tokyo 2020 – test eventBENVENUTI SULL’ISOLA DEI SOGNIGuido Lo Giudice – Foto...

tokyo 2020 – test event
BENVENUTI SULL’ISOLA DEI SOGNI
di Guido Lo Giudice – Foto World Archery e CONI

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Azzurri in Giappone al Yumenoshima Archery Field alla gara pre-olimpica di Tokyo per raccogliere informazioni ambientali e logistiche in vista dei Giochi del prossimo anno

Le sfide al Yumenoshima Archery Field, dove si è svolto il “Ready Steady Tokyo Test Event”, hanno premiato la Corea del Sud, vincitrice del mixed team (Joen, Kim) e nell’individuale con Lee Seungyun e An San, rispettivamente nel maschile e nel femminile, ma serviva soprattutto per dare indicazioni utili ai 130 arcieri di 29 Nazioni che hanno partecipato in merito a quali condizioni ci saranno in questo nuovo impianto in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici della prossima estate.
Esattamente come aveva preventivato l’aviere azzurro Mauro Nespoli prima della partenza, la competizione ha fornito agli atleti molti ragguagli sul clima, anche perché il prossimo anno la competizione arcieristica si disputerà quasi negli stessi giorni, dal 24 luglio al 1º agosto, mentre il tiro con l’arco delle Paralimpiadi si svolgerà più avanti nel corso dell’estate, dal 28 agosto al 5 settembre. In effetti sono state numerose le informazioni riguardanti gli agenti atmosferici, specialmente in riferimento alla luce e al vento, senza dimenticare la pioggia, visto che nei giorni di gara ha spesso piovuto. La presenza dell’Italia in loco è stata importante naturalmente anche per studiare al meglio la logistica, per conoscere nel dettaglio tutti i tempi degli spostamenti dal Villaggio Olimpico all’impianto, che resterà a disposizione degli arcieri nipponici anche dopo i Giochi.
Il campo di tiro con l’arco è stato allestito nel parco di Yumenoshima. Uno spazio verde che ospita un gruppo di impianti sportivi nel sud-est della città, nel “quartiere speciale” di Koto. La metà di questa struttura rimarrà un campo di tiro con l’arco permanente anche dopo le Olimpiadi, mentre il campo delle finali, gli spalti che verranno allestiti e gli edifici per gli uffici verranno rimossi in seguito alla competizione. Così, dopo luoghi iconici come lo stadio Panathinaiko di Atene, il Lord’s Cricket Ground di Londra e il Sambodromo di Rio, nella moderna città di Tokyo, la venue del tiro con l’arco è nuovissima, ma progettata per il presente e per il futuro.
Se ai Giochi ci sarà la possibilità di provare il campo circa una settimana prima della competizione, questo test event rappresentava l’unica opportunità che precede le Olimpiadi, quindi chi ha partecipato potrà contare su qualche piccolo vantaggio.
CAMPO DI GARA – Ospiterà i 128 atleti in gara a Tokyo 2020. Qui si svolgeranno sia i tiri di prova che le 72 frecce di ranking round. La linea di tiro è molto più ampia del necessario visto che ai Giochi verranno posizionati 32 bersagli per 64 arcieri. Una parte del campo era infatti occupata dai bersagli ravvicinati per il riscaldamento e c’era ancora spazio per altri 42 bersagli di allenamento. Dopo i Giochi, il campo di tiro con l’arco Yumenoshima potrà contenere, se necessario, 64 bersagli.
CAMPO DELLE FINALI – I fortunati presenti a Tokyo saranno gli unici ad aver provato anche il campo delle finali. Quando si disputeranno i Giochi, infatti, gli atleti avranno la possibilità di provarlo per mezzora, ma è indubbio che chi ha partecipato alla pre-olimpica sarà un po’ avvantaggiato. A tal proposito va detto che le condizioni di gara alle Olimpiadi saranno piuttosto diverse, visto che nel test event mancavano gli spalti per il pubblico e tutto ciò che circonderà il campo di gara dove verranno assegnate le medaglie. Le condizioni ambientali e del vento, per esempio, subiranno alcuni cambiamenti con le strutture che circonderanno il campo, ma resterà la sensazione per chi ci è già stato di gareggiare su un luogo conosciuto.
TRASPORTO – Tokyo è una città enorme con eccellenti mezzi pubblici, anche se molto trafficati. Il parco Yumenoshima è situato proprio accanto alla fermata Shin Kiba sulle linee Keiyo, Rinkai e Yurakucho. Bastano 10 minuti per raggiungere il centro della città con il treno veloce e solo 30 per attraversare Tokyo fino al famoso incrocio di Shibuya. Gli atleti che soggiornano nel villaggio sono a soli 20 minuti di auto.
I luoghi olimpici per gli sport acquatici e lo slalom in canoa si trovano a breve distanza a piedi dal parco di Yumenoshima. Pallavolo, canottaggio ed equitazione sono solo un po’ più lontani.
Il tiro con l’arco sarà quindi nel cuore dell’atmosfera olimpica. “Yumenoshima” significa “isola dei sogni” e il sogno dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 comincia ad avvicinarsi e a diventare davvero reale. •

Scelta “Casa Italia” a Tokyo
The Kihinkan – Takanawa Manor House”: sarà questa la sede di Casa Italia ai Giochi Olimpici di Tokyo. Lo ha deciso la Giunta del CONI al termine di un lungo percorso di selezione di oltre 60 location effettuato negli ultimi due anni. La struttura è caratterizzata da un’architettura stile liberty di inizio del secolo scorso ed è situata nel quartiere di Minato a circa 10 chilometri dal Villaggio Olimpico e dal Main Press Center.
Totalmente finanziata dai partner di Italia Team del CONI, Casa Italia, come già accaduto a Rio 2016 e PyeongChang 2018, è un progetto in continua evoluzione che si nutre di passione e delle storie dei Paesi dove si disputano i Giochi, creando un legame indissolubile tra la cultura italiana e quella locale. Per Tokyo 2020 il concept si declina con un progetto circolare, innovativo e sostenibile, creato dall’Italia per il Giappone, per celebrare le vittorie sportive dell’Italia Team, regalandole al mondo attraverso uno spettacolo di 17 giorni, utilizzando le eccellenze del nostro Paese.

intervista al protagonista Mauro Nespoli
di Guido Lo Giudice

Praticamente un mese intero in trasferta tra Mondiali, Giochi Europei, Coppa del Mondo di Berlino e test event di Tokyo. Un vero tour de force per Mauro Nespoli che, messe nel bagaglio tutte le indicazioni utili in vista delle Olimpiadi del prossimo anno dopo la permanenza in Giappone per il test event, torna in Italia con un bel gruzzolo di medaglie e l’accesso alla finale di Coppa del Mondo di Mosca.
Ecco il suo pensiero espresso attraverso un post sui social dopo questo lunghissimo tour de force: “Appena il tempo di cambiare valigia per ripartire subito per una nuova destinazione. Mi sono messo alla prova e mi è piaciuto. Ho assaporato ogni freccia, ogni pensiero che è passato per la mente, ogni muscolo dolente. Sono stati 60 giorni di gare nostop ma ne è valsa la pena! Ricarico le batterie e si riparte.”
Sì, perché dopo il bronzo mixed team, il 4° posto individuale e il pass per i Giochi Olimpici ottenuti ai Mondiali, ha sbancato i Giochi Europei vincendo l’oro individuale, il bronzo a squadre e l’oro mixed team che è valso anche il pass al femminile per Tokyo. E poi, nella tappa di Coppa di Berlino, si è messo al collo il bronzo individuale e quello misto, con tanto di biglietto già pronto per volare alla finalissima di World Cup nella piazza Rossa. E scusate se è poco. “Sono molto contento per come è andata – spiega l’aviere Olimpionico ripensando ai Giochi Europei –, tanto per l’individuale, quanto per la prova a squadre e per il misto. Stiamo lavorando bene, non siamo riusciti a raccogliere il risultato che speravamo al Mondiale in termini di qualificazione Olimpica e anche a Minsk potevamo fare di più in qualifica per avere un miglior tabellone negli scontri. Però poi nelle eliminatorie abbiamo alzato il livello delle nostre prestazioni ed è andata bene”.
Il campione di Voghera parla anche del pass individuale femminile ottenuto grazie alla gara che ha giocato con Lucilla Boari invece che con Vanessa Landi: “Certo, un po’ mi è dispiaciuto non gareggiare nel mixed team con Vanessa, visto che eravamo andati bene sia agli Europei che al Mondiale, ma poi con Lucilla è arrivata un’altra medaglia e il pass per Tokyo, quindi sono soddisfatto: significa che comunque siamo competitivi”.
Vero, visto che un’altra medaglia nel mixed team è arrivata anche a Berlino con una terza compagna, Elena Tonetta. Ma naturalmente Mauro non vuole fermarsi qui: “Sto attraversando un bel periodo e spero di riuscire a portare avanti questo stato di forma fino al termine della stagione. Quanto fatto a Berlino mi ha dato una ulteriore spinta, anche perché, considerando gli avversari, non era facile ottenere altri due podi e la qualificazione per la finale di Mosca. Tutti questi risultati mi danno fiducia e aver mantenuto queste prestazioni per così tanti giorni non è altro che il frutto del lavoro che svolgo giornalmente con le persone giuste: mi riferisco soprattutto al mio preparatore Roberto Finardi e alla mia psicologa Valentina Onorato”.
I risultati di Minsk sono anche un ottimo viatico per pensare con fiducia alla qualificazione Olimpica della squadra del prossimo anno: “Sono sicuro che centreremo l’obiettivo con entrambe le squadre. Abbiamo le qualità per farlo e per riuscirci. Al Mondiale abbiamo commesso degli errori e alcuni di questi li abbiamo già individuati. Lavoreremo per eliminarli e affronteremo ogni problematica di volta in volta. Non dobbiamo avere paura di nessuno e puntare al massimo. Certo, il prossimo anno a Berlino ci saranno solo 3 posti e sappiamo che non si è qualificata una squadra come gli Stati Uniti, quindi dovremo essere bravi, innanzitutto nel fare più punti nel ranking round per avere un tabellone degli scontri diretti migliore. Dobbiamo piazzarci tra le prime tre e abbiamo tutte le carte in regola per riuscirci. Le gare di Minsk ci danno una spinta in questo senso, perché abbiamo dimostrato di esserci e di essere competitivi.”
A proposito di Tokyo, quali le indicazioni da questa trasferta? “Non erano importanti i risultati, quanto scoprire nel dettaglio le condizioni di tiro e la logistica. Il test event, così come è stato per Londra e per Rio, serve semplicemente a raccogliere il maggior numero di informazioni su cosa troveremo nel 2020. L’esposizione al sole del campo di gara e il vento nel corso della giornata per esempio, oltre ai tempi di percorrenza tra il Villaggio e il campo.”
Nespoli si è ritagliato un nuovo ruolo da trascinatore? “Da noi non c’è mai stato un capitano di squadra e forse mai ci sarà. Quello che posso fare è continuare così: allenarmi con serietà e cercare di ottenere sempre il miglior risultato possibile. Gli atleti importanti si vedono nei momenti di difficoltà e se uno è in difficoltà ha una sola strada: lavorare di più senza aspettare che qualcuno ti tiri fuori dai guai. Io prima vincevo con grande difficoltà uno scontro individuale: ora che ci riesco non sono diventato un fenomeno, perché quanto sto ottenendo l’ho raggiunto col lavoro costante, svolto insieme alle persone giuste. È l’unico modo che conosco per crescere e rimanere ad alto livello. Non mi sento il trascinatore di nessuno, ma posso mettere a disposizione il mio percorso e la mia esperienza per permettere agli altri di seguire questa stessa strada”.

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