Intervista allo Psicologo della Nazionale Paralimpica Gianni Bonas. “La pandemia ci ha fatto scoprire le nostre debolezze. La paura più grande è quella del cambiamento: quando lo accetteremo, allora troveremo davvero le risorse per ripartire”
“Gli atleti paralimpici supereranno meglio di tanti altri questo momento”. Ne è fermamente convinto il dottor Gianni Bonas. Per conto della FITARCO, lo psicologo della Nazionale italiana Para-Archery – in collaborazione con gli psicologi dello sport e Alessandro Bargnani – sta seguendo gli arcieri anche durante la pandemia: “Chi ha una disabilità – riprende Bonas – è più abituato a vivere situazioni complesse. Soprattutto coloro che hanno visto cambiare improvvisamente le proprie condizioni di vita, magari in seguito a un incidente: un giorno sono in piedi, quello successivo in carrozzina. In altri termini, partono già da una ‘no comfort zone’: una zona che non è di conforto”.
Le competizioni sono ferme in ogni angolo dei cinque continenti, ma il lavoro prosegue pure a distanza: “In un periodo di tempo limitato, siamo riusciti a raccogliere 4 ori, 17 argenti, 11 bronzi, 7 record del mondo, 7 record italiani e 7 carte paralimpiche. Allora mi chiedo, e chiedo in generale: a questi risultati siamo arrivati attraverso le parole o grazie a una visione?”. La risposta è implicita: “Stiamo attenti, però. La visione sarà anche invisibile come questo virus, ma si basa su qualcosa di concreto. Il mio è un discorso di stampo maieutico (metodo basato sul dialogo e sulla discussione, per raggiungere la verità in maniera graduale e autonoma), più che ermeneutico (la conoscenza come interpretazione). Non a caso, provengo dal mondo della chimica. E, prima di diventare psicologo, ho fatto il contadino e il muratore”. Nessuna teoria fine a se stessa, quindi: “I traguardi sono stati raggiunti perché abbiamo coniugato il benessere dell’atleta con la prestazione”. Facendo leva pure sulla parola: “La parola c’entra eccome, perché va a incidere sul sistema immunologico. A maggior ragione nella fase attuale, in cui le parole danno forma alle notizie giornalistiche: a tale proposito, il terrorismo mediatico fa male. A essere salutare, invece, è l’esame della realtà”.
Il dottor Bonas è a stretto contatto con ogni atleta: “Li sento uno a uno. I colloqui sono costanti. E improntati sul pragmatismo, non su ‘psicologismi’. Più che pensare, devono fare, agire. Vanno stimolati a proseguire nell’allenamento a casa. Anzi, si devono allenare più di prima. Poi mi concentro su alcune domande, apparentemente banali: come avete dormito stanotte? Com’era la qualità del sonno? Hai avuto pensieri intrusivi? E poi è fondamentale l’alimentazione: al mattino, prima di mangiare, bisogna passare dagli ormoni della notte a quelli del giorno. E se ti alzi con fame, allora è una buona notizia. Anzi, grandiosa. Misuro qualsiasi cosa con indicatori veri. Perché tutto si può misurare. Perfino il buon umore”.
Lo psicologo dello sport, nel suo approccio, va dritto al sodo: “Per tenere in mano un arco, bisogna parlare di massa grassa e magra, bicipiti e tricipiti. Quindi di allenamento e nutrizione. Altrimenti, a che cosa serve la visualizzazione se non ho la forza per reggere lo strumento?”. Tutto vero, tutto legittimo. Ma adesso ognuno di noi si trova a fronteggiare emozioni completamente nuove: “Prima di essere ascoltate, le emozioni si valutano. A livello biologico, chiedendosi come sta il proprio corpo. Quindi a livello psicologico (la mente) e infine bio-psicosociale: se prima, in un giorno, vedevi dieci persone e ora ne vedi due o tre al massimo, la differenza è sostanziale. Ecco perché chiedo agli arcieri di dare un voto a se stessi, seguendo una scala da 1 a 10: se a livello biologico sei sul 5, perché ti trovi su una sedia a rotelle e non puoi fare fisioterapia, ma in ambito psicosociale ti senti da 9, perché magari hai riallacciato il rapporto con la famiglia o con i figli, allora globalmente vali 7. E in questa fase non è poco. In tema di indicatori, è utile capire, inoltre, se gli atleti hanno alterazioni di sudore durante il sonno. Oppure dell’appetito o, ancora, disturbi dell’umore”.
Vietato, comunque, reprimere le emozioni: “Prendiamo lo shoot-off, nel tiro con l’arco. Ecco, le emozioni sono quella componente che indirizza il risultato finale. Né più, né meno. Vanno affrontate nella maniera corretta. Le parole chiave sono poche: cura del sé e anche riconoscimento del sé, oltre che del tempo, dello spazio, dell’ambiente. La prestazione è figlia del benessere interiore”.
Rispetto al benessere, sono preziosissime le ore del mattino: “Bisogna fin da subito attivarsi con una colazione a base di alimenti vivi, fare esercizi di respirazione. E la mindfulness: non a caso, cerco di condurre i paralimpici a una sorta di sofferenza maggiore, aumentando così la loro soglia di tolleranza al dolore. Tornando all’alimentazione, quella a base di frutta e verdura non è altro che psicologia. Sì, psicologia della salute”.
Inevitabilmente, in una fase storica scandita dal Coronavirus, ci si trova di fronte alla paura: ma è nemica o allea-ta? Bonas non ha dubbi: “La paura è sana, è una delle emozioni più importanti che esistano. Riprendiamo lo shoot-off: sembrerà un paradosso, ma bisogna averne paura. Però poi andare oltre. O il rischio è quello di cadere nell’angoscia. Che è insana”.
Lo psicologo è già proiettato al ritorno in campo, sulla linea di tiro: “Emergerà il timore di avvicinarsi all’altro. Il ricordo del virus ci potrebbe limitare negli abbracci. E i rapporti non sarebbero più incentrati sul contatto diretto, ma sull’evitare gli altri. Il rischio c’è, inutile nasconderlo. Anche perché la pandemia ci ha fatto scoprire le nostre debolezze, specialmente in merito al timore di rimanere soli”. Su questa scia è nato pure un test: “Ho proposto di rimanere per 15 minuti chiusi in una stanza, senza cellulari, né distrazioni. Durante il quarto d’ora, offrivo soltanto la possibilità di somministrare delle scosse lievi. Ebbene, pur di non rimanere soli con i propri pensieri, diversi mi hanno chiesto le scosse. A conferma che, se un soggetto non è allenato, tendono ad aumentare i sintomi ansiosi”.
In ogni caso, dopo il lockdown, bisogna ripartire. Già, ma da dove? Innanzitutto, da una premessa: “Non saremo più quelli di prima. Ma uno che ha vinto le Paralimpiadi è forse lo stesso di com’era a ridosso della vittoria? E uno che le ha perse? O le ha saltate per infortunio? La realtà è che la paura più grande è quella del cambiamento: quando lo accetteremo, allora troveremo davvero le risorse per ripartire”.
Il dottor Bonas ha appena dato alle stampe un libro: “Si intitola ‘Il coraggio di farsi aiutare’ ed è un viaggio alla scoperta dei limiti. Se non so come fare per migliorare sotto il profilo tecnico, allora dovrò chiedere aiuto al migliore allenatore possibile. Se non tollero l’ansia, cerco un professionista che abbia competenze psicologiche. L’essenza è tutta qui: guardarsi dentro, senza alcuna remora. Anche nel chiedere aiuto. Non bisogna vergognarsi di far parte del 10 per cento dell’umanità che vive una fase complicata. Ci vogliono persone che stanno bene per aiutare chi è in difficoltà”.
In definitiva cos’ha insegnato ai suoi atleti lo psicologo dello sport? Il dottor Bonas sorride: “Non ho insegnato proprio nulla. Piuttosto, sono io che ho imparato da loro. E molto ho ancora da imparare”. •
Videolezioni e linee guida
Grazie al lavoro dello psicologo della Nazionale Para-Archery, dott. Gianni Bonas, in collaborazione con gli psicologi dello sport, del dott. Alessandro Bargnani e del dott. Andrea Appierto, la Federazione Italiana Tiro con l’Arco ha messo a disposizione dei tesserati delle pratiche linee guida rivolte ad atleti, tecnici e genitori pere gestire il periodo di cattività dovuto al Coronavirus e, allo stesso tempo, ha pubblicato su una apposita playlist di YouArco delle videolezioni utilissime, postate anche sui social
Il loro impegno, che conta anche sul supporto del CISSPAT (Centro Italiano Studio Sviluppo Psicoterapie A Breve Termine), ha portato alla realizzazione di una serie di lezioni di “allenamento mentale a distanza” che prevedono i seguenti argomenti:
1. Goal Setting
2. Condotte comportamentali
3. Processi attentivi
4. Controllo delle immagini
5. Controllo delle emozioni e gestione dello stress
6. Self-talk



