Tra raduni, gare di valutazione e Campionati italiani gli azzurri si avvicinano alla gara di qualificazione di Nove Mesto di inizio luglio, ultima tappa prima della partenza per i Giochi Paralimpici di Tokyo
È finalmente all’orizzonte l’appuntamento più atteso: dell’anno? No, del quadriennio. Anzi, in questo caso si può parlare di quinquennio, visto che lo scoppio della pandemia ha fatto slittare di 12 mesi tutti gli eventi sportivi previsti nell’estate 2020. Tutti, compresi i Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo.
Ora, però, il sole rosso, simbolo del Giappone, sta per sorgere e illuminare gli atleti e le atlete che, dal 24 agosto al 5 settembre, raggiungeranno la capitale più a oriente del continente asiatico. E daranno vita a un evento capace di travalicare i confini dello sport. Un evento a cui parteciperà pure la Nazionale italiana Para-Archery. Gli azzurri, quasi banale evidenziarlo, non intendono solo farsi trovare pronti, ma recitare da protagonisti. Per questo, nelle ultime settimane, si sono intensificati impegni e raduni agli ordini del commissario tecnico Guglielmo Fuchsova e dello staff azzurro.
PADOVA – A cominciare dall’appuntamento di Padova, una città legata ormai a doppio filo con l’arco, le frecce e il bersaglio. Lo scorso aprile, a due mesi di distanza dall’appuntamento nel quartiere fieristico, la Nazionale è tornata in Veneto per affinare la preparazione: dai padiglioni della Fiera al campo degli Arcieri Padovani, con base all’impianto polifunzionale intitolato a Filippo Raciti. Dopo il ritrovo ad Abano, gli azzurri si sono immersi in tre giorni di intenso e duro allenamento. Duro, specialmente perché intervallato da diverse e particolari condizioni climatiche: nella prima parte, sole splendente e temperature in linea con la stagione; nella seconda, pioggia e nuvoloni, con la colonnina di mercurio calata in maniera sensibile. Ma, in fondo, va bene così: anche le bizze del meteo sono una componente di questo splendido sport e servono per gestire quella che lo staff tecnico allena da tempo: la no comfort zone.
TOSCANA – Una volta chiusi gli ombrelli, a cavallo tra aprile e maggio, l’Italia si è trasferita in Toscana per un nuovo raduno tecnico. Il teatro? Duplice, Grosseto, al campo della società Maremmana Arcieri, e a Montalcino, dove c’è stato spazio per una gara di valutazione. Poi, via libera al lavoro programmato con i tecnici di settore e lo psicologo, Gianni Bonas. Con uno sguardo sempre proiettato al Sol Levante. E non solo, perché prima c’è da affrontare una gara di qualificazione paralimpica a Nove Mesto, prevista dal 5 all’11 luglio: in Repubblica Ceca, è bene ricordarlo, gli azzurri sono chiamati a conquistare il pass maschile e femminile nel W1 e un altro pass nell’olimpico maschile, da aggiungere ai 7 tagliandi già “obliterati” ai Mondiali del 2019, prima che il virus sconvolgesse le nostre vite (4 nel compound, 3 nell’arco olimpico). Una tappa di straordinaria importanza quindi, preceduta da un altro test di rilievo: quello di Grottaglie, in provincia di Taranto, dove va in scena il Campionato italiano outdoor.

APNEA – Ma, tornando alla parentesi toscana, non è finita qui. Perché il commissario tecnico Guglielmo Fuchsova ha organizzato due incontri con l’istruttore di apnea profonda, Riccardo Pecchioli: un esperto che vanta un personale di 6’05” in apnea statica e 105 metri in dinamica. Proprio Pecchioli ha contribuito ad ampliare il programma sulla respirazione che, da quattro anni, il professor Bonas fa praticare ai ragazzi della Nazionale paralimpica. L’obiettivo è chiaro: saper gestire il battito cardiaco nei momenti di grande tensione e raggiungere, di conseguenza, una coerenza cardiaca.
ROMA – Altro giro, altra corsa: dopo i Tricolori di Grottaglie, i migliori interpreti del magico mondo del Para-Archery abbracciano Roma per un raduno tecnico di cinque giorni all’Acqua Acetosa: più precisamente, al Centro di preparazione olimpica “Giulio Onesti” (dall’11 al 16 giugno). In questo contesto, gli azzurri prenderanno parte anche alle gare organizzate dall’Arco Sport Roma.
Tredici i convocati: nell’Olimpico Open, tocca a Stefano Travisani (Fiamme Azzurre), Giuseppe Verzini (Arcieri Cormòns), Elisabetta Mijno (Fiamme Azzurre), Veronica Floreno (Dyamond Archery Palermo) e Vincenza Petrilli (Aida), mentre nel Compound Open spiccano Matteo Bonacina (Arcieri delle Alpi), Giampaolo Cancelli (Arcieri D.l.f. Voghera), Paolo De Venuto (Frecce Azzurre), Giulia Pesci (Arcieri Ardivestra), Eleonora Sarti (Fiamme Azzurre) e Maria Andrea Virgilio (Dyamond Archery Palermo). Per chiudere, il W1 con Asia Pellizzari (Arcieri del Castello) e Salvatore Demetrico (Dyamond Archery Palermo). Il gruppo è seguito dal responsabile tecnico Guglielmo Fuchsova, dagli allenatori Antonio Tosco e Stefano Mazzi, dall’assistente tecnico Fabio Fuchsova, dalla fisioterapista Chiara Barbi e dal già citato dottor Bonas. In quest’occasione, gli atleti e le atlete svolgeranno anche le visite mediche in vista di Tokyo all’Istituto di Medicina dello Sport del CONI.
Impegno e concentrazione, dedizione e fatica, sacrificio e ambizione, lungo un interminabile percorso di semina. Tra poco, sarà tempo di raccolto. Con l’auspicio che sia il più ricco possibile. Il Giappone è vicino. •
Studio e tiro con l’arco:
Elisabetta Mijno fa sempre centro
Non si considera un esempio, tantomeno una fonte di ispirazione. Le basta – e avanza – essere quel che è: una persona in grado di dare fondo a tutte le sue energie, la sua forza, la sua preparazione.
Vale nello sport, nel lavoro, nella quotidianità. E, in questo senso, Elisabetta Mijno è una specialista. Nel significato più stretto del termine. Perché la regina dell’arco ha appena tagliato un traguardo speciale, al di fuori della linea di tiro. Dopo aver discusso la tesi di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia all’Università di Torino, Elisabetta ha concluso il suo percorso di studi: “Non credo di aver fatto nulla di speciale – afferma –. In fondo, portare avanti il lavoro, lo studio e l’attività agonistica è sempre stata una costante nella mia vita”. La piemontese vede opportunità pure negli ostacoli: “Paradossalmente la pandemia mi ha aiutato ad avere meno distrazioni e a dare priorità agli aspetti più urgenti”.
Come la professione di medico. E il tiro con l’arco: “Una valvola di sfogo di fondamentale importanza. Il fatto di essere riuscita ad allenarmi pure nei periodi in cui c’era il divieto assoluto ha alleggerito il peso legato alla mancanza di socialità”.
Centrato il bersaglio nello studio, ora Mijno punta a ripetersi a Tokyo: “Non lascio nulla al caso e procedo nella preparazione come se avessi la certezza che i Giochi Paralimpici andranno regolarmente in scena. Ma è più un autoconvincimento perché non ne sono affatto sicura. Se mi considero un esempio? No, sono solo una che si butta a capofitto nelle cose. Ha dei sogni. E li rincorre”.
Dall’Italia al Mar Baltico:
Gabriele Meneghel, l’azzurro di Lettonia
“Un principe azzurro si innamora di una ragazza. E la segue nella sua terra d’origine, dove la allena”. Sarebbe l’incipit ideale per una favola. Ma è realtà. Solo che il principe è un allenatore di tiro con l’arco. E l’azzurro è quello della Nazionale italiana Para-Archery.
O meglio, era. Perché lo scorso dicembre Gabriele Meneghel ha deciso di salutare lo staff tecnico guidato da Willy Fuchsova. E di seguire il proprio cuore: “La scelta è dettata da due motivi – racconta Meneghel –. Il primo è legato a una soddisfazione personale: vorrei vivere un’esperienza in prima linea, metterci del mio. Il secondo è di natura affettiva: sono coach della Lettonia perché la mia compagna è originaria del Paese sul Mar Baltico. E fa parte di quella Nazionale”. Si chiama Ieva Melle e punta dritta dritta a Tokyo: ai Giochi Paralimpici.
“La Lettonia non ha una struttura come la nostra – prosegue Gabriele – e, di conseguenza, il mio incarico non è arrivato dalla Federazione. È più una sorta di volontariato”. Dal punto di vista strettamente sportivo, la scelta è ad alto margine di rischio: “Non è una decisione che ho maturato da un giorno all’altro. Costa fatica separarmi dal gruppo azzurro, con cui ho un legame profondo. In ogni caso, sarà bello ritrovarci tutti insieme a Nove Mesto, alla gara di qualificazione paralimpica”. La nuova avventura è all’orizzonte: “Sulle sponde del Baltico porterò un bagaglio di esperienze maturate negli ultimi 15 anni. Tuttavia, il mio non è un addio alla Nazionale italiana: è un arrivederci”.
Fitarco e Obiettivo3:
insieme per lo sport senza barriere
Due realtà, un unico obiettivo: far sì che il maggior numero di persone con disabilità si avvicini alla pratica sportiva.
Come? Attraverso un accordo di collaborazione che affonda le radici nella concretezza. E non solo nelle buone intenzioni. È la partnership che coinvolge Fitarco e Obiettivo3, la società ideata da Alex Zanardi nell’intento di regalare un’occasione a chi vuole sgretolare il binomio disabilità-passività. E intende mettersi in gioco nel mondo dello sport. Qualsiasi sport. In questo senso, si inserisce al meglio il tiro con l’arco.
L’obiettivo, infatti, è quello di diffondere l’attività Para-Archery, ampliando la platea di arcieri. E senza alcun costo: a tale proposito, verranno utilizzati i contatti che Obiettivo3 già possiede all’interno di strutture ospedaliere, centri spinali e istituti di riabilitazione, così da allargare ulteriormente l’attività arcieristica di base sul territorio.
L’accordo è sbocciato in primavera, ma il seme è stato piantato lo scorso inverno, quando il Vicepresidente Vicario della Fitarco, Oscar De Pellegrin, ha intrecciato i contatti con Barbara Manni, cognata di Zanardi e tra le colonne portanti di Obiettivo3: “Stiamo parlando di una realtà che porta avanti numerose manifestazioni promozionali – argomenta proprio De Pellegrin – in varie zone d’Italia. Una realtà che ha il desiderio di ampliare il ventaglio di discipline da proporre. Conosciuta soprattutto per l’handbike, ha dimostrato interesse pure per il tiro con l’arco. E, per quanto ci riguarda, è un grande orgoglio, oltre che un’opportunità importante”.
In questo modo, anche la Fitarco potrà moltiplicare le sue frecce: “Il progetto garantisce una visibilità di rilievo – prosegue il Vicepresidente vicario – e una solida operatività attraverso i canali comunicativi di Arco Senza Barriere. Avviare nuove sinergie e fare squadra, specialmente in questo particolare momento storico, è fondamentale per indurre ragazze e ragazzi con disabilità a inoltrarsi nel mondo dello sport. Lo scopo, quindi, è comune. E, lavorando assieme, avremo più possibilità di rafforzare il reclutamento sul territorio”.
A tale proposito, il partner si impegna a diffondere il verbo del Para-Archery, provvederà a individuare i potenziali atleti idonei alla disciplina (attraverso contatti, istanze e richieste che arrivano da centri sportivi, spinali e ospedali), orienterà gli stessi atleti verso il tiro con l’arco. E fornirà in comodato d’uso gratuito l’attrezzatura indispensabile per l’avviamento allo sport: tutto ciò, sulla base di valutazioni mirate, necessità economiche, motivazionali o di merito.
Il semaforo verde del progetto? È già scattato con l’inizio di aprile. E durerà fino al 31 dicembre, con possibilità di essere poi prorogato: “Da un lato – incalza De Pellegrin – abbiamo l’occasione di allargare il bacino di atleti da cui attingere, dall’altro Obiettivo3 potrà arricchire la propria offerta sportiva attraverso il Para-Archery”. Il portabandiera ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 non nasconde la sua soddisfazione: “Ho avuto il privilegio di conoscere da vicino l’universo di Obiettivo3 e ho respirato un’aria di profonda amicizia. La stessa che c’è nei confronti di Alex Zanardi”.
Insomma, Fitarco e la società fondata da un’autentica leggenda dello sport saranno come due vasi comunicanti, destinati a scambiarsi idee e competenze, ma anche motivazioni e quel sano entusiasmo che anima la sfera sportiva. A ogni latitudine e longitudine: “È importante suscitare curiosità – è la filosofia di Obiettivo3 – creare interesse e cercare il coinvolgimento diretto per far nascere la passione che può avvicinare a un percorso sportivo. Vogliamo essere sempre presenti e a disposizione degli atleti, regalando loro l’esperienza maturata nel corso degli anni come professionisti. Ma non solo: vogliamo esserci pure per sostenere gli sportivi dal punto vista economico perché purtroppo, e molto spesso, il solo acquisto di un ausilio rappresenta una barriera insormontabile”.
Una barriera da abbattere, quindi. E l’accordo appena sottoscritto va esattamente in questa direzione. La Fitarco, dal canto suo, si impegna invece a garantire supporto tecnico, sportivo e professionale, attraverso tecnici regolarmente iscritti all’albo federale e in possesso della specializzazione Para-Archery; svilupperà progetti “ad personam”, finalizzati a portare il singolo da un livello promozionale a un livello agonistico; proporrà l’inserimento degli atleti paralimpici nelle società sportive affiliate alla Federazione, più idonee al percorso di crescita; sosterrà economicamente, attraverso il progetto “Arco Senza Barriere”, il costo del percorso di avviamento al tiro con l’arco. E infine, si è impegna a nominare come tecnico di riferimento per la gestione dell’accordo il coach Ezio Luvisetto, che già lo scorso 15 maggio ha partecipato ai primi incontri con i neofiti.
La partnership è nero su bianco e si è già passati alla piena operatività. Seguendo le parole di Alex Zanardi: “La vita è come il caffè. Puoi metterci tutto lo zucchero possibile, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. Rimanendo fermi, non succede nulla”. E questa non è altro che l’essenza della collaborazione Fitarco-Obiettivo3: una collaborazione dinamica, energica, efficiente. E dolce, come quel caffè.






