settore paralimpicoHO fatto centroGiggi Cartoni – Foto Zanfron

settore paralimpico
HO fatto centro
di Giggi Cartoni – Foto Zanfron

4
0

A Belluno la emozionante presentazione del libro autobiografico di Oscar De Pellegrin dal titolo “Ho fatto centro”, scritto con Marco D’Incà e Francesca Mussoi

Cosa sono le lacrime? Sono una testimonianza bivalente. Solitamente la conseguenza di una grossa emozione, derivata da una testimonianza di enorme gioia o di grande dolore, o da tutti e due insieme, fantasticamente fusi in una stranissima convivenza. Tante lacrime, un mare, un ocea-no di lacrime, e tutte accompagnate da sorrisi “stropicciati”, hanno accompagnato una serata meravigliosa a Belluno. La presentazione del libro di Oscar De Pellegrin intitolato “Ho fatto centro”.
Chi ama le emozioni, i brividi sulla pelle, le lacrime sulle guance, ha perso un’occasione. A Belluno, il 7 dicembre, si è assistito ad un evento eccezionale. Poteva essere una semplicissima presentazione, ma un uomo speciale come lui poteva accettare una condizione così “normale”? Certo che no. Ed infatti siamo stati testimoni di una serata fantastica.
Tutto era partito molto tempo prima, alla sua maniera, in sordina. Un’idea che esisteva da anni, quella di voler raccontare la storia della sua vita, ma che cercava il modo migliore per poter essere espressa. Così, da un’idea inseguita a lungo, è nato tutto quanto, fino al momento del termine della ricerca e della soddisfazione per aver trovato i giusti relatori. Marco D’Incà e Francesca Mussoi, due persone che, come lui, condividono la disabilità, anche se con quotidianità e stili di vita diversi. Ma non è detto che non sia stata proprio questa l’arma vincente.
“Ci riunivamo una volta a settimana, quasi sempre a casa di Marco, tra risate ed emozioni. Oscar era un vero fiume in piena per tutto quello che aveva da raccontare, soprattutto da un punto di vista emotivo”. Questo il racconto di Francesca, bellunese, sposata con una figlia stupenda, insegnante con una specialità in ambito psicomotorio.
“L’ottimismo e la positività si percepivano anche nei momenti in cui ci raccontava i passaggi più difficili, quelli relativi alla storia dell’incidente”, rivela Marco, giornalista de Il Gazzettino, una delle risposte migliori della disabilità alla vita.
Ed eccoci qua, seduti sulle poltroncine rosse del Teatro Comunale di Belluno. Tanta gente, così tanta che non sono stati sufficienti i 645 posti a sedere previsti. Alcuni, purtroppo, non sono potuti entrare. E hanno perso tre ore di spettacolo vero e proprio, tra canzoni, letture e testimonianze.
Una passerella collega il palco, ove si vedono gli strumenti musicali e coloro che hanno dato vita ai pensieri e alle sue sensazioni: Marco D’Incà e Francesca Mussoi, di cui abbiamo già parlato. Con loro Ilario Tancon, giornalista, in veste di presentatore. Lo spettacolo sta per iniziare, e lo fa nel modo migliore. In musica. Poi Oscar viene chiamato sul palco: è un vero trionfo.
I presenti hanno vissuto con grande trasporto i racconti, le testimonianze che si sono avvicendati sul palco. L’età giovanile, l’incidente, la moglie Edda, il figlio Marcel, il tiro a segno, il tiro con l’arco…
Si percepivano la contentezza ed il coinvolgimento del sindaco di Belluno Jacopo Massaro, i brividi e le emozioni al racconto del Presidente FITARCO Mario Scarzella che ha ricordato di quando, a Londra, ha avuto la possibilità di mettergli la medaglia d’oro al collo dopo quell’ultima freccia che chiudeva una carriera strepitosa. Altrettanta emozione hanno suscitato la testimonianza del Presidente CIP Luca Pancalli, che ha spiegato quale sia oggi l’impegno di Oscar nelle vesti di dirigente. Ma sono arrivate anche le risate davanti alle testimonianze di una vita insieme con Silvano Cavallet, giornalista e amico da anni del campione azzurro, da quella del sottoscritto che lo ha orgogliosamente conosciuto in occasione dei Mondiali Campagna del 2000 a Cortina e quelli dell’olimpionico Michele Frangilli.
La serata scorre leggera, ma eccezionalmente carica di emozioni. Il racconto dell’incidente, prima nella lettura e poi nei commenti è un momento denso di significati. Arriva anche un cartone animato creato appositamente per lui, con una perfetta riproduzione del nostro campione in carrozzina che parla ai ragazzi. Fino alla chicca finale. La sorpresa che nemmeno lui si aspettava. Arriva il suo fan più accanito, la persona che ha dato una risposta alla disabilità grazie a lui, quel Checco Tomaselli che, dopo averlo visto vincere in tv ai Giochi di Londra, ha capito che lo sport poteva dargli un’altra chance e, dopo aver incontrato Oscar di persona, oggi è un quindicenne protagonista della Nazionale giovanile Para-Archery, partito con i genitori da Taranto percorrendo 1000 km pur di essere presente a questo grande evento. Emozioni interminabili proseguite quando, sul finale, salgono sul palco la sua compagna di sempre, Edda, e suo figlio Marcel.
Tre ore fantastiche, al termine delle quali sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco per permettere la scesa dalla passerella, tanto grande è stata la massa di persone che volevano congratularsi, salutare, avere una firma sul proprio libro. C’è poco da aggiungere. Vale la pena leggerlo per conoscere, trasmettere e divulgare la voglia di vita di una persona speciale che, con questa pubblicazione e l’impegno che ci mette in ogni cosa che fa nella sua vita, ha deciso davvero di ridare allo sport quanto lo sport ha dato lui. •

Ho fatto centro
(€ 14 – pagine 168 pagine di cui 12 a colori)
Di Oscar De Pellegrin con Marco D’Incà e Francesca Mussoi
Prefazioni di Giovanni Malagò, Luca Pancalli e Mario Scarzella
Introduzione di Dario Ricci – postfazione di Silvano Cavallet

“Le barriere architettoniche si abbattono con un secchio di calce…
Sono le barriere mentali quelle difficili da abbattere”.
(Oscar De Pellegrin)

Due minuti, centoventi interminabili e allo stesso tempo velocissimi secondi, per caricare tre frecce sull’arco, mirare al centro del bersaglio e colpire la parte più interna del giallo, il dieci. Ripetere l’operazione per dieci volte e dieci volte ancora per concludere le due manches della gara olimpica di tiro con l’arco. Tenere bloccata la mente solo sulla punta della freccia perfettamente dritta nel centro, lasciando fuori ogni pensiero, ogni distrazione, ogni suggestione che sposti qualche parte del corpo, anche di un solo millimetro.
Il tiro con l’arco è uno sport di sfida non solo con gli avversari ma soprattutto con se stessi: Oscar De Pellegrin rappresenta un uomo che lascia il segno e fa centro, nonostante le avversità della vita, o forse proprio per la spinta innata che prova nel superarle. Avviato a una vita ordinaria e probabilmente felice, sopravvive a un grave incidente sul lavoro ma perde l’uso delle gambe. Si rimbocca le maniche, corona il suo sogno d’amore e non si ferma più: scopre lo sport, fonda un’associazione, si schiera sempre dalla parte di chi è meno fortunato e scopre nel tiro con l’arco una passione viscerale, imprescindibile da tutto. Una passione che lo porta a confrontarsi con tutti i suoi limiti, vecchi e nuovi, e a bruciare tutte le tappe di uno sport difficile, tecnico e meraviglioso, fino a laurearsi Campione Paralimpico sia a squadre che individuale. Plurititolato, protagonista di record italiani e mondiali, tedoforo olimpico, recordman iscritto nel Guinness dei Primati, dopo il trionfo Paralimpico individuale Oscar si è messo a disposizione del suo sport lavorando infaticabilmente per la Federazione italiana tiro con l’arco. Oscar continua a fare centro, non si ferma mai e prova sempre ad andare oltre i suoi limiti. Come gli suggerisce il cuore.

Condividi
Share

NO COMMENTS