Non delude mai la Nazionale Para-Archery alla decima edizione consecutiva con almeno un podio. Maria Andrea Virgilio vince il bronzo, Enza Petrilli e il mixed team Mijno-Travisani sono d’argento
Due argenti, un bronzo. Tre volte sul podio. Quattro atleti a medaglia. Ma ci sono sfumature che non si possono misurare. Non dopo i Giochi Paralimpici della ripartenza, in una Tokyo resa spettrale dalle conseguenze della pandemia, con gli impianti svuotati dal pubblico, ma riempiti dal desiderio degli atleti di rimettersi in gioco. E di regalare emozioni. Anche a migliaia e migliaia di chilometri a tifosi e parenti, affetti e amici. Come è accaduto alla Nazionale italiana Para-Archery: no, nemmeno stavolta gli azzurri hanno deluso le aspettative arrivando alla decima edizione consecutiva con almeno una medaglia guadagnata. Al contrario, hanno confermato che il movimento arcieristico è in salute, in evoluzione e, in virtù della capacità di rinnovarsi, è proiettato al futuro. Basti pensare che due podi “e mezzo”, dei tre conquistati dall’Italia, sono arrivati da atleti esordienti. Maria Andrea Virgilio, Vincenza Petrilli e Stefano Travisani. Il quale ha centrato l’argento nel mixed insieme a una certezza chiamata Elisabetta Mijno, “nostra signora dell’arco”. Ma andiamo con ordine.
VIRGILIO DI BRONZO – La prima gioia, allo Yumenoshima Park Archery Field, arriva da Maria Andrea Virgilio. Ed è una gioia di bronzo, che vale più dell’oro. Anche perché è la prima medaglia paralimpica femminile italiana nella divisione compound. Decisivo il successo sulla russa Stepanida Artakhinova: 142-139. La sfida si sviluppa sui binari dell’equilibrio fino alla terza volée: parità nella prima frazione (28-28), poi l’allungo di Artakhinova (26-28), quindi il ritorno di Maria Andrea (29-27). Poi, nella quarta volée, la siciliana prende 2 punti di margine. E non li mollerà più, per la soddisfazione sua e di Willy Fuchsova: ct della Nazionale, oltre che coach personale della medagliata.
Il loro abbraccio è una delle cartoline più belle, intense e profonde che arrivano dal Sol Levante. “Maria Andrea? L’abbiamo conosciuta per caso – spiega proprio Fuchsova – grazie a un progetto organizzato dal Cip all’interno di un centro di riabilitazione all’Aias di Pacheco, in provincia di Trapani. Le abbiamo fatto provare diversi sport, come il tennis-tavolo e l’atletica, ma quando ha cominciato col tiro con l’arco abbiamo capito subito che era quella la sua disciplina”.
Virgilio, dal canto suo, è legatissima alla propria terra: “Sono nata a Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, per la mia patologia che è la spina bifida, ma sono una trapanese doc. Questa medaglia mi ripaga di ogni sacrificio compiuto in questi anni. È vero, dopo l’ultima freccia non ho esultato subito perché dovevo ancora realizzare. Vincere all’esordio una medaglia, a maggior ragione una vittoria individuale, è una sensazione bellissima. Dopo un inizio difficile mi sono detta che non dovevo mollare niente”. E così è stato. Nonostante il confronto più difficile non sia coinciso con la finale per il bronzo, bensì con i quarti, nel derby azzurro contro Eleonora Sarti. La stessa Eleonora può comunque essere orgogliosa del suo percorso, avendo firmato niente meno che il record paralimpico sulle 15 frecce (146/150): agli ottavi, al cospetto di un’avversaria di primissimo valore come la brasiliana Jane Karla Gogel.
ENZA D’ARGENTO – È d’argento, invece, la mira di un’atleta che, pur essendo solo alla seconda gara internazionale, ha il merito di conquistare la piazza d’onore del podio: il riferimento è a Vincenza Petrilli. Per tutti, semplicemente, Enza. La ragazza di Taurianova (Reggio Calabria) si arrende soltanto all’iraniana Zahra Nemati, unica al mondo a riuscire a vincere il terzo oro consecutivo dopo quelli di Londra e Rio.
In occasione della finalissima, dopo i primi tre set, Enza è sotto 5-1 (21-27, 28-28, 20-25), ma rialza la testa e si aggiudica il quarto e quinto parziale (22-21 e 25-23), che valgono il 5-5 e lo shoot off. A quel punto, nell’ultima freccia, al 9 della calabrese la campionessa iraniana piazza una X che chiude i conti.
“È un argento che brilla più di un oro, assolutamente inaspettato – è il pensiero dell’azzurra –. Una gioia indescrivibile, un’emozione troppo forte. Anche quando ero sotto 5-1 e nel momento in cui la mia avversaria ha commesso degli errori, ci ho provato e creduto fino alla fine. Alla freccia di spareggio mi sono detta: vada come vada, io ho già vinto”.
Quasi proibitive le condizioni ambientali: “Il vento non ha dato fastidio, in compenso c’era una pioggia incessante. Ma alla fine mi ha portato fortuna. Non avrei mai immaginato di mettermi una medaglia al collo a Tokyo. Sono poco meno di quattro anni che tiro con l’arco, quindi ero arrivata qui senza aspettative”.
Immancabile la dedica: “Alla mia famiglia, al mio fidanzato e al mio allenatore, che ci crede più di me… Parigi 2024? Non conosco il francese ma studierò”.
E pensare che le medaglie nel ricurvo individuale potevano essere addirittura due. Ci è mancato davvero pochissimo, ma Elisabetta Mijno è stata fermata ai quarti dalla greca Dorothea Poimenidou, in giornata di grazia, vincente dopo uno spareggio sciagurato per la campionessa piemontese che, guardando al suo percorso, avrebbe meritato di giocarsi un’altra finale individuale dopo quella che le portò l’argento a Londra 2012.
UNA PIAZZA (D’ONORE) PER DUE – Mijno, da grande campionessa quale è, saprà rifarsi nel ricurvo mixed team open: in tandem con l’esordiente Stefano Travisani. Grazie a loro, nella finale che chiude la manifestazione, arriva un altro argento per il gruppo italiano. Sotto un autentico acquazzone (una costante di queste Paralimpiadi), gli azzurri finiscono alle spalle solo dei russi Sidorenko e Smirnov, al termine di una finalissima al cardiopalma. E scandita dall’equilibrio. Allo spareggio, l’Italia mette a segno un 9 e un 8, mentre Sidorenko e Smirnov piazzano due 9 che valgono il titolo paralimpico. Per la coppia in forza alle Fiamme Azzurre, in ogni caso, è l’ennesima affermazione internazionale, dopo l’oro iridato del 2017 e l’argento ai Mondiali del 2019.
“Di solito l’argento è una medaglia persa – argomenta Travisani – ma queste erano le mie prime Paralimpiadi. Quindi va bene così. Sono agli inizi, Parigi è solo fra tre anni, quindi mi godo il momento e poi potremo pensare agli impegni futuri. Un ringraziamento speciale va alla mia famiglia, alla mia compagna, allo staff, agli amici che mi hanno sostenuto e supportato in un percorso durato sei anni”.
Per Elisabetta, invece, quarta partecipazione ai Giochi Paralimpici e terza medaglia: “Ci abbiamo messo il cuore entrambi e abbiamo svolto un bellissimo percorso. Per come era finita allo spareggio d’accesso alla semifinale individuale, esco a testa alta dal campo. Lo dovevo a tutti, alla mia squadra e a me stessa. Sono felice di aver accompagnato Stefano e sicura che abbiamo ancora della strada da percorrere insieme. Il domani? Sono abituata a preparare un impegno alla volta. Il prossimo anno ci sono il Mondiale e poi la qualificazione paralimpica. E Parigi è pure vicina a casa, perché no…”.
BRAVA ASIA – Da applausi, inoltre, la Paralimpiade di Asia Pellizzari: la più giovane atleta della spedizione si è vista sbarrare la strada verso il podio dalla britannica Victoria Rumary, ai quarti. La diciannovenne di Marengo di Piave (provincia di Treviso), tesserata con gli Arcieri del Castello, ha sfiorato la semifinale e, di conseguenza, la possibilità di giocarsi una medaglia: “Asia, che è ancora giovanissima, era amareggiata e delusa – sono le parole di coach Antonio Tosco –. Ma con il nostro spirito di squadra l’abbiamo sostenuta e le abbiamo fatto capire che questo è soltanto l’inizio di una grande carriera da agonista. E lei ha subito assorbito il colpo: sono certo che da qui troverà gli stimoli per diventare ancora più forte in vista di Parigi 2024”.
SHOOT OFF FATALE – Nulla da fare, nel compound maschile, per Paolo Cancelli e Matteo Bonacina, entrambi eliminati ai sedicesimi. Il primo viene superato da Marcel Pavlik (Slovacchia) 142-139, al termine di un match deciso nelle prime due volée, mentre il secondo non riesce ad avere la meglio sul padrone di casa: il giapponese Leon Miyamoto, protagonista di un finale in crescendo.
Impresa sfiorata, invece, nel mixed team compound, in cui la corsa di Maria Andrea Virgilio e Matteo Bonacina si arresta ai quarti, al cospetto della coppia russa formata da Artakhinova e Shigaev, capaci di spuntarla allo shoot off: 18-20, dopo la parità a quota 153. Il duo italiano parte meglio e vince il primo parziale 38-37, ma il ritorno degli avversari è veemente. Anche se nella quarta frazione Virgilio e Bonacina riescono a portare la partita allo spareggio. Non basterà. Come non basterà la rimonta di Stefano Travisani, nell’individuale del ricurvo open maschile, contro l’indiano Harvinder Singh. Ma torniamo da Tokyo con una valigia carica di medaglie e di orgoglio.
L’ex campionessa di scherma ha stimolato il gruppo a continuare ad impegnarsi per dare seguito ai successi ottenuti alle Olimpiadi e raggiungere l’obiettivo prefissato: la decima edizione consecutiva dei Giochi Paralimpici con almeno un podio conquistato. Un augurio che ha portato i suoi frutti, visto che il giorno successivo, giornata dedicata al compound femminile, Eleonora Sarti ha realizzato il record paralimpico sulle 15 frecce e Maria Andrea Virgilio ha conquistato il bronzo individuale, dando il via al gran finale dell’Italia, che ha poi vinto l’argento con Enza Petrilli e l’argento mixed team con Elisabetta Mijno e Stefano Travisani.
Menzione d’onore spetta anche a David Drahoninsky: il campione della Repubblica Ceca torna a vincere l’oro nel W1 dopo quello ottenuto a Pechino 2008 e i due argenti a Londra e Rio.
A guadagnarsi il titolo di miglior squadra è però la Cina, che al termine di questa edizione ha letteralmente dominato il medagliere conquistando ben 8 podi: 4 ori, 1 argento e 3 bronzi, con 5 medaglie individuali e tre a squadre. Dietro la Cina, con 3 medaglie ci sono la Repubblica Ceca, la Russia, la Turchia e naturalmente l’Italia.
Intervista al Presidente Pancalli
di Alberto Dolfin – Foto World Archery / Dean Alberga
Gli arcieri e le arciere italiane hanno fatto ancora centro. Da New York 1984 a Tokyo 2021 con una certezza: almeno una medaglia è nella faretra azzurra. Dieci Paralimpiadi consecutive senza mai scendere dal podio per la Fitarco che in Giappone, dopo aver conquistato due gemme olimpiche, entrambe nell’individuale con Mauro Nespoli (argento) e Lucilla Boari (bronzo), ne ha infilate altre tre il mese successivo sempre allo Yumenoshima Park Archery Field.
Ad aprire le danze ai Giochi Paralimpici è stata Maria Andrea Virgilio, bronzo nel compound open, battendo la sua bestia nera nella finale per il terzo gradino del podio, ovvero la russa Stepanida Artakhinova, che l’aveva sempre battuta nei duelli precedenti. Un esordio alla Paralimpiade davvero da incorniciare per la siciliana della Dyamond Archery, così come quello di Enza Petrilli (argento), sconfitta solamente allo shoot off dalla regina del ricurvo Zahra Nemati (al terzo sigillo individuale consecutivo). “Brilla più di un oro” ha dichiarato la calabrese di Taurianova dopo aver mordicchiato la pesante medaglia al suo collo.
Strepitosa anche la cavalcata d’argento di Stefano Travisani ed Elisabetta Mijno nel ricurvo mixed team open, con la coppia azzurra sconfitta anche qui soltanto allo shoot off dalla Russia. Abbiamo commentato il ricco bottino azzurro con il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli che ha seguito di persona in tribuna le sfide degli azzurri insieme al Presidente Mario Scarzella, da anni membro della Giunta CIP.
Dieci edizioni consecutive sul podio: che cosa vuol dire un traguardo del genere?
“Oramai la Fitarco è una garanzia per il movimento paralimpico e la dimostrazione è arrivata con le tre medaglie di Tokyo. È mancato l’oro, questo è vero, ma è mancata anche un po’ di fortuna, perché io ero lì con il Presidente Mario Scarzella e abbiamo perso due titoli soltanto allo shoot off: questo nulla toglie all’ottimo lavoro svolto dai nostri arcieri su cui possiamo fare sempre affidamento per arricchire il medagliere”.
È contento che l’Italia sia un habitué del podio proprio in uno sport così inclusivo come il tiro con l’arco?
“È lo sport che ha avuto con Paola Fantato la prima atleta azzurra che ha partecipato sia all’Olimpiade sia alla Paralimpiade nel 1996 ad Atlanta. Questo va ricordato e lancia una prospettiva importante per lo sport tutto”.
La stessa Mijno ha rinunciato alla qualifica olimpica in primavera per specializzarsi in Ortopedia al Cto di Torino. Ci dice qualcosa di lei?
“Elisabetta è una ragazza straordinaria e sono strafelice per lei così come per il suo compagno nel mixed team, Stefano Travisani. Mi hanno colpito le lacrime di Elisabetta dopo l’eliminazione ai quarti di finale del tabellone individuale e come lei si sia riscattata pochi giorni dopo. Oltre a essere una grandissima atleta, è una persona splendida, un chirurgo ortopedico ed è un esempio per tanti altri perché è riuscita a conciliare sia la carriera sportiva sia quella universitaria, ora diventata lavorativa”.
Come commenta, invece, le due medaglie individuali targate Petrilli e Virgilio?
“Insieme rappresentano un segnale bellissimo perché arrivano da due ragazze molto giovani e ciò significa che la Federazione è attenta al presente con atleti senior, ma anche al futuro, con arciere che si sono affacciate per la prima volta alla Paralimpiade e hanno subito lasciato il segno. Le medaglie degli esordienti per noi hanno un carattere ancor più importante perché connotano un movimento già proiettato verso il 2024: chiuso il ciclo di Tokyo, la Fitarco è già pronta ad aprirne un altro per Parigi con basi solide e mi auguro che i risultati siano altrettanto proficui”.












