Definizione di tiro a segno: “Colpire a distanza un determinato obiettivo mediante mezzo da getto”. La storia, in realtà, non ci offre informazioni precise, ma da quello che gli studiosi hanno messo a punto sulla preistoria, possiamo facilmente intuire come il tiro a segno sia nato agli albori dell’umanità. L’uomo, questo bipede ragionevole comparso sulla Terra all’inizio del Quaternario, in un periodo caratterizzato da condizioni atmosferiche estremamente mutevoli, era privo di pelliccia, senza artigli, senza una casa e costretto a vivere nei primi tempi allo stato selvatico come le altre bestie, la gran parte delle quali era più forte, aggressiva o veloce di lui. Non doveva sentirsi molto al sicuro e a proprio agio, come ai nostri giorni. Il combattimento corpo a corpo con gli animali per procacciarsi il cibo e per sopravvivere non sempre doveva essere vittorioso. Questo accadeva prima che egli potesse adeguatamente sviluppare la propria intelligenza. Si ritiene quindi che l’uomo abbia avvertito ben presto l’esigenza di potenziare i propri mezzi di offesa e di difesa con altri escamotage. Prima ancora di pensare a scheggiare le selci per procurarsi utensili ed armi da punta e da taglio, sicuramente deve aver intuito la necessità di recare offesa a distanza attraverso il lancio di sassi, di bastoni appuntiti, lanciati come fossero giavellotti e magari resi ancor più efficaci mediante l’aggiunta, all’estremità anteriore, di pietre taglienti. Tuttavia, la necessità di scagliare questi proiettili con maggiore forza e a una più lunga distanza spinse l’uomo a sviluppare metodi di lancio che fossero più potenti del semplice braccio umano. Se la realizzazione delle prime rozze armi bianche in pietra deve essere stata relativamente semplice, ben più lunghi e laboriosi furono certamente i tentativi che portarono gli uomini a disporre dei primi rudimentali mezzi da getto come archi, fionde, bolas etc.
Tuttavia, qualunque sia il grado di potenza del mezzo da lancio, fin da quando ha compiuto i primi passi l’uomo deve aver compreso subito l’esigenza indispensabile di centrare l’obiettivo e quindi la necessità di esercitarsi al lancio, ovvero di praticare il tiro a segno. Non è assurdo pensare che gli uomini primitivi, liberi da impegni professionali, abbiano impiegato moltissimo tempo in questo esercizio.
Tuttavia, se all’inizio lo scopo di imparare a colpire a distanza era principalmente collegato al difendersi dalle fiere, o di abbattere le prede di cui cibarsi, in seguito il tiro a segno diventò sempre più importante perché gli uomini incominciarono a combattersi fra di loro, purtroppo. Con il passare del tempo vennero via via inventati altri tipi di arma da getto, come il fustibolo, la bola, la troja, la fionda a palo, la balestra, la balista. Tuttavia, per il buon uso di esse, soprattutto per l’arco e la fionda, era essenziale saperle maneggiare con maestria, da cui sorse la necessità di continue esercitazioni.
Con l’uso delle armi e della sua intelligenza, l’uomo arrivò a conquistare la supremazia su tutti gli esseri viventi della Terra, ma la lotta con il proprio simile – sempre più cruenta – lo indusse a coltivare ancor più intensamente l’esercizio delle armi. In tutti i popoli guerrieri, fin da quelli più antichi, pare che i giovani fossero obbligati all’esercizio del tiro a segno e dovessero raggiungere un certo grado di abilità prima di poterlo interrompere. Si ritiene che all’inizio le esercitazioni si effettuassero su bersagli di fortuna o su appositi disegni praticati contro pareti di terreno a forte pendenza raffiguranti uomini o animali di grandezza naturale. Fin dai primi esperimenti di esercitazione deve essere nata spontaneamente l’idea di competizioni agonistiche. Per questo si pensa che il tiro a segno sportivo, anche se non regolamentato e sommariamente organizzato, sia stato praticato sin da quando l’uomo ha iniziato a utilizzare i mezzi da getto, prima di ogni altro il braccio umano.
Quando, invece, la storia incomincia a tramandare notizie con testimonianze dirette, parla delle stesse armi sopra citate, benché leggermente perfezionate. Prima di arrivare alle armi da fuoco furono inventati altri mezzi da getto come catapulte, vertono, anisocicli, trabucchi etc. ma la pratica del tiro a segno sportivo fu sempre prevalentemente esercitata con l’arco o con la balestra. •
Il tiro a segno in Italia
La storia narra che, in Italia, fin dal sec. VIII a Ravenna si tirava al bersaglio, ovviamente sempre con l’arco e la balestra. In Sardegna si ha memoria di esercitazioni di tiro dal sec. IX. A Genova nel 1161 fiorirono associazioni i cui statuti prevedevano tiri con l’arco; qualche anno dopo apparvero le compagnie degli arcieri e dei balestrieri che dedicavano molto tempo alle esercitazioni di tiro. Mirabile è rimasto l’ordinamento delle Compagnie del Popolo della città e del territorio di Pisa nel 1162: ciascuna aveva il suo capitano che le addestrava al tiro. Sappiamo anche dei balestrieri di Brescia del 1201, della compagnia dell’Arco di Aosta del 1206, degli arcieri di Mantova del 1213, dei balestrieri di Venezia (1225): tutti effettuavano esercitazioni di tiro e competizioni agonistiche.
Verso la fine del sec. XIII il tiro con l’arco e la balestra si diffonde in tutte le maggiori città italiane. Intanto ad Aosta prospera la Compagnia dell’Arco sotto il protettorato dei duchi di Savoia. Venezia incoraggia i migliori arcieri e balestrieri mediante ricche e solenni gare di tiro che si tengono al Lido. Molte altre città, particolarmente Torino, Nizza (allora italiana) Gubbio, Lucca, Pisa, Treviso, Rimini, Ferrara, Osimo etc. svolgono attività agonistica di tiro. Dal 1315 al 1328 Castruccio Castracani indiceva a Lucca gare di tiro dotandole di ricchi premi. Manifestazioni agonistiche del genere vengono effettuate in tutti i Paesi più progrediti del mondo. Nel 1363 le cronache parlano di grandi gare di tiro in Inghilterra e nel 1386 in Svizzera, tutte dotate di vistosi premi. In Italia le società di tiro si vanno moltiplicando e prosperano in molte altre città come Alghero, Casale Monferrato, Cuneo. La società di Firenze, con la sua intensa attività, esercita al tiro le milizie cittadine che gareggiano anche in competizioni sportive.
La nascita delle prime armi da fuoco, intorno al 1400, tuttavia non portò a un immediato progresso nello sport del tiro a segno per il fatto che esse erano costruite senza mirino e tacca di mira. Peraltro, la linea di mira era ingombrata dal foro focone che nelle prime armi si trovava sopra la camera di scoppio. Un certo miglioramento si ebbe quando il focone fu spostato sulla destra della canna e l’arma fu munita di punti di mira, nonché di altri congegni d’accensione (serpentino, ruota, acciarino, etc). Tuttavia, un vero e sensibile progresso nel campo delle armi da fuoco portatili fu ottenuto quando venne introdotto l’uso del sistema di sparo a percussione con l’impiego della capsula alla fine del ‘700. Questo sistema impediva la fuoriuscita della fiammata dal focone e quindi il tiratore poteva curare liberamente la linea di mira fino allo sparo. Pertanto nelle competizioni sportive di tiro a segno le armi da fuoco almeno per due secoli non sostituirono quelle a corda, ma entrambe proseguirono in Numeri di tiro separate. Solo con il progressivo perfezionamento delle armi da fuoco, quelle a corda perderanno progressivamente di interesse fino a quando, nel 1900, il tiro con l’arco ricomparve per la prima volta ai Giochi Olimpici di Parigi. Escluso dopo il 1920, venne riammesso a partire dalle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972; da allora, come noto, è una delle più apprezzate specialità olimpiche.
(A.C.)
Una testimonianza torinese
Il 20 maggio 1463 il Consiglio di Credenza del Comune di Torino così deliberava: “Poiché molti giovani, così cittadini come abitanti di questa città, unitamente si esercitano ed attendono, specialmente nei dì festivi al gioco della balestra per addestramento delle persone loro e decoro della pubblica cosa, e si presentarono in gran numero all’Ufficio di Credenza, richiedendo che il Comune desse loro qualche dono poiché diligentemente armati seguitino a radunarsi per addivenire esperti nell’esercizio della balestra e dell’arco, così fu ottenuto e ordinato che si sborsino a detti giovani dieci fiorini d’oro dal denaro del Comune perché con più amore possano attendere a farsi abili e istruirsi nella detta esercitazione”.
Veniva dunque assegnato dal Comune di Torino un cospicuo sussidio a una iniziativa privata sorta certamente da molto tempo. Gli statuti dell’epoca quasi sempre consentivano e incoraggiavano gli esercizi con l’arco e la balestra, quindi anche a Torino tali giochi dovevano essere noti e praticati prima di quell’anno 1463. Infatti, quando nel 1489 il “Re” degli archibugieri (colui che aveva vinto la gara più importante dell’anno) ed altri giocatori della balestra presentarono al Consiglio generale una petizione per ottenere che fosse mantenuto il sussidio per disputare un premio detto volgarmente “pappagallo” ricordarono la popolarità molto antica di questa consuetudine, che aveva sempre destato larga eco. (A.C.)




