Gli studi della psicologa lituana dimostrarono che è più facile ricordare i problemi parzialmente risolti che quelli completamente risolti. Per un arciere un errore “aperto” nella memoria può interferire e orientare la percezione della prestazione
L’altro giorno ho rivisto una persona che avevo seguito per un unico colloquio 3 anni fa. Non ricordavo assolutamente il suo nome, ma è bastato rivedere il suo viso e mi è tornata in mente tutta la sua storia. La cosa che più mi ha stupito è che ho utilizzato lo stesso potenziale mentale per il quale quotidianamente dimentico di portare fuori la spazzatura e prendere le chiavi di casa.
Mi tornano alla mente le parole dell’otorino che mi operò: “Mi ricordo tutti i nasi che ho visitato”. I meccanici nel vederci ricordano la macchina che abbiamo, gli interventi fatti e alcuni anche quando dobbiamo fare il tagliando. Immagino e spero che anche alcuni di loro si dimentichino la spazzatura a casa!
Il nostro cervello è bombardato di informazioni per cui le “selezioniamo” in un modo non sempre consapevole. Le emozioni, i valori e i bisogni del soggetto possono interferire sull’acquisizione, la conservazione e il ricordo deformando la realtà iniziale.
A proposito di memoria e tipo di professione, la psicologa Zeigarnik, mentre era seduta in un bar, fu colpita da come i camerieri dimenticassero immediatamente la comanda eseguita con successo, ricordandola invece se interrotta per qualsiasi motivo. Questo diede inizio ai suoi studi, che dimostrarono che è più facile ricordare i problemi parzialmente risolti che quelli completamente risolti. La soluzione infatti garantisce che lo stato di attivazione e stress cessi una volta che l’obiettivo è stato raggiunto. Solitamente segue a questo punto la percezione di senso di efficacia personale e di una sana chiusura che libera lo spazio mentale di lavoro per un nuovo problema.
Ai tiratori che leggono: pensate a quante volte un errore rimane “aperto” nella vostra memoria di fatto interferendo e orientando la percezione della prestazione. “Quella maledetta seconda freccia della volée”; “La mattina vado sempre male”; “Quando tira il vento da destra succede come ai Mondiali”; etc…
Agli allenatori che considerano il fallimento una strategia educativa: attenzione a non riempire lo spazio operativo del giovane atleta di problemi non risolti.
Come un cellulare con troppe App aperte, si scarica velocemente e funziona male, allo stesso modo l’effetto Zeigarnik è profondamente motivante: infatti se si inizia a fare un’attività si è molto più propensi a continuarla. Cioè l’importante è iniziare ad allenarsi verso un obiettivo (come per esempio il non scendere); il nostro cervello darà poi una mano.
Questo processo si può osservare negli autori delle serie televisive infinite che “agganciano” i telespettatori sospendendo emotivamente la puntata in un problema aperto.
Perciò, per rendere funzionale quanto letto ricordatevi bene che… •
Per le vostre domande scrivete a Manolo Cattari (Psicologo dello Sport e Psicoterapeuta) all’indirizzo manolocattari@gmail.com. Oggetto della mail: “Rivista ARCIERI”




