Una parte sostanziale della nostra comunicazione è non-verbale (dal 50 al 70%). Il linguaggio del corpo è universalmente compreso, al di là delle barriere linguistiche. Quando un Giudice di Gara esegue i suoi compiti sul campo deve avere il controllo della situazione e deve essere sicuro di se stesso. Il linguaggio del corpo rivelerà se lo è o meno.
I gesti possono enfatizzare un concetto o inviare un messaggio e la postura può rivelare noia o interesse. Uno dei segnali base del linguaggio corporeo è incrociare le braccia sul petto, questo gesto potrebbe indicare che una persona sta alzando una barriera inconscia tra sé e gli altri. Ma se le due persone avessero familiarità l’una con l’altra, allora lo stesso gesto potrebbe indicare che si sta ascoltando attentamente ciò che viene detto. Invece tenere le braccia dietro al corpo con le mani giunte è un segnale di autorevolezza e ispira fiducia. Il modo in cui il Giudice sta seduto, come sta in piedi e come cammina da e verso i bersagli mostra il suo stato d’animo a coloro che lo circondano.
Come deve star seduto il Giudice di Gara? Non deve sonnecchiare, o tenere gli occhi chiusi durante la competizione. Dovrebbe stare seduto in una “posizione di allarme”, pronto ad alzarsi quando e se necessario. Mentre sta in piedi, invece, deve prestare grande attenzione a quegli atleti che stanno tirando quando il tempo sta per scadere. Il semplice fatto di essere in piedi e osservare da vicino indica chiaramente a tutti quelli che guardano che il Giudice è concentrato e attento.
Come ben sappiamo, i Giudici di Gara sono sottoposti allo stesso tipo di stress agonistico che coinvolge atleti ed allenatori e anch’essi devono sapersi conoscere per capire in che modo la personalità e la preparazione influiscano sulle capacità reattive messe in atto sul campo di gara. Il Giudice deve quindi avere (ed allenare con l’esperienza) la capacità di autocontrollo, soprattutto quando si verificano situazioni ad alto livello di stress, come la direzione di una finale, o il giudizio di un punto fondamentale per il risultato della gara stessa.
Prendendo spunto da ciò che insegna la psicologia dello sport, le qualità che un arbitro deve avere sono innanzitutto la conoscenza dei regolamenti e la capacità di applicazione, la disponibilità a un continuo aggiornamento e l’autonomia del giudizio. Tutti questi aspetti contribuiscono a creare la fiducia in sé come arbitro, e quindi l’accettazione del giudizio altrui; il risultato sarà una ottimale gestione dello stress e una capacità di reazione rapida sul campo.
La gara è iniziata, l’arbitro è sereno e fiducioso, pone la sua attenzione sulla competizione, senza distrarsi inutilmente. È focalizzato su quello che succede sul campo di gara, poiché il suo essere presente “qui e ora” lo agevolerà nel prendere la corretta decisione, quando serve. Ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Nella maggior parte dei casi sarà l’esperienza a venire in soccorso per controllare l’ansia. Probabilmente il GdG avrà già vissuto una situazione simile, dal vivo o nei casi studio e non dovrà fare altro che applicare con buon senso e determinazione quello che il regolamento afferma. Se la situazione lo consente, un buon metodo per gestire lo stress è quello di coinvolgere, nei casi più complessi, il coordinatore di giuria, o l’intera giuria dell’evento. Se invece il GdG è solo, le linee guida per Giudici di Gara di World Archery vengono in aiuto, suggerendo di agire applicando i regolamenti, cercando di comprendere qual è l’intenzione della regola stessa, mettendosi al servizio della competizione senza mai diventarne protagonista. Fondamentale, in ogni caso, è che il Giudice agisca con fermezza, professionalità e cortesia, dimostrando competenza nella decisione presa.
LE FINALI – Il giorno prima delle finali, nelle gare internazionali, ha luogo il “rehearsal”, ossia le prove simulate delle finali. Questo per aiutare i Giudici di Gara a muoversi correttamente sul campo, che spesso è diverso da quello sul quale si è svolta la fase di qualifica. È essenziale, per il Giudice di Gara, trovare un metodo per potersi immergere appieno nello scontro, in modo da essere pronto e reattivo nel minor tempo possibile. Per prima cosa è necessario considerare il fatto che le finali non sono tutte uguali, ma differiscono a seconda se individuali, a squadre o a squadre miste. Inoltre, se si tratti di compound o ricurvi, le differenze sono sostanziali a partire dal metodo di conteggio dei punti. È utile per l’arbitro, prima di ogni match, andare a valutare con attenzione quale tipo di incontro deve essere affrontato, ponendo particolare attenzione alle criticità, ripassando mentalmente tutto quello che potrebbe accadere durante lo scontro. Sembra banale, ma verificare prima di un match a squadre il fatto di avere a disposizione il cartellino giallo è un buon modo per immergersi in una finale.
Il periodo di totale concentrazione dovrebbe iniziare dal momento in cui si prendono in carico i contendenti, memorizzando i nomi, le nazionalità, le posizioni sulla linea di tiro e l’ordine di tiro, iniziando una routine che dovrebbe essere il più possibile uguale in modo da non commettere dimenticanze. È sempre buona norma segnarsi un appunto sullo scontro e in particolare sull’ordine di tiro.
Durante lo scontro, i movimenti e le gestualità, dovrebbero essere acquisiti in modo da non commettere omissioni, dando sempre le corrette indicazioni agli arcieri relative all’ordine di tiro, alle posizioni da rispettare e all’inizio della sequenza. Questa metodologia si acquisisce soltanto con molta pratica, automatizzando le sequenze; per tale ragione è buona norma esercitarsi spesso, magari simulando degli scontri presso il proprio club.
Sulla linea di tiro è importante ridurre al minimo l’influenza dei fattori esterni che potrebbero distrarre, tra cui il pubblico e i fotografi, focalizzando l’attenzione solo sul match. In uno scontro individuale lo sguardo del GdG dovrà essere rivolto verso gli orologi contasecondi, mentre in un incontro a squadre dovrà essere rivolto ai cambi tra gli arcieri, osservando con attenzione sia la linea di tiro che quella del metro.
Anche alla fine di ogni serie è necessario che il GdG rimanga sempre concentrato, controllando le operazioni ai bersagli e nello stesso tempo quello che accade tra gli allenatori ed i rispettivi arcieri. Alla fine dello scontro, dopo aver fatto una sorta di autovalutazione, in modo da capire se le sue azioni sono state corrette, può rilassarsi, facendo calare la tensione, per essere pronto ad affrontare il match successivo. •




