arco e maternità INTERVISTA A GUENDALINA SARTORGuido Lo Giudice – foto World...

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INTERVISTA A GUENDALINA SARTOR
di Guido Lo Giudice – foto World Archery

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Fiocco azzurro per la campionessa della Nazionale e dell’Aeronautica. Dopo una carriera ricca di successi l’atleta padovana ha vissuto la gravidanza durante la pandemia ma è stata ripagata dalla nascita di Edoardo

In questo periodo storico contraddistinto negativamente dal Coronavirus è molto utile concentrarci anche sulle belle notizie per guardare al futuro con fiducia. Una di quelle che spicca è il fiocco azzurro arrivato in casa Sartori-Costa. Il piccolo Edoardo, venuto alla luce lo scorso 27 aprile a Padova, ha sfidato la pandemia per nascere e prendere il cognome di mamma e papà. Dopo essersi cimentati tra poppate, pannolini e la rincorsa del sonno che quasi ogni neonato ti nega con amorevole passione, mamma Guendalina Sartori ci racconta questo cambiamento radicale della sua vita da atleta. Se anche Edoardo saprà farsi valere sulla linea di tiro si vedrà, ma parte da buone basi: papà Giosef, oltre ad essere un grande appassionato di moto, è anche un arciere, mentre Guendalina ha tenuto in alto i colori azzurri per anni ottenendo grandi successi internazionali.

Dopo tanti anni sulla linea di tiro era arrivato il momento giusto per un bambino?
“Lo pensavamo da un po’ ed erano maturi i tempi per questo passo: sono 10 anni che stiamo insieme e da 8 conviviamo. Era il momento giusto per allargare la famiglia”.

Come hai vissuto la gravidanza durante l’epidemia di Coronavirus?
“È stata una gravidanza particolare, sono rimasta chiusa in casa per due mesi ed era una gioia anche solo poter uscire per le visite di controllo, tra mascherine e gel igienizzanti. Purtroppo due giorni prima del parto sono dovuta rimanere da sola in ospedale, ma quando sono arrivate le contrazioni hanno permesso a Giosef di venire e assistere al parto. Avevamo fatto entrambi il tampone, quindi non ci sono stati problemi. Sicuramente una gravidanza vissuta in condizioni particolari, ma ci siamo adeguati: l’importante era che fossimo tutti e tre in salute”.

Come è cambiata la vostra vita in questi giorni?
“La difficoltà maggiore è stata la carenza di sonno. Io ero abituata alle mie 7-8 ore, a volte anche 10 ore di sonno per notte. Svegliarmi ogni 2-3 ore è stato difficile, ma poi ho capito che devo riposarmi quando Edoardo si addormenta e ho imparato a recuperare dalla stanchezza”.

Sono tante le arciere che dopo la gravidanza hanno ricominciato a tirare con ottimi risultati anche in maglia azzurra: per esempio Natalia Valeeva, Irene Franchini ed ora anche Elena Tonetta. Sarà così anche per te?
“Ho sempre difeso al meglio delle mie possibilità e con passione i colori azzurri e quelli dell’Aeronautica Militare, ai quali rimarrò per sempre legata. Al momento non sento la necessità di tornare all’alto agonismo. Negli ultimi mesi ho aiutato Ilario Di Buò a seguire la Nazionale Giovanile: tutto sommato è un’opzione che non mi dispiacerebbe portare avanti, ma dovrò prima capire se ce ne sarà la possibilità, sentendo naturalmente Federazione e Aeronautica”.

Quali sono le qualità dell’atleta Guendalina Sartori?

“Nella mia carriera mi sono goduta le competizioni e le vittorie, ma sempre ripetendomi che avrei anche potuto fare di più: sono sempre stata alla ricerca del miglioramento, sentendo il peso della responsabilità nel vestire l’azzurro”.

Se guardi alla tua carriera ti consideri appagata?

“Mi ritengo soddisfatta in buona parte. In qualche occasione avrei potuto fare di più, ma nel complesso sono felice”.

Qual è stato il momento più bello ed emozionante e quale il più difficile della carriera?

“Il più difficile non c’è bisogno di dirlo, le fasi finali ai Giochi di Rio, con quella medaglia a squadre solo sfiorata. Ancora adesso mi capita di sognarle: è lo scoglio più duro da superare. Il più bello la qualificazione olimpica di Antalya 2016: abbiamo vinto da outsider, avevo lavorato tanto sulla costruzione della squadra a prescindere da chi fossero i componenti ed è stata una grande soddisfazione sapere che sarei andata a Rio con delle compagne. Ci sono altri due momenti che mi piace ricordare: i Mondiali Militari del 2015, un doppio oro, individuale e a squadre, e, sempre nel 2015, la prima edizione dei Giochi Europei, con l’oro a squadre insieme a Natalia ed Elena”.

Hai accennato dell’aiuto dato a Ilario Di Buò nel seguire gli arcieri della Nazionale Giovanile: sta quindi diventando un obiettivo per il futuro?
“Anche in questo periodo ho seguito Ilario nei collegamenti con i ragazzi per i ‘videoallenamenti’. Tra una poppata e l’altra ho provato a continuare a dare il mio supporto. È un’esperienza che mi piacerebbe proseguire e spero di averne l’opportunità. Specialmente ora che devo crescere un bimbo, è un’esperienza che mi stimola quella di far maturare dei ragazzi nello sport. Certo, per farlo dovrò istruirmi, studiare e conoscere l’approccio migliore”.

Lo hai avuto come coach e ora lo stai aiutando con gli azzurrini: cosa ti ha insegnato Ilario Di Buò?

“Lo ringrazierò per sempre: mi ha fatto capire che non c’è mai un punto di arrivo, che gli obiettivi che mi ponevo erano più bassi rispetto alle mie reali capacitò e responsabilità. Mi ha fatto rendere conto di quanto fossi forte come atleta e come persona. Gliene sono grata e questa cosa mi è servita anche durante il parto, per gestire quei momenti così dolorosi con forza fisica e mentale”.

Cosa rappresenta per te il tiro con l’arco?
“È stato la mia vita per 20 anni su 31. Due terzi della mia esistenza intensi e bellissimi. Se tornassi indietro sceglierei di nuovo l’arco, perché le soddisfazioni che ho avuto nonostante i sacrifici mi hanno resa quella che sono. I momenti difficili mi hanno fatto crescere come atleta e come persona, perché ti pongono davanti obiettivi e prove. La forza viene da noi stessi, da dentro, e spesso alla fine puoi dire che, tutto sommato, non era poi così difficile superare quell’ostacolo”.

Che consiglio daresti a una giovane ragazza che si avvicina a questo sport?

“Come prima cosa il divertimento: l’atmosfera nelle società e le persone che incontrerai ti aiuteranno a trovarlo. Solo dopo può diventare un impegno assiduo e intenso, che ti porta ad avere obiettivi da agonista. All’inizio ti devi appassionare, perché senza passione non fai niente al 100%. Il passaggio successivo viene da sé: quando competi e diventi più brava, nasce anche la voglia di vincere”. •

Guendalina Sartori
Nata l’8/8/1988 a Monselice (PD)
Società: C.S. Aeronautica Militare
Titolare ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016, ha concluso la gara al Sambodromo 17ª individuale sfiorando il podio: 4° posto a squadre insieme a Lucilla Boari e Claudia Mandia, il miglior risultato di sempre delle azzurre alle Olimpiadi. Vanta in carriere anche 3 presenze ai Mondiali Targa: la prima nel 2011 a Torino, dove vince l’oro a squadre con Jessica Tomasi e Natalia Valeeva. Nel 2013 conquista l’oro individuale e a squadre ai Giochi del Mediterraneo e nel 2015 ai Giochi Europei ottiene l’oro a squadre con Natalia Valeeva ed Elena Tonetta. Sono 2 le presenze ai Mondiali Indoor dove vince il bronzo a squadre con Tonetta e Valeeva nel 2012 e due agli Europei Targa. Nel circuito di Coppa del Mondo somma 18 presenze con un argento a squadre nel 2011 e un bronzo a squadre nel 2016, anno in cui ha anche disputato la finale della World Cup a Odense, chiudendo al 7° posto.

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