A ‘s-Hertogenbosch per gli azzurri 7 pass Paralimpici, 2 argenti e 2 bronzi. La Nazionale “normo” raggiunge la qualificazione maschile con Mauro Nespoli che vince il bronzo misto con Vanessa Landi e chiude 4° individuale.
Un pass al femminile arriva dai Giochi Europei di Minsk
Il tiro con l’arco ha una volta ancora abbattuto ogni barriera. I Mondiali olandesi di ‘s-Hertogenbosch, ricalcando quanto fatto in precedenza solo nell’edizione di Torino 2011, ma invertendo l’ordine delle competizioni, ha ospitato nello stesso luogo i Campionati valevoli per la qualificazione ai Giochi Paralimpici e Olimpici di Tokyo 2020.
La conclusione del Mondiale Para-Archery è stata infatti seguita immediatamente dall’apertura del Mondiale “normo”. L’Italia in questa occasione ha fatto ciò che nessun’altra squadra ha fatto: l’incontro tra i due gruppi per un vero e proprio passaggio di consegne. Dopo una competizione che ha visto gli atleti paralimpici portare in dote 7 pass per la Paralimpiadi, oltre a giocarsi 7 finali, che sono valse 2 argenti e 2 bronzi, il 9 giugno c’è stata una vera e propria passerella con l’applauso rivolto agli azzurri che il giorno successivo avrebbero cominciato la loro avventura iridata.
In questa seconda occasione, inutile negarlo, speravamo di ottenere di più per quanto riguarda i biglietti per Tokyo 2020. L’Italia non è rimasta a guardare, ci ha messo tutto quello che aveva, ma evidentemente non è bastato, perché sono mancati i 6 pass disponibili per qualificare entrambe le squadre e abbiamo concluso il Mondiale con la qualificazione individuale maschile arrivata grazie alle straordinarie prestazioni di Mauro Nespoli. La qualificazione al femminile è poi arrivata nella successiva competizione internazionale, i Giochi Europei di Minsk, un risultato che ad oggi permette all’Italia di andare in Giappone con due arcieri che potranno concorrere oltre che nel concorso individuale anche nella gara a squadre miste che farà il suo esordio proprio a Tokyo.
A rendere l’avventura iridata meno amara le due finali disputate dall’Italia: quella per il terzo posto individuale di Nespoli che ha visto prevalere l’avversario del Bangladesh Md Ruman Shana, autore di una finale superlativa, e la sfida per il bronzo mixed team che ha invece premiato i campioni europei Vanessa Landi e Mauro Nespoli, capaci di superare con una bella rimonta un difficile avversario come Taipei.
Insomma, quello di Den Bosch – città conosciuta per l’imponente cattedrale gotica di San Giovanni che svettava sul campo delle finali, per il Museo del Brabante del Nord, che ospita anche opere di Vincent van Gogh e per il Jheronimus Bosch Art Center dove è possibile conoscere approfonditamente il più famoso abitante della città, il pittore Hieronymus Bosch – è stato un Mondiale tra luci ed ombre, che può definirsi molto positivo per il gruppo Paralimpico e nel complesso non soddisfacente per l’altro gruppo azzurro.
Inutile consolarsi passando in rassegna le altre escluse eccellenti dalla qualificazione Olimpica. Nello sport, come nella vita, il “mal comune mezzo gaudio” serve solo a lenire parzialmente le ferite della coscienza. Ma, senza cercare alibi o scusanti, non può non essere valutato il fatto che sono state molte le Nazionali dal rinomato pedigree come l’Italia rimaste fuori dai Giochi. Questo perché senza dubbio il livello medio della competizione è ormai altissimo e il numero di squadre uscite dall’anonimato – in un Mondiale che ha segnato un nuovo record di partecipanti – è sempre più elevato. In pratica vanno dimenticate le “squadre cuscinetto”: a nessuno sono concesse esitazioni. Senza una gara quasi perfetta che preveda una media punti eccellente, sei fuori. Generalizzando possiamo affermare che con i 10 te la giochi, con i 9 devi sperare, con gli 8 vai a casa… Per intenderci, le sole Nazioni ad aver ottenuto la qualificazione con entrambe le squadre sono state solamente Corea del Sud, Cina, Taipei e, unica compagine non asiatica, la Gran Bretagna. Il continente americano, per esempio, è andato ancor peggio di quello europeo.
Da sottolineare poi che la mancata qualificazione dell’Italia non può essere valutata come un semplice incidente di percorso. Va infatti considerato il reale valore degli opponenti. Marco Galiazzo, David Pasqualucci e Mauro Nespoli, campioni in carica, sono stati fermati da una giovane ma già fortissima Cina (già vincente contro l’Italia in Coppa del Mondo), che ha poi vinto il titolo iridato battendo in finale l’India. Le azzurre Tatiana Andreoli, Lucilla Boari e Vanessa Landi sono state invece eliminate dalla Gran Bretagna, che si è poi guadagnata un prestigioso bronzo. Due sconfitte che fanno molto male, ma contro avversarie di livello non inferiore al nostro. Naturalmente non possiamo non aggiungere che sia nella gara di qualifica che negli scontri diretti gli atleti italiani avevano nelle loro faretre delle medie punti maggiori di quelle dimostrate nei frangenti decisivi.
Per la Nazionale Para-Archery l’unica vera delusione è stata la mancata qualificazione nel W1, con Asia Pellizzari prima delle escluse al 5° posto, così come il mixed team fermato a un passo dalla semifinale mentre è sfumata dopo che la Cina ha battuto la Russia nella finale nel misto: a risultato invertito si sarebbe infatti liberato un posto per l’Italia. Avremo comunque la possibilità di rifarci nel 2020 sia agli Europei di Olbia che nella gara di Nove Mesto per rimpinguare gli accessi per il Giappone. Discorso diverso per Nespoli e compagni che, per ottenere il pass con entrambe le squadre, devono puntare su un unico obiettivo: la tappa di Coppa del Mondo di Berlino 2020, dove saranno in palio gli ultimi 3 pass per le squadre maschili e 3 per quelle femminili. Inutile girarci intorno: dobbiamo rimboccarci le maniche per ottenere il massimo in quella occasione. Va vissuta come un vero e proprio shoot off: o dentro o fuori. E sarà difficile proprio perché le avversarie saranno tante e forti, ma tenendo sempre a mente che nessuna impresa sportiva è impossibile e – questo va evidenziato – abbiamo le qualità per riuscirci.
A darci la spinta ci sarà l’esperienza maturata dopo questo Mondiale, nel corso del quale ci sono alcune immagini emblematiche che è giusto portare ben custodite nel nostro bagaglio. Due su tutte: le copiose lacrime di delusione di Daniele Ferrandi dopo la finale a squadre per il bronzo W1 persa con la Russia e i compagni e coach che gli si stringono attorno. L’azzurro avrebbe voluto dare di più per aiutare i compagni a salire sul podio. Un attaccamento alla maglia commovente ed emozionante, ma che non teneva conto di un fatto fondamentale: Gabriele non era al top della forma ed è stato convocato all’ultimo momento per sostitui-re l’infortunato Luca Azzolini. Nonostante questo, sentiva la necessità di dare comunque qualcosa di più per non deludere i suoi compagni e tutti gli italiani. Ebbene, quel qualcosa in più lo ha dato all’intero gruppo, facendo capire a tutti cosa significhi l’attaccamento alla maglia e impegnarsi anima e corpo per il bene supremo della squadra che, anche grazie al suo comportamento, ha ritrovato maggiore compattezza e unità d’intenti. Non è un caso che il video post gara pubblicato sui social è stato il più visto e commentato, con oltre 50 mila persone raggiunte, circa 22 mila visualizzazioni e quasi 1400 reazioni tra commenti e condivisioni.
La seconda immagine che ci deve dare la forza per puntare in alto verso Tokyo 2020 riguarda la vittoria del trio maschile olimpico al primo turno eliminatorio, quello che ci ha portati il giorno successivo a giocarci la sfumata qualificazione Olimpica contro la Cina. Marco Galiazzo, Mauro Nespoli e David Pasqualucci hanno avuto la meglio sulla Malesia (Mohamad, Nor Hasrin, Zolkepeli) allo shoot off con il punteggio di 5-4 (27-26), ma è stato un successo carico di tensione, strappato con la forza dell’orgoglio: dopo i primi due set il match è fermo sul 2-2, gli azzurri stavano dominando la terza volée ed erano a un passo dal portarsi sul 4-2 quando, all’ultimo tiro, si è spezzata la cocca di Nespoli. Sarebbe bastato un 7 per portare la partita in vantaggio e invece la freccia è caduta a terra e l’Italia si è trovata con uno 0 nello score e sotto 2-4. Nella quarta volée agli avversari bastava un punto per il passaggio del turno, ma gli azzurri, pur con le spalle al muro, hanno rialzato la testa e combattuto. Nel quarto set Mauro Nespoli prima ha piazzato il 10 decisivo che vale la vittoria del parziale (55-54) e il 4-4 che porta allo spareggio e poi, al 9-9-8 della Malesia, i nostri avieri rispondono con un 8-9-X che vale il 26-27 finale. Ecco, la capacità di reagire nei momenti difficili rappresenta la differenza tra un atleta “normale” e un grande atleta. I nostri hanno saputo ribellarsi alla sorte e dovranno usare questa capacità di reagire anche in futuro. Hanno già analizzato ciò che è andato storto e sanno dove migliorare, come ad esempio saper gestire meglio gli avversari e relativi coach alle loro spalle che urlano come ossessi a squarciagola ad ogni freccia per distrarti al momento del tiro.
Statene certi, i nostri daranno l’anima per mettere nel mirino la qualificazione per Tokyo delle squadre e colpire la X. E noi, forti della loro voglia di rifarsi, crediamo che l’impresa sia possibile finché non verrà scoccata l’ultima freccia. •




