giochi olimpici giovaniliEMOZIONI A CINQUE CERCHIGuido Lo Giudice – Foto World Archery

giochi olimpici giovanili
EMOZIONI A CINQUE CERCHI
di Guido Lo Giudice – Foto World Archery

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A Buenos Aires una magnifica esperienza, anche se le frecce di Federico Fabrizzi non portano medaglie all’Italia dell’arco. Resta comunque il miglior risultato di sempre per Italia Team alle Olimpiadi Giovanili

Un grande appuntamento quadriennale, un’esperienza unica per giovani atleti che hanno l’opportunità di prendervi parte e ricordi che rimarranno impressi nella memoria, tanto per le prestazioni sul campo di gara, quanto per una parentesi di vita vissuta con intensità, nel villaggio tra coetanei provenienti da ogni angolo del mondo, con nuove amicizie, amori, gioie, dolori e gare miste che vedono fianco a fianco atleti di nazionalità diverse competere per un obiettivo comune. Tutto questo e molto altro sono i Giochi Olimpici Giovanili.
La terza edizione che si è svolta a Buenos Aires ha segnato per la spedizione del CONI il record di medaglie conquistate con 16 ori, 12 argenti e 13 bronzi. Purtroppo dal tiro con l’arco azzurro non è arrivato il contributo che il nostro alfiere Federico Fabrizzi e il coach Gianni Falzoni speravano di poter dare. Non era facile, anche perché in gara tra i 64 arcieri presenti, 32 nel maschile e 32 nel femminile, in rappresentanza di 43 Nazioni, c’erano atleti che, pur giovanissimi, avevano già maturato diverse esperienze internazionali tra i senior e, a questo livello, la differenza si è fatta sentire già dopo le 72 frecce di ranking round.
Punteggi a parte, in questa manifestazione ci sono anche storie belle da raccontare, soprattutto grazie alle prove mixed team, che permettono a chi non ha avuto un gran punteggio in qualifica di giocarsi le sue chance insieme a un compagno di squadra che invece ha fornito una grande prestazione dopo le 72 frecce, dandoti così la possibilità di giocarti un podio e vincere qualcosa che, prima del via, ti sembrava solo un sogno lontano. Ad esempio, può capitare che arcieri di Nazioni che non si erano mai affermate come Namibia, Thailandia e l’ospitante Argentina riescano a guadagnarsi la prima medaglia nella storia arcieristica del proprio Paese proprio grazie alla gara mista, iscrivendo di diritto il proprio nome negli annali sportivi.
Ma una vittoria in questo torneo significa anche guardare al futuro con fiducia per proporsi con forza e determinazione nelle sfide dei big. Un trampolino di lancio che può portarti un giorno tra i migliori al mondo e magari raggiungere i Giochi Olimpici. A tal proposito è lampante l’esempio del sud coreano Lee Woo Seok: oro individuale nel 2014 alle Olimpiadi Giovanili di Nanchino, nel giro di 4 anni si è ritrovato questa estate ad affrontare Mauro Nespoli in finale di Coppa del Mondo raggiungendo poi l’argento, guadagnandosi anche il primo posto nel ranking mondiale, pronto ad affrontare il Mondiale Targa 2019 per puntare all’esordio a Tokyo 2020. Naturalmente il suo è un caso limite, ma saranno molti gli arcieri che, dopo l’esperienza in Argentina, avranno l’ambizione di dire quanto prima la loro tra i grandi di questo sport.
I vincitori a Buenos Aires – E seguendo questo discorso, vanno dati i giusti meriti a chi si è guadagnato il podio. Le gare di Buenos Aires del tiro con l’arco terminano con la vittoria al maschile dello statunitense Trenton Cowles che in finale ha avuto la meglio sull’indiano Akash Akash per 6-0. Il bronzo va a Senna Ross del Belgio, bravo a battere nella sfida per il terzo posto 7-3 l’ucraino Artem Ovchynnikov, giustiziere dell’azzurro Federico Fabrizzi ai sedicesimi di finale.
Nelle sfide al femminile trionfa invece la cinese Mengyao Zhang dopo il 6-2 rifilato in finale alla spagnola Elia Canales. Bronzo alla Corea del Sud con Son Yeryeong che supera 7-3 la messicana Valentina Vazquez.
Le prime medaglie in ordine di tempo erano state quelle del mixed team che, come già specificato, vedono partecipare coppie formate da atleti di differenti nazionalità. A ottenere il gradino più alto del podio sono stati il francese Kyla Touraine-Helias e lo spagnolo Jose Manuel Solera grazie al 5-1 sul team composto dall’atleta di casa con origini italiane Augustina Sofia Ginnasio (Argentina) e Aitthwat Soithong (Thailandia). Bronzo a Quinn Reddig (Namibia) e Trenton Cowles (Stati Uniti d’America) dopo il 5-3 contro Rebecca Jones (Nuova Zelanda) e Chih-Chun Tang (Taipei), squadra quest’ultima che al primo turno aveva eliminato l’azzurro Federico Fabrizzi e la tedesca Clea Reisenweber.
Le sfide dell’Italia – Come dicevamo, l’Italia non è riuscita a raggiungere il podio. Nella prova mista l’azzurro Federico Fabrizzi, insieme alla tedesca Clea Reisenweber, perde infatti 6-2 contro il duo formato dalla neozelandese Rebecca Jones e dall’atleta di Taipei Chih-Chun Tang. Il primo set non sorride al team italo-tedesco che va sotto 2-0, superato 36-33. La riscossa arriva subito dopo con l’ottimo 39 che travolge gli avversari, fermi a 36, e riporta il punteggio in parità: 2-2. Il secondo passaggio a vuoto del team Fabrizzi-Reisenweber arriva nella seconda parte della terza volée quando un 6 e un 7 di fila regalano il nuovo vantaggio a Jones e Tang pronti a sfruttare la situazione e a chiudere 33-32. Sul 4-2 l’azzurrino e la sua compagna per rimanere in partita dovrebbero solo vincere, un’impresa che non si concretizza perché gli avversari ingranano le marce alte e con tre 10 e un 8 si prendono il set (38-36) e il match per il 6-2 conclusivo.
Dopo l’eliminazione nel misto, l’avventura di Fabrizzi nell’individuale si ferma al primo turno, nei 16esimi giocati contro l’ucraino Artem Ovchynnikov. L’azzurro degli Arcieri Montalcino aveva chiuso la qualifica al 27° posto con 646 punti, mentre l’avversario si era preso il 6° posto mettendo a referto 679 punti dopo le 72 frecce.
Il portacolori italiano perde il primo set 27-25, poi si arrende anche nel parziale successivo 28-27. Sotto 4-0 l’atleta toscano ritrova la giusta concentrazione e rimane agganciato alla sfida grazie al 22-20 del terzo parziale: in questo frangente il vento gioca un brutto scherzo a entrambi gli atleti, perché Fabrizzi centra due 10 e un 2, mentre l’avversario due 10 e uno 0. Le successive tre frecce sono decisive, ma l’ucraino mette a segno due 10 e un 9 lasciando poco spazio alla rimonta di Fabrizzi in un set che termina 29-24 e che regala il successo a Ovchynnikov per 6-2.

La parola ai protagonisti

Federico Fabrizzi – “Avrei preferito andasse diversamente, ma sono uscito dal campo col sorriso – ha detto l’atleta toscano –. Ho provato a dare il massimo e mi restano dentro la grande emozione e l’esperienza che ho vissuto in Argentina. La maglia azzurra è pesata più del solito? L’emozione quando scendi in campo c’è sempre, ma scompare quando cominci a tirare: a mio avviso ho saputo gestirla. D’altronde nelle mie precedenti uscite internazionali mi è capitato di giocare tre finali e le ho vinte tutte. Certo, ai Giochi Olimpici Giovanili è tutto diverso, è tutto più grande. Sei circondato da schermi e telecamere: un po’ gli occhi puntati addosso li senti… Credo comunque che i valori alla fine siano usciti fuori: i primi 10 del ranking erano dei veri fenomeni e non era facile ottenere di più.
La gara mixed team? Non è semplice gestire questo tipo di competizione perché manca affiatamento. La prima cosa da fare è ragionare in inglese per capirti meglio quando sei sulla linea di tiro. Nella nostra sfida non siamo stati particolarmente fortunati e alla fine ci è mancato il risultato che speravamo di poter raggiungere.
Nel complesso sono molto felice per l’esperienza che ho maturato: ho conosciuto tante persone non solo nel mondo del tiro con l’arco ma anche di altre discipline sportive, indipendentemente da cosa mi riserverà questo sport in futuro”.
Il Coach Gianni Falzoni – “Quando vieni eliminato un po’ di rabbia e delusione ci sono sempre, ma devo dire che Federico, a parte due frecce, ha tirato bene il suo scontro con l’ucraino – spiega il coach della Nazionale Giovanile Giovanni Falzoni – Durante il match il vento ha giocato qualche brutto scherzo, ma la situazione è stata uguale per entrambi: a Fabrizio è costato un 2, a Ovchynnikov addirittura uno 0. Nel complesso Fabrizzi non ha tirato male, ma la sua prestazione non è stata comunque sufficiente per andare avanti. Stesso discorso per la gara a squadre miste: Federico e l’atleta tedesca hanno dato il meglio, ma gli avversari sono stati più regolari e nel momento che poteva essere decisivo per cambiare il volto al match non sono arrivate le frecce giuste.
Il livello a Buenos Aires era davvero elevato, anche perché non va dimenticato che diversi arcieri avevano già tirano tra i senior, un fattore che può fare la differenza. Credo pure che l’importanza dei Giochi Olimpici Giovanili, a livello emotivo, si faccia sentire quando sei sulla linea di tiro. Avremmo voluto ottenere di più, ma faremo tesoro di questa sconfitta e ripartiremo da questa esperienza per crescere e guardare al futuro con fiducia”.

Le frecce azzurre alle Olimpiadi giovanili

I Giochi Olimpici Giovanili arrivano alla terza edizione e per la prima volta lasciano l’Asia spostandosi in Sud America. Nel 2010 a Singapore l’Italia dell’arco vinse l’oro nel mixed team grazie a Gloria Filippi che insieme al bielorusso Anton Karoukin riuscì a salire sul gradino più alto del podio.
Nel 2014 a Nanchino, in Cina, a partecipare per l’Italia furono Tanya Giaccheri ed Elia Fregnan. A fare più strada nell’individuale fu l’azzurrina che venne eliminata agli ottavi dalla turca Yasemin Anagoz, argento alle ultime finali di Coppa del Mondo di Samsun. Primo scontro diretto fatale in terra cinese per Fregnan, sconfitto dall’argentino Francisco Rodriguez.
Per quello che riguarda il mixed team l’azzurro in coppia con l’australiana Jessica Sutton si fermò agli ottavi, mentre Giaccheri insieme al venezuelano Jose Capote non riuscì a superare i sedicesimi di finale.


Il medagliere Italia Team

Un’edizione record per la delegazione azzurra quella di Buenos Aires con le sue 41 medaglie complessive (comprese le sette vinte in team internazionali) che aggiorna i primati ottenuti a Nanchino 2014.
I Giochi Olimpici argentini, i primi a garantire la parità di genere tra gli atleti, saranno ricordati in particolare per la storica cerimonia di apertura (mai si era tenuta fuori da un impianto sportivo) svoltasi, a ridosso dell’Obelisco, in un’Avenida 9 de Julio gremita (stimata la presenza di circa 215mila persone) e per il record di partecipazione del pubblico (distribuiti 600mila pass di accesso) che ha riempito ogni giorno gli impianti, anche a costo di dover fare lunghe ore di fila.
Per l’Italia sono invece le Olimpiadi del portabandiera dell’apertura Davide Di Veroli, vincitore poi dell’oro nella spada individuale e in team misto continentale e di quello della cerimonia di chiusura, Giorgia Villa, che torna a casa con tre ori (concorso generale, volteggio e corpo libero) e un argento (parallele asimmetriche) nella ginnastica artistica.
L’Italia chiude con 16 ori (di cui 5 vinti in team internazionali), 12 argenti (2 in team internazionali) e 13 bronzi: numeri che, scorporando i risultati ottenuti in squadra con altri Paesi, consentono alla delegazione azzurra di piazzarsi in quarta posizione per numero di medaglie dietro a Russia, Giappone e Cina. Al quinto posto, invece, per numero di ori vinti dietro a Russia, Cina, Giappone ed Ungheria e davanti ai padroni di casa dell’Argentina. Un’Italia protagonista con la sua migliore gioventù.
L’appuntamento è tra quattro anni a Dakar, in Senegal. Per la prima volta nella storia i cinque cerchi abbracceranno l’Africa.

Giovanni Malagò eletto Membro del CIO

(dal sito CONI) Il 9 ottobre scorso è stato un giorno importante per lo sport italiano. Durante la 133ª Sessione del Comitato Olimpico Internazionale il Presidente del CONI Giovanni Malagò è stato eletto membro del CIO con 66 voti su 74. Era da ventiquattro anni che l’Italia non aveva l’onore di vedere eletto un membro del CIO a titolo individuale, vale a dire indipendentemente dalla carica ricoperta. Il riconoscimento a Malagò è arrivato nel giorno in cui Mario Pescante ha lasciato la parte attiva per raggiunti limiti d’età diventando però membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale.
Malagò, al termine della votazione, ha espresso la soddisfazione per questa importante investitura. “Il fatto che Bach abbia voluto proporre il mio nome a livello individuale dimostra due cose: un grandissimo rispetto per l’Italia e penso una grande considerazione nei miei riguardi, soprattutto per quello che ho fatto in difesa dei cinque cerchi olimpici da quando sono Presidente. Credo che questo sia molto apprezzato: non esiste un altro Paese che può vantare due membri a titolo individuale e questo è motivo di grande orgoglio. È la gioia più grande degli ultimi anni, per questa nomina; il ringraziamento va a tutto il Paese che ho l’onore di rappresentare e un pensiero speciale alla mia città. Si tratta di un traguardo che può contribuire a rendere più forte lo sport italiano a ogni livello”.
Malagò entra così nella storia dello sport mondiale sul solco lasciato dai tanti italiani che lo hanno preceduto. Il primo dirigente del nostro Paese a diventare membro CIO era stato il Conte napoletano Ferdinando Lucchesi Palli che entrò nel governo olimpico in occasione della fondazione del CIO nel 1894 a Parigi. Con l’uscita di Pescante e l’ingresso di Malagò i membri italiani del CIO restano tre: insieme al Presidente del CONI ci sono infatti Franco Carraro e Ivo Ferriani (in qualità di Presidente di Federazione Internazionale e dal 9 ottobre anche membro dell’Esecutivo del CIO). La storia è lunga ma un primato nell’elezione di Giovanni Malagò c’è, il Presidente del CONI è il primo romano ad essere eletto a titolo individuale.

 

 

 

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