Il 2016, come tutti gli anni bisestili, porta con sé oltre allo spirito Olimpico quelle 24 ore in più che ci vengono offerte e che non vanno assolutamente sprecate. Sicuramente Eleonora Sarti, campionessa del mondo Para-Archery, lo sa bene e le ha sfruttate a dovere. Nel suo caso sono servite per partire alla volta di Ankara, sede dei Mondiali Indoor, l’ultima gara della stagione al chiuso, ma anche la prima a livello internazionale di così alto livello nell’anno olimpico e paralimpico. Anche se l’indoor è cosa ben diversa dai 50 e 70 metri delle gare a cinque cerchi di quest’estate, lo spirito di un Mondiale è sempre un’esperienza da brividi lungo la schiena. E i brividi non sono mancati alla campionessa delle Fiamme Azzurre quando il suo nome è comparso fra le tre atlete convocate nel compound senior per la rassegna iridata in Turchia. “Sono molto contenta di poter partire con loro, sapevo che ci poteva essere la possibilità, ma solo con la convocazione ufficiale ho realizzato la cosa. Ma sono ancor più onorata di tirare con le mie compagne di squadra Laura Longo e Irene Franchini. Laura non la conosco troppo bene, ma sono sicura che ci sarà la giusta intesa data la sua bravura. Irene per me rappresenta l’atleta con la A maiuscola. Sono molto fiduciosa di questa esperienza con i ‘normo’, soprattutto perché tiro da soli tre anni e la prima trasferta è addirittura in un mondiale”. Così aveva commentato alla vigilia, in occasione dei Tricolori Indoor di Rimini. Nel preparare i Mondiali, così come i più importanti appuntamenti, capita anche di ripensare a quello che è stato l’inizio della propria avventura col tiro con l’arco. “Mi sono avvicinata perché un giorno Chiara Barbi, la fisioterapista della Nazionale Para-Archery e della Nazionale di basket in carrozzina – in cui Eleonora ha giocato, raccogliendo anche importanti successi n.d.c. – mi ha suggerito il tiro con l’arco. Mi ha messo l’arco in mano e ho capito che poteva essere la mia strada. Sono sempre stata una persona piuttosto insicura, ma con l’arco fra le mani mi sento sicura e in grado di fare qualcosa di grande: questa è la sensazione più bella che mi trasmette. Il fatto di essere da soli e sfidare in prima battuta se stessi: noi siamo il nostro primo avversario”. Ma non è sempre tutto facile nella vita di un’atleta, seppur di successo. Eleonora ci confida infatti che dopo gli Europei Para-Archery di Nottwil del 2014 voleva smettere di tirare. Da gennaio 2015 però qualcosa è cambiato e ha deciso che il tiro con l’arco sarebbe stata la sua strada. “So, tuttora, che il mio grande limite è la testa e sto lavorando proprio sulla sicurezza e sul credere in me stessa. Un lavoro sul piano mentale molto impegnativo”. I successi che si accumulano pian piano, anche se in tempi piuttosto ridotti, sicuramente servono per confermare il buon lavoro svolto finora. Non solo i successi ma si guarda anche alle figure che possono aiutare, e quando si parla di grandi sportivi Eleonora non ha dubbi, Pietro Mennea. “In tante cose mi rivedo in lui. Ha lottato fino alla fine per raggiungere importanti obiettivi anche quando non era sostenuto e non ha mai smesso di credere in se stesso. Il suo allenatore l’ha sempre aiutato tantissimo, sostenuto e confortato”. Gli obiettivi per questo 2016 sono chiari: conquistare il titolo europeo individuale, mixed team e a squadre. Anche se il vero obiettivo rimane ovviamente Rio 2016, dove Eleonora vorrebbe salire sul podio in entrambe le gare (individuale e mixed team, visto che le gare a squadre non sono previste dal programma paralimpico di questa edizione). “Ogni trasferta deve essere un arricchimento in previsione dei Giochi, da cui vorrei tornare a casa pienamente soddisfatta. Sulla carta è possibile, lotterò giorno per giorno, freccia dopo freccia”. Nel frattempo dall’1 al 6 marzo si sono svolti i Mondiali Indoor ed Eleonora ha firmato un altro pezzo della storia sportiva azzurra. Dopo Paola Fantato è l’unica atleta paralimpica a essere salita su un podio internazionale con la Nazionale “normodotati”. Decima in qualifica, con 578 punti, subito vincente nel tabellone individuale nei 1/16 contro la turca Altun (146-140), agli ottavi ha battuto la francese Vandionant (146-145) per poi arrendersi nei 1/4 solo allo shoot-off con Albina Loginova: il 9 della russa è risultato più vicino al centro. Dopo l’uscita nell’individuale, la sfida è proseguita con la squadra. Seconde al termine della qualifica (1745 punti), hanno potuto saltare il primo turno per presentarsi sulla linea di tiro alle semifinali. Battute 231-229 dalla Danimarca, le azzurre si sono riscattate nella finale per il bronzo con gli Stati Uniti. Sono bastate le 4 volée di gara e i 2 punti di vantaggio (230-228) per salire sul podio e mettersi al collo un bronzo, forse più prezioso di tante altre medaglie… “All’inizio non mi rendevo conto di dove fossi esattamente, ci ho messo un po’ a capirlo. È stato emozionante, perché realizzi di essere sulla linea di tiro con gente di cui hai sentito solo parlare o che hai visto e seguito solo da casa – commenta Eleonora al suo rientro in Italia –. È stata un’esperienza educativa, credo di essere tornata a casa con un bagaglio immenso e di aver già messo a frutto, sia in finale che nella gestione degli scontri, quello che in pochi giorni ho imparato. Per quanto riguarda la squadra, non posso che confermare quanto pensassi in partenza: Laura è una persona squisita con cui mi sono trovata bene e credo valga tanto sia a livello sportivo che umano; stare a fianco a Irene è stato emozionante, una spinta in più. Le stimo tanto e sono contenta del bellissimo feeling che si è creato”. Ci ha creduto fino alla fine e dopo i primi due 9, in finale, è nuovamente scattato qualcosa in lei e ha deciso che quella medaglia doveva portarla a casa. “Inizialmente non pensavo di poter vincere, ma mi sentivo dentro la squadra come se fossimo una cosa sola; dovevamo e potevamo fare qualcosa insieme e questo è stato uno sprone incredibile”. Eleonora confessa poi che la medaglia al collo, in questa occasione, le ha permesso di provare qualcosa di diverso rispetto alle altre volte. Ma di una cosa è davvero contenta: “di aver dato qualcosa in più allo sport disabile, una spinta in più. Con questa esperienza, oltre che con la medaglia, spero di aver dimostrato e trasmesso che siamo davvero tutti uguali. Ai Mondiali, ma come in tante altre occasioni, non mi sono mai sentita una persona disabile, né nella squadra, né con il gruppo azzurro, né tanto meno sulla linea di tiro. Mi sono proprio sentita integrata. Questo è il messaggio che doveva passare, ci siamo anche noi e non siamo diversi!”. Non è stato un problema il fatto che il podio non le permettesse una facile salita, ma ha deciso che tutte le altre premiate dovessero assolutamente salirci per gustarsi l’ebbrezza di un podio mondiale. Non da ultimo Eleonora sta diventando anche una professionista dei controlli anti-doping, visto che nelle ultime gare è sempre stata chiamata. Ormai ci scherza su e non vede l’ora di provare anche questo aspetto a Rio de Janiero.
Gruppo sportivo paralimpico della Difesa
Arco Senza Barriere fa centro con Ability Channel In occasione dell’anno Paralimpico, si lavora tanto sulla linea di tiro, ma anche fuori e dietro le quinte. È stato infatti siglato un accordo con Ability Channel in qualità di media partner di Arco Senza Barriere. L’accordo prevede che il portale, dedicato al mondo paralimpico sportivo e non, dia lustro attraverso i suoi canali ufficiali al progetto Arco Senza Barriere e allo stesso tempo, con una serie di servizi video e interviste, accompagni il percorso della Nazionale Para-Archery verso l’appuntamento dei prossimi Giochi Paralimpici di Rio 2016. Già in occasione dei Tricolori Indoor di Suzzara e successivamente in uno dei raduni degli azzurri, le telecamere di Ability Channel hanno raccolto testimonianze, video e interviste che potete vedere sul loro sito web o sul canale YouTube. https://www.youtube.com/user/abilitychannel
Primo Visually Impaired Archery Tournament 27 e 28 febbraio
è andato in scena a Nantes, in Francia, il primo Visually Impaired Archery Tournament. L’invito è stato inoltrato dal Settore Paralimpico alle principali società italiane, fra cui la G.S.D. Non Vedenti Milano che ha risposto con entusiasmo, confermando la partecipazione di alcuni suoi arcieri V.I. L’evento è nato dall’esigenza della World Archery di poter classificare alcuni arcieri V.I. e della stessa Federazione francese di selezionare gli arcieri V.I. che parteciperanno ai Campionati Europei Targa Para-Archery. In occasione dell’evento inoltre la Federazione Internazionale ha ufficializzato, per la prima volta nella storia arcieristica, il record V.I. sulla distanza dei 18 metri indoor. Sicuramente un evento unico e imperdibile cui alcuni arcieri della suddetta società hanno deciso di prendere parte unicamente con le proprie energie. “Tutto ciò non ha importanza a fronte dello spirito che muove il G.S.D.N.V. Milano, che ha deciso di spendere le proprie risorse intravedendo nel torneo un’occasione rara ed imperdibile per la promozione dell’attività arcieristica svolta da atleti non vedenti, a supporto dell’importanza dell’attività sportiva per il benessere psico-fisico di soggetti con disabilità e in nome dell’integrazione sociale. Siamo onorati di rappresentare indirettamente anche la Federazione a testimonianza dell’impegno da questa profuso in questi anni”. Così ha commentato alla vigilia della partenza Armando Bonechi, tecnico della società. Sulla linea di tiro francese 19 arcieri in rappresentanza di quattro nazioni: Italia, Spagna (Andorra), Gran Bretagna e Francia, ovviamente, che valgono già come primato mondiale. Ottimo risultato quello ottenuto dalla pluricampionessa italiana Loredana Ruisi, che si piazza al primo posto al termine della gara di qualifica con 350 punti, che verrà registrato da World Archery come record V.I.1 per la distanza 18 metri indoor. Successivamente Loredana si è aggiudicata il trofeo vincendo il tabellone degli scontri diretti. Inoltre, Ivan Nesossi e Mario Di Vita si sono classificati rispettivamente al 6° e al 9° posto, venendo poi eliminati ai quarti di finale per il trofeo della classe V.I.2/3 (ipovedenti). Un buon primo test che speriamo possa prendere sempre più piede e coinvolgere un numero ancora maggiore di arcieri da ogni parte del mondo.
Nel mito di Paola Fantato
Le sue imprese rimarranno per sempre nella storia dello sport. Parliamo di Paola Fantato, l’arciera paralimpica più vincente al mondo che, da Seul ’88 fino ad Atene 2004, ha conquistato, tra podi individuali e a squadre, 4 ori Paralimpici, conditi da un argento e un bronzo. Ma insieme a questi allori, l’impresa che più di tutte ha fatto parlare di lei e dell’unicità del tiro con l’arco è stata certamente la doppia partecipazione ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Atlanta ’96. Prima di lei un solo caso di atleta disabile alle Olimpiadi: l’arciera neozelandese Neroli Fairhall, che prese parte ai Giochi di Los Angeles ’84. Paola Fantato ha però un altro primato ineguagliato: è stata la prima atleta paralimpica al mondo a salire su un podio internazionale con la Nazionale “normodotati”. L’atleta veronese vanta infatti il bronzo a squadre ai Mondiali Indoor in Gran Bretagna del ‘95 e l’oro a squadre agli Europei Outdoor in Slovenia nel ’96. Dopo il bronzo conquistato da Eleonora Sarti ad Ankara, non potevamo non chiederle un commento sull’impresa della giovane azzurra che però, tirando col compound, divisione non prevista al momento nel programma dei Giochi, non potrà aggiungere al suo curriculum la partecipazione a cinque cerchi oltre a quella paralimpica: “Sono davvero contenta, perché ha portato avanti un percorso che avevo cominciato io – dice la Fantato –. Sono molto felice per Eleonora, le auguro di arrivare il più lontano possibile e che questo sia solo l’inizio”. L’atleta veneta fa un tuffo nel passato per sottolineare come sia cambiata l’attenzione dei media: “Io entrai nella Nazionale Fitarco nel 1993, cosa che ai tempi interessava solo agli addetti ai lavori. Poi, dopo aver strappato il biglietto per i Giochi di Atlanta, mi sono ritrovata improvvisamente al centro del circo mediatico. In quel periodo il tiro con l’arco non era certamente la disciplina più conosciuta e né il nostro ambiente né io eravamo pronti per gestire la curiosità dei media. Mi auguro per Eleonora che sia più preparata nel gestire certe situazioni. Ricordo infatti che misi la segreteria telefonica per le numerose telefonate che ricevevo. Anche la stampa non era preparata a un fatto del genere e a volte trattarono la mia convocazione olimpica quasi come un fenomeno da baraccone. Naturalmente era una notizia sensazionale, ma se prima era straordinaria la semplice partecipazione, ore si pone l’accento sul fatto che un’atleta disabile riesca anche a vincere. Qualcosa è cambiato; oggi per fortuna ci si focalizza di più sulla prestazione sportiva”. Paola ha solcato il percorso e la Sarti lo sta portando avanti nel migliore dei modi: “Quanto fatto da Eleonora è stato bellissimo ed è anche grazie a lei se si sta avvicinando il giorno in cui una sua partecipazione verrà giudicata esclusivamente per la prestazione sportiva fornita. Sono sicura che il bronzo vinto ad Ankara sia stato molto positivo per la sua crescita: è un risultato che fa acquisire maggior consapevolezza e rispetto di se stessi. Attraverso le sue prestazioni ha dimostrato il suo valore e questo le ha permesso di gareggiare al pari dei normodotati. Ai miei tempi dovevo dimostrare qualcosa in più rispetto agli altri: oggi non è più così, le distinzioni sono sempre meno e il fatto che la Fitarco abbia inglobato il movimento Para-Archery è un passo avanti molto importante. In quegli anni il Presidente Mattielli interpretò bene questa potenzialità e fu lungimirante: la pariteticità era un trampolino di lancio per tutta la disciplina arcieristica e non solo. Oggi il Presidente Scarzella mi sembra la pensi allo stesso modo e ha ben proseguito questo percorso”. Si dice che i Giochi Paralimpici di Londra rappresentino un vero spartiacque per la visibilità data all’attività paralimpica internazionale: è d’accordo? “Dalla mia prima Paralimpiade a Seul è passato molto tempo e tante cose sono cambiate. In Corea del Sud tutti gli Stati avevano acquisito i diritti tv per la cerimonia di apertura tranne un paese africano e l’Italia. Credo che anche Sydney abbia giocato un ruolo molto importante per rivalutare agli occhi del mondo l’attività paralimpica ma certamente a Londra c’è stato un definitivo salto di qualità. I britannici hanno saputo ‘vendere’ il prodotto Paralimpiadi e hanno riempito gli stadi. Se ci sono opportunità di business anche col Paralimpismo va benissimo, perché ci guadagna l’intero movimento. Il Presidente del CIP Luca Pancalli ha fatto tanto, stiamo percorrendo la strada giusta”. E dopo i fasti di Londra ci sarà il Sambodromo di Rio ad attendere gli azzurri. Ecco l’augurio e il consiglio di Paola Fantato alla nostra Nazionale: “L’importante quando arriveranno in Brasile sarà riuscire a rendere in gara al massimo delle loro potenzialità. Più lontano arrivi e maggiore è la soddisfazione, ma non deve mai mancare la voglia di migliorarsi. Se poi con questi presupposti raggiungi anche le medaglie è davvero il massimo. Se gli avversari ti battono va bene, fa parte dello sport, ma è fondamentale aver dato tutto e non aver buttato via alcuna opportunità. Il tiro con l’arco è cambiato e sappiamo che con gli scontri diretti può succedere qualunque cosa. La speranza è che la tradizione vincente dell’Italia, che prima e dopo di me è stata sempre portata avanti dagli arcieri azzurri, continui ad essere tale anche in futuro”. di Guido Lo Giudide – Foto Bortolazzi




