Come è facile supporre, l’arciere cui il cinema e la televisione hanno dedicato il maggior numero di produzioni risulta Robin Hood.
Uno dei primi film risale addirittura al 1908, parliamo del film muto Robin Hood and His Merry Men (1908) che fu seguito da un altro film, sempre privo di sonoro, del 1912 con la regia di Robert Frazer.
Tuttavia, il primo grande successo che ebbe come protagonista il signore di Loxley è del 1938, La leggenda di Robin Hood, per la regia di Michael Curtiz e con protagonista un Errol Flynn all’apice del successo. Alto, agile, scattante, elegante nel portamento, fu un idolo delle platee per la sua aria spavalda, i suoi atteggiamenti di simpatico scapestrato e di allegro seduttore, per i suoi duelli spettacolari ed acrobatici. Il film fu premiato con tre Oscar nel 1939: migliore scenografia, miglior montaggio e migliore colonna sonora. Nel 1995 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Risale al 1967, invece, la prima trasposizione del mito nel mondo dei cartoni animati con il canadese Rocket Robin Hood, in cui le ingenue avventure del leggendario eroe e dei suoi allegri compari sono trasferite nell’anno 3000, sull’asteroide New Sherwood Forest. Lo scopo dei protagonisti è quello di rovinare i vari piani dispotici del Principe Giovanni e del suo lacchè, lo sceriffo di N.O.T.T. (National Outer-space Terrestrial Territories), alleati con altri cattivi come Dr. Mendulla, Manta, Nocturne e il Signore della Guerra di Saturno. Nulla a che vedere, comunque, per qualità e contenuti, con il capolavoro Robin Hood della Disney. Il cartone fu prodotto nel 1973 diretto da Wolfgang Reitherman. Si trattava del 21º Classico Disney ed utilizzava però animali antropomorfi al posto delle persone. Fu il primo Classico la cui produzione sia cominciata dopo la morte di Walt Disney e in cui quest’ultimo non sia stato coinvolto in alcun modo.
Del 1976 è invece il film ”adulto” Robin e Marian, con Sean Connery nel ruolo di Robin Hood e Audrey Hepburn nel ruolo di Marian.
Il film, crepuscolare, è caratterizzato da una sensazione di malinconia, sottolineata scenograficamente nella fotografia dall’uso di toni seppiati. Al contrario di narrazioni e film sulla figura leggendaria di Robin Hood ricchi di avventura, densi di scontri e inventive, Robin e Marian si concentra sulla fisicità dei due personaggi e sul mutare del tempo.
Il mito viene riproposto ancora in modo tradizionale nel 1991 con la pregevole pellicola Robin Hood – Principe dei ladri interpretato da un Kevin Costner ancora sulla cresta dell’onda e da Mary Elizabeth Mastrantonio. Nel film torna con un piccolo cameo Sean Connery, che interpreta re Riccardo Cuor di Leone, parte per il quale l’attore scozzese ha ricevuto un compenso di 250.000 $ per un’apparizione di appena un minuto (due giorni di lavoro). Connery ha devoluto la cifra in beneficenza. Il film ebbe comunque uno tra i primi incassi del suo anno di produzione.
Pochi sanno che l’attore Cary Elwes fu provinato per la stessa parte, ma rifiutò, non convinto della sceneggiatura. Accettò comunque due anni dopo di interpretare Robin Hood, nella parodia diretta da Mel Brooks, Robin Hood: un uomo in calzamaglia che resta uno dei più riusciti sei film comici aventi con protagonista l’eroe di Sherwood girati fra il 1936 e il 2006.
A distanza di 19 anni, nel 2010, è uscito Robin Hood per la regia di Ridley Scott con Russell Crowe come protagonista. Il film racconta la leggenda di Hood prima che questi diventi un fuorilegge, ovvero un reduce dalle Crociate che combatte contro le ingiustizie e guida gli inglesi a difendere la patria contro i francesi. Cate Blanchett è Marion, una donna forte e combattiva, che si ritrova a difendere le sue terre da sola alla morte del marito. Ma l’arrivo di Robin Longstride le darà una preziosa e sensibile spalla per la sua battaglia.
L’ultimissima pellicola è Robin di Loxley, film del 2018 diretto da Otto Bathurst. Il protagonista è interpretato da Taron Egerton. Fanno parte del cast Jamie Foxx, Ben Mendelsohn, Eve Hewson, Tim Minchin e Jamie Dornan. Qui un crociato temprato dalla guerra, ed il suo amico moresco, ex prigioniero dei Crociati, organizzano un’audace rivolta nell’obiettivo di far tremare la corrotta Corona d’Inghilterra. •
Altri arcieri famosi
Nel mondo del cinema ci sono tuttavia molti altri personaggi che, oltre a Robin Hood, hanno imbracciato arco e frecce.
Sylvester Stallone, ad esempio, in Rambo 2 – La vendetta (1985) e Rambo 3 (1988) usa frecce dalla punta esplosiva tali da abbattere elicotteri militari sovietici e convogli nord-vietnamiti. Rambo è così preciso che per sopravvivere pesca con le frecce, abilità che solo pochi personaggi del cinema possono rivendicare, come Merida, la capellona riccia rossa del cartoon della Pixar Ribelle – The Brave (2012).
Uno degli arcieri più incredibilmente precisi e veloci è poi Legolas, il biondissimo elfo interpretato da Orlando Bloom nella saga del Signore degli anelli.
Ne Lo Hobbit – La desolazione di Smaug (2013) il personaggio riesce a lanciare 24 frecce consecutive.
Matt Damon, invece, nel film ambientato sulla Grande Muraglia The Great Wall, del 2016, riesce a lanciarne 18 raggiungendo perfettamente i suoi bersagli.
Notevole anche Occhio di Falco, personaggio dei fumetti della Marvel, recentemente interpretato da Jeremy Renner nella saga degli Avengers.
Tra i personaggi femminili, va doverosamente citata la “elfa” Tauriel interpretata dalla felina Evangeline Lilly, che realizza numeri incredibili proprio accanto a Legolas in Lo Hobbit – La desolazione di Smaug,
Tuttavia, la palma della più micidiale tiratrice di frecce spetta al personaggio di Katniss Everdeen, interpretata da Jennifer Lawrence in Hunger Games seguita dalla Lara Croft di Alicia Vikander del nuovo Tomb Raider del 2018. (A.C.)
Gli armaioli del cinema
Appena entrati, sembra di sentire il frastuono delle bighe di Ben Hur, il clangore delle spade di Braveheart; nelle narici, il fumo della biblioteca in fiamme de Il Nome della Rosa, frammisto agli incensi egiziani di Cleopatra…
Abbiamo avuto modo di visitare gli enormi depositi della storica attrezzeria cine-teatrale Rancati, a Guidonia, vicino Roma, dove si sovrappongono, in un caleidoscopio di riflessi metallici, le reliquie dei più grandi film della storia del cinema.
Dagli scaffali traboccano elmi romani, greci, vichinghi, passando per le fogge più varie del Medioevo e del Rinascimento, fino agli elmetti delle ultime guerre mondiali.
Addossate alle pareti, faretre irte di frecce, foreste di lance e alabarde, casse ricolme di pistole e archibugi, centinaia di armature complete, schierate come fossero i famosi guerrieri di terracotta dell’imperatore cinese Qin Shihuang.
Un arsenale tanto imponente quanto inoffensivo, come si affannano spesso a spiegare alle insospettite guardie di frontiera, i camionisti che trasportano all’estero i materiali della Rancati.
Nonostante la solida consistenza e l’ottima rifinitura degli oggetti, si tratta solamente di giocattoli, destinati a equipaggiare eserciti di attori e comparse.
L’azienda, vanto dell’industria cinematografica italiana, è attiva fin dal 1864, anno in cui fu fondata da uno scultore milanese, Edoardo Rancati, che, dalla preparazione delle scenografie teatrali, passò alla produzione di accessori per il mondo dello spettacolo. I costumisti possono, infatti, confezionare abiti e copricapo, ma non possono produrre accessori per i quali servono materiali e attrezzature specifiche.
I discendenti di Edoardo Rancati, Giuseppe, Romolo e Cristina Sormani, proseguono ancor oggi l’attività di famiglia con due sedi, una a Milano, che serve soprattutto il Teatro alla Scala, e una vicino Roma, per il cinema.
L’azienda ha, oggi, in magazzino ottomila gioielli, 5mila armi, 2mila cinture, 4mila elmi, tutti prodotti a mano dal laboratorio aziendale per le imponenti produzioni americane degli anni Cinquanta – Sessanta. Lo standard di qualità conobbe un grosso balzo in avanti facendo i conti con le esigenze di Visconti, Fellini e altri esigentissimi registi italiani.
Tanto per citare alcuni film degli ultimi anni, i comprimari del film Elisabeth – The Golden Age, hanno indossato le armature incise e niellate a mano della Rancati, cui appartengono anche i mobili del set della fiction I Vicerè, di Faenza.
Sono custoditi tra gli scaffali dei labirintici magazzini anche gli spaventosi elmi zoomorfi da gladiatore dell’omonimo kolossal con Russel Crowe, così come le armature della saga di Asterix – nella versione cinematografica con Gerard Depardieu – e le calotte con paranaso del film Le Crociate, con Jeremy Irons.
I cimeli più divertenti sono il grottesco cimiero indossato da Gassman nelle vesti di Brancaleone, il personaggio reso immortale da Monicelli, e l’enorme armatura di Bud Spencer, genuino Ettore Fieramosca ne Il soldato di ventura, di Festa-Campanile.
Le reliquie più «cult», sono i libroni, le pergamene e i calamai de Il Nome della Rosa, di Jean Jacques Annaud, i bauli de Il Padrino, le buffetterie de Il Paziente inglese, i gladii dei legionari romani di The Passion, di Mel Gibson.
Nessuna concessione al feticismo da cinefili: tutti gli oggetti rimangono “in servizio”, in attesa di essere noleggiati ad altre produzioni, come nel caso delle armature realizzate per il lanzichenecchi de Il mestiere delle armi di Olmi, che finirono sulle tavole del palcoscenico della Scala, per i coristi de Il trovatore di Giuseppe Verdi.
Interessante notare come tra gli oggetti di prima e dopo la guerra vi sia un forte aumento dell’attenzione verso le rifiniture. Quando la qualità delle pellicole e la tecnologia delle macchine da presa migliorarono, anche gli accessori dovettero farsi più verosimili: ogni dettaglio veniva messo a fuoco dall’obiettivo e di conseguenza non ci si poteva più permettere le approssimazioni consentite su un palco teatrale.
La lavorazione artigianale divenne quindi sempre più attenta: le visiere degli elmi cominciarono ad essere sbalzate e martellate a mano, i fregi cesellati a bulino e le superfici metalliche di pettorali e schinieri ad essere lavorate tramite la corrosione di acidi (le acqueforti di memoria medievale e rinascimentale) per disegnare sull’acciaio blasoni, fiorami e lambrecchini.
A volte, basta un particolare poco credibile a rovinare un intero film, rompere un’emozione, e gli accessori devono quindi sembrare appena usciti dalla vetrina di un museo.
Tuttavia, sebbene la sfida alla realtà sia sempre viva, essa deve anche fare i conti con i costi di produzione. I trucchi, quindi, non mancano: i proiettili delle mitragliatrici sono di legno tornito a mano, pistole e fucili, visti da vicino, non sono altro che pesanti giocattoloni, riprodotti a stampo dagli originali in un’unica fusione di lega leggera, quasi fossero stati requisiti a giganteschi soldatini di stagno. (A.C.)
Quando è il film a scegliere per te
di Alice Tombesi
Che tu sia da poco entrato a far parte del mondo del tiro con l’arco o che ti senta ormai veterano dei campi di gara fermati un attimo a pensare. Chiediti perché hai iniziato a tirare con l’arco. Su consiglio di un amico? Un talento nascosto e trovato all’improvviso? O forse volevi vestire i panni di un Robin Hood moderno?
L’influenza del grande schermo su alcune scelte della nostra vita non va sottovalutata. Lo sanno bene gli americani che negli ultimi anni hanno visto crescere il numero degli arcieri uomini ma soprattutto donne. Per quest’ultime, la spinta ad entrare nel mondo dell’arco pare sia arrivata proprio dal cinema. Un sondaggio condotto dal Geena Davis Institute on Gender Media ha rivelato che 7 ragazze su 10 hanno impugnato arco e frecce prendendo a modello le gesta di Katnees Everdeen, la protagonista di Hunger Games, o Merida, l’eroina firmata Disney.
Ma di personaggi cinematografici entrati a far parte dell’immaginario comune ce ne sono molti. Basti pensare ad Orlando Bloom. Ancora oggi è difficile non sovrapporre il bell’attore americano a Legolas, l’elfo arciere de Il Signore degli Anelli. La sua arma prediletta è un arco storico in legno manao, realizzato a partire da un’unica fascia in legno e senza finestra per la freccia. Molte ragazze poi si saranno riconosciute nel coraggio della giovane Katniss Everdeen, protagonista della saga fantasy Hunger Games. Il film, ambientato nell’immaginaria Capital City, vede 12 ragazzi sfidarsi all’interno di un macabro gioco alla sopravvivenza dove uccidere non è solo lecito ma necessario. L’abile arciera farà dell’arco la sua arma di difesa e attacco, vestendo i panni di giovane donna guerriera.
Piccole arciere si saranno lasciate influenzare dalla coraggiosa Merida, tra le più recenti creazioni Disney. La giovane principessa scozzese dal temperamento audace e indipendente, preferisce tirare con l’arco piuttosto che sottostare alle rigide regole di corte. Quando il padre la costringerà a sposare uno dei pretendenti alla sua mano, sovvertirà le regole e infrangerà la tradizione decidendo di “sposare sé stessa” e facendo dell’arco strumento di emancipazione femminile e riscatto personale.
Nel panorama cinematografico non mancano di certo uomini abili a tirare. È luogo comune che il modello per eccellenza sia proprio Robin Hood. Ma il ladro che toglieva ai ricchi per dare ai poveri non è il solo. Come dimenticarsi di Sylvester Stallone nei panni di Rambo col suo arco compound?
Negli ultimi anni si è aggiunto poi Occhio di Falco. L’eroe è tra i protagonisti di Avengers, trasposizione cinematografica del 2012 basata sull’omonimo supergruppo dei fumetti Marvel Comics. Occhio di Falco non possiede superpoteri, tuttavia la mira infallibile unita alla prontezza di riflessi lo rendono il più grande arciere dell’Universo Marvel. Citando Occhio di Falco sembra quasi di confonderci con Freccia Verde. Sì perché i due, seppur creazioni di diverse case editrici di fumetti statunitensi (Freccia Verde è DC Comics) hanno abilità identiche, con la differenza che Freccia Verde è entrato anche nel piccolo schermo diventando protagonista di Arrow.
Che immaginario sarebbe se non si nominassero gli arcieri dei film storici? Paride che uccide il valoroso Achille scagliando una freccia sul suo punto debole; il tallone, Artemisia nel film 300 – L’alba di un impero, in cui si ripercorrono le vicende della guerra delle Termopili, Ginevra in King Arthur o l’esercito romano che scaglia frecce infuocate nera ne Il Gladiatore. La lista sarebbe ancora lunga e se dopo aver visto almeno uno dei film citati, iniziare a tirare con l’arco è stata una conseguenza naturale, allora possiamo dire che è stato il film a scegliere per te.




