Novità e certezze nel raduno della Nazionale Giovanile Para-Archery dopo la lunga attesa dovuta al Coronavirus. Quattro giorni di lavoro nel rinnovato centro tecnico degli Arcieri Città di Terni
È ripartita dall’Umbria la Nazionale Giovanile Para-Archery. E, in particolare, dalla nuova struttura degli Arcieri Città di Terni che era stata inaugurata lo scorso anno con un ritiro, con tanto di partecipazione alla cerimonia che celebrava i lavori di ristrutturazione.
Dopo aver finalmente archiviato il lungo periodo della pandemia, gli azzurrini hanno ripreso confidenza con un vecchio amico: l’arco. Sotto la guida del Responsabile Tecnico Willy Fuchsova e dell’allenatore Ezio Luvisetto, i giovani arcieri sono stati protagonisti di un ritiro di quattro giorni, cominciato giovedì 10 e concluso domenica 13 settembre.
I convocati? Sette. O meglio, otto. Ma Francesco Tomaselli ha appena iniziato il percorso universitario trasferendosi a Milano dalla Puglia e non è riuscito a raggiungere i compagni. In ogni caso, “Checco” rimane un pilastro del gruppo. In merito all’arco olimpico, hanno risposto alla chiamata Francesco Ceppaglia (Arcieri dei Peuceti), Gabriel De Toffoli (Arcieri del Piave), Giulia Baldi (Maremmana Arcieri G. dalle Bande Nere) ed Elisabetta Petris (Arcieri Cormòns), mentre nel compound ecco Giulia Ferrari (Maremmana Arcieri G. dalle Bande Nere) e Sofia Forneris (Arcieri del Cangrande), nel W1, Asia Pellizzari (Arcieri del Castello).
A tracciare un bilancio di questo nuovo inizio è il coach Ezio Luvisetto: “È stato un raduno davvero proficuo – argomenta l’ex azzurro –. Anche perché ha segnato l’ingresso di due nuovi atleti: entrambi si sono dimostrati all’altezza della situazione. E della divisa che indossano”.
Cominciamo con la prima new entry.
“Il bellunese Gabriel De Toffoli, per gli amici Skeggia, è un ragazzino spettacolare. Lo considero un Oscar De Pellegrin in miniatura, non solo per la provenienza geografica. Gabriel è maturo, dimostra 15 anni in più rispetto a quelli che ha realmente, vanta un’educazione arcieristica e sportiva molto sottile: non è un caso che stia crescendo sotto l’ala di un tecnico come Aldo Andriolo. Siamo di fronte a un piccolo campione, un ragazzo come il portacolori degli Arcieri del Piave fa bene all’intero movimento”.
E la seconda novità?
“Risponde al nome di Elisabetta Petris. Ha 13 anni ed è legata agli Arcieri di Cormòns. Ragazza solare, simpaticissima. Ma, quando c’è da fare le cose seriamente, è integerrima: non si tira mai indietro, anzi. In più, ha già una buona tecnica di tiro, ne sentiremo parlare. Elisabetta e Gabriel accrescono la voglia di lavorare all’interno della squadra perché hanno una buona qualità. E anche per il loro impegno che stimola pure gli altri componenti. Nessun dubbio, il gruppo c’è. E ora spetta a noi metterlo sotto torchio”.
Come avete impostato il lavoro in Umbria?
“Inizialmente abbiamo promosso una verifica di punteggio con lo scopo di vedere come si comportavano i ragazzi e le ragazze quando erano sotto osservazione: volevamo capire le loro emozioni, il loro atteggiamento, la capacità di concentrazione. Per ognuno, abbiamo poi stilato una scheda dettagliata. E, a quel punto, è partito il lavoro sul piano tecnico: abbiamo eliminato il superfluo e sistemato alcune cose, con determinati aggiustamenti sul materiale. E sul tiro vero e proprio. Gli arcieri sono stati poi istruiti sul riscaldamento iniziale, che è la base per dare vita a una buona prestazione, e sull’importanza di avere un metodo. Infine, la responsabilità della maglia: devono sentire che indossano l’azzurro e che sulla schiena c’è scritto Italia. Questa è la Nazionale. E tirano solo i migliori”.
Durante il lockdown, come vi siete regolati?
“Abbiamo sempre cercato di puntare sulla positività. Ed è ciò che stiamo facendo pure adesso, che siamo tornati in campo. Tuttavia, non lo nascondo, un po’ soffriamo per la mancanza di obiettivi certi a livello di competizioni. Così, in assenza di appuntamenti in calendario, non resta che concentrarsi sul prossimo allenamento e sui miglioramenti individuali”.
Il fatto di aver vissuto parecchio tempo fra le mura domestiche e di non essersi potuti allenare con costanza, ha inciso a livello psicologico sugli atleti?
“No, onestamente no. Non li ho mai visti in sofferenza. E, nel limite del possibile, si sono sempre allenati, tirando a casa o nelle strutture delle loro varie società. In questo senso, mi interfaccio sempre con i tecnici sparsi nelle diverse zone d’Italia. È un confronto continuo, finalizzato alla crescita dei giovani. I quali, ripeto, sono serissimi. Ma in Nazionale ci si diverte, eh? Quando serve, i nostri ragazzi li facciamo giocare”.
I Giochi Paralimpici iniziano già a popolare i sogni di qualche astro nascente?
“Calma, siamo un contenitore di piccoli pesci. Anche se è giusto avere ambizioni e sapere che, nella Nazionale maggiore, c’è qualche ‘vecchio’ da poter spodestare. Ma è bene procedere per gradi. Investire sui giovani significa guardare al futuro”.
Come sta la base del movimento?
“Sta molto bene. Ora bisognerà attendere gli sviluppi della nuova dirigenza della FITARCO per capire i programmi nell’immediato futuro, ma il movimento continua ad ampliarsi. Non dimentichiamo che l’Italia è l’unico Paese al mondo ad avere una Nazionale giovanile per arcieri con disabilità. E questo è motivo di profondo orgoglio”.
In chiusura, i prossimi appuntamenti?
“Asia Pellizzari prenderà parte a un raduno con la Nazionale senior a Reggio Calabria. E un altro raduno a livello giovanile lo organizzeremo entro Natale: magari durante le vacanze, quando le scuole rimarranno chiuse. Per il resto, ogni arciere potrà cimentarsi nelle varie competizioni con la sua società di appartenenza”. •




