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LE PERLE DI SAGGEZZA DEL CAMMINO DELL’ARCO
di Andrea Cionci

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Abbiamo selezionato per i nostri lettori una serie di aforismi e massime tratti da “Il Cammino dell’arco” di Paulo Coelho.
La prima frase riassume un po’ tutta la concezione dell’autore: “L’arco è la vita: da lui viene tutta l’energia. La freccia scoccherà un giorno. Il bersaglio è distante. Ma l’arco resterà sempre con te, e bisogna saper prendersene cura”.
All’interno di questo concetto, che potremmo definire di “gentilezza con se stessi” l’autore fa una constatazione: “L’arco ha bisogno di periodi di inattività – un arco che è sempre armato, in uno stato di tensione, perde la sua potenza. Perciò, lascia che riposi, che recuperi la sua stabilità: così quando tenderai la corda, lui sarà contento e con la sua forza intatta”.
Oltre ad alternare periodi di riposo a quelli di attività, il nostro strumento di lancio offre una metafora anche per le conseguenze che può comportare il sovraccarico di tensione, sforzo, o stress: “Un arco è flessibile, ma ha anche un limite. Uno sforzo al di là delle sue capacità lo spezzerà, o lascerà esausta la mano che lo tiene stretto. Perciò, cerca di essere in armonia con il tuo strumento, e non esigere più di quanto ti possa dare”.
Anche nel momento in cui si è attivi, esiste il modo per ottimizzare le risorse: “Un arco sta riposando oppure è teso nella mano dell’arciere: invece la mano è solo il luogo dove si concentrano tutti i muscoli del corpo, tutte le intenzioni di chi tira, tutto lo sforzo per il tiro. Perciò, per tenere l’arco aperto con eleganza, fai in modo che ciascuna componente faccia solo il necessario, e non disperda le sue energie. Così, potrai scoccare molte frecce senza stancarti”.
Dopotutto, certe qualità è anche necessario possederle per natura, onde facilitare l’azione: “Una volta compreso l’arco, la freccia, e il bersaglio, occorre possedere serenità ed eleganza per imparare la pratica del tiro”.
Coelho insiste molto su questo concetto di armonia nel tiro perché “L’arco è uno strumento musicale, ed è nella corda che si manifesta il suo suono”.
Così come uno strumento può essere utilizzato bene o male, “L’arco non possiede coscienza: è un prolungamento della mano e del Desiderio dell’arciere. Serve per ammazzare o per meditare. Perciò, le tue intenzioni siano sempre chiare”. Si tratta di un concetto molto attuale, soprattutto oggi, in un momento in cui il dibattito sull’uso delle armi si fa incandescente.
Ciò che conta è sempre l’intenzione che anima chi utilizza lo strumento, su questo l’autore ritorna varie volte: “La freccia è l’intenzione. È ciò che unisce la forza dell’arco con il centro del bersaglio. L’intenzione deve essere cristallina, onesta, molto equilibrata. Una volta che è partita, non farà ritorno, per cui è meglio interrompere un tiro – perché i movimenti per arrivare fino a lì non erano precisi e corretti – che agire in una maniera qualsiasi, soltanto perché l’arco era già teso e il bersaglio stava attendendo”.
Per quanto un’intenzione possa essere buona, tuttavia è sempre in agguato un’insidia che può creare disarmonia: “Non smettere mai di scoccare la freccia se l’unica cosa che ti paralizza è la paura di sbagliare. Se i movimenti che hai fatto sono corretti, apri la tua mano e lascia la corda. Anche se non raggiunge l’obiettivo, la prossima volta saprai perfezionare la tua mira”.
Quanto alla traiettoria, meglio non preoccuparsi eccessivamente: “Il bersaglio può essere grande, piccolo, essere a destra o a sinistra, ma tu devi sempre metterti davanti a lui, rispettarlo, e fare sì che si avvicini mentalmente. Solo quando si troverà sulla punta della tua freccia, quello è il momento in cui devi lasciare la corda. E ancora, varie sono le raccomandazioni sulla mira e sul distacco dal risultato: “Guardando il bersaglio, non concentrarti solo su di esso, ma su tutto quello che succede attorno: perché la freccia, quando viene scoccata, si imbatterà con fattori che tu non calcoli, come il vento, il peso, la distanza. “Ogni freccia vola in maniera diversa. Scocca mille frecce, ciascuna ti mostrerà un tragitto distinto: questo è il cammino dell’arco”.
Ciò che è importante è che “Ogni freccia lascia un ricordo nel tuo cuore – ed è la somma di questi ricordi che ti farà tirare sempre meglio”.
Paulo Coelho ci rassicura anche sul fatto che se qualcosa è compreso nel nostro destino, esso ci raggiungerà. Infatti, “Nello stesso modo in cui la freccia cerca il bersaglio, anche il bersaglio cerca la freccia, perché è lei che dà senso alla sua vita: non è più un pezzo di carta, ma è il centro del mondo di un arciere”. •

Vita di uno scrittore inquieto
Del tutto refrattario alle regole, il giovane Paulo Coelho (Rio de Janeiro 1947) fin da piccolo dimostra una pervicace volontà di affermare la propria creatività. Nato in una famiglia borghese di solidi principi, con padre ingegnere e una madre molto devota, frequenta le scuole gesuitiche dove però emerge la sua ribellione alle forme di preghiera imposte. Nonostante le difficoltà, proprio presso la detestata scuola cattolica scopre la sua vena di scrittore vincendo un primo concorso di poesia. Per il suo ribellismo indomito il padre adotta un rimedio drastico: lo fa rinchiudere in manicomio, all’età di 17 anni, ma questo non vale a piegare il suo spirito. Con estremo disappunto dei genitori il giovane comincia a lavorare come giornalista e come teatrante, attività, quest’ultima, considerata altamente immorale.
Non si farà mancare nulla, il marxismo, la droga, il movimento hippy, la magia bianca e nera. I primi veri guadagni arrivano dopo l’incontro, nel 1971, con Raul Seixas. Per questo cantante e compositore, Coelho scriverà i testi di più di sessanta canzoni.
La coppia di amici entra a far parte della “Società Alternativa”, un’oscura organizzazione anarcoide che pratica la magia nera. In quegli anni, Coelho si dedica allo studio dell’alchimia, nella bizzarra intenzione di produrre un elisir di lunga vita che gli donasse l’immortalità.
L’instancabile attività politica gli attira l’avversione della dittatura militare in vigore in quel periodo in Brasile. Lui e Seixas vengono arrestati e torturati, esperienza che segnerà Coelho a lungo. Sceglie così un percorso meno travagliato e inizia a lavorare in una casa discografica per pochi anni finché nel ’79 incontra Christina Oiticica, la donna della vita che diventerà sua moglie l’anno dopo.
La coppia inizia una serie di viaggi in Europa accumulando esperienze che saranno fondamentali per l’attività di scrittore di lui. I primi libri di Coelho che parlano di forza individuale riscuotono un enorme successo: prima “Diario di un mago”, poi “L’Alchimista” che vende 11 milioni di copie.
Seguiranno altri titoli come “Il cammino di Santiago” (2001), “Monte Cinque” (1996), “Il manuale del guerriero della luce” (1997), “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto” (1994), “Veronika decide di morire” (1999, vincitore del Premio Bancarella 2000), “Il diavolo e la Signorina Prym” (2000), “Undici minuti” (2003), “Lo Zahir” (2005). L’autore ha venduto oltre 31 milioni di libri pubblicati in 150 Paesi, dal Giappone, all’Iran, alla Lituania, e tradotti in 56 lingue.
Per i contenuti dei suoi romanzi, che sono stati definiti “stelle per chi cerca la luce nel proprio cuore o nell’infinito mistero dell’universo”, il governo francese gli ha conferito nel 2000 la prestigiosa onorificenza della Legione d’Onore.
Dopo tante ricerche nel-l’ambito della spiritualità, alla fine Coelho è approdato al Cattolicesimo, tanto da essere ricevuto in udienza papale da San Giovanni Paolo II. Torna dunque a quella stessa fede che aveva assorbito, pur ribellandovisi, nelle scuole gesuitiche dell’infanzia.
Il mondo della critica apprezza soprattutto il suo stile poetico, realistico e filosofico, così come quel linguaggio “alchemico” che sembra parlare al cuore più che alla testa.
L’autore non si limita solo alla scrittura, ma è anche autore televisivo e giornalista. Come tale cura una rubrica settimanale su “O Globo”, uno dei quotidiani più diffusi in Brasile nella quale esprime la sua filosofia prendendo spunto da storie che gli giungono da tutto il mondo.
AC

Da poco in Italia il libro di Coelho “Il cammino dell’arco”
Opera del 2005, uscita in Italia nel 2017 per i tipi de La Nave di Teseo, “Il Cammino Dell’Arco” racconta la vicenda di un ragazzo e del miglior arciere del Giappone, di nome Tetsuya, che da tempo vive in eremitaggio in una valle lontana dove lavora come falegname. Un altro arciere lo raggiunge per sfidarlo in una gara di tiro dimostrandogli così di aver appreso i suoi insegnamenti. Tetsuya riconosce l’uomo al suo ingresso e accetta la sua sfida, tuttavia gli dimostra che, nonostante possegga la tecnica, in situazioni impervie egli non è padrone della sua mente e non è in grado di centrare il bersaglio.
Il giovane protagonista, che assiste all’incontro tra il maestro e il suo ex allievo, chiede a Tetsuya di svelargli i suoi segreti, soprattutto quelli per vivere il Cammino dell’Arco.
Questo è infatti un vero e proprio percorso di vita che spiega molte cose che fanno parte dell’esistenza umana. Il cammino è costellato di cinque elementi importanti: gli alleati, l’arco, la freccia, il bersaglio e la posizione.
Quello descritto dal maestro arciere è uno sviluppo personale e individuale dove l’unica persona da sfidare è costituita dal proprio io. Con decisione e disciplina, ogni giorno si può perseguire il proprio perfezionamento.
Il romanzo descrive gli elementi essenziali per lo sviluppo di una buona abilità alla vita. Quello che Tetsuya narra è un cammino personale, soggettivo, dove l’io è messo costantemente alla prova e il vero nemico è solo se stesso.
Il testo è molto scorrevole e si legge facilmente, rimanendo in uno stato di tranquillità assoluta, così come insegna il protagonista.
La storia costituisce un viaggio per ognuno alla scoperta di come divenire una persona di successo, intendendo con questo non il successo materiale, economico, ma quello stato di appagamento interiore costituito dall’essere felici di vivere la propria vita e di fare bene ogni cosa.
Gli insegnamenti che se ne traggono riguardano vari aspetti, la ricerca di innovazioni, l’adattabilità ai cambiamenti, il coltivare giornalmente l’entusiasmo per la vita e, infine, la capacità di fare gioco di squadra con chi ci sta intorno.
L’argomento non è del tutto nuovo: la tradizione del Kyudo giapponese racchiude da secoli tutti questi insegnamenti e già il libro “L’arco e lo zen” di Eugen Herrigel, del 1948, aveva divulgato questa antica filosofia. Il merito di Coelho è stato quello di trasfondere tali contenuti in un nuovo romanzo, più comprensibile, con personaggi e dialoghi.
AC

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