giornata di sabato dedicata alle qualifiche è stata particolarmente felice per due arciere. La prima è Sarah Prieels: la campionessa belga che, prima di vincere il titolo compound domenica, il sabato ha siglato il nuovo record del mondo sulle 60 frecce con 597. È durato quindi poco il regno della britannica Ella Gibson che aveva registrato il primato mondiale il 22 novembre in Lussemburgo con 596 punti. Un traguardo tagliato dopo una lunga preparazione come ammette l’arciera: “dopo vari tentativi è finalmente arrivato il record, in gara avevo buone sensazioni e ovviamente sono molto felice”.
Primato mondiale paralimpico sempre nel compound per la brasiliana Jane Karla Gogel che sulla linea di tiro capitolina conclude le sessanta frecce di qualifica con 576 punti. L’atleta carioca ha fatto il bis dopo aver già battuto il record mondiale nella tappa di Strassen, strappandolo a Maria Andrea Virgilio. Anche per Gogel la gioia è incontenibile: “sapevo di poter fare una buona prestazione, è un periodo davvero ottimo ed essermi superata dopo il primato di Strassen lo dimostra”.
FINALI TINTE D’AZZURRO – Domenica è stata invece la giornata decisiva, quella prima delle eliminatorie e poi delle finali con tanti azzurri a giocarsi le medaglie nell’arena delle finali con atmosfera sognante per i giochi di luce e l’ingresso in campo accompagnato da centurioni e ancelle del Gruppo Storico Romano.
Nel ricurvo, al termine di un bel match equilibrato, Marco Galiazzo batte il campionissimo Brady Ellison e alla fine l’aviere olimpionico si scioglie in un largo sorriso: “durante la finale ero teso perché nella due giorni non sempre ho tirato al meglio, però ho approfittato di alcuni suoi errori e ho vinto la gara. Un ottimo modo per chiudere il 2019”. Bronzo per lo statunitense Jack Williams vincente sullo sloveno Strajhar, mentre Nespoli si ferma al 5° posto, superato ai quarti proprio da Galiazzo.
Al femminile è la numero uno al mondo, la coreana Kang Chae Young, che in finale rie-sce ad avere la meglio sull’azzurra Tatiana Andreoli solamente dopo lo spareggio e poi la elogia “ha tirato molto bene e questo mi ha messo pressione. Per fortuna sono riuscita ad avere la meglio nello shoot off”. La portacolori delle Fiamme Oro sfiora l’impresa e non nasconde la sua gioia: “ho fatto una grande gara con una media punti alta per tutti e due i giorni. Un voto? Penso di meritarmi un bel 9”. I bronzi nella specialità olimpica vanno allo statunitense Jack Williams e all’azzurra Chiara Rebagliati.
Nel compound altra impresa sfiorata per l’Italia con Valerio Della Stua che non riesce a superare il veterano Dave Cousins, ma non si abbatte: “è stata una bella finale ed è la mia prima medaglia indoor, di sicuro non la dimenticherò”. Difficile possa dimenticare il weekend nella Capitale Sarah Prieels che, dopo il record del mondo, mette in valigia anche l’oro dopo una lunga battaglia con la giovane croata Amanda Mlinaric. La gara compound è stata di così alto livello che un mostro sacro come Mike Schloesser non è andato oltre il terzo posto, al pari della statunitense Paige Pearce.
I primi a battezzare lo stadio delle finali domenica pomeriggio sono stati i longbow con il russo Mikhail Poddevalin bravo a battere il danese Kenneth Andersen e la nostra Iuana Bassi che travolge con un netto 6-0 Stine Hansen (Den) e poi esulta: “sono davvero felicissima – dice a fine gara – sono molto contenta di come ho gestito la finale in un ambiente incredibile”. Il bronzo nel maschile è una sfida tutta italiana, con la vittoria di Giuliano Faletti sul campione uscente Marco Pontremolesi, mentre tra le donne la Nazionale Paola Sacchetti viene fermata nella finalina dalla spagnola Encarna Lazaro Garrida.
Gioia italiana anche nell’arco nudo dove arrivano fino in fondo due delle arciere migliori al mondo, protagoniste di tanti match ai massimi livelli. Cinzia Noziglia dopo una finale bellissima riesce ad avere la meglio sulla svedese Lina Bjorklund bissando il successo della scorsa stagione: “la soddisfazione è doppia perché non solo ho vinto in casa, ma ho battuto una grande atleta. Vincere qui è davvero speciale e farlo due volte di fila è un grande orgoglio”. Al maschile rivincita della Svezia con Frederik Lundmark che vola sul primo gradino del podio battendo il norvegese Stig Goran Berget.
L’ultima freccia è stata scoccata e il Comitato Organizzatore pensa già al futuro: confermata la terza edizione del Truball/Axcell Roma Archery Trophy per dicembre 2021, con l’obiettivo di continuare a crescere per diventare il prima possibile una “grande classica internazionale”. •
I NUMERI
486.000 I click sui risultati della gara
35.000 I contatti per le dirette streaming
2.000 Le presenze a Roma
624 Gli arcieri iscritti
70 I volontari
98 I bersagli
90 I minuti di diretta TV su Rai Sport
41 Le Nazioni rappresentate
30 Gli stand commerciali
2 Le linee di tiro e i record del mondo battuti
Una copertura mediatica straordinaria
Il Roma Archery Trophy ha fatto centro anche a livello mediatico. La tappa italiana delle Indoor World Series è stata vista in tutta Italia e in tutto il mondo da tantissime persone grazie a tre dirette tra televisione e streaming. Un grande orgoglio per il Comitato Organizzatore che va di pari passo con quello della FITARCO che ha curato e prodotto tutte le immagini grazie a YouArco, un grandissimo risultato per la Federazione che per la prima volta attraverso i propri mezzi ha prodotto la diretta TV di Raisport con il supporto di Ave Media, il service professionale che solitamente realizza le sintesi degli eventi nazionali in onda sulla TV pubblica.
La scelta della Rai di mandare in onda su Rai Sport +Hd un’ora e mezza di diretta del Roma Archery Trophy è stata vincente e a dirlo sono i numeri. I dati di ascolto sono stati eccellenti: in alcuni frangenti la competizione che vedeva la telecronaca di Lorenzo Roata e il commento tecnico di Ferruccio Berti ha triplicato gli ascolti medi del canale tematico pubblico con un picco durante la finale compound tra Cousins e Della Stua di oltre 180 mila spettatori. In totale la copertura è stata di 664.000 con gli appassionati da casa che sono rimasti sintonizzati su Rai Sport +HD in media oltre 15 minuti, cui vanno aggiunte le visualizzazioni dello streaming trasmesso sul sito della Rai.
Le immagini in arrivo dalla Fiera di Roma hanno fatto il giro del mondo anche grazie alla diretta streaming trasmessa su YouArco e sul canale ufficiale YouTube di World Archery con il commento in inglese. Su tutti i canali non sono state viste solo le sfide per l’oro; anche le interviste ai protagonisti azzurri e ai dirigenti Federali per esempio sono state realizzate in diretta su Rai Sport durante le finali, mentre altre dichiarazioni sono poi state pubblicate sui canali ufficiali YouTube della FITARCO e di World Archery. A completare l’opera la presenza e i servizi nei giorni successivi andati in onda in varie edizioni dei Giornali Radio Rai e su Rai Sport Web.
Il Comitato organizzatore
Il Roma Archery Trophy è l’unica tappa italiana inserita nel circuito delle Indoor World Series insieme alle tappe di Macau, Strassen, Sydney, Nimes e Las Vegas). L’evento internazionale da quest’anno aveva come title sponsor “Truball/Axcell”, produttore di materiali arcieristici, uno dei più grandi marchi statunitensi nell’ambiente del tiro con l’arco. A partire da questa seconda edizione è stato inserito dalla Federazione tra gli Eventi Federali e vede impegnati in prima persona i componenti della società organizzatrice “Roma Archery Events”: Vittorio Polidori, Massimo Nardinocchi, Giovanni Bonanni e Fabio Olivieri. A dar manforte agli organizzatori che ha visto nella Fiera di Roma un partner tecnico di primo livello, con il padiglione più grande di tutta la struttura fieristica, erano circa 70 i volontari sul campo provenienti dalle società laziali e dal resto d’Italia.
La gestione dei risultati e della produzione tv è stata curata da Ardingo Scarzella, coadiuvato dallo staff di YouArco, Ianseo e della Federazione. Come nelle precedenti competizioni internazionali, anche in questa occasione la logistica della manifestazione ha potuto contare sul supporto dei Gruppi Militari e Civili che hanno messo a disposizione i pullman e gli autisti per gli spostamenti dei Nazionali stranieri dall’aeroporto al campo di gara e verso lo Sheraton Golf Parco de’ Medici, l’hotel convenzionato con l’organizzazione.
Archery life: arciere medio vs migliore del mondo
di Andrea Toderi Allenatore FITARCO
Cosa succede quando in una gara delle Indoor World Series un “arciere della domenica” incontra il numero uno al mondo? Come in un moderno Davide contro Golia l’esito, in uno sport come il nostro, non può che rispettare il logico pronostico, ovvero una schiacciante vittoria da parte di Golia.
Non ci sono dubbi sul fatto che Brady Ellison sia il numero 1 al mondo e vederlo dal vivo fa già di per sé un certo effetto. Tirarci contro è difficilmente descrivibile, ma voglio provarci.
Siamo al Roma Archery Trophy, giorno delle eliminatorie. Ai sedicesimi di finale Brady supera Massimiliano Mandia e io supero un grande Paolo Ralli solo dopo uno scontro tiratissimo e mi trovo contro “quest’altro amico”: l’idolo di ogni arciere…
Parto dalla fine: 6 a 0 secco. Senza se e senza ma: 29 a 27, 30 a 29, 30 a 28 e ognuno a casa sua. Lui in qualifica 590 e più. Io eguaglio il mio record di 575. Circa 15 punti di differenza tra una sua gara “normale” (virgolettato, perché questo qui di ordinario non ha nulla n.d.r.) e la mia gara “migliore”. E solamente analizzando la cosa più ovvia, lo score di qualifica, si capisce che siamo su due “pianeti diversi”: io gioco sulla terra, lui probabilmente su Plutone.
Prima di iniziare lo scontro facciamo qualche volée di prova, iniziamo anche a chiacchierare e già lì noto la sua qualità migliore: lo stile. È una persona magnetica e dal modo di parlare e dal linguaggio del corpo capisci che sei di fronte a un atleta con piena consapevolezza dei suoi mezzi, che ha sempre la situazione “sotto controllo”.
Prima dell’inizio del match ci scambiamo il pugno, seguito da un americanissimo “Good Luck”. Con molta probabilità la mia prima serie l’ho tirata a livello inconscio come “vittima sacrificale”: 2 a 0. Senza colpo ferire. Ero più concentrato su di lui che su di me. Volevo imparare qualcosa da quelle poche privilegiate frecce che avevo a disposizione. Cercavo con la coda dell’occhio la punta della sua stab alzarsi, e pochi secondi dopo ascoltavo il suo clicker scattare e la sua freccia volare nel giallo, in un meccanismo perfettamente sincronizzato, come un orologio svizzero. Una tempistica di esecuzione impressionante. Con molta probabilità, se avessi cronometrato ogni sua freccia, avrebbe spaccato il millesimo ogni volta.
Andiamo al paglione per segnare i punti e raccogliere le frecce e chiacchieriamo su quanto sia bella Roma, su come si mangia bene, sul fatto che lui è già venuto qui 2 o 3 volte e che io non sono ancora mai andato oltreoceano. Mi chiede: “Come mai tiro col riser MK e i flettenti Hoyt?”. Rispondo: “Perché io la roba la compro… e anche usata”, con conseguente e logica risata.
Una delle altre cose che mi ha impressionato è stata la sua capacità di fare “On-Off”. Fino a un secondo prima di entrare in linea di tiro chiacchierava, rideva e scherzava. Nel momento dell’ingresso sulla linea io rimanevo inebriato dal fatto che “stavo ridendo, scherzando e tirando con il migliore del mondo” e lui invece entrava in modalità “schiacciasassi”.
Uscito dalla linea di tiro ci battiamo il cinque e dalla sua bocca esce un “Good Job” che mi spalanca in viso un enorme sorriso. Rispondo che è stato un onore per me scontrarmi con lui e quando andiamo al paglione dopo un’altra stretta di mano, dopo avergli chiesto di poter spuntare le sue frecce, mi faccio autografare la visuale e ci facciamo un bel selfie.
Probabilmente lui non si ricorderà di quanto è successo a Roma quel pomeriggio, ma per me resterà sempre un ricordo indelebile. Mi ha insegnato molto sul come affrontare un match, soprattutto a livello mentale. E il suo stile e la sua estrema disponibilità, parte integrante del suo essere campione, mi hanno insegnato molto.
Tirando contro il numero uno posso dire di non aver visto una persona che cammina a 5 metri dal suolo, ma un uomo molto consapevole e con i piedi ben piantati a terra, molto centrato su se stesso e con un carisma eccezionale. E questo è sicuramente un grande esempio per tutti noi.
(La versione integrale dell’articolo è su: archeryblogonline.wordpress.com)
Big Archery Gladiator Shoot e le altre iniziative
Sarebbe riduttivo definire il Roma Archery Trophy una semplice manifestazione agonistica. Questa grande kermesse sportiva ha contato su numerose iniziative collaterali che hanno dato la possibilità anche a chi non era in gara di vivere due giorni davvero speciali.
Tra le più apprezzate sicuramente il concorso organizzato dallo sponsor Bignami, il “BigArchery Gladiator Shoot”, che metteva in palio un prestigioso binocolo e che si è svolto nell’arena delle finali attraverso una vera e propria sfida con due gruppi di tre arcieri impegnati a colpire con una singola freccia un palloncino giallo apposto su 3 bersagli raffiguranti gladiatori. Un appuntamento al quale potevano iscriversi tutti i presenti, atleti e non, e che ha superato le 100 iscrizioni.
Sempre nell’arena delle finali si è svolta anche un’esibizione dei reparti Cinofili della Polizia Penitenziaria, mentre un altro sponsor, Gillo Gold Medal, ha effettuato una premiazione per i suoi “fedelissimi”. A queste iniziative si aggiungono la raccolta fondi in favore di un’associazione di beneficenza e, per i tecnici del tiro con l’arco, un rilevante spazio riservato a due seminari organizzati dalla Formazione Quadri, che davano anche crediti formativi: il primo svolto dal coach azzurro Ilario Di Buò dal titolo “Significato di allenamento nel 2020. Approfondire la conoscenza tecnica per il mantenimento del talento”; il secondo riguardava invece “La gestione dell’Atleta Paralimpico agonista”, con le docenze del C.T. della Nazionale Para-Archery Guglielmo Fuchsova e del dott. Gianni Bonas.







