settore giovanile compound PROGETTO FENICE: LA RINASCITA DEL COMPOUNDGiusi de Angelis

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PROGETTO FENICE: LA RINASCITA DEL COMPOUND
di Giusi de Angelis

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L’obiettivo è sviluppare il settore e far crescere in quantità e qualità i giovani arcieri del compound in vista del possibile accesso al programma olimpico di Los Angeles 2028

Solo il nome, Progetto Fenice, richiama alla mente la rinascita: la fenice è infatti universalmente conosciuta come simbolo di rinnovamento e cambiamento, della forza e della resistenza al tempo. È l’uccello più famoso della mitologia greca-egizia. Secondo la leggenda l’Araba Fenice era un mitico uccello che viveva nell’Arabia Felix, l’attuale Yemen, ne esisteva un solo esemplare al mondo, e ogni cinquecento anni si bruciava da sé per poi rinascere dalle proprie ceneri. Anche nella Roma antica la fenice rappresentava la resistenza e la potenza dell’Impero.
Lo stesso termine “rinascita” è una parola che non ha solo un significato letterale, ma indica anche un forte rinnovamento. Un cambio di rotta, una svolta, collettiva o individuale, capace di cambiare anche un sistema. Tutto questo per dire che il progetto di cui stiamo parlando, al di là del nome fiabesco e leggendario, ha all’origine una profonda volontà di cambiare e fare rotta verso i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.
La volontà e l’esigenza che hanno portato alla nascita del progetto sono lo sviluppo del settore giovanile compound per far sì che la Nazionale italiana sia pronta rispetto alla probabile entrata di questa divisione nel programma dei Giochi Olimpici che si disputeranno negli USA dopo Parigi 2024. La richiesta di World Archery rivolta al CIO verrà presa in esame definitivamente nei prossimi mesi e nella proposta c’è qualche importante novità rispetto alla competizione del ricurvo, visto che si contempla come competizione indoor per diversificarla il più possibile dall’attuale gara olimpica.
In attesa di queste importanti novità sul futuro del compound, andiamo a capire insieme al tecnico giovanile Stefano Mazzi, a capo della struttura tecnica del progetto, coadiuvato da Andrea Falcinelli e Francesco Gogioso, come si sviluppa e si articola il Progetto Fenice.
“Il Progetto Fenice nasce da un’esigenza: la possibile entrata del compound alle Olimpiadi – spiega Stefano Mazzi –. L’obbiettivo primario è stato quello di creare una ‘accademia del compound’ in Italia. Il progetto ha preso il via a gennaio 2022 con la separazione del settore giovanile compound da quello del ricurvo, con uno staff interamente ad esso dedicato che vede responsabili del Progetto il Consigliere Vittorio Polidori e il Direttore Tecnico Flavio Valesella, che cura in contemporanea il gruppo senior, il gruppo giovanile e, appunto, il neonato Gruppo Fenice”.
Come avviene lo sviluppo del Progetto e quali sono stati gli step di realizzazione?
“Il primo passaggio è stato quello di creare un’opportunità per i giovani arcieri e per le società: inizialmente è stato permesso agli atleti della classe Giovanissimi di poter gareggiare con il compound, cosa che non era ancora prevista dai regolamenti; un’altra novità importante è quella di far tirare la categoria dei Ragazzi compound invece che a 50 metri, a 40 metri, su visuale da 122 centimetri, contando come ‘10’ solo il cerchio più interno, la X. In questo modo abbiamo dato la possibilità a questi giovani di esprimersi in competizione per dar loro obbiettivi agonistici, con la novità che gli atleti potevano tirare tranquillamente insieme ai ricurvi. Queste scelte hanno già portato buoni risultati in merito al numero di partecipanti alle gare di calendario e di conseguenza con un aumento dei numeri e di una discreta qualità dei giovani partecipanti ai Campionati italiani. Gara questa che ci permette di visionarli contemporaneamente, annotando le cose da migliorare oppure da rivedere”.
Quali sono le modalità di organizzazione territoriale e come vengono sviluppati i raduni?
“Creata questa opportunità, l’esigenza primaria era quella di visionare e far crescere gli atleti che erano disponibili, quindi abbiamo diviso l’Italia raggruppando gli atleti delle varie regioni in tre macro zone: Nord/Est, Nord/Ovest, Centro/Sud e Isole. Fatto questo passo siamo andati nel corso dell’anno nelle macrozone organizzando dei raduni dove la richiesta primaria era quella di avere al seguito dell’atleta il tecnico personale e condividere con loro in modo attivo tutto il percorso da fare per avere una crescita dell’arciere. Gli atleti vengono poi monitorati settimanalmente, ogni loro risultato viene inserito in un file che, oltre a permetterci di creare le medie gara, scompone i risultati in media freccia, per fare delle analisi più precise ed evolute. Con un quadro così preciso abbiamo l’opportunità di facilitare l’inserimento dei giovani del Gruppo Fenice nei Gruppi Nazionali, in maniera che questa attività ci permetta di avere un vero e proprio serbatoio di giovani sul territorio”.
A questo proposito è importante constatare che con il Progetto Fenice alcuni ragazzi sono già stati inseriti nei Gruppi Nazionali.
“Come tutte le cose nuove c’è sempre qualcosa da verificare o rivedere, ma credo che la partenza sia stata ottima. Nel 2022 abbiamo già inserito dal Gruppo Fenice al gruppo Nazionale, Caterina Gallo, Caterina Moroldo, Fabrizio Aloisi e Marco Tosco i quali, ad oggi, oltre ad aver conquistato delle medaglie in campo internazionale, sono punti di riferimento per gli azzurrini. Nel 2023 sono entrati altri atleti ai raduni della Nazionale Giovanile e alcuni si sono conquistati di diritto un posto per una trasferta in un evento internazionale, quindi credo che il progetto stia funzionando”.
La divisione compound si trova di fronte a una svolta storica, visto che è a un passo dall’accedere ai Giochi Olimpici: una storia che però deve essere ancora scritta.
“Credo che sviluppare l’attività del compound sia un’opportunità anche per le nostre società: questo arco in fase preliminare può risultare più semplice e divertente agli occhi di un giovane e quindi può aiutare a limitarne la dispersione e l’abbandono di giovani tesserati, pur essendo chiaro che lo sviluppo da ludico ad agonistico comporta forse più difficoltà che con il ricurvo. Sono certo che la strada che abbiamo intrapreso sia giusta, ma occorre avere un linguaggio univoco ed avere il coraggio di mettersi in gioco, così facendo avremo grandi opportunità e tante soddisfazioni. In ogni caso con l’eventuale apertura ai Giochi Olimpici le cose potrebbero cambiare e, nella speranza di non essere in ritardo rispetto ad altri Paesi compoundisticamente più evoluti, credo nel nostro gruppo di lavoro e in questa via di sviluppo, per affrontare al meglio questa nuova opportunità che tutti i tiratori compound ed i tecnici desiderano da 30 anni”.

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