In occasione della celebrazione del Quarantennale della FITARCO fui incaricato di presentare alla cerimonia, che si tenne a Grosseto, nel corso dei Campionati Italiani, la Storia della Federazione dalle origini ai giorni “del tempo”.
Mi ricordo che feci una enorme fatica nel preparare qualcosa che non fosse solo una noiosa elencazione di date, fatti, titoli, etc. Cercai di addolcire la presentazione con qualche aneddoto, ovviamente sempre legato alla nostra storia.
Mi cimentai, quindi, con la rievocazione della fondazione della Federazione Internazionale (allora FITA, oggi World Archery) che vide, nel 1931, l’Italia presente anche se non in forma arcieristica e secondo una descrizione dal libro ufficiale della FITA alquanto bizzarra.
Nella mia presentazione scrissi così:
[…] Pochi sanno che alla nascita della FITA, esattamente 70 anni fa, il 4 settembre 1931 a Lwow in Polonia, l’Italia era presente con un rappresentante. Tale Attilio Battistoni che firmò, insieme ai rappresentanti di Francia, Cecoslovacchia, Svezia, Polonia, Stati Uniti e Ungheria, l’atto costitutivo della Federazione Internazionale. Di Attilio Battistoni, che tra l’altro, come scritto nel verbale della riunione, arrivò anche in ritardo, si sono perse le tracce e non è nemmeno identificabile nella foto ufficiale.
Possiamo solo immaginare che sia uno dei due partecipanti, definiti, nella didascalia ufficiale della FITA, come “sconosciuti”.
Sostanzialmente trattai in modo sicuramente superficiale la presenza dell’Italia all’evento e in modo non particolarmente ossequioso il nostro rappresentante, sul quale aveva comunque scritto anche il giornalista e storico Gianfranco Colasante, per anni direttore della rivista Arcieri.
Da allora sono passati quindici anni senza che la mia citazione suscitasse commenti o reazioni, almeno fino a qualche settimana fa, quando in FITARCO è arrivata una lettera che, riprendendo il documento dei 40 anni FITARCO specificava, tra l’altro:
[…] spero di farvi cosa gradita nel fornivi informazioni di questo sconosciuto e dimenticato signore: il Cavaliere e Commendatore Attilio Battistoni è una delle figure di spicco dell’Unione Tiro a Segno Italiana e precisamente per moltissimi anni, credo più di 20, fu il Segretario Generale dell’associazione dei tiratori italiani. Era nato a Verona nel 1887 e morì nel 1958. Alla Sezione Veronese dell’Unione Tiro a Segno Italiana conservano memorie ed un busto del Cavalier Battistoni che passò moltissimi anni tra le 2 guerre e fino alla sua morte a seguire le squadre nazionali.
Grazie quindi ad Umberto Del Corona è stato possibile avere anche una fotografia del ‘’precursore’’ dell’Arcieria Italiana ottenuta sempre dal nostro informatissimo lettore su un sito finlandese. Si svela così, la presenza di Battistoni alla cerimonia di fondazione della FITA. Probabilmente i promotori cercarono in Italia qualcuno che praticasse il tiro con l’arco, ma trovarono solo un eccellente dirigente del tiro a segno. Nella sua dettagliatissima lettera, Del Corona ci ha fornito una interessante serie di informazioni su Battistoni: “Legato alla Sezione di Verona fu per oltre cinquant’anni animatore, dirigente, organizzatore, riformatore, tecnico, fu d’ogni iniziativa il sagace, dinamico, competente realizzatore. Iscritto alla società mandamentale nel 1905, nel 1912 entrò a far parte del consiglio, diventando segretario della sezione. Fattosi notare per la sua instancabile attività e la straordinaria capacità organizzativa, nel 1927 era nominato consigliere dell’Unione e nel 1929, al suo ritorno dai Campionati Mondiali di Stoccolma, veniva chiamato a coprire la carica di Segretario Generale dell’Unione Italiana di Tiro a Segno”.
Quindi, non un semplice delegato, ma un importante dirigente sportivo che, purtroppo non riuscì ad attivare in Italia la scintilla che si accese solo trent’anni dopo. Peccato anche che Battistoni morì nel 1957, poco prima della nascita della FITARCO. Sarebbe stato bello averlo presente anche alla nostra fondazione.
Ma cosa lega Del Corona, l’autore della lettera, a Battistoni?
E qual è il ruolo della Lancia Augusta che fa di questa una “strana storia’’? Sembra che Battistoni fosse proprietario di una rarissima Lancia Augusta tra le prime prodotte (nella foto la vettura originale) e che la tenne stretta fino a poco prima della sua morte, continuando ad utilizzarla (alla fine per brevi tragitti) nel centro di Verona, dove divenne quasi un simbolo cittadino. Per anni fu oggetto ammirato da un giovane veronese di nome Maurizio Zamboni che ne seguì la storia quale ammiratore di Battistoni. Non solo l’auto fu utilizzata, ma tenuta come un gioiello. Alla morte di Battistoni, lo Zamboni, divenuto, nel frattempo, un giovane medico riuscì a convincere gli eredi a cedergli l’ambita vettura. E qui entra nella storia Del Corona, il quale, appassionato collezionista di automobili, si era messo alla caccia di una Lancia Augusta, ambitissima preda, e la trovò a Verona nella mani di chi l’aveva sostanzialmente ricevuta da Battistoni. Questo incontro ha provocato il grande interesse di Del Corona per Battistoni e per la sua storia di sportivo e di collezionista.
Qui si chiude il cerchio della “strana storia” che lega, FITA, FITARCO, Battistoni, Del Corona e la Lancia Augusta… Questa ‘’strana storia ha poco di arcieristico, se non una vecchia cerimonia svolta in Polonia nel 1931, alla quale mi piace pensare che Battistoni raggiunse a bordo della sua fiammante Lancia Augusta, forse cercando di immaginare durante il tragitto cosa potesse fare per dar lustro al tiro con l’arco, come aveva fatto con il tiro a segno.
In chiusura desidero esprimere il mio massimo ringraziamento a Umberto Del Corona per le interessanti informazioni e per la sua disponibilità a collaborare alla stesura del presente racconto.
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