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IL RICORDO DEGLI SPORTIVI QUASI MAI VA OLTRE I RISULTATI
di Manolo Cattari – Psicologo della Nazionale FITARCO

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I neuropsicologi individuano due percezioni di sé con cui gestiamo le informazioni: il sé esperienziale e il sé mnemonico. Quale processo mentale prevale per uno sportivo?

Dorando Pietri è stato un grande maratoneta italiano, passato alla storia per essere stato squalificato ai Giochi Olimpici di Londra 1908 perché ha tagliato il traguardo sorretto dai giudici. Chissà quante gare avrà vinto che non vengono ricordate.
I neuropsicologi sono concordi nell’individuare due percezioni di sé con cui gestiamo le informazioni:
· il sé esperienziale che fa riferimento all’esperienza e situazione percepita con i sensi;
· il sé mnemonico che fa riferimento all’immagine memorizzata di sé in una determinata situazione.
Nel momento in cui ci troviamo a scegliere tra alternative prevale la logica esperienziale o la logica mnemonica?
In uno storico esperimento veniva chiesto ad un gruppo di persone di mettere la mano in acqua fredda per due volte, perciò di sopportare il dolore. La prima volta per un minuto a temperatura costante, la seconda volta per un minuto e mezzo con gli ultimi 30 secondi in cui l’acqua veniva scaldata leggermente, al fine di renderla meno dolorosa e più sopportabile. Veniva poi chiesto loro di ripetere una delle due prove a scelta. L’80% della popolazione testata scelse di ripetere la seconda esperienza. Perché? La logica esperienziale opterebbe per la prima possibilità, ma la scelta nasce dall’esperienza mnemonica di scegliere la situazione di cui si ha un ricordo meno brutto.
Il sé mnemonico ragiona sulla narrazione della storia della persona e per questo fa riferimento al processo “picco-fine”: gli eventi salienti e come finisce l’esperienza sono più importanti della durata dell’esperienza e della qualità globale della stessa.
Questa bizzarra dicotomia penso che trovi la massima espressione nelle foto ricordo delle vacanze. Spesso chi fotografa in vacanza considera il momento più come un ricordo da costruire che un’esperienza da godere. Insomma facciamo un sacco di foto che al rientro dal viaggio spesso non guardiamo. Allo stesso modo nel dare significato ad una relazione finita in separazione diventa complesso andare oltre il fallimento finale e ricordare i bei momenti, comunque vissuti.
Nello sportivo il processo “picco e fine” si esplica nell’incapacità di andare oltre il risultato raggiunto. “Quello non lo batto mai” è un pensiero mnemonico non esperienziale. Parlano i risultati, che non potranno mai essere descrittivi di ciò che siamo o siamo stati.
“Si può vincere anche una guerra in 2 ma è più difficile cambiare un’idea”, cantavano i Litfiba e Dorando Petri sarà sempre lo squalificato di Londra 1908.

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