La Sardegna gode di una storia ricchissima, ma poco conosciuta e valorizzata.
Se, infatti, le spiagge sono famose per la loro bellezza, ed attraggono ogni anno moltissimi turisti, questi spesso non hanno mai visitato le chiese medievali gotico-aragonesi, le zone bonificate o le miniere, talvolta nemmeno un nuraghe.
I nuraghe sono torri imponenti, costruite con enormi massi impilati secondo la tecnica “a secco” e dalla caratteristica forma a tronco di cono. Presentano al loro interno una camera circolare con cupola ad anelli concentrici; solitamente sono circondati da un intero villaggio, talvolta vi si trovano nei dintorni anche sepolture o pozzi sacri, luoghi deputati a culti religiosi.
Dal nome di tali costruzioni caratteristiche della Sardegna, proviene il nome che identifica una società grandiosa: quella nuragica. Tutto intorno a queste torri ciclopiche si trovano spesso tracce di villaggi, nei quali sono stati ritrovati numerosi bronzetti: statuette realizzate tra la fine dell’Età del bronzo (1200 circa – 900 a.C.) e la prima Età del ferro (dal 900 al 730 a.C.).
I manufatti presentano diverse dimensioni e ritraggono soggetti disparati: si contano madri, uomini, animali, esseri fantastici, navi. Gli uomini, che costituiscono il gran numero dei soggetti, sono per lo più militari, equipaggiati in diverse maniere.
Il soggetto dell’arciere, specialmente, ricorre piuttosto di frequente nella bronzistica: spesso raffigurato saettante, con archi di dimensioni variabili.
Tra i reperti-simbolo della civiltà nuragica vi sono anche i cosiddetti Giganti di Mont’e Prama: si tratta di sculture dalle dimensioni notevoli (l’altezza delle statue va dai due metri ai due metri e mezzo) rinvenute in un ricco sito archeologico a Cabras, in provincia di Oristano.
Le statue ad oggi rinvenute raffigurano tre tipologie di guerrieri: i pugilatori, i soldati con lo scudo, e – ancora una volta – gli arcieri: le sculture rappresentano uomini fieri, in posizione eretta e caratterizzati da un portamento solenne.
Secondo alcune ipotesi, la civiltà nuragica sarebbe stata quella degli Shardana, uno dei popoli del mare, guerrieri al servizio del faraone Ramses II, arruolati dopo che furono sconfitti da quest’ultimo.
Si doveva trattare, senza dubbio, di un popolo dedito alla navigazione e al combattimento; secondo le fonti, le due arti erano padroneggiate alla perfezione dal popolo degli Shardana. Questi “vichinghi” del Mediterraneo disponevano di un equipaggiamento molto variegato: spade corte per il corpo a corpo, lance, archi e giavellotti. Il parallelismo, affascinante, ma ancora indimostrato, tra nuragici e Shardana ha comunque il vantaggio di offrire la possibilità di confrontare le somiglianze che appaiono evidenti tra i due popoli: entrambi dediti alla navigazione (sono numerose le miniature di navi della bronzistica nuragica) ed avvezzi al combattimento.
Il vestiario e l’equipaggiamento raffigurato tanto nei bronzetti quanto nei giganti sono molto simili, per non dire identici, a quello dei guerrieri Shardana rappresentati nei documenti geroglifici egizi.
Che anche i nuragici fossero un popolo dedito all’arcieria e al tiro con la lancia appare confermato dai ritrovamenti archeologici: sono infatti diverse le cuspidi di ossidiana rinvenute nei Protonuraghi e le cuspidi in bronzo con innesto “a cannone” e sperone laterale.
La “spina sardonia”, di cui si parla nella tradizione letteraria classica, era una terribile asta sormontata dalla cuspide della razza; questo sembra suggerire che venissero impiegate anche frecce velenose.
Tra i reperti non sono stati mai rinvenuti archi, essendo realizzati in un materiale altamente deperibile, ma sono numerosissimi i frammenti di corna di cervo non ancora identificati, tra i quali potrebbero celarsi i raccordi degli archi.
Nei bronzetti, come precedentemente detto, ricorre spesso la figura guerriera, specialmente armata di arco e spada. Nelle sculture del Primo ferro l’arciere è il soggetto più rappresentato, sia con l’arco semplice che con l’arco composito sub-rettangolare.
Particolarmente interessanti sono anche gli arcieri in calcarenite di Mont’e Prama: la maggior parte di essi indossa una tunica corta che giunge sino all’inguine, oppure lascia i genitali scoperti come simbolo di virilità e coraggio.
La testa è coperta da un elmo a calotta e i capelli sono raccolti in lunghe trecce. Il braccio sinistro tiene l’arco, mentre il destro è teso in un saluto solenne.
Gli archi raffigurati sono di due tipi: il primo è a sezione quadrangolare, pesante; l’altro invece è leggero, a sezione cilindrica; quest’ultimo veniva forse dato in dotazione ai guerrieri che utilizzavano anche la spada. La faretra è agganciata dietro la schiena degli arcieri. Gli eroi di Mont’e Prama presentano un bracciale tubolare, il brassard, che li rende molto simile ai bronzetti.
Abili naviganti e temibili guerrieri: tali dovevano essere tanto gli Shardana quanto i nuragici, posto che non fossero – in realtà – il medesimo popolo. Tiratori d’arco, capi, aristocratici: continuano a parlare il silenzioso linguaggio della pietra e del bronzo, al nostro moderno sentire, rievocando le virtù dell’onore e dell’orgoglio. •
Il termine nuràghe deriva dalla parola nurra, che in dialetto sardo – nuorese significa “mucchio”.
I nuraghi più antichi risalgono alla seconda metà del terzo millennio a.C. Esistono due tipologie di nuràghe: quello a tholos e quello a corridoio.
Le varie fasi della civiltà nuragica si dipanano dal Bronzo medio sino all’età storica. Della società nuragica non ci sono pervenute fonti scritte, è perciò difficile ricostruire con precisione l’organizzazione politico-economica.
Considerando ciò che emerge dall’analisi della documentazione indiretta, si può ritenere che la società nuragica ruotasse attorno ad un capo e alla sua famiglia, che esercitava un‘egemonia consolidata. La donna doveva godere dell’usuale prestigio sociale riservatole nelle società tradizionali, come si evince dai molti bronzetti che ritraggono figure femminili: in uno è raffigurata anche una madre che tiene fra le braccia il figlio guerriero morto o ferito. L’economia era basata su attività agropastorali, ma è evidente anche una specializzazione nelle arti figurative. Fra le attività più fiorenti, sicuramente, vi erano la produzione metallurgica e il commercio dei metalli estratti.

(A.C.)
Gli Shardana, o Sherden, erano una delle popolazioni che costituivano la coalizione dei “Popoli del Mare”: così erano definite le popolazioni che tentavano di saccheggiare l’Egitto, citate – con questo nome – in alcuni documenti egizi del secondo millennio a.C.
Gli Shardana vengono principalmente identificati con i sardi- nuragico, o con una popolazione libica.
Si ritiene che i promotori delle spedizioni verso l’Egitto fossero proprio gli Shardana; erano infatti temibili naviganti, dediti al saccheggio e alla razzia e molto abili nel combattimento.
In uno dei tentativi di invasione e saccheggio delle coste egiziane gli Shardana furono, tuttavia, sconfitti dalle milizie di Ramses II, ma, poiché era meglio tenere da conto così prodi e valenti guerrieri, il faraone decise di arruolarli al proprio servizio.
Secondo alcune ipotesi, inoltre, gli Shardana potrebbero essere anche i Danai, gli appartenenti alla stirpe di Danao, citati anche nell’Iliade.
(A.C.)





