storia GLI ARCHI DI OBERFLACHT Andrea Cionci

storia
GLI ARCHI DI OBERFLACHT
di Andrea Cionci

9
0

Le nebbie del tempo avvolgono con gran mistero la vita delle persone che ci hanno preceduto: quando mancano testimonianze non ci è facile immaginare un tempo lontano; però, spesso, testimonianze scritte e ritrovamenti archeologici ci offrono la grande occasione di conoscere quel che è stato prima di noi, anche per fare confronti, in ambiti specifici. Terreno ricchissimo di ritrovamenti sono da sempre le sepolture: oggi noi siamo abituati a lasciar poco o nulla col defunto, a parte l’abito; una volta, però, non era così e la salma ed il suo sarcofago venivano adornati con oggetti simbolici che potessero essere d’aiuto durante il viaggio nell’aldilà, o con armi e monili appartenuti al defunto, per caratterizzarne il rango.
Grazie agli oggetti ritrovati nelle sepolture abbiamo già parlato del ruolo che l’arcieria ricopriva nella civiltà del vaso campaniforme, mentre oggi, facendo un salto nel tempo, giungiamo al medioevo germanico parlando della necropoli di Oberflacht. Sita nella Germania meridionale, la necropoli presenta ben 220 sepolture che, grazie alle condizioni ottimali del terreno, hanno restituito ben conservati anche i materiali organici più facilmente deperibili, come stoffa, cuoio e legno. Tra questi, a noi interessano in particolar modo gli archi, particolarissimi non solo per l’ottimo stato di conservazione ma anche per il design curioso. Di quelli ritrovati complessivamente, una decina dei quali è andata perduta, ben tre sono completamente integri e di due si hanno diversi frammenti; un dato sorprendente, se si pensa che erano realizzati in legno di tasso!
Si tratta, infatti, di archi molto lunghi, sono tutti tra i 169 ed i 184 cm, ma presentano una impugnatura rigida ed importante, che li rende – in un certo qual modo – dei “grandi” archi corti o, per esser più precisi, degli archi corti “allungati”. Un’altra caratteristica di grande interesse, poi, sono i flettenti a sezione pentagonale.
La caratteristica appare ancor più evidente guardando nel dettaglio ai dati relativi a due degli archi integri ritrovati.
Tomba 8: in questa sepoltura sono stati rinvenuti diversi oggetti, che appartenevano al defunto, seppellito in un sarcofago ricavato da un tronco d’albero. Arco, resti di frecce, una spatha, una zucca, nocciole ed un sacco: questo era il corredo funebre che l’accompagnava. La particolarità di questa sepoltura è il fatto che figurino insieme due armi che, generalmente, venivano impiegate da persone differenti, ossia la spatha e l’arco. Gli arcieri, di solito, possedevano solo un pugnale, oltre all’arco; quello di questa sepoltura presenta ancora la superficie quasi intatta, liscia e ben levigata. È lungo 170 cm, con i flettenti a sezione pentagonale; l’impugnatura è di sezione ovale, lunga 24 cm, più stretta nel centro. Sulla superficie non sono evidenti tracce di lavorazione, è dunque probabile che fosse stato levigato accuratamente con dell’equiseto, o con altri materiali adatti allo scopo. L’arco probabilmente era stato ricavato da un tronchetto di tasso dal diametro di 5 cm.
Tomba 21: l’arco rinvenuto in questa sepoltura è più lungo dell’altro: arriva, infatti, a 184 cm, con un’impugnatura di quasi 32 cm. Sulla superficie di questo, grazie all’ottimo stato di conservazione, sono ancora evidenti tracce di corteccia.
Come già detto, rispetto agli archi semplici europei che noi conosciamo, questi sono molto particolari, lunghi ma adatti a scagliare frecce corte; quelle rinvenute, infatti, sono tutte di circa 60 cm. L’altra particolarità degna di nota è la sezione dei flettenti: negli archi di Oberflacht, infatti, questa è pentagonale con lati paralleli rettilinei e costolatura centrale; tali flettenti avevano la stessa potenza di quelli a sezione rettangolare di pari spessore, ma presentavano una massa ridotta, con un notevole vantaggio di efficienza; in special modo, appunto, nello scoccare frecce corte.
Altra caratteristica di questi archi sono i fori presenti sull’estremità superiore; non sono quelli dove passava la corda, ma dove era fissato un laccetto ad occhiello, che serviva probabilmente ad impedire che la corda scivolasse giù quando l’arco era scarico. Questo particolare laccetto è ben evidente nelle illustrazioni dello Stuttgarter Psalter (consultabile per intero al link https://archive.org/details/StuttgarterPsalter_966).
Per quanto riguarda le frecce, oltre ai numerosi frammenti, sono state rinvenute 18 aste intere; queste sono lunghe, come già detto, 60 cm, rastremate, spesse 11 mm presso il cono della punta e 8 mm in prossimità della cocca; le alette venivano fissate con pece di betulla.
Qui di seguito, la descrizione di W. Menzel, delle aste di freccia rinvenute ad Oberflacht nel 1847, nella tomba 12: “Tre aste di freccia più spesse in punta che alla fine. Dietro presentano ancora resti di mastice con cui era fissato l’impennaggio. Le cuspidi sono mancanti, ma in qualcuna sono presenti i piccoli chiodi che servivano a fissarle. Le spesse punte dell’asta terminanti a cono, erano, in qualche caso, rosso vermiglio. Lunghezza circa 2 piedi (ca. 57 cm). Tra gli archi semplici di legno europei giunti fino a noi, questi sono forse quelli dal progetto più sofisticato. Osservandoli con attenzione si può notare che in essi tutto è predisposto per un preciso motivo, dalla sezione dei flettenti fino alla predisposizione del laccetto per la corda. Non si direbbe quindi che siano il frutto del lavoro di un artigiano dalle idee balzane, come qualcuno potrebbe pensare, bensì il risultato di uno studio e di un lavoro atto a fornire la risposta ad esigenze ben precise. Il dato sul quale si dovrebbe ragionare è il fatto che stiamo trattando di archi creati in maniera da tirare con efficacia e precisione frecce corte, lunghe al massimo 60 cm indipendentemente dalla struttura fisica dell’arciere che le scaglia. Personalmente ne ho ricostruiti diversi esemplari cercando di attenermi il più possibile alle misure degli originali. Il loro carico è risultato essere compreso tra 64 e 68 libbre a 60 centimetri di allungo. Tutti quelli che ho provato ad utilizzare con frecce più lunghe, senza cambiare la mia tecnica di tiro (adatta ad archi semplici lunghi), si sono prima o poi spezzati. Riproducendo invece frecce simili alle originali e cambiando lo stile di tiro si sono rivelati archi di efficacia e facilità di tiro superiore ad altri di pari libraggio. Rispetto ad archi corti che potrebbero fornire le stesse prestazioni, questi hanno dei vantaggi. Le impugnature lunghe permettono infatti una maggiore comodità e stabilità nel tiro ed inoltre, non essendo in realtà perfettamente rigide, anche una maggiore sicurezza. È interessante notare l’utilizzo di polloni di viburno in epoca così tarda, mentre normalmente in epoche storiche, le aste delle frecce erano ricavate da spacco di tronchi”. •

Il manoscritto di Stoccarda


Il pregio di questo documento è notevole, non solo per l’antichità e la ricchezza iconografica di cui è adorno, ma perché rappresenta una miniera sconfinata di informazioni sul periodo carolingio.
Anzitutto, il volume è un salterio, ossia un libro dei salmi, inni ed antifone (in genere uno per ciascun giorno). Le preghiere sono corredate da stupende miniature, nel complesso se ne contano 316: la preziosità storica risiede proprio in questo particolare: le ambientazioni, pur narrando episodi biblici, sono assolutamente coeve al periodo in cui il manoscritto fu redatto. Tutto il complesso iconografico, perciò, dalle vesti sino alle scene di battaglie, descrive visivamente un’epoca. Per meglio capire, è come se oggi venisse curato un volume religioso, corredato da fotografie che rappresentano la scena in ambito contemporaneo: in appartamenti ipermoderni, in cui le guerre descritte vengono combattute con droni ed intelligenze artificiali ed i vestiti indossati sono quelli che utilizziamo al giorno d’oggi.
Ecco allora che le informazioni che possiamo ricavare sono molteplici: dai paramenti sacri alla vestizione dei nobili e dei plebei, secondo come era suddivisa in maniera gerarchica la società, come si presentava l’architettura di castelli e palazzi, come erano strutturate le fattorie, quali la flora e la fauna più largamente presenti, come venivano condotte le battaglie e con quali armi e equipaggiamenti.
Si ipotizza che il manoscritto sia stato redatto negli anni 820- 830 nell’abbazia di Saint- Germain-des-Près a Parigi; la committenza ci è sconosciuta, ma molto probabilmente il salterio apparteneva ad un nobile. Non si hanno più tracce del manoscritto sino al XVIII secolo, infatti è del 1878 il documento d’acquisto da parte del duca Carlo II di Wuertemberg, mentre la presenza nella biblioteca di Stoccarda è attestata solamente a partire dal 1818. (A.C.)

 

Ricostruire gli archi di Oberflacht


Esistono diversi video online in cui privati si cimentano nelle più disparate attività: dalla costruzione di rifugi di fortuna, sino alla realizzazione di vere e proprie case. Vi sono poi anche coloro che rievocano, e coloro che ricostruiscono oggetti del passato in base alle informazioni disponibili. Sul canale RowanBows è possibile guardare diversi video che hanno come oggetto la realizzazione di diversi tipi di arco: tra questi si trova anche un arco ispirato a quello di Oberflacht. Essendo pervenuti degli esemplari ben conservati, le informazioni sono abbastanza numerose; avere però un fac-simile permette di eseguire alcuni test, come ad esempio misurare la velocità delle frecce ed il carico. Narrare in maniera approfondita tutto il video sarebbe abbastanza inutile, oltre che estremamente riduttivo: la bellezza infatti risiede proprio nelle immagini. Ecco almeno i passaggi fondamentali.
L’arco viene ricavato da un tronchetto di tasso, proprio come negli originali: viene decorticato, smussato e levigato. Le criticità che emergono vengono risolte con ulteriori accorgimenti. Il momento della prova su campo si rivela soddisfacente; la prova-carico rivela una resistenza di 21,3188 kg; la velocità delle frecce invece è di circa 45 m/s. Certo, non sembra un risultato chissà quanto sorprendente, ma se rapportato a quelle che erano le armature dell’epoca era più che sufficiente.
Segue una breve descrizione storica del ritrovamento degli archi nella necropoli. (A.C.)


Condividi
Share

NO COMMENTS