Provate ad immaginare quando eseguite un tiro: siete attenti o concentrati? Analisi della sequenza di tiro e dei passaggi effettuati in fase di attenzione o di concentrazione
“Provate ad immaginare quando eseguite un tiro: siete attenti o concentrati?”. Questa è una delle domande che solitamente pongo ad alcuni dei miei allievi. Non sempre ricevo una risposta soddisfacente ma, passato il momento d’imbarazzo, invito loro ad “immaginare” una intera esecuzione. Provo anche a rendermi utile, facendogli notare che ci sono passaggi della sequenza che vengono fatti in fase d’attenzione, ed alcuni passaggi in fase di concentrazione. Poi, chiedo loro se riescono ad elencarmi in un’intera sequenza, quali passaggi sono fatti in fase di attenzione e quali sono fatti in fase di concentrazione, per poi iniziare la lezione vera e propria.
Ora proviamo noi, ad affrontare l’argomento, semplificandolo il più possibile, confinando il tutto in ambito: arciere/tecnico, senza nessuna pretesa di sostituirci al ruolo complesso e fondamentale dello psicologo sportivo.
Quante volte nei campi di gara si è udita questa frase: stai attento, concentrati sull’azione… Sono due cose strettamente collegate tra loro, ma impossibili da mettere in atto contemporaneamente, considerando che devono rispettare un ordine cronologico abbastanza rigido (attenzione/concentrazione) ed in un arco di tempo limitato, soprattutto riguardo la concentrazione. Iniziamo con ordine cercando il più possibile di semplificare il tutto, anche con degli esempi, partendo dall’attenzione.
L’attenzione è un processo di focalizzazione tra i molti stimoli percepiti, sia dall’esterno che dall’interno. È la capacità di selezionare e dirigere le risorse psichiche a disposizione del soggetto in un determinato momento della realtà.
Nel momento in cui suggeriamo ad un nostro allievo di prestare attenzione, gli stiamo indicando di focalizzare la mente su di un punto ben definito. Un esempio che potremmo fare su come avviene l’attenzione, resta sempre quello della torcia accesa in una stanza buia. Il fascio di luce indirizzato nel punto che ci interessa, tralasciando quello che appare ai nostri occhi prima che la torcia illumini l’oggetto ricercato. Oppure, sempre semplificando, quando siamo in un aeroporto e nonostante i rumori ed il vociare delle persone, quando parte un annuncio che a noi interessa, tutto diventa ovattato e sentiamo solo la voce di chi parla al microfono.
Ritorniamo al nostro sport, tenendo sempre presente che il gesto tecnico che porta alla partenza della freccia non può prescindere da: memoria, attenzione prima e autovalutazione dopo.
Il tiro con l’arco è uno “sport chiuso”, dove è necessario un numero alto di ripetizioni, il più possibile uguali tra di loro, ragion per cui è indispensabile essere, per una gran parte della nostra sequenza, prima attenti e poi concentrati.
ATTENZIONE
Cominciamo ad analizzare un po’ nel dettaglio, come possiamo indentificare meglio qual è lo stato di attenzione a noi più congeniale in ambito della nostra sequenza di tiro.
Esistono diverse capacità di attenzione:
– selettiva
– limitata
– variabile
Quella che riguarda principalmente la nostra sequenza è senza dubbio l’attenzione selettiva, anche se per certi versi ed in alcuni passaggi specifici della sequenza, sono impiegate tutte e tre le varianti. Sempre in ambito semplificativo, dobbiamo ricordare che l’attenzione per un tiratore neofita non potrà essere uguale a quella di un tiratore con una certa esperienza.
Molti passaggi in un tiratore esperto sono stati oramai catalogati ed inseriti nella sua sequenza, al punto di renderli assolutamente automatizzati. Questo non vuol dire che non ci sia attenzione da parte del tiratore, ma l’esperienza lo ha portato a rendere il tutto “automatizzato”, rispetto al tiratore neofita che presta attenzione a molti passaggi (ma non trova risposta ad un possibile errore alla fine del tiro). Il tiratore esperto invece, non presta attenzione durante alcuni passaggi, per rendersi conto eventualmente in fase finale del potenziale errore commesso.
Sempre riferendoci ad un tiratore agonista esperto, possiamo affermare che la sua sequenza di tiro è sottoposta ad attenzione per circa tre quarti della sua durata, lasciando alla concentrazione il rimanente quarto. Il neofita invece, tende a fare tutto in fase di attenzione, anche perché il processo di automatizzazione lo “obbliga” ad un controllo di un passaggio alla volta, prima di riuscire a creare una certa ripetibilità.
Provando a semplificare il più possibile in ambito tecnico, possiamo affermare che l’attenzione accompagna il tiratore dal momento che estrae la freccia dalla faretra, fino al momento della sovrapposizione della diottra sul bersaglio. Da questo momento in poi, si presuppone che sia subentrata la concentrazione.
Alcuni addetti ai lavori sostengono che sia più importante l’attenzione che la concentrazione, anche se a parer di altri, io tra questi, questi colleghi riportano in ambito dell’attenzione, quella parte di concentrazione che viene chiamata “concentrazione cognitiva”, ed è proprio questa valutazione che sposta notevolmente il baricentro verso l’attenzione rispetto alla concentrazione.
CONCENTRAZIONE
Passiamo ora a parlare della concentrazione.
La concentrazione è la capacità di focalizzarsi su di un compito, solo per un certo lasso di tempo. Raccoglie informazioni, interne ed esterne attraverso gli organi di senso, elabora le informazioni per eseguire nel migliore dei modi, qualora ci riferiamo ad una disciplina sportiva, il movimento richiesto.
La concentrazione indubbiamente è un momento vitale per il buon esito della nostra azione, una volta inserita nella sequenza di tiro, può portare a risultati insperati. Ricordiamoci inoltre, che per quanto sia complesso innescare la sua “procedura” in gara, nelle sedute di allenamento invece è possibile misurare eventuali miglioramenti, simulando le possibili situazioni di gara, portando il tiratore agonista ed esperto, alla capacità di stare concentrato nei momenti topici.
Anche qui è necessario un esempio per comprendere meglio come avviene la concentrazione. Proviamo ad immaginare, mentre siamo comodamente seduti, alla nostra sequenza di tiro, partendo dal momento in cui estraiamo la freccia dalla faretra, fino ad arrivare all’apertura del rilascio meccanico: credo che tutti noi siamo in grado di farlo. Ma se poi vi venisse posta la domanda: siete stati “concentrati” dall’inizio alla fine, oppure a un certo punto il pensiero è andato su di uno specifico particolare della tua sequenza? Quale sarebbe la vostra risposta?
Facciamo un altro esempio: siete in ancoraggio e dopo aver inquadrato il bersaglio, la vostra attenzione muta subito in concentrazione e mentre state mirando il compagno di piazzola inavvertitamente vi urta, automaticamente la vostra concentrazione diminuisce e subentra la vostra attenzione sulla distrazione che avete recepito.
Solamente ripetendo l’azione, ripartendo dall’attenzione che comporta la vostra sequenza di tiro, ritornerete ad essere nuovamente concentrati.
Quindi la concentrazione non è solo puntare gli occhi o i sensi verso un determinato stimolo e rimanerci per un periodo di tempo, ma è anche la capacità di riportare l’attenzione verso un determinato punto ogni volta che la mente viene “distratta” per ritornare ad essere concentrati.
Sempre restando in ambito della concentrazione, dobbiamo prendere atto che ci sono due componenti che ne determinano il buono o il cattivo esito: gli stimoli esterni e quelli interni.
Anche in merito all’attenzione questi stimoli possono essere percepiti, ma segnatamente in un solo momento e soprattutto gestiti con un altro “spirito” rispetto al fatto di percepirli in fase di concentrazione. Gli stimoli esterni, percepiti dagli organi recettori, possono distoglierci dalla concentrazione creando uno stato di nervosismo, anche se a parere degli esperti sono quelli che incidono meno nel distrarci.
Altro sono gli stimoli interni, questi derivano da motivazione, impegno, interesse personale e soprattutto dallo stato emotivo. Questi possono creare ansie o timori, ma anche piacevoli sensazioni dal momento che sono “agganciati” alla memoria.
È fondamentale capire queste differenze e comprenderne soprattutto il significato, per poter sfruttare al massimo le potenzialità da inserire nella nostra sequenza di tiro ed ottenere così il massimo del risultato, nonostante il poco tempo che si ha a disposizione per tirare una freccia.
Come abbiamo accennato nelle righe precedenti, imparare a concentrarsi è un’abilità che deve essere acquisita, sviluppata, potenziata e preservata attraverso l’allenamento.
Anche la concentrazione, come l’attenzione, può avere dei limiti di tempo. Secondo alcune prove fatte nell’ambito degli sport di tiro, la sola concentrazione, abbinata alla fase mira, ha una durata che si quantifica in circa 20 secondi. Dopo di che, il risultato che otterremo sarà sicuramente inferiore alle nostre aspettative. Dati rilevati in competizioni di alto livello, rimarcano quanto sia poco appagante spingersi oltre i propri limiti quando abbiamo superato il tempo massimo di concentrazione. Se invece riusciamo a diventare consapevoli di quanto siano importanti queste due fasi concatenate, potremmo essere in grado di gestire la nostra sequenza di tiro, dall’ancoraggio alla mira, in maniera ottimale.
Ogni tiratore agonista dovrebbe lavorare per incrementare le proprie capacità di attenzione e di concentrazione, soprattutto in allenamento, con specifici esercizi, ricordandoci in ogni caso che, soprattutto in uno sport come il nostro, non è possibile stare per tanto tempo concentrati.
Il tiratore agonista esperto dovrà imparare a gestire gli sforzi mentali, oltre quelli fisici e gli “stacchi” fuori dalla linea di tiro, per esempio: tra una serie di frecce e l’altra, oppure nel recupero frecce rimanendo “equilibrato”. Questo lo porterà a grandi risultati e rafforzerà in modo continuo le sue capacità, nell’essere attento prima e concentrato dopo. •



