Una trasferta fruttuosa per la Nazionale paralimpica che ha condiviso il campo di gara con gli arcieri britannici, francesi, slovacchi e di Singapore. Un ottimo modo per arrivare pronti agli appuntamenti che qualificano per Parigi 2024
London calling: Londra chiama. E la Nazionale italiana di tiro con l’arco paralimpico risponde. Gli azzurri, infatti, hanno trascorso una settimana nel Regno Unito: all’International Para-Archery Training Camp. Su invito dell’Archery Great Britain Federation, dieci atleti sono stati protagonisti di una stimolante esperienza insieme ad atleti di altre Nazioni: oltre ai padroni di casa inglesi, erano presenti infatti anche i rappresentanti di Francia, Singapore e Slovacchia. Non proprio a Londra, in realtà. Ma a pochi chilometri di distanza: a Lilleshall. Alla convocazione hanno risposto Vincenza Petrilli, Veronica Floreno, Stefano Travisani, Giuseppe Verzini (Olimpico Open), Matteo Bonacina, Giampaolo Cancelli, Eleonora Sarti, Maria Andrea Virgilio (Compound Open), Asia Pellizzari e Paolo Tonon (W1). Gli arcieri erano accompagnati dallo staff federale. E, in particolare, dal responsabile tecnico Guglielmo Donato Fuchsova, dai tecnici Fabio Fuchsova e Antonio Tosco e dalla fisioterapista Chiara Barbi.
INTEMPERIE – In questa settimana britannica, gli azzurri hanno potuto affinare la preparazione in vista dei prossimi impegni ufficiali, in un contesto ideale per la pratica del tiro con l’arco. “Tutto è andato benissimo – conferma il commissario tecnico Willy Fuchsova –. Questo è il periodo giusto per effettuare le ‘prove di trasmissione in vista della messa in onda’. Sapevamo che, andando in Inghilterra, non ci aspettava l’estate ma, al contrario, freddo, vento e pioggia. Bene, erano esattamente le condizioni che cercavamo”. A proposito della pioggia, la parentesi di Lilleshall è stata utile pure per testare il materiale con cui ripararsi dall’acqua: “Da questo punto di vista è emersa qualche pecca a cui bisognerà porre rimedio. A volte si fatica a capire che un atleta in carrozzina non tira un paio di frecce e poi se ne va sotto un gazebo a ripararsi. Non è così: deve invece rimanere ‘piantato’ per oltre due ore sotto le intemperie e al freddo. Se non ha una buona attrezzatura, l’acqua inevitabilmente penetra. E rimanere bagnati a lungo diventa un grosso problema, anche in termini di rendimento durante la gara. In ogni caso, lo ripeto, sono contento che abbia piovuto per cinque giorni di fila. Avevamo bisogno di effettuare dei test a 360 gradi”.
CONFRONTO – Molto importante si è rivelato il confronto con arcieri di altri Paesi: “Condividere gli allenamenti insieme ad avversari che affronteremo nelle competizioni ufficiali aiuta a crescere. A cominciare dagli inglesi e dai francesi: coloro che, solitamente, ci danno più filo da torcere”. Tutt’altro che secondario, inoltre, l’aspetto logistico: “Scendere e salire dal pullman, spostarci da una zona all’altra, raggiungere l’albergo, fare e disfare i bagagli. Tutto questo rientra in una zona di no comfort che abbiamo il compito di rendere confortevole. Compito che spetta a noi, attraverso la ricerca di soluzioni adatte alle nostre esigenze”. Gli azzurri sono arrivati in Gran Bretagna nella notte di domenica 16 aprile. E, dopo un giorno di ambientamento scandito da qualche tiro in libertà, si sono cimentati in una gara di qualifica sulle 72 frecce: la prova è stata caratterizzata dalla rigidità delle temperature e da folate di vento difficilissime da gestire. Poi, spazio agli scontri individuali, con gironi all’italiana, per una vera e propria “full immersion” sulla linea di tiro: dalle ore 8 del mattino alle 5 del pomeriggio.
MAI UNA LAMENTELA – Fuchsova non nasconde la sua soddisfazione: “Tutto si è svolto in un parco meraviglioso. In ogni caso, non mi interessavano tanto i punti e i risultati, quanto vedere l’atteggiamento e il comportamento dei ragazzi. Sì, è stato un raduno super funzionale. Lo staff ha lavorato alla perfezione e gli atleti non si sono mai lamentati: sanno che la lamentela è nociva e va eliminata”. Nessun dubbio sul fatto che il gruppo abbia già dato risposte confortanti: “La condizione generale è piuttosto buona. Anche se un arciere non deve essere sempre al massimo, specialmente in questa fase dell’anno. Ci sono momenti in cui l’asticella è bene che rimanga leggermente più in basso: un po’ perché è fisiologico, un po’ perché gli arcieri non devono pensare di essere invincibili. E, in più, siamo ancora lontani dalle competizioni più importanti”. Ma il calendario è destinato a infittirsi in maniera progressiva: “Dal 14 al 21 maggio saremo a Nove Mesto, in Repubblica Ceca, dove è in programma la Para-Archery European Cup. Nel contesto della Coppa Europa, la squadra sarà al completo con la sola eccezione di Elisabetta Mijno, impegnata con la Nazionale normodotati”.
RICAMBIO GENERAZIONALE – Nel frattempo, prosegue su ritmi spediti il ricambio generazionale: “Abbiamo condotto dei grandi passi avanti – aggiunge Fuchsova –. In particolare, stiamo lavorando molto bene con l’area degli atleti di interesse paralimpico: area che è seguita dai tecnici Ezio Luvisetto e Alessandra Mosci. In questo modo, cerchiamo di incidere nei settori in cui abbiamo le maggiori carenze: ovvero, nel compound e nell’olimpico maschile”. Ci sono già alcuni debuttanti in rampa di lancio: “A Nove Mesto porterò Alessandro Tondello, affinché inizi a maturare un po’ di esperienza, mentre la riserva a casa sarà Christian Seneca. Il quale non tira da nemmeno un anno, ma rappresenta un profilo interessante: potrei portarlo al Mondiale, al pari di Davide Bettoni, altro giovane con qualità di rilievo”.
I motori sono caldi: la Nazionale italiana Para-Archery è pronta a entrare in pista. E a recitare da protagonista, come accade da sempre. “Ci aspetta un’annata impegnativa – conclude il commissario tecnico –. Abbiamo un Mondiale all’orizzonte e, soprattutto, gli slot da conquistare per i Giochi Paralimpici di Parigi 2024. Anche se il vero obiettivo è quello di confermare quanto costruito finora. E magari ottenere qualcosina in più”. Più che un auspicio, una promessa.





