storiaARCIERIA ACROBATICA:  L’EREDITÀ DELLE AMAZZONI?Andrea Cionci

storia
ARCIERIA ACROBATICA:  L’EREDITÀ DELLE AMAZZONI?
di Andrea Cionci

8
0

Nei “World Nomad Games” del Kirghizistan, che si sono tenuti dal 3 all’8 settembre del 2016, si sono sfidate delegazioni provenienti da quaranta paesi, competendo in più di venti sport. L’evento è stato considerato molto importante, tenendo conto che il Kirhizistan è un paese estremamente povero ed il costo dei giochi è stato veramente ingente.

Tra gli atleti che si sono sfidati è balzata alle luci della cronaca la foto di una giovane, intenta a scagliare una freccia tendendo l’arco con i piedi, mentre si regge in bilico su di una ruota.

La sua perfomance rientra tra quelle della specialità di arcieristica acrobatica, in cui si moltiplicano corpi di donne flessuose piegati a scagliare la freccia nelle maniere più impensabili.

La posizione dell’atleta risulta, a nostro avviso, particolarmente interessante perché ricorda in maniera impressionante quella dipinta su di un vaso di tipo “pelikè” del V secolo a.C. conservato al MET di New York.

Tale incredibile somiglianza ci permette di analizzare, proseguendo per ipotesi, la storia greca e mitica, colorando i suggestivi giochi internazionali di colori eterni.

Che il vaso ritragga un’atleta, o una amazzone?

L’arco, infatti, era l’arma principalmente usata da questo popolo composto da sole donne, sospese tra mito e realtà.

Discendenti del dio della guerra Ares, si riteneva che il loro regno si trovasse a Nord, alle pendici del Caucaso, oppure in Tracia o nella pianura sulla riva sinistra del Danubio (Scizia Meridionale) e fosse governato da una regina, senza la presenza di uomini. Questa era tollerata, secondo alcune fonti, solo per lavori umili e di secondo piano. La perpetuazione della società avveniva mediante rapporti con stranieri, dei quali le Amazzoni rimanevano incinta: un’amara sorte, tuttavia, capitava ai maschietti, che venivano mutilati (azzoppati o accecati) o addirittura uccisi.

Il nome delle Amazzoni è strettamente legato al tiro con l’arco; infatti deriva da “amazon” che in greco significa “quella che non ha la mammella”: alle bambine, infatti, veniva asportato un seno, affinché non fosse d’intralcio nel tiro con l’arco o nell’uso della lancia.

La loro passione ed occupazione principale era la guerra, e infatti vi sono diversi miti che raccontano di combattimenti sostenuti tra eroi greci ed Amazzoni: da Bellerofonte a Eracle, a cui, nella nona fatica, fu affidata la missione di andare a recuperare le cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni. L’impresa sembrava particolarmente dura, tuttavia la sovrana concesse il suo cinto con un’accondiscendenza tale da suscitare l’ira di Era, che per intensificare la sfida dell’eroe, ispirò nel cuore delle Amazzoni una brama di battaglia che sfociò in un’aspra sedizione: la vicenda si concluse, ad ogni modo, in maniera vittoriosa per l’eroe, che fu costretto – tuttavia – ad uccidere Ippolita.

Le Amazzoni sono figure leggendarie presenti nella mitologia e nelle tradizioni di diverse culture, ma la loro esistenza storica rimane oggetto di dibattito tra gli studiosi. Le Amazzoni sono spesso descritte come un popolo di donne guerriere, abili nell’uso delle armi e abituate a vivere in società esclusivamente femminili.

Le prime menzioni delle Amazzoni risalgono alla mitologia greca. Sono descritte nelle opere di autori come Omero e Erodoto. La leggenda narra che le Amazzoni fossero un popolo di guerriere indipendenti che vivevano nelle regioni del Mar Nero e dell’Asia Minore. In queste leggende, la società delle Amazzoni è di tipico impianto matriarcale: sono le donne a detenere il ruolo politico e militare, ed è soprattutto in questo che eccellono: in quasi tutte le opere d’arte sono rappresentate a cavallo, in combattimento, mentre impugnano archi e lance.

Oltre alla menzione nelle fatiche di Ercole, un altro aneddoto interessante nella letteratura classica è legato alla loro presenza nella guerra di Troia, dove combatterono a fianco dei troiani.

A guidare questo popolo di donne fiere contro i greci era stata la superba Pentesilea, citata anche da Dante tra le anime elette del passato che popolano il limbo.

L’eroina, infatti, fu uccisa da Achille, il quale tuttavia si rammaricò estremamente di aver privato della vita una donna tanto bella e coraggiosa:

Ma Achille avanzò, e la sua lancia vibrò,

tra gli occhi e il collo della regina guerriera.

Lei cadde a terra, e il suo elmo rotolò via,

rivelando i suoi capelli scuri, liberati.

Achille, guardando la regina caduta,

fu colpito da un misto di dolore e desiderio,

mentre la bellezza di Pentesilea brillava persino nella morte.

 

La toccante storia dell’amore sbocciato tra le braccia della morte tra Achille e Pentesilea è raccontato anche in una tragedia di Heinrich von Kleist, drammaturgo e scrittore tedesco del XIX secolo. L’opera fu completata nel 1808, ma non fu pubblicata fino al 1876. L’opera analizza il rapporto tra Achille e Pentesilea, che culmina in un connubio di amore e guerra dal tragico epilogo.

 

Tra le altre amazzoni famose vi sono Antiope, regina catturata da Teseo e condotta con la forza ad Atene, la sua storia varia nelle diverse leggende. Anche Melanippe fu rapita da un eroe, nella fattispecie da Ercole proprio durante la nona fatica: secondo alcune versioni lei si tolse la vita per non sopportare l’onta del rapimento; in altre invece partì con l’eroe e da lui concepì la figlia Iole.

Un’altra amazzone dalla storia curiosa è Thalestris: come abbiamo detto, le guerriere vivevano in società di sole donne, ed avevano unioni occasionali con uomini al fine di concepire. Si dice che la regina fece visita al maestoso Alessandro Magno, durante la sua campagna in Asia. Thalestris, infatti, desiderava concepire un figlio dal condottiero, pensando che da lui avrebbe ottenuto una discendenza forte, ardita, valorosa e dalle straordinarie qualità guerriere. Secondo alcune fonti, ne parlano Callistene e Clitarco, la regina trascorse diversi giorni con Alessandro Magno, tuttavia l’evento è da interpretarsi più come simbolo mitico che come fatto storico: Thelastris rappresenta un archetipo di donna audace e determinata, la cui maternità è fecondata da un principio di grandezza.

Degna di nota è, certamente, Otrera. Considerata la prima regina delle Amazzoni, a seconda delle fonti sposa del dio Ares o sua figlia, in ogni caso progenitrice delle donne-guerriere.

Viene considerata anche la fondatrice del tempio di Artemide ad Efeso; non bisogna dimenticare infatti che Artemide era la dea della caccia e della luna, anche lei come le Amazzoni distinta dal possesso dell’arco. Il tempio era veramente di ineguagliata bellezza, ne scrive Antipatro di Sidone:

…ma quando vidi

la dimora sacra d’Artemide che si eleva fino alle nubi

tutto il resto ricadde nell’ombra e dissi: «Vedi, tranne l’Olimpo,

il Sole non ha ancora mai contemplato nulla di simile».

 

Ecco, dunque, la gloriosa storia delle Amazzoni: in quale modo è legata la loro essenza guerriera agli arcieri acrobatici, e si tratta soprattutto di donne, che ancora oggi impressionano con le loro prodezze? Si tratta, forse, di quella eredità archetipica che riempie di sfumature l’umana essenza, o forse di un retaggio di sangue, per cui dalle stupende e terribili Amazzoni, abitanti del Caucaso, sarebbero discesi gli attuali popoli nomadi – almeno in parte, quantomeno – che praticano “Íjászat” (il tiro con l’arco, fondamentale nei popoli nomadi) e che si sono fronteggiati nel 2016?

Non sappiamo, certo, dare una risposta in questa sede, ma è affascinante interrogarsi su l’una e l’altra ipotesi, ammirando la noncurante leggiadria con la quale un corpo capovolto e bendato riesca a scagliare, centrando il bersaglio, una mobilissima freccia. •

 

L’interessante storia di Atargatis

Atagartis – dea siriaca conosciuta in Grecia come Derceto – era rappresentata come noi moderni immaginiamo una sirena: con una lunga e flessuosa coda di pesce. I suoi animali sacri, al pari di quelli di Afrodite, erano il pesce e la colomba ed i suoi templi erano impreziositi da capienti vasche e fontane abitate da miriadi di pesci. Perché parlare di questa sirena, che nulla, pare, ha a che vedere con la nostra storia? Perché ella si innamorò di Caistro, riconosciuto dalle fonti come il figlio che Achille – secondo alcune versioni – ebbe da Pentesilea prima di ucciderla in battaglia.

Un figlio nato da una storia tragica. La dea Atagartis si innamorò di lui, e con lui generò una figlia, tuttavia un dolore ed una vergogna spaventosa la colsero, per essersi unita con un mortale; cercò la morte gettandosi in mare e, a quel punto, si trasformò in sirena.

La figlia di Caistro e Atagartis venne allevata dalle colombe, fino a quando non venne trovata da un pastore che la tenne con sé, fin tanto che la giovane non andò incontro al suo destino, divenendo una grande regina dell’impero di Assur. (AC)

 

 

Vaso Pelikè

Il termine “pelikè” è utilizzato in archeologia per riferirsi a un tipo specifico di vaso greco antico. La pelikè è un tipo di krater, che è un grande vaso utilizzato per mescolare il vino con acqua. La caratteristica distintiva di una pelikè è la sua forma, che presenta un corpo ampio e una base stretta. Questa forma particolare facilitava miscelazione del vino con l’acqua. Il vino, infatti, era molto torbido nell’antichità ed era una pratica comune addolcirlo e mescolarlo con l’acqua; specie durante feste e cerimonie.

Aveva due maniglie poste sulla parte superiore del corpo, o sul collo, e venivano utilizzate per trasportare il vaso, che era realizzato in terracotta e decorato con colori vivaci. Le scene rappresentate sui vasi potevano variare da scene di vita quotidiana a eventi mitologici o storici. (AC)

 

 

 

Condividi
Share

NO COMMENTS