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Giudici di Gara italiani a Tokyo 2020
di Manuela Cascio – Foto World Archery/Dean Alberga

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Allo Yumenoshima Park Archery Field si sono distinti i tre arbitri italiani designati per Tokyo: Fulvio Cantini alle Olimpiadi, Martino Miani e Andrea Bortot (Direttore dei Tiri) alle Paralimpiadi

L’Italia del tiro con l’arco è stata ben rappresentata ai Giochi di Tokyo anche dai Giudici di Gara, ben tre, tra Olimpiadi e Paralimpiadi: Fulvio Cantini, Martino Miani e Andrea Bortot in veste di Direttore dei Tiri.
Li abbiamo incontrati virtualmente, per raccogliere le loro impressioni su questa edizione dei Giochi, che tutto è stata fuorché ordinaria.

Quali sono le sensazioni che hai vissuto?
Bortot: “Tutto è iniziato con la designazione all’evento. Quando è arrivata la comunicazione che ero stato scelto, l’emozione è stata tantissima. Poi a inizio 2020 è arrivata la pandemia e successivamente lo spostamento delle Olimpiadi e Paralimpiadi. Il pensiero che le annullassero è stato sempre nella mia testa, poi però la conferma e finalmente la gara che è stata un turbinio di emozioni, dall’inizio alla fine”.
Cantini: “Partecipare a un’Olimpiade dà sempre sensazioni ed emozioni fortissime; l’altissimo livello organizzativo, le imponenti strutture e la massiccia presenza della stampa fanno immediatamente percepire l’importanza dell’evento e la responsabilità che ne deriva. È senza dubbio il raggiungimento di un sogno e di un obiettivo agognato per una vita”.
Miani: “È stata una bellissima esperienza, molto diversa da come l’avevo immaginata. L’ambiente paralimpico ha tutto un altro tipo d’aria: pur essendoci competizione, la sportività è molto più protagonista; comunque vadano gli scontri gli atleti sembrano tutti molto più felici e il clima è più rilassato.”

Com’è stata la gestione Covid e come hai vissuto questa particolare esperienza?
Bortot: “Il comitato organizzatore ha fatto un lavoro immenso. Sono stati bravissimi a gestire la situazione e non è stato facile. In base alla documentazione ed alle informazioni che avevamo ero un po’ preoccupato. Tra test giornalieri e app da scaricare ed aggiornare c’era sempre la paura di sbagliare qualcosa, poi una volta entrati nel meccanismo è stato abbastanza semplice”.
Cantini: “La gestione delle procedure Covid è stata laboriosa e stressante in special modo prima del viaggio, dove non è stato semplice capire e organizzare i tamponi per la partenza e il funzionamento delle app necessarie per l’arrivo e la permanenza in Giappone. Una volta arrivato, la tensione è calata e i vari adempimenti giornalieri sono diventati una semplice routine. Certamente il vivere in una bolla ha limitato molto l’esperienza e la socialità”.
Miani: “Indubbiamente il Covid ha cambiato molto la vita dentro e fuori il campo. Il regime anti-Covid è stato molto duro e stare con la mascherina 12-16 ore (all’aperto e al chiuso) con il clima estivo giapponese non è stato facile, la mancanza di spettatori sugli spalti poi si è fatta indubbiamente sentire. La vita nella bolla ci ha impedito di gustare al massimo le prelibatezze culinarie e di fare un minimo di turismo ma siamo comunque riusciti a sfangarla senza impazzire”.

Ci racconteresti un aneddoto olimpico?
Bortot: “Non c’è un aneddoto in particolare. Ci sono tante piccole cose che rimarranno per sempre nella mia mente”.
Cantini: “Come aneddoto, vi voglio raccontare gli istanti prima delle finali maschili, dove ero in fibrillazione per l’arrivo dei risultati di Mauro Nespoli, da cui sarebbe dipesa una mia finale per l’oro o per il bronzo. L’emozione provata negli sguardi e nelle poche parole che ho scambiato con lui nell’attesa del nostro ingresso sul campo di gara, e la felicità per il suo splendido risultato, rimarranno per sempre scolpiti nella mia mente e nel mio cuore”.
Miani: “Alcuni atleti erano talmente emozionati di stare sul palco degli scontri che alla domanda ‘sei pronto?’ prima di dare il via, rispondevano ‘no’ e quindi bisognava pensare ad una battuta per rompere la tensione e dargli quell’attimo di respiro necessario ad entrare in gara.”

Fulvio e Martino, quali match avete arbitrato?
Cantini: “Per tutta la durata della Olimpiade sono stato impiegato in qualità di giudice di linea e tra i numerosi scontri arbitrati si evidenziano senza dubbio le due finali per il bronzo, una per le squadre femminili e l’altra per gli individuali maschili”.
Miani: “Ammetto di non ricordare esattamente tutti i miei match ma c’è stato un attimo di tensione per l’unico cartellino giallo di tutto l’evento durante i quarti mixed team alla RPC (Russian Paralympic Committee) che poi è comunque arrivata in finale e ha vinto l’oro”.

Andrea, DOS ai Giochi, quali sono le difficoltà del tuo ruolo ad un evento così importante?
Bortot: “La difficoltà più grande nel ruolo che ho ricoperto è stata quella di mantenere la concentrazione durante tutta la gara. Quando sei arbitro di linea o di bersaglio, una volta svolto il tuo match hai un po’ di tempo per rilassarti, mentre il direttore dei tiri è sempre sotto pressione e non ti puoi distrarre, visto che comunque hai anche la responsabilità della sicurezza. Per fortuna il comitato organizzatore aveva designato un assistente che è anche un arbitro internazionale con molta esperienza nel ruolo e mi ha dato una grossa mano a svolgere al meglio il compito”.
Fulvio e Andrea, rispetto a Londra e Rio, in cosa si differenziavano questi Giochi?
Bortot: “Rispetto alla mia esperienza a Rio questi Giochi sono stati molto diversi. A Rio c’era il pubblico, l’evento era vissuto come una grande festa ed eravamo molto più liberi, a Tokyo questa cosa è mancata. Il fatto di essere nella bolla per colpa della pandemia ha limitato la possibilità di vivere meglio l’evento, ma nonostante tutto l’emozione è stata tantissima”.
Cantini: “Rispetto a Londra l’esperienza è stata completamente diversa, per varie ragioni. Sicuramente ho vissuto la competizione con una maggiore consapevolezza; sapere a cosa sarei andato incontro mi ha permesso di vivere l’evento con maggiore serenità e questo mi ha fatto apprezzare maggiormente i momenti di gara. Nel contempo la pandemia in atto non mi ha permesso di vivere i Giochi Olimpici appieno, specialmente per non aver potuto seguire dal vivo gli altri sport e la meravigliosa cerimonia di apertura”.
Martino, quali sono state le tue sensazioni al debutto olimpico? Pensi che la pandemia abbia tolto qualcosa?
Miani: “Non è stato esattamente un debutto, avendo già l’esperienza delle Olimpiadi Giovanili di Singapore 2010 e Nanchino 2014. Sapevo a cosa andavo incontro in termini di programma ed organizzazione, però è stata la mia prima esperienza tra i paralimpici e sono molto contento di averla fatta. Indubbiamente la pandemia ha tolto molto in termini di spettacolo, per fortuna non nelle prestazioni atletiche e nelle dimostrazioni di affetto che, se ci sono state, erano obbligatoriamente, a distanza.

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